Francesco Zurolo

Francesco Zurolo
Affresco dedicato a Francesco Zurolo nel convento di Sant'Antonio di Oppido Lucano
NascitaRegno di Napoli, prima metà del XV secolo
MorteOtranto, 11 agosto 1480
Cause della morteUcciso (al servizio di Ferdinando I d'Aragona) durante le prime fasi dell'assedio della l'assedio di Otranto, dall'esercito ottomano al comando del Gran Visir Achmet Pascià Gedik
Luogo di sepolturaChiesa di Santa Caterina a Formiello
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servito Regno di Napoli
Forza armataMercenari
ArmaFanteria
GradoCapitano
ComandantiFrancesco Zurolo o Zurlo e Giovanni Antonio Delli Falconi
GuerreGuerra di Otranto
CampagneTerra d'Otranto
Battaglie Prima fase della guerra di Otranto, agosto del (1480)
Comandante diGuarnigione di Otranto
Altre caricheGrado di capitano
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Francesco Zurolo, detto anche Francesco Zurlo, in alcune antiche trascrizioni Francisci Zuroli o Francesco Zurulo (prima metà del XV secolo – Otranto, 11 agosto 1480), fu un barone italiano di Oppido Lucano e feudatario di Pietragalla e Casalaspro (un villaggio sorto nei pressi di Pietragalla).

Era un membro della nobile famiglia Zurolo o Zurlo.

Fu anche capo militare e capitano della città di Otranto, insieme a Giovanni Antonio Delli Falconi, durante l'assedio dei turchi ottomani, durante le prime fasi della conquista ottomana della città; morì eroicamente con i suoi soldati poco dopo una breccia nelle mura, dove fu ucciso dai soldati turchi.

Fu fondatore postumo, per sua volontà, del complesso conventuale di Santa Maria del Gesù detto di Sant'Antonino a Oppido Lucano e anche per volontà di una delle sue figlie, Caterina Zurolo, che esaudì le volontà del padre morto in battaglia. Il complesso vide la sua costruzione nel 1482.

Biografia

Famiglia Zurolo

Le cronache della famiglia Zurolo o Zurlo è attestata fin dai tempi più remoti e ha goduto, con alterne fortune, di nobiltà nel Regno di Napoli e in particolare in Campania, Puglia, Salento (una provincia della Puglia), Basilicata e Molise.

Vita privata e baronia nel Regno di Napoli

Francesco Zurolo era figlio di Giacomo Zurolo e Francesca Brancaccio. Ebbe fratelli e sorelle, tra i quali ricordiamo: Caterina, Ettore, Beatrice, Pietro, Elisabetta e Lucrezia.

Sposò Cassandra Caracciolo dalla quale ebbe le figlie Lucrezia, Caterina e Ughetta.

Francesco Zurolo (o Francesco Zurlo) feudatario e barone di Pietragalla, Casalaspro (era un villaggio sorto nei pressi di Pietragalla) e Oppido Lucano.

La guerra di Otranto

In foto è raffigurata la parte meridionale della Baia dei Turchi, situata vicino ai Laghi Alimini in Puglia, dove le acque sono più basse; è qui che sbarcarono le prime truppe turche dell'invasione guidata da Ahmed Pascià. La località si trova a pochi chilometri a nord di Otranto ed è attualmente tutelata dal FAI.

Contesto della guerra di Otranto

Durante il periodo di espansione dell'Impero Ottomano, Maometto II poco dopo aver conquistato Costantinopoli, decise di invadere i regni cristiani dell'Europa occidentale. Tra il 1476 e il 1478, diverse truppe turche furono inviate nell'Italia settentrionale, comprese incursioni in Friuli-Venezia Giulia e Istria (allora parte dei domini della Serenissima Repubblica di Venezia). La pace fu poi stabilita tra le due nazioni nel 1479.

Tra maggio e agosto del 1480, una nuova flotta turca fu inviata alla conquista dell'isola di Rodi e delle Sporadi meridionali, guidata da Gedik Ahmed Pascià. I Cavalieri di San Giovanni (vedi Cavalieri Ospitalieri), tuttavia, riuscirono a respingere l'assedio e l'esercito invasore fu costretto a ritirarsi nuovamente.

Nonostante i vari fallimenti delle forze turche, un nuovo esercito di soldati turchi partì quasi immediatamente dalla città costiera albanese di Valona e arrivò in Puglia.

In previsione dell'invasione turca della Puglia, Zurolo fu nominato da Ferrante d'Aragona (comunemente chiamato Ferdinando I di Napoli) comandante di piazza (o comandante della guarnigione) della città di Otranto, insieme a un altro capitano, Giovanni Antonio Delli Falconi, che portò con sé un manipolo di suoi fedelissimi, dalla città di Pulsano.

La facciata della basilica cattedrale di Santa Maria Annunziata, dove gli Otrantini si rifugiarono durante l'assedio turco, fu violata dagli assalitori dopo la presa, con la distruzione degli affreschi sacri a eccezione di quello della Madonna, che una volta sconsacrata fu trasformata in moschea. Nel 1481, dopo la liberazione di Otranto da parte delle truppe di Alfonso, duca di Calabria, nel 1482 fu ampiamente rimaneggiata e la facciata ricostruita.

L'invasione turca della Puglia e di Otranto

Alla fine di luglio del 1480, l'invasione della Puglia avrebbe dovuto avere luogo vicino a Bari o Brindisi. Gli invasori sbarcarono in una zona vicino ai laghi di Alimini, oggi chiamata Baia dei Turchi, in memoria di quell'invasione. L'esercito invasore avrebbe dovuto assediare la città di Brindisi, ma il comandante turco, avvertito delle deboli difese di Otranto, preferì attaccare quest'ultima città costiera.

