
Giorgio Olcese (Genova, 5 febbraio 1926) è un ingegnere, architetto e urbanista italiano.
Figlio di un ingegnere navale meccanico si è laureato in Ingegneria Civile Edile presso l'Università di Genova, dopo gli anni della occupazione tedesca, nell'anno 1951. Per un breve periodo ha iniziato la pratica professionale con Luigi Carlo Daneri nel cantiere di Piazza Rossetti a Genova, ben nota realizzazione urbanistico edilizia del periodo di architettura razionalista.
Nel 1952 è entrato quale dirigente al Comune di Genova preposto al settore dell'edilizia scolastica, biblioteche, cultura e musei. Dal 1952 al 1963 ha progettato e diretto la realizzazione di oltre una decina di edifici scolastici, di alcune biblioteche nell'ambito territoriale della Grande Genova.
Dal 1958 al 1961 ha collaborato con l'architetto Franco Albini e con la professoressa Caterina Marcenaro, preposta all'Ufficio Belle Arti del Comune, dirigendo i lavori terminali di restauro del Museo di Palazzo Bianco e del restauro integrale e allestimento del Museo di Palazzo Rosso (Genova). Negli stessi anni Caterina Marcenaro lo incaricò di sviluppare la progettazione e realizzazione del Museo d'arte orientale Edoardo Chiossone lasciato, per motivi personali, al solo progetto di massima da Mario Labò. Il successivo allestimento sarà opera di Luciano Grossi Bianchi.

Nel 1961, per la ricostruzione del Teatro Carlo Felice - semidistrutto dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, ha proposto l'incarico a Carlo Scarpa, affiancandolo nella elaborazione di un progetto fino alla sua presentazione al Consiglio comunale. A seguito dei mancati finanziamenti per danni di guerra il progetto non ebbe seguito.
Dal Sindaco Vittorio Pertusio, nel 1961, ha ricevuto l'incarico professionale della progettazione del Nuovo Palazzo di Giustizia di Genova (1961 – 1975), insieme agli architetti Giovanni Romano e Giulio Zappa. Eretto sul sedime dello storico Ospedale di Pammatone – nel quartiere di Portoria – semidistrutto dai bombardamenti bellici, racchiude ricostruito nelle forme e con i marmi originali, il più vasto cortile e grandioso scalone monumentale della Genova tardo barocca.
Nel 1963, sempre dal Sindaco Pertusio, è stato chiamato a dirigere un “Ufficio speciale per la revisione del Piano Regolatore Generale 1959" (P.R.G. '59, primo in attuazione della Legge urbanistica del 1942) ritenuto – dalla prima Amministrazione di centro/sinistra - abnorme, inadeguato e già obsoleto. L'Ufficio - dotato anche di dodici architetti e ingegneri assunti a contratto costituendo una struttura operativa di una Commissione di urbanisti, guidati da Giovanni Astengo, incaricati per la messa a punto di un nuovo strumento urbanistico generale. L'inadempienza contrattuale di merito di tale Commissione, aprì un lungo periodo di contenzioso politico/legale, posticipando di anni il programmato obbiettivo di revisione integrale del P.R.G. 1959.
Quale Direttore del Servizio Urbanistica, tra il 1965 e il 1978, Giorgio Olcese ha elaborato varianti normative di integrazione e aggiornamento parziale alle insufficienze dello strumento urbanistico vigente; individuazione e vincoli di nuove singole aree per servizi e verde pubblici; promosso e coordinato alcuni Piani Particolareggiati, in variante al P.R.G. 1959. In particolare il Piano Particolareggiato di Via Madre di Dio che ha realizzato l'asse viario di penetrazione dalla marginale Strada Sopraelevata al Centro cittadino e il planivolumetrico di un nuovo Centro direzionale. I successivi progetti architettonici saranno di Franco Albini e Franca Helg (evocanti la Chicago fine anni ottanta), di Marco Dasso (ispirato al Neobrutalismo anglosassone) a valle del “Grattacielo dell'Orologio” (Marcello Piacentini - anni '30); mentre il Parco verde a rispetto delle cosiddette “Mura del Barbarossa” sarà di mano di Ignazio Gardella.
