
La galanteria fu un insieme di regole di comportamento improntate al decoro, alla misura e alla buona educazione, diffuse soprattutto nell'aristocrazia e fra persone legate all'amministrazione dello Stato, spesso appartenenti alla nobiltà di toga; nelle corti e nelle riunioni mondane regolava i gesti di cortesia rivolti dagli uomini alle donne e si manifestava nella conversazione, nella scrittura e nel corteggiamento, mentre nella Francia del XVII secolo ebbe particolare rilievo. Tra la fine del Seicento e il Settecento, altri Paesi europei ne imitarono i modelli, adattandoli o mettendoli in ridicolo.
Dalle corti e dalle riunioni mondane nacque anche una letteratura galante che, ispirandosi alla conversazione mondana, cercava nella scrittura misura, eleganza e vivacità di tono. Più che genere letterario autonomo, fu una maniera di scrivere presente in romanzi, opere teatrali, epistolari, poesie e pubblicazioni periodiche, rivolta soprattutto al pubblico di corte e degli ambienti mondani.
Nell'italiano contemporaneo, galanteria indica anzitutto una cortesia cerimoniosa rivolta alle donne e, nell'uso comune, può avvicinarsi alla cavalleria quando questa è intesa come nobiltà di modi, generosità e premura. In italiano galanteria deriva da galante; anche il francese galanterie deriva da galant e nel Seicento aveva significati assai più ampi, comprendendo la gentilezza dei modi, i servizi resi alle donne, la relazione amorosa e l'usanza mondana di offrire piccoli doni o favori.
Nella psicologia sociale contemporanea, il sessismo benevolo indica atteggiamenti sessisti verso le donne che possono apparire positivi e contribuire a mantenere le disuguaglianze di genere; fra questi atteggiamenti figurano anche galanteria e condiscendenza.

Nel francese, galanterie è attestato dal 1537 nel senso di "brutto tiro" (mauvais tour); nel 1611 indicava distinzione ed eleganza dello spirito e dei modi, mentre nel corso del Seicento si aggiunsero i significati di piccolo dono a una dama, scritto o complimento galante, premura verso una donna e relazione amorosa. Nel XVII secolo, la voce aveva significati assai più numerosi dell'italiano galanteria. Il Dizionario dell'Académie française del 1694 comprendeva fra i suoi significati la qualità della persona galante, la gentilezza dei modi, i doveri e le attenzioni rivolte alle donne, la relazione amorosa, i piccoli doni o favori offerti alle dame. La quinta edizione del 1798 ne conservò i significati principali, descrivendo la galanteria anche come piacevolezza e cortesia raffinata nello spirito e nei modi e registrando le premure verso le donne, la relazione amorosa illecita, i piccoli doni scambiati in società e, in un'accezione particolare, la malattia venerea. Nell'italiano attuale galanteria indica anzitutto una gentilezza ostentata e cerimoniosa verso le donne, che si manifesta nelle parole, negli atteggiamenti e nei gesti; può indicare anche l'atto galante o la singola parola galante, mentre negli usi antichi e letterari conserva i significati di garbo, di leggiadrìa, di avvenenza. Più rara è invece l'accezione concreta, nella quale il termine designa l'ornamento o l'oggetto raffinato destinato al dono.
Nel francese contemporaneo, galanterie conserva significati meno frequenti in italiano o del tutto sconosciuti all'uso italiano: la qualità di una persona o di una cosa galante, il saper piacere in società grazie all'eleganza e a una cortesia raffinata, le premure verso le donne, la seduzione e la relazione amorosa. I due termini coincidono quando indicano cortesia e premura verso le donne; il francese mantiene tuttavia un legame più stretto con la seduzione, la relazione amorosa e il saper piacere in società.
Nell'italiano contemporaneo cavalleria e galanteria coincidono in parte quando indicano nobiltà di modi, generosità e cortesia. Restano però distinte, perché cavalleria richiama anche la milizia a cavallo, l'istituzione sociale medievale e la dignità del cavaliere. Nell'inglese contemporaneo, gallantry designa tanto il comportamento cortese verso le donne quanto il coraggio dimostrato in situazioni difficili o pericolose; chivalry, a sua volta, riunisce sotto un'unica voce la cortesia maschile verso le donne e il sistema di valori attribuito ai cavalieri del Medioevo.
Il galateo si distingue dalla galanteria: è un codice di buona educazione che regola i rapporti fra le persone nella vita sociale, mentre la galanteria riguarda i gesti di cortesia rivolti dagli uomini alle donne.