Otranto fu invasa venerdì, nelle prime ore del 28 luglio, da circa 18.000 turchi, guidati da Gedik Ahmed Pascià, composto da un esercito di 150 navi da guerra, suddivise in: 90 galee, 15 maone, 40 golette e altre navi, con loro anche l'agha dei giannizzeri e il bailo di Negroponte. L'esercito difensore aveva a disposizione circa 5.000 uomini, praticamente tutti gli abitanti della città, scarsamente armati, e un piccolo gruppo di mercenari (erano circa 300 mercenari spagnoli e 50 cavalieri italiani) tutti comandati dal capitano Francesco Zurolo, infine avevano a disposizione poche e antiquate armi e un sistema difensivo obsoleto.

Il 29 luglio, nei pressi del villaggio vicino alla città, iniziarono i primi saccheggi e successivamente i primi scontri con i soldati della guarnigione Otrantina, che diedero quasi subito l'ordine di abbandonarla e di ritirarsi con i viveri (cibi di vario genere) all'interno della fortificazione, le cui porte vennero poi chiuse al nemico.

Nella quarta cappella a sinistra, detta cappella dei Beati Martiri di Otranto, nella chiesa di Santa Caterina in Forniello, si trovano le reliquie dei martiri di Otranto, traslate sotto l'altare tra il 1900 e il 1901. L'opera raffigura il martirio degli 813 Otrantini, realizzata dal pittore leccese Luigi Scorrano, a partire da un dipinto di Giovanni Bellini, commissionato da Maometto II detto Il Conquistatore.

Diplomazia fallita

Ahmet inviò diversi mediatori per chiedere la resa di Otranto, ma il popolo si ribellò al primo mediatore che scampò al linciaggio, un certo Turcman o Turciman: un cittadino di Otranto, per disprezzo, gettò le chiavi della città sulla riva del mare; altre fonti affermano che in realtà furono i due capitani a gettare le chiavi nel pozzo della città, dopo aver rifiutato l'offerta diplomatica di resa incondizionata. Altri mediatori riuscirono a scampare alla morte e a comunicare al Pascià il rifiuto di Otranto di convertirsi e arrendersi. Un altro messaggero, forse portatore di un ultimatum, non riuscì nemmeno ad avvicinarsi a Otranto perché fu trafitto da una freccia alle porte della città.

Sembra che Gedik stesso si sia avvicinato alle mura di Otranto con una nave, ma sia stato quasi ucciso da un colpo di cannone, fatto esplodere su ordine del comandante Zurolo.

Attacco a Otranto

Ahmed Pascià, dopo aver tentato invano ogni via diplomatica, ordinò di bombardare le mura nemiche per tre giorni, il 9, il 10 e l'11 agosto, periodo durante il quale le difese vennero solo lievemente rafforzate dagli assediati.

Durante quei giorni d'assedio quasi sette ottavi (350 soldati) della milizia di Otranto scavalcarono le mura cittadine e fuggirono, insieme ad un esiguo numero di altri cittadini otrantini spaventati. I restanti cinquanta soldati combatterono al fianco dei rimanenti abitanti e versarono olio e acqua bollente sugli Ottomani che tentavano di scalare i bastioni sotto il fuoco dei cannoni.

Nonostante la schiacciante superiorità numerica dei Turchi, i difensori combatterono con coraggio e fede, incoraggiati dal comandante stesso.

Nel corso di questi tre giorni, i soldati turchi catturati dai difensori furono massacrati, alcuni impiccati, altri impalati, per ordine di Zurolo, al fine di intimidire gli assalitori.

I Turchi riuscirono poi a infrangere le mura con le loro batterie e ad aprire una breccia nel punto in cui si trovava la porta detta La Porticella. Il giorno della battaglia finale, quando gli invasori riuscirono ad aprire la breccia nelle mura, Francesco nonostante fosse stato gravemente ferito a un braccio durante un assalto il giorno precedente accorse armato insieme al figlio e ad altri uomini valorosi nel tentativo di respingere gli assalitori, trovando la morte poco dopo.

Giovanni Antonio Delli Falconi morì il giorno seguente, ancora intento a difendere la città.

Il monumento ai martiri di Otranto, situato nell'omonimo castello.

L'invasione di Otranto

Durante le prime fasi dell'assedio, una notte, i cittadini si riunirono nella cattedrale, guidati da Ladislao De Marco, e decisero in seduta congiunta di resistere fino all'ultimo. Quando le difese della città crollarono, alcuni di loro tentarono di formare una linea difensiva, ma anch'essa cedette rapidamente e la maggior parte dei civili si radunò nella cattedrale.

L'arcivescovo Stefano Agercolo (o Agricoli) de Pendinellis, i sacerdoti e molti cittadini maschi di Otranto non si arresero all'arrivo dei Turchi in città, ma si rifugiarono nella cattedrale, poco prima che irrompessero i turchi nell'edificio De Pendinellis distribuì l'Eucarestia ai presenti. Quando Gedik irruppe nell'edificio con i suoi soldati a cavallo, intimò agli abitanti di Otranto di abbandonare la fede in Cristo, essi si rifiutarono nettamente di rinnegarlo, l'arcivescovo seduto sul trono dell'altare fu il primo a morire per aver detto ad un soldato nemico di non nominare il nome di Cristo e di convertirsi, con un colpo di scimitarra gli venne tagliata la testa, gli altri sacerdoti lo seguirono nella morte poco dopo. Successivamente il corpo di Pendinelli fu poi fatto a pezzi e i Turchi infissero la sua testa su un palo e la portarono in giro per le strade della città.