Dal 1968 al 1976 – previa consulenza specialistica sulle principali tematiche, quali le grandi infrastrutture portuali, ferroviarie, stradali, di trasporto in genere; i problemi industriali, commerciali e di livello metropolitano, opportunamente discussi con un aperto “Dialogo con la città” e raccolti in una “Relazione di Sintesi” curata dall'urbanista Silvano Tintori - ha elaborato l'atteso nuovo Piano Regolatore Generale, portato all'adozione del Consiglio Comunale di Genova soltanto con la subentrata prima Amministrazione di sinistra – Partito Comunista e Partito Socialista, Sindaco Fulvio Cerofolini - nella primavera del 1976. Il nuovo P.R.G. - che con l'innovativa procedura regionale di approvazione diventerà legge solo nel 1980 - prevedeva, tra l'altro, un ragionevole ridimensionamento socio/economico e di capacità insediativa territoriale; l'integrale tutela storico/ambientale del Centro Storico di impronta Medioevale e dei quartieri tardo ottocenteschi e del primo novecento e di tutti i nuclei storici dei 25 comuni minori, accorpati al Centro urbano della città nel 1926, con la formazione della “Grande Genova”; la razionalizzazione dei sistemi viari urbani e autostradali, ferroviari, di trasporto urbano con la previsione di due linee metropolitane; la creazione di sette grandi parchi urbani dalla cerchia delle Mura tardo/barocche, che racchiudono secolarmente il centro urbano, alle pendici dominate dai numerosi Forti, ai più pregiati comprensori naturalistici e ambientali delle due riviere urbane da Voltri a Nervi/S.Ilario. Significativo un primo vincolo, all'epoca forzatamente subito dai vertici del Consorzio Autonomo del Porto di Genova (amministrazione statale) per la restituzione ad aperte funzioni urbane di aree portuali in zona Mandraccio, alla radice del Molo Vecchio, da molti decenni racchiuse da una insormontabile recinzione doganale, vietando ai cittadini ogni possibile relazione di affaccio sulle acque del porto.
L'ing.Olcese, nominato – nel quadro di una totale ristrutturazione dei Servizi Tecnici, da lui proposta ed attuata dal Comune di Genova – Coordinatore del nuovo “Dipartimento del Territorio” ha presieduto – dal 1978 al 1992 – il Comitato Tecnico per la gestione del territorio genovese. Nel periodo ha impostato e coordinato la progettazione e realizzazione di alcuni dei più rilevanti interventi urbanistici in tema di insediamenti e infrastrutture.
L'ing. Olcese, pensionato nell'anno 1991, è stato chiamato a consulenza dell'“Ente Colombo '92” per sovraintendere alla realizzazione dell'Expo 1992 (Genova) e, contestualmente, a consulente del Comune di Genova per la realizzazione di alcune grandi opere collegate al momento espositivo, in primis alla pedonalizzazione di piazza Caricamento, mediante un sottovia veicolare, e al prolungamento della Linea Metropolitana di Genova fino alla Stazione di Genova Piazza Principe, la più prossima, in allora, all'ambito espositivo.
Con lo scioglimento dell'"Ente Colombo '92" alla fine del 1993 – in quanto ente preposto soltanto alle Celebrazioni Colombiane – l'Ing. Olcese è rientrato definitivamente in pensione.
Nell'autunno 2014 – in occasione, ancora una volta, della drammatica esondazione del torrente Bisagno nel centro/levante della città - è stato richiesto ad Olcese di testimoniare dell'unica possibile e definitiva soluzione, a suo tempo studiata e progettata, per la messa a regime costante e sicuro del minaccioso corso d'acqua. Con la realizzazione di uno “scolmatore”, diga di sbarramento e tracimazione, opportunamente localizzata sul medio corso del torrente, atta a derivare il troppopieno, in caso di alluvione, direttamente al mare, mediante una galleria capace di raccogliere anche la acque di affluenti lungo il tratto finale. Opera pubblica che l'ing. Olcese, in veste di Coordinatore del territorio, aveva individuata, programmata e già avviata a realizzazione, per centinaia di metri, all'inizio degli anni '90. Bloccata negli anni della cosiddetta “Tangentopoli” da una indagine della Magistratura penale – poi risultata infondata – è ancora soluzione insostituibile, mai ripresa, nel successivo ventennio, dalle Amministrazioni comunali che si sono succedute al governo della città.