Nella società aristocratica francese del XVII secolo, la galanteria riguardava la conversazione, la cortesia dei modi e i rapporti amorosi. Le convenzioni che governavano conversazioni, complimenti, lettere e comportamenti amorosi ricorrevano anche nei romanzi e nelle poesie destinati ai lettori di corte e degli ambienti mondani: il desiderio vi si esprimeva in modo indiretto, con allusioni, riserbo, complimenti misurati, dichiarazioni attenuate e rispetto delle convenienze sociali. L'ideale galante richiamava la figura dell'honnête homme, uomo di mondo colto ed equilibrato, capace di mantenere in società il giusto contegno; nella narrativa del periodo, il corteggiamento era di norma prudente e regolato dalla misura, dallo spirito e dal decoro sociale, e comprendeva persino il modo di alludere, attenuare o suggerire senza dichiarare e di rispondere nel rispetto delle convenienze sociali.
Nel romanzo La principessa di Clèves (La Princesse de Clèves, 1678), il linguaggio della conversazione mondana dell'alta società comprende parole come amore, passione, bellezza e galanteria. Nel romanzo, la scelta delle parole, il modo di rispondere e la prudenza nel discorso mostravano chi conosceva le regole della società di corte e delle cerchie mondane.

Nel Seicento francese erano in uso termini come ruelles per indicare le riunioni mondane (il termine salon, oggi usato spesso per descriverle, è invece anacronistico per quel periodo). La galanteria prese forma nelle corti e nelle cerchie mondane, dove la reputazione dipendeva, oltre che dal rango, dal modo di conversare, di giudicare un testo, di scrivere una lettera, di rispondere a un complimento. Le cerchie galanti non coincidevano con le istituzioni letterarie ufficiali: accanto alla corte e ai luoghi aristocratici, nobili e letterati si incontravano anche in cerchie mondane. Le persone legate all'amministrazione dello Stato, spesso appartenenti alla nobiltà di toga, erano inoltre sempre più presenti nelle città e il loro prestigio dipendeva anche dal merito, non soltanto dalla nascita. Una conversazione riuscita, una lettera elegante o un componimento breve mostravano, in queste cerchie, cultura, spirito, padronanza delle convenienze e capacità di piacere senza cadere nella grossolanità o nella pedanteria.
Nelle cerchie mondane le donne potevano prendere parte alla conversazione, favorire la diffusione dei testi e pronunciarsi sul gusto letterario, ma ciò non cancellava le differenze di rango né quelle fra uomini e donne.

La galanteria si esprimeva soprattutto nella conversazione, dove si intrecciavano cortesia, spirito, controllo del linguaggio e relazioni tra i sessi. Nel Seicento la scrittura letteraria ricalcò spesso il tono e le forme della conversazione, cercando un modo di esprimersi galante, piacevole e misurato, adatta alla situazione in cui veniva pronunciata o messa in scena. Nelle opere di Madeleine de Scudéry, le conversazioni descrissero la vita mondana e le regole dell'amore galante; quelle inserite in Clelia (Clélie, histoire romaine, 1654-1660) mostrarono un modo di esprimersi elegante, vivace e controllato, proprio dello stile galante. Nei romanzi del tempo, i dialoghi insegnavano come si potesse parlare d'amore nelle cerchie mondane, ricorrendo ad allusioni, risposte prudenti, complimenti e battute misurate.

Tra il 1650 e il 1675, sotto la reggenza di Anna d'Austria, il ministero di Mazzarino, la prima fase del regno personale di Luigi XIV, l'amore prezioso e l'amore galante furono temi frequenti nella letteratura e nella vita mondana francese. Romanzi, testi teatrali, raccolte di lettere e opere in prosa o in versi rappresentarono in forme diverse l'amore prezioso e quello galante. Nell'amore galante, desiderio, riserbo, corteggiamento e padronanza della parola erano legati fra loro: le relazioni amorose seguivano modi codificati e rispettavano le convenienze.
Le preziose presero parte ai dibattiti mondani sull'amore; nella letteratura amorosa degli anni successivi al 1654 comparvero diverse carte amorose, ossia rappresentazioni allegoriche dei sentimenti costruite sul modello delle mappe geografiche. La più celebre è la Carta di Tendre (Carte de Tendre, 1654), pubblicata nella Clelia di Madeleine de Scudéry: la mappa trasforma sentimenti, inclinazioni e ostacoli in luoghi e itinerari e presenta l'amore come un percorso segnato da tappe, scelte e distanze.
La galanteria suscitò anche opposizioni: gli ambienti devoti la combatterono, mentre alcuni galanti la praticarono in forme che sconfinavano nel libertinismo.