Anche molti altri otrantini che non vollero rinnegare la loro fede, furono rinchiusi nella cattedrale quel giorno e per la notta intera, per riflettere ancora una volta sull'offerta del comandante turco, alcune donne otrantine vennero poi abusate dai soldati nemici. Nuovamente venne invitato il monaco Giovanni Momplesi (passato dalla parte turca durante l'invasione e fungente da mediatore e da interprete per gli invasori), dallo stesso comandate nemico per inviare loro il messaggio di rinuncia alla loro fede.

Il martirio degli 813 otrantini

Gedik ordinò il giorno successivo di rastrellare e condurre tutti i superstiti cittadini sul colle della Minerva, oggi noto come Colle dei Martiri, a gruppi di 50 persone incatenate li fece ancora decidere un'ultima volta fra la decapitazione o l'apostasia, in violazione della legge islamica (vedasi la Sharia). Secondo la tradizione morirono tutti gli 813 martiri (per approssimazione diversi storici scrivono che furono 800).

Il primo cittadino a essere ucciso fu l'anziano sarto Antonio Pezzulla, noto come "Il Primaldo", il quale gridò apertamente agli invasori che sarebbe morto per Gesù Cristo. Tra i vari abitanti di Otranto vi era Macario Nachira, un colto monaco basiliano proveniente da un'antica e nobile famiglia salentina Uggiano la Chiesa. Il massacro avvenne sotto gli occhi dei giovani e delle giovani che sarebbero poi stati ridotti in schiavitù.

I loro corpi rimasero insepolti dalla decapitazione fino all'8 settembre 1481, quando le forze militari guidate dal duca di Calabria, Alfonso II di Napoli e appoggiate dalla flotta pontificia riconquistarono la cittadina costiera.

Le sorti della Puglia e del resto della città

Per ordine di Gedik, la cattedrale fu dapprima trasformata in stalla, per disprezzo, e successivamente convertita in moschea. Il monastero di San Nicola di Casole (situato appena fuori dalle mura di Otranto, nei pressi di un casale che ne prese il nome) fu quindi saccheggiato e parzialmente distrutto. Inoltre vi si insediò una guarnigione di soldati, i quali ripartivano da questa zona e andavano nei casali vicini per saccheggiarli.

Secondo alcune testimonianze storiche, complessivamente 12.000 persone furono uccise e 5.000 ridotte in schiavitù, incluse le vittime provenienti dai territori limitrofi della penisola salentina, quelli situati attorno ad Otranto, durante le prime fasi dell'invasione turca.

Dopo la profanazione della cattedrale, alcuni ragazzi, ragazze e donne anziane furono ridotti in schiavitù, mentre bambini piccoli e neonati vennero massacrati. Gli schiavi furono poi deportati nella città albanese di Valona, ​​da dove vennero imbarcati alla volta dell'Anatolia.

Dediche

Citazioni

«il Turco mandò ambasciatori al signor Giovanne Antonio Delli Falconi e al segnor Francesco Zurulo con proposta che si volessero rendere, e da loro li fu risposto, che volessero combattere di fuora, che loro si difenderanno da valorosi da dentro in servizio di Dio e del serenissimo loro signore e che morranno tutti.»
«Francesco Zurulo si è trovato poi tutto armato, sotto certi muri et repari ruinati, morto; et questa è la verità, licet che de lui variamente se sia dicto»

