| Giusi Bartolozzi | |
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| Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia | |
| Durata mandato | 4 aprile 2024 – 24 marzo 2026 |
| Predecessore | Alberto Rizzo |
| Successore | Antonio Mura |
| Deputata della Repubblica Italiana | |
| Durata mandato | 23 marzo 2018 – 12 ottobre 2022 |
| Legislatura | XVIII |
| Gruppo parlamentare | - Forza Italia-Berlusconi Presidente (fino al 27/07/2021) - Misto/Ni (dal 27/07/2021) |
| Coalizione | Centro-destra 2018 |
| Circoscrizione | Sicilia 1 |
| Incarichi parlamentari | |
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| Sito istituzionale | |
| Dati generali | |
| Partito politico | Indipendente di centro-destra (dal 2021) In precedenza: FI (2018-2021) |
| Titolo di studio | Laurea in giurisprudenza |
| Università | Luiss Guido Carli |
| Professione | Magistrata ordinaria e tributaria |
Giusi Bartolozzi, nata Giuseppa Lara Bartolozzi (Gela, 18 dicembre 1969), è una magistrata e politica italiana.
È stata deputato alla Camera dal 23 marzo 2018 al 12 ottobre 2022 per Forza Italia e membro del gabinetto del ministero della giustizia dal 2022 al 24 marzo 2026.
Nata a Gela (Caltanissetta), dov’è cresciuta in una famiglia di origine toscana, si è laureata in giurisprudenza alla Luiss Guido Carli di Roma, nel 1996 diventa avvocata presso il Foro di Roma. Entrata in magistratura nel 1999, dal 2002 ha esercitato la professione di giudice al tribunale di Gela, e dal 2009 al tribunale di Palermo. Dal 2013 è alla Corte d'appello di Roma, funzione a cui affianca anche quella di giudice presso la Commissione tributaria provinciale.
È sposata dal 2025 con Gaetano Armao, avvocato e politico, assessore nella giunta regionale della Sicilia presieduta da Raffaele Lombardo dal 29 maggio 2009 al 29 ottobre 2012, vicepresidente della Regione Siciliana dal 29 novembre 2017 al 10 novembre 2022 in quella guidata da Nello Musumeci e candidato non eletto alla presidenza della Regione Siciliana per Azione - Italia Viva nelle elezioni del 2022. Ha un figlio[senza fonte].
Alle elezioni politiche del 2018 viene candidata alla Camera dei deputati, come capolista di Forza Italia nel collegio plurinominale Sicilia 1 - 03 (dopo che venne presentata a Silvio Berlusconi dal coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia Gianfranco Miccichè), risultando eletta deputata e mettendosi in aspettativa dalla magistratura. Nel corso della XVIII legislatura è stata membro e segretaria della 2ª Commissione Giustizia, oltreché presidente della Sezione bicamerale di Amicizia UIP Italia-Iraq[senza fonte], componente della Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo, Giunta delle elezioni, della Commissione giurisdizionale per il personale, della Commissione parlamentare antimafia, di cui è anche coordinatrice del Comitato mafia appalti e corruzione[senza fonte], e della 1ª Commissione Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni, di cui ricoprì brevemente l'incarico di capogruppo per Forza Italia.
Successivamente iniziò a muoversi in contrasto con il partito regionale e con lo stesso Miccichè, contravvenendo alle direttive di Forza Italia su alcune elezioni locali; tant'è che il 4 novembre 2020, in un clima di crescente attrito, votò a favore, insieme ad altri quattro colleghi (Renata Polverini, Stefania Prestigiacomo, Elio Vito e Matteo Perego), del disegno di legge Zan sull'omotransfobia in dissenso dal proprio gruppo.
Il 27 luglio 2021 annuncia il suo voto contrario a un emendamento di Forza Italia sulla riforma del processo penale in discussione alla Camera (considerato da molti una sorta di legge ad personam a favore di Berlusconi), contro le indicazioni di partito, e lo stesso giorno lascia il gruppo parlamentare per passare al gruppo misto. Successivamente inizia a criticare duramente il governo Draghi, nello specifico sulla riforma della ministra della giustizia Marta Cartabia, avvicinandosi ad alcuni esponenti di Fratelli d’Italia (FdI), tra cui Andrea Delmastro Delle Vedove, con cui cominciò a costruire un rapporto che sarebbe poi diventato solidissimo.
Alle elezioni politiche anticipate del 2022 non si ricandida al Parlamento. Successivamente resta fuori ruolo dalla magistratura, in quanto nominata, grazie alle relazioni con FdI, vice-capo di gabinetto del Ministero della giustizia (MiG) guidato da Carlo Nordio. In tale ruolo ha spesso scavalcato il capo di gabinetto Alberto Rizzo e, col tempo, ha saputo guadagnarsi una elevata considerazione da parte di Nordio. Il ministro le avrebbe delegato anche faccende delicate senza darne conto a Rizzo, il quale spesso era costretto a chiedere alla sua vice il resoconto di alcune riunioni riservate.
Il 4 aprile 2024, dopo le dimissioni di Rizzo da capo di gabinetto, venne promossa da Nordio in tale incarico, nonostante alcune iniziali perplessità del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
In vista del referendum costituzionale del 2026 sulla riforma costituzionale Meloni-Nordio, si è schierata per il "Sì" e ha sostenuto la relativa campagna elettorale, dove finisce al centro di accese controversie per alcune sue dichiarazioni pubbliche a sostegno della riforma, in particolare la frase: "Votate SÌ così ci togliamo di mezzo la magistratura". Il 24 marzo 2026, all'indomani della sconfitta al referendum, viene fatta dimettere da capo di gabinetto del MiG. Successivamente rientra in magistratura.
Agli inizi di settembre 2025 viene indagata dalla procura di Roma, per l'inchiesta sul rilascio di Usāma al-Maṣrī Nağīm (arrestato dalla DIGOS a seguito di un mandato di cattura della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità), con l'accusa di falsa testimonianza. Secondo l'accusa la Bartolozzi, interrogata dai pubblici ministeri del Tribunale dei ministri, avrebbe fornito consapevolmente delle informazioni infondate su almeno quattro aspetti della vicenda.
Il 2 aprile 2026 la procura formalizza la richiesta di rinvio a giudizio.