Pietragalla

Pietragalla
comune
Pietragalla – Stemma
Pietragalla – Bandiera
Pietragalla – Veduta
Pietragalla – Veduta
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Basilicata
Provincia Potenza
Amministrazione
SindacoPaolo Cillis (lista civica Pietragalla bene comune) dal 27-5-2019 (2º mandato dal 9-6-2024)
Territorio
Coordinate40°45′N 15°53′E
Altitudine839 m s.l.m.
Superficie66,1 km²
Abitanti3 718 (31-5-2026)
Densità56,25 ab./km²
FrazioniSan Giorgio
Comuni confinantiAcerenza, Avigliano, Cancellara, Forenza, Potenza, Vaglio Basilicata
Altre informazioni
Cod. postale85016, 85020
Prefisso0971
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT076060
Cod. catastaleG616
TargaPZ
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona E, 2 435 GG
Nome abitantipietragallesi
Patronosan Teodosio
Giorno festivo10 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pietragalla
Pietragalla
Pietragalla – Mappa
Pietragalla – Mappa
Posizione del comune di Pietragalla all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Pietragalla (Ptraadd in dialetto lucano)[senza fonte] è un comune italiano di 3 718 abitanti della provincia di Potenza in Basilicata, il cui centro è costruito su un breve ripiano terrazzato, a 839 m s.l.m., sul versante sinistro del torrente Cancellara.

Etimologia e stemma

Il nome del paese sembra aver avuto origine intorno al X secolo dal termine medievale. Il nome è formato da due termini: Pietra e galla. L'etimologia del primo nome probabilmente fa riferimento al territorio su cui sorge il paese. Il secondo invece genera maggiori dubbi. Infatti, nel Dizionario di toponomastica, è indicata come parola d'origine il sostantivo gualdus (bosco), che deriva dal longobardo wald. Quindi la traduzione sarebbe Pietra del bosco. Lo stemma di Pietragalla è un gallo su tre monti e nei monti tre torri incluse. I tre monti rappresentano "Terra", "Serra" e "San Michele". Le tre torri indicano i tre principali accessi al centro storico: "Arco Melazzi", "Arco Settanni" e "Arco Via fratelli Bandiera".

Storia

I primi riferimenti storici su Pietragalla si riscontrano in un documento non ufficiale intitolato: Cronaca autobiografica, attribuito a un oppidano in Israele, Giovanni Drochus, convertito all'ebraismo. Nel suo testo, Drochus, riferendosi ad Oppido Lucano, suo paese natale, racconta che Pietragalla sorga ad ovest, assieme alle città di Roma, Salernum e Potenza. Durante l'occupazione normanna, la Basilicata fu divisa in diversi feudi e, per distinguerli, fu istituito il Catalogus baronum, ossia Il Registro dei Baroni, redatto per la prima volta tra il 1150 e il 1152. Qui compare la forma Petragalli, e soltanto in epoca Angioina, all'interno del registro di tassazione, si attesterà la forma Pietragalla. Dopodiché, durante il regno di Ferdinando I d'Aragona, il controllo del territorio di Pietragalla fu affidato a Caterina Zurlo, moglie di un esponente della famiglia Orsino, che controllava il feudo di Taranto, come dono in seguito alla morte del padre, ucciso nella Guerra di Otranto del 1480.

Nel 1861, anno dell'unità d'Italia, il paese fu teatro di un rilevante episodio della guerra del brigantaggio. La lunga scorreria iniziata nei primi giorni del novembre 1861 da parte delle grosse formazioni capitanate da Carmine Crocco e José Borjes interessò il 16 novembre anche il paese di Pietragalla che fu in parte saccheggiato. Popolazione e guardie nazionali opposero una resistenza accanita arrecando numerose perdite agli assalitori. Giunti i soccorsi, i briganti furono costretti a ritirarsi. Il Consiglio Provinciale della Basilicata dell'11 gennaio 1862, nel considerare eroica la resistenza di Pietragalla, dichiarò: «Benemeriti della patria [...] anche i cittadini di Pietragalla [...] che con tanto coraggio e tanto patriottismo seppero difendere le mura dei padri loro». Raccolto il bottino, le formazioni brigantesche, inseguite da reparti di truppa e da contingenti di guardie nazionali, si ritirarono su Castel Lagopesole, dove cercarono di riordinarsi.