Note

  1. ↑ Francesco Giannone, Memorie storiche: statuti e consuetudini dell'antica terra di Oppido in Basilicata, Oppido Lucano, Fratelli Marsala, 1905, pp. 40, 41, 42, 43 e 55. URL consultato il 7 dicembre 2025.
    «...et Ceccarella fuerat uxor quondam Francisci Zuroli...»
  2. ↑ Vittorio Zacchini e Cosimo Damiano Fonseca, La guerra di Otranto del 1480-81. Operazioni strategiche e militari: atti del Convegno internazionale di studio promosso in occasione del V centenario della caduta di Otranto ad opera dei turchi: Otranto, 19-23 maggio 1980, a cura di Cosimo Damiano, Otranto, Galatina Congedo 1986, 19-23 maggio 1980, pp. 268–271. URL consultato il 7 dicembre 2025.
    «... et Ceccarella fuerat uxor quondam Francisci Zuroli...»
  3. ↑ Franco Baldi e Giovanni Ballati, Gli 800 martiri. La presa di Otranto, Illustratore: Giovanni Ballati, Pistoia, Etruria Editrice, Franco Baldi, 2017, pp. 26 e 27, ISBN 9788895533773. URL consultato il 7 dicembre 2025.
    «... et Ceccarella fuerat uxor quondam Francisci Zuroli...»
  4. ↑ Gianfreda Grazio, I beati 800 martiri di Otranto, 10ª ed., Lecce, Tiemme, Edizioni del Grifo, 2002 [1996], pp. 37–41, ISBN 9788872613108. URL consultato il 7 dicembre 2025.
    «... et Ceccarella fuerat uxor quondam Francisci Zuroli...»
  5. ↑ Giuseppe Greco, Oltre la memoria. Momenti di vita della parrocchia S.S. Pietro e Paolo in Oppido Lucano, Lavello, Finiguerra Arti Grafiche, 1º gennaio 1998, pp. 252–255. URL consultato il 7 dicembre 2025.
    «... et Ceccarella fuerat uxor quondam Francisci Zuroli...»
  6. ↑ AA. VV., Il capitano Francesco Zurolo detto Zurlo, in L'Assedio di Otranto del 1480 e i suoi prodi capitani: Francesco Zurolo detto Zurlo e Giovanni Antonio Delli Falconi, Nola, dicembre 2021, p. 56.
    «... et Ceccarella fuerat uxor quondam Francisci Zuroli...»
  7. ↑ AA. VV., Il capitano Francesco Zurolo detto Zurlo, in L'Assedio di Otranto del 1480 e i suoi prodi capitani: Francesco Zurolo detto Zurlo e Giovanni Antonio Delli Falconi, Nola, dicembre 2021, pp. 55–61.
    «Complesso religioso situato in prossimità del centro abitato, si erge nel suo complesso dotato di ampi portali d'ingresso (vedi infra), uno dei quali reca: la lapide o pietra oblunga di fondazione e consacrazione del tempio con epigrafe -FRANCESCO ZVRVLO I FECIT in basso è lo stemma religioso dellOrdine Conventuale di Santa Maria del Gesù con monogramma scolpito raffigurante un disco raggiante caricato dalla croce al centro e da due lettere VM poste in basso ai lati; l'altro portale, invece, reca la data di fondazione -MCCCCLXXXII scolpita con lo stemma della famiglia -Zurulo seu Zurolo, come si evince soprattutto sia da questa iscrizione sia dai documenti d'archivio e dagli stemmi più antichi del fondatore. Questa grande struttura conventuale fu eretta in virtù di una disposizione testamentaria di Francesco Zurolo – morto due anni prima della suddetta data di erezione – al quale presumibilmente nominò erede ed esecutrice testamentaria la sua unica figlia Caterina Zurolo.»
  8. ↑ AA. VV., Capitolo IV - Ritratti di personaggi della Casata e Capitolo V - Monumenti e dimore storiche (roccheforti, castelli, manieri e palazzi) che hanno ospitato personaggi della Casata Albero genealogico illustrato, in Casata Zurolo. Origini e sviluppo di una famiglia feudale del Meridione d'Italia, 2024, pp. 113 e 173.
    «A pagina 113, si noti la pietra angolare dipinta nelle vostre tele di "Francesco Zurolo" e "Caterina Zurolo". A pagina 173, dalla prima foto a sinistra, la didascalia recita: Oppido Lucano, dettagli del "Convento e Chiesa di Santa Maria del Gesù": i due portali d'ingresso, uno dei quali reca la pietra angolare con l'iscrizione - FRANCISCO ZVRVLO | FECIT, che presenta l'emblema del venerabile "Ordine Conventuale di Santa Maria del Gesù" con un monogramma sacro scolpito raffigurante un disco radiante, una croce al centro, e con le lettere - VM poste su entrambi i lati...»
  9. ↑ Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, volume secondo, Tipografia del Cav. G. de Angelis e figlio, 1875, pp. 219–220. URL consultato il 22 agosto 2025.
    «L'autore menziona tutti i feudi posseduti dalla famiglia Zurolo nell'Italia meridionale (Regno di Napoli) all'epoca del loro dominio.»
  10. ↑ AA. VV., IV, in Casata Zurolo. Origini e sviluppo di una famiglia feudale del Meridione d'Italia, 2024, p. 113.
    «Tra i vari illustri membri della famiglia Zurolo raffigurati nella sezione, si veda la foto del dipinto postumo di Domenico Marrazzo, raffigurante Francesco Zurolo.»
  11. ↑ Staff di Nobili Napoletani, Famiglia Zurolo, su Pasquale Cavallo (a cura di), Nobili Napoletani, Pasquale Cavallo. URL consultato il 22 novembre 2024.
    «Francesco Zurolo, barone di Oppido e feudatario di Pietragalla e Casalaspro, capitano di fanteria che difese valorosamente Otranto durante l'assedio dei Turchi del 1480 al comando del Gran Visir Agomat Pascià, e fondatore (AD 1482, data postuma di fondazione) del convento e della chiesa di Santa Maria del Gesù, comunemente detta Sant'Antonio, a Oppido Lucano.»
  12. ↑ AA. VV., L'Assedio di Otranto del 1480 e i suoi prodi capitani: Francesco Zurolo detto Zurlo e Giovanni Antonio Delli Falconi, Nola, dicembre 2021, p. 53.