Nel XVII secolo la galanteria comparve in opere di forme diverse senza costituire un genere autonomo: fu piuttosto un modo di scrivere rivolto al pubblico di corte e degli ambienti mondani, che ricorreva soprattutto nei testi brevi, nelle conversazioni romanzesche, nei componimenti d'occasione, nelle lettere, nelle raccolte miscellanee e nelle pubblicazioni periodiche. Romanzi, testi teatrali, raccolte epistolari e componimenti in prosa o in versi raffigurarono le relazioni amorose; fra il 1650 e il 1675 le opere mondane descrissero con particolare ampiezza i modi di conversare, di corteggiare e di parlare d'amore. Scrivere per questo pubblico richiedeva una piena conoscenza delle regole della vita mondana: non bastava scegliere l'argomento, occorreva trovare il tono adatto a lettori e lettrici avvezzi alla conversazione aristocratica.
Il pubblico di questa letteratura comprendeva lettori e lettrici legati alla corte, alle cerchie mondane e agli ambienti colti della Francia aristocratica; poiché riprendevano il tono della conversazione e cercavano il favore di un pubblico ristretto, queste opere furono spesso giudicate leggere, marginali e troppo legate alle convenzioni di corte.
Nella cortesia raffinata, la bienséance indicava il rispetto delle convenienze e del decoro; l'enjouement indicava invece il tono vivace, gradevole e giocoso tipico dello stile galante. Scrivere in modo galante richiedeva di adeguare parole, tono e argomento all'occasione, all'interlocutore e al pubblico e di rispettare sulla pagina le convenienze della buona educazione e della vita mondana.

La poesia mondana e galante contribuì alla formazione del gusto classico francese del XVII secolo, sviluppandosi negli ambienti mondani e nelle cerchie private. Nelle cerchie mondane, a differenza degli ambienti eruditi e istituzionali, le donne partecipavano attivamente, la conversazione era più libera e si apprezzavano la poesia galante e il bel esprit, cioè lo spirito brillante e raffinato. Erano apprezzati anche il gioco letterario, la leggerezza e il badinage, il tono scherzoso e brillante; la scrittura galante privilegiò la brevità, la varietà e un tono piacevole, lontano dalla pedanteria.
Vincent Voiture, Jean-François Sarasin e Isaac de Benserade furono fra i poeti mondani e galanti del Seicento. La poesia di Voiture, legata all'Hôtel de Rambouillet, alla conversazione mondana e a un pubblico aristocratico formato da uomini e donne, usò un tono raffinato, allusivo e incline al gioco verbale. In alcune sue composizioni, accanto alla cortesia e alla grazia comparivano seduzione, desiderio sessuale e ostentazione della virilità, suggeriti mediante giochi di parole, allusioni e interruzioni sintattiche.
Nell'opera di Jean de La Fontaine ricorrono motivi e toni della galanteria letteraria; la sua attività prese avvio negli anni Cinquanta del Seicento, quando erano ancora recenti le opere di Voiture, pubblicate postume nel 1650, e quelle di Sarasin, apparse nel 1656. Il Discorso sulle opere di Sarasin (Discours sur les œuvres de M. Sarasin, 1656) di Paul Pellisson, con il quale La Fontaine si era formato negli anni 1645-1648, descrisse alcuni tratti della scrittura galante; nelle conversazioni inserite nella Clelia, Madeleine de Scudéry presentava l'aria galante e giocosa. Nella poesia di La Fontaine la galanteria si lega al tono giocoso e piacevole della scrittura: la gaieté, vivacità gradevole non riducibile al puro riso e non dipendente soltanto dal tema trattato, permetteva di rendere piacevoli anche argomenti seri o morali.
Nella prefazione agli Amours de Psyché et de Cupidon (1669), La Fontaine dichiarò che quel gusto prediligeva il galante e la facezia ("ce goust se porte au galant et à la plaisanterie"); Adonis, Le Songe de Vaux e gli stessi Amours de Psyché sono anch'essi esempi di scrittura galante. Nelle Favole il sostantivo compare nelle grafie storiche "galand" e "galant", per esempio nella Volpe e la cicogna e nel Tesoro e i due uomini; la quinta edizione del Dictionnaire de l'Académie française (1798) registrava, fra le accezioni familiari del sostantivo, quella riferita a un uomo sveglio del quale non ci si doveva fidare, e usava un'accezione analoga anche per indicare un ladro arrestato. Accanto alla celebrazione petrarchista delle attrattive femminili, la letteratura galante poteva accogliere discorsi misogini, e la raffinatezza del gusto non escludeva necessariamente la tradizione faceta dei decenni precedenti.