Monumenti e luoghi d'interesse

I palmenti di Pietragalla

I palmenti sono un complesso di strutture ipogee, che hanno origine nella prima metà del XIX secolo. L'etimologia del termine "palmento" ha diverse ipotesi: alcuni studiosi sostengono che derivi dal latino pavimentum, ad indicare il piano pavimentale dove si pigiavano le uve; altri sostengono derivi da pavire, ossia l'atto del pigiare, battere. Il palmento è un manufatto che rappresenta una singolare realizzazione di architettura rurale, unica nel suo genere. Il contesto paesaggistico originato deriva da un'aggregazione di manufatti perfettamente in armonia con il contesto territoriale. Qui avveniva la pigiatura delle uve e la fermentazione del mosto. L'interno del palmento presenta due o tre vasche differenziate a seconda delle necessità produttive. L'uva raccolta nei vigneti circostanti e trasportata tramite asini e bigonce, veniva versata nella vasca di dimensioni inferiori e pigiata a piedi nudi. Il mosto, attraverso un apposito foro, fuoriusciva nella vasca sottostante in cui si adagiavano anche i raspi. Al di sopra dell'ingresso di ogni palmento, una feritoia consentiva la fuoriuscita dell'anidride carbonica che si generava all'atto della pigiatura. Dopo circa 20 giorni di fermentazione, il vino spillato veniva depositato in botti di legno di fattura artigianale e conservato nelle caratteristiche cantine (rutt) ubicate a nord del centro storico.

Palazzo Ducale

Per quanto concerne l'origine del Palazzo Ducale, bisogna considerare l'influenza monastica presente tra il VII e e l'VIII secolo nel Mezzogiorno italiano. In particolare, nei primi anni del 1500, subisce dei restauri e ampliamenti e, molto probabilmente, secondo quanto attestato da un'iscrizione all'interno della Chiesa madre datata intorno al 1659, è presente un'allusione alla comunità di San Basilio. Inoltre, un elemento che può indurre a questa ipotesi sono i resti di una chiesa a un'unica navata, collocata all'ingresso del Palazzo, al cui interno è testimoniata la presenza di un altare. Quindi è possibile che, in origine, questa struttura avesse ospitato una comunità monastica, ma non si conoscono le motivazioni legate ai lavori successivi. Il Palazzo viene venduto all'asta nel 1622 a Napoli; mentre nel 1653 fu acquisito, assieme ai territori limitrofi, dal signore Francesco Melazzi. L'ultima erede della famiglia, Giulia, sposerà poi nel 1848 Luigi Acquaviva, e i loro eredi custodiranno il patrimonio per circa un secolo. Nel 1945 l'allora parroco, Don Donato Zotta, e il fattore del duca del paese, Raniero Pipponzi, ereditano le due rispettive metà della Residenza. Questo monumento è diventato poi protagonista di un famoso evento della Storia moderna; infatti, tra il 16 e il 17 Novembre del 1861, circa 400 Briganti invasero i vicoli del paese, costringendo la popolazione locale a ritirarsi nel Palazzo. Tuttavia, i Briganti subirono numerose perdite in seguito a una dura e coraggiosa residenza dei pietragallesi, e, pertanto, dovettero arrendersi.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti

Tradizioni e folclore

San Teodosio Martire, patrono di Pietragalla
  • Festa di San Teodosio martire, santo patrono: sebbene la festa del santo sia in ottobre, la festa è stata spostata al 10 maggio. Tutte le mattine a partire dalla settimana precedente alla festa, si tengono spettacoli di fuochi pirotecnici e tra l'8 e il 10 maggio la banda musicale passa per le strade; sia nel pomeriggio del giorno precedente, sia nel pomeriggio della festa la statua del santo viene portata in processione. La festa termina con uno spettacolo musicale e con un ultimo spettacolo pirotecnico verso la mezzanotte.

Sport

La principale squadra di calcio della città è la S.C. Pietragalla, nata nel 1999. Milita nella Promozione lucana.

Note

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ↑ Turismo - Area Metropolitana, su comune.potenza.it (archiviato dall'url originale il 10 agosto 2009).
  5. ↑ Rocco Manzella, Pietragalla ieri e oggi, Avigliano, Teodosio Pisani Edizioni, 2019., p.15
  6. ↑ La Città dei Palmenti, su meravigliaitaliana.it. URL consultato il 5/11/2026.
  7. ↑ Da Frà Diavolo a Borjès, in La Sicilia, Edizioni del Grifo, p. 212.
  8. ↑ Basilide del Zio, Il brigante Crocco e la sua autobiografia, ristampa anastatica, Arnaldo Forni Editore, p. 31.
  9. ↑ Vincenzo D'Angelo, Pietragalla e i palmenti. Patrimonio di archeologia rurale, Firenze, Edizioni Paideia.
  10. ↑ Dati tratti da:
  11. ↑ Calendario Eccellenza Basilicata[collegamento interrotto], su calciobasilicata.it.

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

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