    «Vedere l'albero genealogico citato rappresentato dall'autore nel suo testo.»
  13. ↑ AA. VV., L'Assedio di Otranto del 1480 e i suoi prodi capitani: Francesco Zurolo detto Zurlo e Giovanni Antonio Delli Falconi, Nola, pp. 53, 55–56.
    «La geologia di Francesco Zurolo (estrapolata da 3 pagine di testo).»
  14. ↑ AA. VV., L'Assedio di Otranto del 1480 e i suoi prodi capitani: Francesco Zurolo detto Zurlo e Giovanni Antonio Delli Falconi, Nola, dicembre 2021, p. 55.
    «...nonché barone di Oppido Lucano e feudatario di Pietragalla e Casalaspro...»
  15. ↑ Ilaria, Baia dei Turchi: perché si chiama così?, in Salento con gusto, la terra & di Puglia, Laterradipuglia Srl, 24 aprile 2025. URL consultato il 14 agosto 2026.
    «Un nome che racconta una storia: Il nome "Baia dei Turchi" non è casuale. Esso ricorda lo sbarco delle truppe ottomane avvenuto nel 1480. In quell'anno, l'Impero Ottomano, guidato dal comandante Gedik Ahmed Pascià, sferrò un attacco contro la città di Otranto. Le cronache storiche narrano che fu proprio lungo questo tratto di costa – oggi così tranquillo e silenzioso – che sbarcarono migliaia di soldati turchi, pronti a invadere la città. La baia offriva condizioni ideali per lo sbarco: acque basse, una riva facilmente accessibile e una posizione strategica per avanzare verso l'abitato. Ciò segnò l'inizio dell'assedio di Otranto, culminato in uno degli episodi più tragici della storia del Salento: il massacro degli 800 Martiri, cittadini che rifiutarono di convertirsi all'Islam e furono uccisi per la loro fede. I loro teschi sono tuttora conservati nella Cattedrale di Otranto.»
  16. ↑ Staff of FAI - FONDO PER L'AMBIENTE ITALIANO ETS, Baia dei Turchi, Otranto, Lecce, su FAI - FONDO PER L'AMBIENTE ITALIANO ETS (a cura di), FAI, FONDO PER L'AMBIENTE ITALIANO, FAI - FONDO PER L'AMBIENTE ITALIANO ETS. URL consultato il 21 settembre 2025.
  17. ↑ Annamaria G., In memoria del capitano Giovanni Antonio Delli Falconi, in Racconti dal Salento, Rosario Nicolardi, mercoledì 6 maggio 2015. URL consultato il 5 novembre 2025.
    «Nella prima settimana di giugno del 1480, re Ferdinando d’Aragona, informato sul trasferimento dell’armata turca da Costantinopoli a Valona, munì di presidio tutte le città delle marine, affidando Otranto a due capitani: il napoletano Francesco Zurolo e Giovanni Antonio Delli Falconi, che condusse da Pulsano un suo manipolo di fedelissimi.»
  18. ↑ Staff del Comune di Otranto, Cattedrale Santa Maria Annunziata, Si erge sul luogo più alto della cittadina, fu concepita affinché potesse essere la chiesa più autorevole di tutta la Puglia., su Città di Otranto, Regione Puglia, 5 novembre 2024. URL consultato il 10 giugno 2025.
    «In seguito alla liberazione della città dal dominio turco, durata 300 giorni dal 1480 al 1481, periodo in cui la cattedrale fu trasformata in moschea.»
  19. ↑ Staff dell'Arcidiocesi di Otranto, La Cattedrale, Dal 1080 ai giorni nostri, La storia della Cattedrale di Otranto, su Arcidiocesi di Otranto, Arcidiocesi di Otranto, 24 aprile 2019. URL consultato il 12 giugno 2025.
    «Nel 1481, le truppe liberatrici di Alfonso d'Aragona demolirono la facciata e il lato ovest, che furono ricostruiti nello stesso anno. Nel 1482, l'abside destra fu ampliata per dare una degna sepoltura alle spoglie dei gloriosi "Martiri di Otranto".»
  20. ↑ Staff di Japigia-Benvenuti nel Salento!, La cronaca della Strage di Otranto del 1480, su Japigia-Benvenuti nel Salento!, Paola Beatrice Arcano, 14 agosto 2004. URL consultato il 28 ottobre 2025.
    «I turchi erano ora di stanza a Valona, in Albania. Si diressero prima verso Brindisi con le loro galee.»
  21. ↑ Roberta, La conquista turca di Otranto, in SALENTO.into, Taviano, Marco Bove. URL consultato il 10 novembre 2025.
    «Era il 28 luglio 1480. Una flotta turca (di oltre 10 000 uomini), guidata da Gedik Ahmet Pascià, sbarcò nei pressi dei Laghi Alimini, a nord di Otranto.»
  22. ↑ Brindisi durante l’invasione turca di Otranto (PDF), Brundisii Res, 1978, pp. 133—141. URL consultato il 13 giugno 2026.
    «È stato detto e scritto che l'obiettivo iniziale di Gedik Achmet era Brindisi e che il pascià, avvertito della situazione a Otranto durante l'attraversamento del canale, preferì quest'ultima città in quanto completamente indifesa.»
  23. ↑ Grazio Gianfreda, I beati 800 martiri di Otranto, Edizioni del Grifo, Q. Gianfreda, 2007, p. 35, ISBN 9788872613108. URL consultato il 14 maggio 2026.
  24. ↑ Carlo Cesare Montani, Otranto: la strage degli ottocento martiri, Riflessioni attuali a proposito di corsi e ricorsi della storia, su Luciano Atticciati e Simone Valtorta (a cura di), Storico.org, Luciano Atticciati e Simone Valtorta, maggio 2018. URL consultato il 21 agosto 2025.
    «(1) Si tratta di una stima prudente, tratta dalla letteratura prevalente, in gran parte di origine locale. Infatti, secondo alcune fonti, i galeoni ottomani contavano almeno 200 uomini, con un numero proporzionalmente superiore a quello indicato. Al contrario, i difensori armati, privi di fanteria e di altri equipaggiamenti militari pesanti, contavano solo poche centinaia.»