Nella narrativa mondana di Madeleine de Scudéry e Madame de La Fayette, la conversazione e il linguaggio amoroso seguivano la bienséance e le convenienze dell'alta società.
Nel teatro di Molière, le parole galant e galanterie compaiono ne Il misantropo, in George Dandin o il marito confuso e ne Il borghese gentiluomo, con significati che mutano secondo il personaggio e la situazione: in alcuni passi riguardano la morale amorosa e il comportamento sociale, in altri l'apparenza seducente, la riuscita artistica o l'arte stessa delle relazioni amorose.
La galanteria diede il nome anche al Mercure galant, pubblicazione fondata nel gennaio 1672 da Jean Donneau de Visé. Il periodico riuniva informazioni sulla vita quotidiana, testi sul romanzo, poesia, musica e scienze; per questa varietà di contenuti, aveva la forma di un libro continuamente aggiornato e di un recueil, ossia una raccolta di testi diversi in prosa e in versi, ma somigliava solo in parte a un giornale nel senso odierno del termine. La sua struttura, simile a quella delle raccolte secentesche di pezzi brevi, gli consentiva di accogliere notizie d'attualità, mode, giochi, narrazioni, poesia galante ed enigmi.
Il Mercure galant adottò una destinataria fittizia di nome "Madame", ma si rivolgeva a un pubblico ampio e non esclusivamente femminile; dopo la fase iniziale del 1672-1677, distinse sempre meno fra lettrici e lettori, si dichiarò utile a entrambi e presentò insieme belle lettere e galanteria, rivolgendosi sia alle persone colte sia agli uomini di spirito. Pubblicando notizie e componimenti, il periodico faceva inoltre conoscere nomi, reputazioni e meriti individuali.

Nel 1717 Antoine Watteau presentò all'Académie royale de peinture et de sculpture il Pellegrinaggio a Citera, dipinto richiesto per la sua ammissione; nei verbali l'Académie cancellò il titolo originario e scrisse al suo posto "une feste galante" e, dopo la morte di Watteau, fête galante divenne il nome di un nuovo genere pittorico. Le fêtes galantes raffiguravano soprattutto uomini e donne dell'aristocrazia riuniti in paesaggi pastorali e intenti al corteggiamento.
Jean-Baptiste Joseph Pater, allievo di Watteau, e Nicolas Lancret dipinsero anch'essi fêtes galantes: Pater fu ammesso all'Académie nel 1728 presentando The Soldiers' Merrymaking, mentre Lancret vi era entrato nel 1719 come pittore di fêtes galantes.
Nel 1697 l'Académie royale de musique mise in scena per la prima volta L'Europe galante, un opéra-ballet composto da un prologo e quattro entrées, con musica di André Campra e libretto di Antoine Houdar de La Motte. Nel 1735 Jean-Philippe Rameau e Louis Fuzelier presentarono Les Indes galantes, le cui vicende amorose, indipendenti fra loro, avevano tutte per tema la galanteria.
Alla prima del 23 agosto 1735 furono rappresentate due entrées; il 28 agosto tre e il 10 marzo 1736 quattro, con l'aggiunta di Les Sauvages. Nella versione completa, le quattro vicende si svolgevano in Perù, Turchia, Persia e America, mentre L'Europe galante era ambientata soltanto in Europa. In Les Sauvages, Zima respinge il francese Damon e lo spagnolo Don Alvar e sceglie Adario, preferendo un amore senza artifici alle regole imposte dai due corteggiatori europei.

Fra la fine del XVII secolo e il XVIII, altri paesi europei imitarono, adattarono e talvolta misero in ridicolo i modi francesi di conversare e corteggiare e la figura del gentiluomo alla moda.

Nei paesi di lingua tedesca si parlò esplicitamente di Galanterie. Tra la prima traduzione tedesca della Clelia di Madeleine de Scudéry (1664) e la prima rappresentazione dell'Emilia Galotti di Lessing (1772), nella quale la galanteria viene severamente condannata, nei paesi di lingua tedesca si diffusero modi galanti di origine francese. In Francia la galanteria era legata alla conversazione orale delle cerchie mondane, mentre nei paesi di lingua tedesca circolò soprattutto per iscritto, anche attraverso le società di lingua come la Società dei Carpofori (Fruchtbringende Gesellschaft), alle quali furono ammesse anche le donne e attorno alle quali si raccoglievano traduttori e traduttrici.
Negli ambienti tedeschi, le opere di Madeleine de Scudéry furono adattate liberamente. Il traduttore Johann Wilhelm von Stubenberg ridisegnò la Carta di Tendre in una Innigkeits-Landkarte con più di cinque cammini, percorsi articolati e fiumi sinuosi; questa versione sarebbe stata ripresa dal poeta Siegmund von Birken, il quale non conosceva il francese, nonché da Catharina Regina von Greiffenberg. Christian Thomasius accostò le opere di Scudéry alla critica del preziosismo, unendo galanteria e satira e orientandole verso l'idea dell'"amore ragionevole"; nei suoi Monatsgespräche (1688–1689), primo periodico di critica letteraria in lingua tedesca, fece conoscere la galanteria anche a un pubblico più vasto.
Manuali di comportamento e romanzi galanti presero a modello la Francia e la corte di Luigi XIV, rivolgendosi però anche a lettori non nobili desiderosi di imparare a scrivere lettere e poesie, a conversare e a usare il linguaggio amoroso; fra gli autori di manuali e romanzi galanti figurano August Bohse, Christian Friedrich Hunold e Gottlieb Siegmund Corvinus, noti rispettivamente con gli pseudonimi Talander, Menantes e Amaranthes. Fra questi testi si trovano il romanzo epistolare di Bohse Des Galanten Frauenzimmers Secretariats-Kunst (1692), il manuale di Hunold Die Manier höflich und wohl zu reden und zu leben (1710), il romanzo di Johann Michael von Loen Der redliche Mann am Hofe (1740), nonché manuali di danza come la Neueste Art zur galanten und theatralischen Tantz-Kunst (1712) di Louis Bonin e Von der Nutzbarkeit des Tantzens (1713) di Johann Leonhard Rost.
Questi manuali e romanzi si rivolgevano in prevalenza agli uomini e assegnavano alle donne un ruolo più ristretto nella galanteria. Negli scritti di Hunold e di Maria Aurora von Königsmarck, all'ideale maschile dell'homme galant si affiancavano invece personaggi femminili che prendevano parte attiva alle vicende.
Nei testi galanti tedeschi ricorreva spesso la Cavalierstour, il viaggio formativo del giovane nobile a Parigi per imparare la lingua e i modi di comportarsi in società e acquistare beni di prestigio con cui distinguersi a corte una volta tornato in patria; questi viaggi aiutarono a diffondere modi aristocratici comuni fra le corti europee. Nel romanzo Die liebenswürdige Adalie (1702), Hunold rielaborò liberamente il romanzo francese L'Illustre Parisienne. Histoire galante et véritable (1679–1690) di Jean de Préchac, riducendo i riferimenti alla propaganda di Luigi XIV intorno alla pace di Nimega e dando invece maggiore spazio alle vicende amorose; nell'originale francese la protagonista parigina faceva da maestra di galanteria al principe tedesco, insegnandogli a scrivere lettere galanti, raccomandandogli letture, aiutandolo ad acquistare gli abiti adatti alla società di corte.


