Giuseppe Dolfin

«[...] Della casa di Dio, l'ardente zelo
Mi divora, Delfin: la patria adoro,
Mia regina, mia dea.»
Giuseppe Dolfin
Giuseppe Grimaldo, Giuseppe Dolfin fa giurare alla ciurma della sua nave di dar fuoco alle polveri piuttosto che rendersi ai Turchi, 1863.
NascitaVenezia, 22 aprile 1622
MorteVenezia, 4 maggio 1657
Etniaitaliana
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servitoRepubblica di Venezia (bandiera) Repubblica di Venezia
GuerreGuerre turco-veneziane
Guerra di Candia
CampagneSpedizione veneziana dei Dardanelli
BattaglieAzione del 10 luglio 1651
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Giuseppe Dolfin (Venezia, 22 aprile 1622 – Venezia, 4 maggio 1657) è stato un nobile e militare italiano, fratello di Daniele Nicolò, Giovanni, Daniele Marco, Daniele Girolamo e Dionisio.

Iniziata la carriera marittima negli anni 1640, si distinse nelle guerre turco-veneziane ricoprendo cariche di rilievo nella flotta della Serenissima, tra cui quelle di sopracomito, secondo capitano delle navi e infine primo capitano delle navi. Noto per il suo temperamento aggressivo e determinato, partecipò a importanti operazioni nel Mediterraneo orientale, tra cui la vittoria nella battaglia navale nelle acque di Paro del 1651 e il blocco dei Dardanelli.

La sua impresa più celebre risale al maggio del 1654, quando, durante un violento scontro con la flotta ottomana ai Dardanelli, condusse la propria nave fuori dal fuoco nemico con una manovra disperata, nonostante i gravissimi danni riportati dall'imbarcazione e le ferite riportate in combattimento. Rientrato in patria nel 1654 con la reputazione di eroe di guerra, morì a Venezia pochi anni dopo, nel 1657.

Biografia

Nacque a Venezia nella ricca famiglia Dolfin, quarto figlio maschio di Nicolò di Piero del ramo di San Pantalon e di Elisabetta di Angelo Priuli. Intraprese la carriera navale diventando sopracomito nel 1644. Nel marzo del 1645 ricevette i primi finanziamenti dal Senato veneziano per l'ingaggio dei suoi uomini e, nel mese di aprile, gli venne affidato il comando del rimorchio di uno scafo da trasporto (arsile) diretto a Veglia.

Carriera militare

Giuseppe Dolfin
Patrizio veneziano
Stemma
Stemma
In carica22 aprile 1622 –
4 maggio 1657
TrattamentoNobil Homo
NascitaVenezia, 22 aprile 1622
MorteVenezia, 4 maggio 1657 (35 anni)
DinastiaDolfin
ReligioneCattolicesimo

La guerra di Candia (1649-1652)

L'inizio del lungo conflitto veneto-turco proiettò il Dolfin lontano dalla laguna per oltre un decennio. Eletto governatore straordinario delle galeazze nell'aprile 1649, il 3 marzo 1650 fu nominato secondo capitano delle navi.

Negli anni successivi operò nel Mediterraneo orientale in condizioni materiali precarie. Nel 1651, dalle acque dei Dardanelli e dell'isola di Standia (nei pressi di Candia), inviò diverse proteste al Senato lamentando la carenza di fondi, viveri e munizioni, nonché i ritardi nei rimborsi per le spese sostenute a titolo personale. Nello stesso anno gli fu affidata la difesa dell'isola di San Todaro presso La Canea, posizione che dovette abbandonare e demolire per l'estrema scarsità di rifornimenti.

Il 4 luglio 1651 partecipò alla battaglia navale di Paro sotto il comando del capitano generale da Mar Alvise Mocenigo. Durante lo scontro si distinse ponendo la sua squadra a protezione delle galere veneziane, riuscendo a catturare e affondare l'ammiraglia ottomana e a sconfiggere tre navi nemiche.

La battaglia dei Dardanelli (1654)

Nominato primo capitano delle navi il 20 settembre 1652, nel 1653 giunse a Candia portando aiuti agli assediati.

Il suo episodio bellico più celebre si verificò nel maggio 1654 durante la battaglia dei Dardanelli. Rimanendo isolato con la propria nave a causa della ritirata di altre unità e delle forti correnti marine, fu accerchiato da diverse navi ottomane e barbaresche. Nonostante i gravi danni riportati dall'imbarcazione (alberi spezzati, timone distrutto e vele stracciate) e le ferite riportate nello scontro, Delfin riuscì a farsi varco tra la flotta nemica a colpi di artiglieria, portando in salvo i superstiti e ricongiungendosi alla flotta veneta a Tinos.

Nelle sue relazioni al Senato sottolineò le ingenti perdite inflitte agli Ottomani, pur criticando aspramente l'atteggiamento rinunciatario di alcuni comandanti veneziani e la mancanza di adeguate provviste.

Ultimi anni e morte

A causa delle precarie condizioni di salute dovute alle ferite e al prolungato impegno bellico, nel novembre 1654 fu sostituito da Lazzaro Mocenigo e fece ritorno a Venezia, dove fu accolto come un eroe celebrate da poeti contemporanei come Gian Francesco Busenello e Nicolò Beregan.

Il 30 settembre 1656 fu eletto tra i sessanta membri della Zonta del Senato. Morì a Venezia il 4 maggio 1657, all'età di 35 anni.

Ascendenza

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Giuseppe "Iseppo" Dolfin Benedetto "Benetto" Dolfin  
 
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Pietro Dolfin  
Maria Contarini Dionigi Contarini  
 
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Nicolò Dolfin  
Giovanni Francesco Grimani …  
 
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Paolina Grimani  
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Giuseppe Dolfin  
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Angelo Priuli  
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Elisabetta "Isabetta" Priuli  
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Note

  1. ↑ Arthur Livingston, La vita veneziana nelle opere di Gian Francesco Busenello (PDF), Venezia, Officine Grafiche V. Callegar, 1913, p. 211.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 DOLFIN, Giuseppe - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 3 ottobre 2026.

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