  25. ↑ Vito Bianchi, Otranto 1480, Il sultano, la strage, la conquista, 2ª ed., Bari, Editori Laterza, 1º marzo 2018 [2016], ISBN 9788858132340. URL consultato l'11 giugno 2025.
    «... Zurlo. Un esercito di circa 10 000 guerrieri si sarebbe scagliato contro quel gruppo disorganizzato e miserabile, con un gran numero di armaioli, cuochi, medici e prostitute di truppa.»
  26. ↑ Luca Rocco, Romanzo senza filo, Racconto non lineare della comunicazione radio... e dintorni, Ledizioni, 9 febbraio 2024, ISBN 9788855269773. URL consultato il 22 agosto 2025.
    «...Francesco Zurolo, detto Francesco Zurlo, signore di Pietragalla, Casalaspro e Oppido Lucano. Il comandante Zurolo si unì al piccolo contingente militare di cinquanta cavalieri spagnoli e trecento fanti assegnati al suo...»
  27. ↑ Staff di historiaregni, I turchi ad Otranto, su Angelo D’Ambra, Salvatore de Chiara, Giuseppe De Simone, Alessandro Pellegatta, Davide Alessandra, Riccardo Pasqualin e Enrico Pizzo (a cura di), historiaregni, Angelo D’Ambra, 14 aprile 2020. URL consultato il 14 aprile 2024.
    «Il turco allestì una potente flotta di 90 galee, 15 maone e 40 golette con 18 000 uomini posta al comando di Agomat Keduti Pascià, supportata dall'agà dei giannizzeri, dal balivo di Negroponte e dai berjebei di Tracia. Erano salpati da Valona e l'aragonese, appena ne venne a conoscenza, fece condurre a Otranto mille soldati e quattrocento fanti, affidandoli al comando di Francesco Zurolo e Giovanni Antonio Falconi.»
  28. ↑ Staff di altaterradilavoro, La Battaglia di Otranto. Sogno espansionistico nel sud Italia per gli ottomani, campanello d’allarme per gli stati della Penisola., in ALTA TERRA DI LAVORO, GIA' TERRA LABORIS, GIA' LIBURIA, GIA' LIBORIA OLIM CAMPANIA FELIX, 20 luglio 2020. URL consultato l'8 giugno 2025.
    «Gli Ottomani potevano contare su oltre 15 000 uomini ben armati e addestrati, sul costante afflusso di rifornimenti dalla costa albanese e su pezzi di artiglieria superiori per numero e qualità, per non parlare delle loro 7 bombarde "di dimensioni incredibilmente grandi". Lo schieramento idruntino, invece, poteva contare su circa 5 000 uomini, praticamente tutti gli abitanti della città armati alla meno peggio più un piccolo gruppo di mercenari, il tutto comandato dal capitano Francesco Zurolo, su poche e vetuste armi e su un obsoleto sistema difensivo basato sulle mura bizantine della città, risalenti al X secolo, e sul castello di epoca federiciana costruito a picco sul mare e indebolito da anni di abbandono e salsedine.»
  29. ↑ Cosimo Enrico Marseglia, L’assedio e la presa di Otranto, in CorriereSalentino.it-un passo avanti, Lecce, Dario De Carlo, Flavio De Marco e Gaetano Gorgoni, 30 giugno 2025. URL consultato il 21 gennaio 2026.
    «Il 29 luglio, la periferia della città cadde in mano alle forze ottomane e gli abitanti si rifugiarono all'interno delle mura della cittadella.»
  30. ↑ Vedere dal testo, in Poliorama Pittoresco, Anno V, Semestre I e II (1840/41), Napoli, Filippo Cirelli, Salvatore Fergola, 1840–1841, p. 180.
    «Il dipinto nella cappella è basato su un'opera del pittore veneziano Bellini, il quale, su richiesta dello stesso sultano Mehmet II, si recò a Costantinopoli per realizzare l'originale.»
  31. ↑ AA. VV., L'Assedio di Otranto del 1480 e i suoi prodi capitani: Francesco Zurolo detto Zurlo e Giovanni Antonio Delli Falconi, Nola, Dicembre 2021, p. 25.
    «Osservare il dipinto della pala d'altare situata nella "Cappella dei Beati Martiri di Otranto" (1900-1901), opera del pittore leccese Luigi Scorrano.»
  32. ↑ Donato Moro e Gino Pisanò, Hydruntum, fonti documenti e testi sulla vicenda otrantina del 1480, Volume 1, vol. 1, Istituto delle culture mediterranee della provincia di Lecce, Gino Pisanò, Congedo, 2002, p. 135, ISBN 9788880864165. URL consultato il 13 giugno 2025.
  33. ↑ Staff di HistoriaRegni, Portale di divulgazione storica, "SUD-I turchi ad Otranto", in https://www.historiaregni.it/i-turchi-ad-otranto/, 14 aprile 2020. URL consultato l'11 aprile 2024.
    «Nelle prime ore del 28 luglio, le navi ottomane apparvero davanti al porto e, trovato un punto indifeso sulla costa adatto allo sbarco, sbarcarono uomini, cavalli, cannoni e munizioni. La città fu assediata e fu immediatamente ordinata la resa. Un'assemblea popolare riunita in cattedrale, guidata dai deputati Angelantonio Sanpietro, Gabriele Gaetano, Domenico Coluccia, Alessandro Carbotto, Lanzillotto Fagà e altri notabili, decise di non arrendersi. Un novantenne del posto, Ladislao De Marco, prese le chiavi della città, si recò in riva al mare seguito da un gran numero di concittadini e le mostrò provocatoriamente al nemico, prima di gettarle tra le onde.»
  34. ↑ Vito Bianchi, Otranto 1480, Il sultano, la strage, la conquista, 2ª ed., Bari, Editori Laterza, 1º marzo 2018 [2016], ISBN 9788858132340. URL consultato l'11 giugno 2025.
    «... Zurlo aveva rifiutato sprezzantemente le offerte del sangiaccato ed era arrivato persino a rispondere con una bombarda, "che gli aveva fatto un torto": Gedik Ahmed Pasha se n'era andato schiumando di rabbia, irritato dal...»