Nel Settecento i rapporti fra Spagna e Italia avevano alle spalle legami politici più antichi: Napoli, Sicilia, Sardegna e Milano erano stati possedimenti della monarchia spagnola, mentre le paci di Utrecht e Rastatt del 1713-1714 modificarono questa situazione politica dopo la guerra di successione spagnola. I legami dinastici continuarono con Carlo III di Spagna, che fu duca di Parma e re di Napoli prima di salire al trono spagnolo. A questi legami politici si aggiungevano la presenza di artisti e musicisti italiani alla corte spagnola, i rapporti fra accademie letterarie e artistiche, le traduzioni dall'italiano allo spagnolo e l'esilio in Italia dei gesuiti espulsi dalla monarchia ispanica. Alcuni osservatori protestanti del Nord Europa riunivano Spagna, Portogallo e Italia nell'immagine di un "Sud" quasi omogeneo, mentre gli intellettuali italiani e spagnoli contestavano gli stereotipi esterni e talvolta proponevano forme nazionali di galanteria decorosa.
In Spagna e in Italia si discusse anche degli uomini che accompagnavano le donne sposate nella vita mondana: il cicisbeo italiano e il cortejo o chichisveo spagnolo. Il Diario de los literatos de España del 1738 paragonava già le due pratiche, notando che il termine cicisbeo designava in Italia ciò che in Spagna si era a lungo chiamato galanteo. Teologi cattolici di Francia, Portogallo, Italia e Spagna discussero inoltre se gli incontri mondani fra uomini e donne fossero compatibili con la morale cristiana e quali rischi comportasse; fra i critici figuravano Anton Maria Salvini, Costantino Roncaglia e Giuseppe Brocchi. Il cicisbeismo variava secondo i luoghi e i ceti sociali e non era un costume uniforme in tutte le classi e in tutta la penisola italiana. Napoli rimase più a lungo refrattaria al cicisbeismo: Vincenzio Martinelli ricordava che ventiquattro anni prima le dame napoletane vivevano sotto una rigida custodia, mentre sei anni prima non le aveva più trovate nelle stesse condizioni, descrivendo ormai la presenza dei cicisbei anche in città.
In Spagna, il termine chichisbeo entrò nel lessico e nella letteratura nel corso del Settecento e comparve in numerose varianti ortografiche e fonetiche (chichisbeo, chichisveo, chischibeo, cicisveo, sigisbeo, sisisbeo, chichisbeato) che indicavano sia il corteggiamento assiduo di una dama sia l'uomo che lo praticava. Il drammaturgo José de Cañizares (1706-1750) fu il primo ad accogliere il termine nel titolo di una commedia, El honor del chichisbeo (1715); il poeta e militare Eugenio Gerardo Lobo (1679-1750) ne diede nel 1717 una prima definizione poetica, in un componimento di novanta versi ottosillabi che ritraeva il chichisbeo come un corteggiatore platonico sospeso fra dipendenza e libertà. Il Diccionario de Autoridades accolse la voce nella propria prima edizione (tomo II, 1729), con la grafia chihisveo, descrivendola come una forma di galanteria, attenzione e corteggiamento introdotta dall'Italia.
Contro la nuova moda comparvero pamphlet ecclesiastici come El chichisveo impugnado (1729) del teologo José Haro de San Clemente, il quale chiedeva di estirpare quell'"erbaccia" (mala hierba) piantata dal diavolo; il pamphlet fu plagiato nel 1737 da Juan José de Salazar y Ontiveros sotto il titolo Impugnación católica y fundada a la escandalosa moda del chichisbeo. Nella polemica spagnola, ai sostenitori del chichisbeo, che lo giudicavano innocuo, si opponevano scrittori ecclesiastici che denunciavano nella nuova usanza la dissoluzione dei costumi, l'effemminamento maschile, le spese eccessive in abiti e parrucche, la libertà delle donne e una minaccia per il matrimonio. Il cortejo fu anche oggetto di satire e scritti morali: la Colección de diferentes escritos relativos al cortejo di Luis José Velázquez de Velasco, pubblicata a Madrid nel 1764, si apriva con un immaginario viaggiatore marocchino in Spagna e usava un'ironia di gusto orientaleggiante per criticare i costumi europei; in seguito, autori come Ramón de la Cruz, José Cadalso e Gaspar Melchor de Jovellanos collegarono il corteggiamento alla virilità maschile, alla partecipazione delle donne alla vita pubblica e al confronto fra tradizione nazionale e vita sociale moderna. Dall'epoca di Carlo III, il termine cortejo sostituì progressivamente chichisbeo nella lingua spagnola e finì per indicare un corteggiatore ritenuto più tipicamente spagnolo, meno raffinato e più popolare, di frequente associato ai quartieri di Madrid. Il cortejo comparve anche negli adattamenti spagnoli del teatro goldoniano: Il cavaliere e la dama fu rielaborato da Antonio Bazo con il titolo El caballero y la dama (1784).
Alla fine del secolo, Inés Joyes y Blake e Josefa Amar y Borbón criticarono il chichisveo e il cortejo senza per questo rimpiangere la reclusione femminile del passato. Nei loro scritti, la galanteria moderna poteva rendere le donne dipendenti in modi meno evidenti e danneggiarne la reputazione, pur sembrando lasciare loro più spazio nella vita sociale.