Determinante è stato, negli anni ottanta, l'iniziativa e il ruolo di Giorgio Olcese nel condurre a risultato la restituzione alla città dell'area del Mandraccio (già vincolata con il P.R.G. 76/80), dilatata all'intero arco del porto storico dal Molo Vecchio alla Darsena (peraltro storicamente già di proprietà comunale, in permuta degli storici finanziamenti del Comune di Genova per il lontano trasferimento dell'Arsenale Militare, ivi per secoli consolidato, alla più vasta ed adeguata sede di La Spezia) divenuto comprensorio urbano denominato “Porto antico di Genova”.
L'entrata in esercizio del nuovo Porto di Voltri e, soprattutto, la irreversibile rivoluzione dei traffici marittimi con la rapidissima affermazione delle navi portacontainers, rendeva totalmente obsoleta, per insufficienza di fondali e assoluta mancanza di spazi a terra, la parte storica più interna del Porto commerciale di Genova. Per una piena corrispondenza di intenti con il Prof. Pierandrea Mazzoni – docente di Diritto urbanistico, dotato di aperte visioni, e consulente di entrambi i Presidenti Roberto D'Alessandro, pro-tempore al vertice del Consorzio Autonomo del Porto di Genova, e Rinaldo Magnani, Presidente della Liguria - Olcese e Mazzoni decisero di mettere a punto un “Protocollo di intesa” da proporre alla sottoscrizione dei tre vertici presidenziali. Per affrontare, in termini e modalità se possibile condivise, le relazioni territoriali tra Città e Porto in ordine alla destinazione dell'ambito più interno del porto storico.
Il Protocollo prevedeva, a tal fine, l'incarico di definirne i termini ad un ristretto e agile gruppo di lavoro, proprio coordinato dalla coppia Olcese/Mazzoni, formato da soli sei membri, due designati da ognuno dei tre Enti (Commissione tecnica che Olcese praticamente definì “Commissione Triporto “). Le proposte esito del lavoro comune in ventisette sedute di lavoro, sono state rassegnate ai tre Presidenti nel luglio 1986 e da questi integralmente condivise ed approvate. Particolarmente significativa la coerenza e fermezza del Presidente D'Alessandro nel sostenere e difendere il mandato assegnato alla Commissione Triporto in confronto dialettico, ampiamente dibattuto sulla stampa cittadina, con tentativi di inserimenti del mondo imprenditoriale privato, culminati con l'eclatante proposta di uno strabiliante nucleo architettonico, noto come “Il Cono di Portman”, dal nome di un affermato architetto statunitense, largamente e con successo operante nella città di Atlanta e in non poche grandi metropoli in America e in altre parti del mondo. La ristrutturazione del vasto ambito portuale acquisito alla città ha consentito, pro tempore, su progetto affidato al genovese architetto Renzo Piano, la realizzazione dell'Esposizione Colombiana: Expo 1992 (Genova) nel cinquecentesimo centenario della scoperta dell'America nel 1492.
Il Porto antico di Genova, focalizzato sull'Acquario, sul Centro Congressi, sul vasto edificio polifunzionale degli ex Magazzini del Cotone, sulla suggestiva Via del Mare, sul Museo Emanuele Luzzati - allestito nei baluardi della porta Siberia di Galeazzo Alessi – sarebbe divenuto primaria attrattiva per il tempo libero dei cittadini e sperimentato richiamo per il turismo.

Tutti i progetti elencati sono stari realizzati a Genova.
Teatro Margherita
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