  35. ↑ (ES) Staff della conferenza e Hubert Houben, La conquista turca di Otranto (1480) tra storia e mito, atti del convegno internazionale di studio, Otranto-Muro Leccese, 28-31 marzo 2007 · Volume 1, vol. 1, Otranto, Muro Leccese, Congedo, 1º dicembre 2008 [28-31 marzo 2007], p. 369, ISBN 9788880868309. URL consultato il 2 dicembre 2025.
    «... l'autore sottolinea il coraggio degli abitanti di Indrunito di fronte all'aggressione turca; ricorda esempi memorabili di sacrificio, come quello del capitano Francesco Zurolo, che esortò i suoi soldati a combattere per la propria fede, pur senza alcuna speranza di salvare né la città né la vita; o quello della madre che, nell'imminenza della morte, incoraggiò il figlio ad affrontarla serenamente nel «nome di Cristo».»
  36. ↑ (ES) Staff della conferenza e Hubert Houben, La conquista turca di Otranto (1480) tra storia e mito, atti del convegno internazionale di studio, Otranto-Muro Leccese, 28-31 marzo 2007 · Volume 2, vol. 2, Otranto, Muro Leccese, Congedo, 1º dicembre 2008 [28-31 marzo 2007], pp. 53, 54 e 58, ISBN 9788880868309. URL consultato il 2 dicembre 2025.
    «L'assalto fu efficace e provocò panico e numerose perdite tra gli otrantini. Il comandante Zurolo intervenne per incoraggiare gli assediati, i quali incontravano difficoltà a combattere a causa della cortina fumogena creata da Alethes.»
  37. ↑ Marco Ottanelli, Buon compleanno Galileo!, in L'ATEO, Roma, Francesco D’Alpa, UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionali), giugno 2014, p. 11. URL consultato il 27 marzo 2024.
  38. ↑ Staff of STORIA MODERNA, Dall'Umanesimo alla fine dell'Ottocento, I MARTIRI DI OTRANTO – Un'operazione storiografica strumentale, su STORIA MODERNA, Dall'Umanesimo alla fine dell'Ottocento, Enrico Galavotti, 14 dicembre 2014. URL consultato il 6 marzo 2024.
    «Nel frattempo, a Otranto, il comandante della città Francesco Zurlo, invece di arrendersi di fronte alla schiacciante superiorità delle forze turche (18.000 soldati contro 5.000-6.000 cittadini), fece impiccare alcuni dei loro emissari, impalare alcuni prigionieri e persino sparare un colpo di bombarda contro lo stesso Gedik, che si era avvicinato al porto su un'imbarcazione per parlamentare.»
  39. ↑ Conte Berardo Candida-Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, volume secondo, Stabilimento tipo del Cav. G. de Angelis e figlio, 1875, p. 223.
    «Francesco fu inviato ad Otranto dal re Ferdinando I d'Aragona, insieme all'altro capitano Giovanni Antonio Delli Falconi, per presidiare la città, sapendo che Maometto II stava inviando un esercito a invadere il Regno di Napoli. Quando arrivò il primo emissario turco per negoziare la resa, il capitano Zurlo la rifiutò, dichiarando che avrebbe combattuto fino alla morte. All'arrivo del secondo emissario, lo fece arrestare e uccidere; subito dopo, i Turchi utilizzarono le loro navi da guerra per bombardare le mura di Otranto. La città rimase sotto assedio navale per quindici giorni finché, un venerdì di agosto, le mura furono in gran parte distrutte e gli invasori aprirono una breccia. Da lì penetrarono i soldati nemici, scontrandosi rapidamente con il capitano Francesco, che morì quasi subito combattendo al fianco del figlio.»
  40. ↑ Don Grazio Gianfreda, Otranto nella storia, Editrice salentina, 1973, pp. 256 e 257.
    «Alla guida di un manipolo di uomini coraggiosi, il capitano Giovanni Antonio Delli Falconi affrontò i Turchi e trovò la morte insieme ai suoi compagni.»
  41. ↑ Lucia Gualdo Rosa, Isabella Nuovo e Domenico Defilippis, Gli umanisti e la guerra otrantina-testi dei secoli XV e XVI, Introduzione: Francesco Tateo, Bari, Edizioni Dedalo, 1982, pp. 26, 35, 40, 120, 123, 176 and 179, ISBN 9788822060051.
    «Giovanni Antonio Delli Falconi, al comando di 400 uomini armati o soldati, era incaricato di presidiare la guarnigione di Otranto; in caso di invasione, si sarebbe trovato ad affrontare un nemico di schiacciante superiorità numerica, pronto ad attaccare in qualsiasi momento.»
  42. ↑ Staff of L'Italia turrita, Monumento ai martiri di Otranto, su Staff dell'Istituto Risorgimento.it (a cura di), L'Italia turrita, Istituto Risorgimento.it. URL consultato il 17 luglio 2025.
    «Il monumento fu eretto per commemorare la "resistenza di Otranto" e dei suoi cittadini all'assedio turco. L'allegoria femminile della città di Otranto è raffigurata come un'eroina che si volge con fierezza verso il mare, da cui giunsero i Turchi invasori; indossa un ampio mantello (recante lo stemma della città di Lecce) e un copricapo ornato dallo stemma cittadino. Il disegno scultoreo risale al 1907.»
  43. ↑ Federico Rapini, Difendere i confini dagli invasori: l'esempio dei martiri di Otranto, in PN Il Primato Nazionale, Roma, PN Il Primato Nazionale, 8 settembre 2016.
    «Le due settimane di battaglia che seguirono videro un'eroica resistenza da parte degli abitanti di Otranto. Guidati da Ladislao De Marco, essi si radunarono nella cattedrale, giurando di resistere fino all'ultimo. E così fecero. L'11 agosto 1480, tuttavia, i Turchi riuscirono a penetrare nella fortezza e massacrarono la popolazione. Gli uomini furono torturati e uccisi; donne e bambini vennero rapiti e condotti in Oriente come schiavi. Ai pochi superstiti fu offerta un'ultima possibilità: rinnegare la propria fede e la propria stessa identità. La risposta fu, ovviamente, negativa: preferirono la morte al piegare il capo di fronte al nemico.»