Nel Settecento il cicisbeo o cavalier servente faceva parte della vita mondana aristocratica di diverse città della penisola italiana; era il gentiluomo che prestava un servizio quotidiano a una dama sposata con il consenso del marito e la accompagnava nella vita mondana. Ludovico Antonio Muratori definì il cicisbeato "lacrimevole invenzione di questi ultimi tempi" nella Filosofia morale, cap. VIII, e negli Annali, all'anno 1707, ne parlò come di una conseguenza della dominazione francese. Nell'Istoria dei cicisbei, manoscritto databile al 1770 circa, Vincenzio Martinelli narrava che, sopraggiunto l'inverno mentre i francesi erano impegnati nell'assedio di Torino, numerosi ufficiali passarono a Genova per il carnevale e frequentarono le "notturne conversazioni" delle dame; descriveva poi l'estendersi della "cicisbeatura" ad altre città italiane. Nell'aristocrazia genovese del Settecento il cavalier servente era ormai una figura consueta e, con differenze locali, lo si incontrava anche in altre città italiane. A Venezia, che i viaggiatori stranieri descrivevano come città del piacere e del vizio, la figura del cicisbeo o cavalier servente era considerata particolarmente ambigua. Nella letteratura dell'epoca, i rapporti fra dama e cavalier servente furono spesso oggetto di sarcasmo e condanna morale, mentre si discuteva dell'ambiguità della relazione e delle sue "presunte conseguenze".
Le commedie di Carlo Goldoni, in particolare quelle scritte dal 1748, mettono spesso in scena i cavalieri serventi e il ruolo che avevano nella società veneziana. Nelle sue Memorie, a proposito della commedia Il cavaliere e la dama (1749), Goldoni dichiarò di aver osservato da tempo i cicisbei, definendoli "martiri della galanteria" e "schiavi de' capricci del bel sesso"; aggiungeva di non aver potuto pubblicare nell'affisso il titolo di "cicisbeo", per non irritare la "numerosa brigata dei galanti", e di aver criticato l'usanza contrapponendo personaggi virtuosi e personaggi ridicoli. Ancora nelle Memorie, descrisse la visita a Donna Eleonora di dame accompagnate dai rispettivi cicisbei, osservando che il marito di una era il cicisbeo dell'altra e definendo il gruppo una "compagnia galante" e riferendone le conversazioni fra dame e galanti. Sempre nelle Memorie, presentando La dama prudente, Goldoni dichiarò di aver tratto il soggetto dalle medesime società già osservate per Il cavaliere e la dama, "cioè dalla classe de' cicisbei", e contrappose i mariti che accettavano i galanti delle mogli a quelli che li tolleravano con gelosia.
Ne Il festino (1754) lo sperpero del patrimonio compare fra le cause del dissidio fra i coniugi, mentre La famiglia dell'antiquario è stata interpretata come il ritratto di un mondo aristocratico in crisi, nel cui conflitto familiare sono coinvolti due serventi. Nelle Memorie, a proposito del Festino, Goldoni scrisse che "la sostanza del componimento è parimente desunta dalla classe de' cicisbei" e descrisse un marito che obbliga la moglie a dare una festa da ballo alla propria cicisbea.
Presentando La villeggiatura nelle Memorie, Goldoni osservava che nelle case di campagna lungo il Brenta, fra gioco, tavole aperte, balli e spettacoli, i cicisbei italiani facevano "più progressi che in qualunque altro luogo"; nello stesso passo scriveva di trattare "la galanteria delle conversazioni di campagna" e descriveva una compagnia di dame e galanti fra gelosie, passeggiate e incontri ritenuti sospetti, mentre i cavalieri serventi potevano essere invitati in villeggiatura. Più avanti nelle Memorie Goldoni indicò tre commedie consecutive sul medesimo soggetto, Le smanie della Villeggiatura, Le avventure della villeggiatura e Il ritorno dalla villeggiatura, presentando "questa smania, queste avventure e questi dispiaceri" come materia di "ridicolezze" adatte al teatro comico.

