La gens Sextilia (talvolta italianizzato in: gens Sestilia) era una famiglia plebea dell'antica Roma. Il primo componente della gens a raggiungere una posizione rilevante fu Gaio Sestilio, tribuno consolare nel 379 a.C. Nessuno della famiglia ottenne il consolato, tuttavia furono presenti attivamente nella storia romana dai primi anni della repubblica fino all'impero.
I praenomina usati dai Sestilii comprendono Gaius, Lucius, Marcus, Publius, e Quintus, che furono peraltro molto comuni in tutta la storia romana. Anche se il nomen Sestilio deriva da Sextus, nessuno dei membri conosciuti dalla storia porta questo praenomen.
Rami e cognomina della gens
I Sestilii non erano divisi in famiglie con dei cognomen distintivi. La maggior parte dei Sestilii durante la Repubblica non aveva un cognomen, ma alcuni se ne ritrovano verso la fine della repubblica e durante l'Impero.
Membri della gens
Gaio Sestilio, tribuno consolare nel 379 a.C., cioè nell'anno in cui furono eletti alla massima carica dello stato un numero uguale di patrizi e plebei.
Sestilia, una vestale, che fu condannata per incesto, e seppellita viva nel 273 a.C.
Marco Sestilio, di Fregellae, assicurò i consoli del 209 a.C., durante la Seconda guerra punica, che diciotto delle colonie romane erano pronte a dare soldati allo stato, quando dodici invece avevano rifiutato.
Sestilio, un etrusco, consegnò Gaio Giulio Cesare Strabone agli assassini di Mario e Cinna, nell'87 a.C., anche se in precedenza era stato difeso da Cesare Strabone, quando era stato accusato di un grave reato.
Sestilia, una virtuosa matrona romana, e madre dell'imperatore Vitellio; visse fino a vedere suo figlio essere eletto imperatore, ma morì poco prima della sua caduta.
Sestilio Felix, posto alle frontiere della Raetia da Marco Antonio Primo nel 70 d.C., per controllare i movimenti di Porcio Settimio, procuratore della provincia sotto Vitellio. Rimase lì fino all'anno seguente, quando contribuì a sedare un'insurrezione ad Augusta Treverorum.
↑(EN) T. Robert S. Broughton, The Magistrates of the Roman Republic, a cura di Phillip H. De Lacy, collana Philological Monographs, II, 1ªed., New York, American Philological Association, 1951 [1º maj 1951], p.41.