  44. ↑ Domenico Nardone, L'assedio di Otranto (29 luglio-14 agosto 1480) e gli 800 Martiri, in Bisanzio, 10 settembre 2015. URL consultato il August 12, 2026.
    «I superstiti ripiegarono verso la cattedrale, dove donne e bambini avevano trovato rifugio insieme ai sacerdoti e all'ottantenne arcivescovo della città, Stefano Pendinelli. L'ultima linea di difesa, schierata a protezione dell'ingresso principale, fu travolta; i turchi fecero irruzione a cavallo nella chiesa e trovarono l'arcivescovo seduto sul suo trono episcopale, intento a esortarli alla conversione. Per tutta risposta, un colpo di scimitarra gli recise la testa.»
  45. ↑ Padre Angelomaria Lozzer, I martiri di Otranto, in Associazione CME Il Settimanale di Padre Pio (a cura di), Il Settimanale di Padre Pio «Fate i buoni Cristiani», n. 24, Firenze (FI), Frigento (AV), Associazione CME Il Settimanale di Padre Pio, 16 giugno 2013. URL consultato il 19 agosto 2026.
    «Dopo essersi definito pastore del popolo e aver detto al soldato che lo intimava di non nominare il Cristo, che Maometto si trovava a soffrire nel fuoco dell’inferno, gli venne troncata di netto la testa con una scimitarra.»
  46. ↑ Franco Cardini, LETTURA DI APPROFONDIMENTO, I martiri di Otranto di Franco Cardini, in Il Sabato, 21 agosto 1983.
  47. ↑ Giuseppe Gigli, Il tallone d'Italia: II. Gallipoli, Otranto e dintorni, volume 2, vol. 2, Istituto italiano d'arti grafiche, 1912, p. 118. URL consultato il 20 dicembre 2025.
  48. ↑ Domenico Nardone, L'assedio di Otranto (29 luglio-14 agosto 1480) e gli 800 Martiri, in Bisanzio, 10 settembre 2015. URL consultato il 12 agosto 2026.
    «L'8 settembre 1481 la città fu riconquistata dalle armi cristiane al comando del duca di Calabria Alfonso d'Aragona appoggiate dalla flotta pontificia. Il duca trovò una città ridotta ad un cumulo di macerie la cui popolazione era ridotta a soli 300 abitanti. I corpi dei Martiri di Otranto, rimasti senza sepoltura sul colle della Minerva per un anno e ritrovati in gran parte incorrotti, furono recuperati e riposti in una chiesa oggi non più esistente da cui furono successivamente traslati nella Cattedrale, dove - in una cappella a loro dedicata ricavata nell'abside di destra - sono attualmente custoditi.»
  49. ↑ Alessandro Capone, Il monastero di San Nicola di Casole, dalla distruzione ai giorni nostri, in Il filo di Aracne, Cesario Duma, 18 maggio 2020. URL consultato il 30 agosto 2026.
    «Tuttavia la parabola del monastero, che rappresentava un punto di raccordo tra Oriente e Occidente, si interruppe bruscamente alla fine del XV secolo. L’esercito turco, guidato da Akmet Pascià, si presentò alle porte della città sul finire del luglio 1480: Otranto fu espugnata l’11 agosto e in quello stesso giorno fu trucidato il vescovo Stefano Pendinelli con tutti i fedeli che assistevano alla celebrazione in cattedrale. La furia non risparmiò cose e uomini – è ben noto il sacrificio degli 800 martiri –, in città e nella campagna circostante, compreso il monastero di Casole. Il Laggetto nella sua Storia (1537), il canonico e cronista Giovanni Michele Laggetto riferisce che, durante l’occupazione, i Turchi si erano fortificati nella città e avevano trasformato l’abbazia, che ben si prestava per la posizione geografica (sulle alture dell' Idro), in una sorta di posto di guardia con scuderia e magazzino dell’esercito, da qui partivano per depredare i casali vicini.»
  50. ↑ Carlo Cesare Montani, Otranto: la strage degli ottocento martiri, Riflessioni attuali a proposito di corsi e ricorsi della storia, su Storico.org, Maggio 2018. URL consultato il 21 agosto 2025.
    «(2) Oggi, le ossa di molti dei "Martiri" sono custodite in sette casse lignee collocate nell'abside della Cattedrale di Otranto, dove vengono venerate dai cittadini e dai fedeli della zona. Altre reliquie furono trasferite a Napoli per essere sepolte nella chiesa di Santa Caterina, mentre altre ancora riposano in diverse città italiane, a testimonianza di una "pietas" verso le vittime e il loro eroismo cristiano assai diffusa nei secoli passati. Quanto al numero delle vittime, alcune fonti lo stimano superiore alle 10.000 unità, senza contare le altre 5.000 persone ridotte in schiavitù. Tuttavia, tali cifre vanno considerate una sovrastima, tenuto conto della popolazione complessiva e salvo eventuali errori nel conteggio demografico.»
  51. ↑ (FR) Charles Verlinden, La présence turque à Otrante (1480-1481) et l'esclavage, in Bulletin de l'Institut historique Belge de Rome, vol. 53/54, 1983–1984, pp. 165–176. URL consultato il 19 dicembre 2025.
  52. ↑ Francesco Tateo, Chierici e feudatari del Mezzogiorno, Laterza, 1984, pp. p.59, ISBN non esistente.

Bibliografia

Fonti storiche

Fonti archivistiche

Atti delle conferenze

Romanzi e poesie storiche

Riviste, articoli di giornale, pubblicazioni e blog

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