Nell'Inghilterra della Restaurazione, dopo il 1660, la comedy of manners ebbe fra i suoi autori George Etherege, William Wycherley e William Congreve e mise in scena gentiluomini alla moda, libertini e corteggiatori, con conversazioni argute e satira dei modi dell'alta società. Il contatto con la cultura francese del XVII secolo fu diretto: i realisti inglesi che avevano seguito la regina Enrichetta Maria a Saint-Germain o erano fuggiti sul continente durante il governo di Cromwell tornarono in Inghilterra con una spiccata predilezione per modi di vita, abiti e lingua francesi; Etherege aveva frequentato Saint-Germain-en-Laye al seguito del principe Carlo, mentre Wycherley aveva trascorso gli anni dai quindici ai vent'anni nella Francia occidentale, nella cerchia di Julie d'Angennes, marchesa di Montausier. Nelle commedie della Restaurazione, abiti, lessico e modi francesi potevano inoltre segnalare distinzione aristocratica ed essere insieme derisi nella figura del fop, come avviene in The Man of Mode di Etherege. In Love in a Tub (1664) Etherege trasferì sulla scena il mondo londinese dei galanti e degli uomini alla moda in una commedia che riprendeva elementi di Molière, mentre l'ipotesi di un rapporto diretto con le Preziose ridicole (Les précieuses ridicules, 1659) resta congetturale; Love in a Wood (1671) di Wycherley conteneva invece numerosi prestiti dalle commedie di Molière e ne riprendeva il modo di raffigurare la vita sociale contemporanea. Nelle commedie del periodo, la seduzione regolata dalle convenzioni sociali faceva parte dell'intreccio, e comparivano figure come il gay couple, vale a dire la coppia di amanti spiritosi, e il fop, l'uomo che aspirava ai modi del gentiluomo alla moda ma veniva messo in ridicolo.
Per lungo tempo la storia letteraria francese riservò poco spazio a una parte della poesia galante: Vincent Voiture, Jean-François Sarasin e Isaac de Benserade furono classificati tra i poeti mondani e galanti e non vennero annoverati fra gli autori maggiori, mentre manuali, storie letterarie e studi dedicarono loro meno attenzione. Questi autori scrivevano componimenti brevi, epistole in versi, giochi di spirito e poesie legate agli scambi mondani e alla conversazione; a farli considerare autori minori non furono però soltanto queste forme, ma soprattutto il giudizio della critica e della storia letteraria. Alcune opere considerate in seguito classiche furono inoltre studiate separatamente dall'ambiente galante in cui erano nate.
Alcune poesie di Voiture contenevano allusioni licenziose al desiderio maschile, affidate anche a giochi di parole e interruzioni sintattiche, pur muovendosi entro le convenzioni della conversazione aristocratica; la raillerie, cioè il motteggio, poteva segnalare che chi la praticava apparteneva alla nobiltà, mentre le gare poetiche e la poesia mondana accrescevano reputazione e prestigio sociale.


