La Freedom Flotilla II – Stay Human era una flottiglia che progettava di rompere il blocco navale della Striscia di Gaza imposto da Israele. La flottiglia doveva salpare verso Gaza il 5 luglio 2011. Alla fine, la partenza non ebbe luogo.
La flottiglia era organizzata da una coalizione di 22 ONG. Il suo nome faceva riferimento alla partenza della Gaza Freedom Flotilla del 2010, che era stata attaccata dalle forze israeliane che avevano ucciso diversi attivisti. L'obiettivo dichiarato della Freedom Flotilla II era quello di porre fine al blocco di Gaza "completamente e permanentemente". Inizialmente, erano state preparate 10 navi con 1.000 attivisti di equipaggio, ma il 28 giugno 2011 il numero previsto di partecipanti alla missione era sceso a meno di 300, più alcune decine di giornalisti, e entro il 7 luglio tutti gli attivisti, tranne poche decine, erano tornati a casa.
La seconda flottiglia era stata pubblicamente osteggiata da Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Turchia, Canada, dal quartetto per il Medio Oriente (composto da UE, Russia, Nazioni Unite e Stati Uniti) e dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.
Gli attivisti a bordo di due navi, una in Grecia e una in Turchia, riscontrato similitudini su danni agli alberi delle eliche, incolpando Israele per il sabotaggio. Apparivano poi sospetti i resoconti dei media che riportavano i risultati di un'indagine delle autorità turche prima ancora della fine delle indagini stesse. Tali indagini sostenevano che poteva non esserci stato alcun sabotaggio e che eventuali danni si sarebbero verificati prima dell'arrivo dell'imbarcazione in Turchia. I resoconti dei media furono contestati anche dalla Irish Ship to Gaza, che era proprietaria della nave. La Grecia ha invece proibito alle navi di lasciare i suoi porti, motivando tali decisioni con le preoccupazioni per la sicurezza, ma si offrì di inviare aiuti umanitari a Gaza con le proprie navi, sotto la supervisione delle Nazioni Unite. L'offerta della Grecia fu sostenuta anche da Israele, dall'Autorità Nazionale Palestinese e dalle Nazioni Unite, ma fu vista come pretestuosa dagli attivisti della flottiglia. Successivamente, due navi della flottiglia, l'Audacity of Hope e la Tahrir, disobbedirono agli ordini della Grecia e furono intercettate dalla guardia costiera greca, riportate a riva e alcuni attivisti furono arrestati. Gli attivisti risposero occupando l'ambasciata spagnola ad Atene.
Solo la nave francese Dignité Al Karama riuscì ad avvicinarsi a Gaza. Questa nave raggirò le autorità greche dichiarando che la loro destinazione era il porto egiziano di Alessandria, per poi virare verso Gaza. Il 19 luglio, la nave fu intercettata e abbordata senza incidenti da commando israeliano e scortata al porto israeliano di Ashdod.