Negli ambienti galanti, le donne poterono intervenire nella conversazione, favorire la diffusione dei testi e orientare il gusto letterario delle cerchie mondane; nelle riunioni parigine del Seicento, lontane dalla corte, le padrone di casa e le loro cerchie ascoltavano insieme agli altri partecipanti la lettura di massime, poesie e romanzi e l'esecuzione di musica, e discutevano proposte di revisione. Nella seconda metà del Seicento, e in particolare negli anni Cinquanta, il termine précieuses venne applicato anche a donne e ragazze che cercavano di distinguersi coltivando le lettere e potevano giudicare i testi, mentre letterati e altri frequentatori delle stesse cerchie, comprese le donne, condividevano il gusto galante. Il fatto che le donne giudicassero opere letterarie rimase tuttavia controverso: le critiche mondane ai dotti potevano essere rappresentate anche come una tirannia femminile del gusto, mentre le précieuses vennero sempre più accusate di giudicare male la letteratura. Nelle polemiche contro le donne ricorreva anche la satira: la buona critica veniva attribuita all'honnête homme, mentre la maldicenza era descritta come femminile.
Nelle ruelles galanti, le donne si pronunciavano anche sull'uso della lingua, nella conversazione e negli scritti che ne riprendevano l'andamento e il tono, soprattutto lettere, poesia leggera e romanzi. Nelle Conversations di Madeleine de Scudéry, pubblicate fra il 1680 e il 1692, i personaggi femminili discutono di morale, filosofia, scienza e passioni al pari dei personaggi maschili; alcune donne sono presentate come "sagge" o con conoscenze proprie, capaci all'occorrenza di contraddire gli uomini. Una donna poteva anche guidare la discussione ascoltando e riprendendo gli interventi, ordinandoli e proponendo argomenti propri: nella conversazione De la Colère, Pasithée organizza la discussione e distribuisce le parti fra gli interlocutori, come le padrone di casa che guidavano le riunioni mondane. Gli attacchi contro le donne che esprimevano giudizi sulle opere letterarie indussero a formularli con maggiore prudenza, benché si continuasse a ritenere che le donne fossero necessarie alla lingua galante; nelle stesse polemiche, la précieuse poteva essere presentata come una minaccia alla lingua, mentre si preferiva assegnare alle donne un compito più passivo, quello di custodire l'uso comune.
Nel Seicento, nelle riunioni mondane si praticava anche il dialogo drammatico, che poteva essere letto ad alta voce o messo in scena e impiegato nell'educazione, dando alle donne occasione di discutere la propria condotta nella società e di metterla in scena. Nei dialoghi di Catherine Durand e Madame de Maintenon compaiono soltanto interlocutrici donne e la condotta delle donne è il tema centrale, con particolare attenzione alla reputazione in una società che privilegiava gli uomini. I due gruppi di dialoghi trattano diversamente la galanteria: nei Dialogues des galantes modernes di Durand le donne possono parteciparvi purché non compromettano la propria reputazione, mentre nei dialoghi di Maintenon una condotta femminile irreprensibile richiede il rifiuto della vie mondaine e la vita domestica.

Nel Seicento galanteria e preziosismo erano vicini, ma non coincidevano: opere che la critica ottocentesca chiamava "preziose" furono poi considerate galanti. La parola précieuses non aveva un significato unico: poteva essere un elogio o un biasimo e, secondo chi la usava e con quale intento, indicare donne attive nella critica o nella scrittura senza designare tutte le donne che partecipavano alla vita culturale. L'amore galante e l'amore prezioso si esprimevano soprattutto nella conversazione, nelle lettere, nei romanzi, nella poesia e nel modo stesso di descrivere i sentimenti; parlare d'amore voleva dire allora stabilire quali parole usare, quali distanze mantenere e quali comportamenti si potessero ritenere accettabili in società.
Nell'espressione femme galante il significato morale cambiava rispetto all'uso maschile: il maschile galant poteva indicare la cortesia, lo spirito e il saper piacere in società, mentre riferito a una donna poteva alludere a una condotta sessuale giudicata riprovevole.
Nella psicologia sociale contemporanea, il sessismo benevolo indica atteggiamenti sessisti verso le donne che possono apparire positivi ma contribuire a mantenere le disuguaglianze di genere; tra questi atteggiamenti figurano anche galanteria e condiscendenza. Il concetto comprende la protezione paternalista, l'intimità eterosessuale e la differenziazione complementare di genere: la donna vi è rappresentata come persona da rispettare, adorare, aiutare e proteggere.
Il sessismo benevolo e quello ostile sono componenti correlate e complementari del sessismo ambivalente; il primo ricompensa le donne che rispettano i ruoli di genere tradizionali, mentre il secondo punisce quelle che non li rispettano. Nel paternalismo protettivo gli uomini sono rappresentati come protettori delle donne, mentre nella differenziazione complementare di genere alle donne vengono attribuiti tratti di socievolezza e agli uomini tratti di competenza; svalutare la competenza femminile è uno dei modi in cui il sessismo benevolo può mantenere la subordinazione sociale.
Il fatto che un atteggiamento sia percepito come positivo non basta, da solo, a qualificarlo come sessista: occorre considerare le idee che lo sostengono o gli effetti che produce, e bassi livelli sia di sessismo ostile sia di sessismo benevolo sono compatibili con atteggiamenti non sessisti.