Graptopetalum marginatum Kimnach & Moran, 2002 è una pianta succulenta appartenente alla famiglia delle Crassulacee, endemica del Messico.
L'epiteto Graptopetalum è un nome composto da due termini derivanti dal greco antico γραπτός?, graptós ("dipinto") e πέταλον, pétalon ("foglia, petalo"), che vuole evidenziare la caratteristica di avere petali segnati o macchiati di rosso, comune alle specie che appartengono al genere.
L'epiteto che identifica la specie nel genere, marginatum, proviene dal latino marginatus, "dotato di margine", participio perfetto del verbo margĭno, "fornire o dotare di margine", in uso in botanica e micologia per indentificare la presenza di variazioni nel colore, nella struttura o nello spessore di un tessuto in prossimità del bordo di un organo. In questo casi, si intende fare riferimento al margine di colore bianco presente sulle foglie della pianta.
Pianta succulenta perenne, con crescita a cespo, con caule corto, al più di 3 cm. Come nelle altre specie del genere Graptopetalum, le foglie si raggruppano in rosette, in questo caso singola e di forma emisferica. Nel caso di G. marginatum, le rosette basali si compongono di 30-40 foglie e possono raggiungere un diametro compreso tra 10 e 14 cm.
Le foglie sono carnose, di forma obovata-spatolata, e terminano in modo acuminato, con un mucrone, seguito da un'arista, entrambi di colore bianco. Possono raggiungere una lunghezza di 5-6,5 cm, una larghezza di 2-3 cm e uno spessore di 3-4 mm. La foglie sono di colore grigio-verde, con una caratteristica colorazione biancastra in corrispondenza del margine; se esposte per periodi prolungati alla luce solare diretta assumono una colorazione rossastra. Sono ricoperte da uno strato ceroso e risultano lisce e brillanti.
Gli steli fioriferi, da uno a quattro per pianta, si sviluppano dallo stelo, in prossimità della sommità della rosetta, in posizione laterale. Possono raggiungere i 20-30 cm di lunghezza; anche le brattee sono mucronate. Le infiorescenze sono cime scorpioidi, con 10-14 cincinni, di 5-6 fiori ciascun, per stelo.
I fiori sono pentameri, sono cioè organizzati in 5 parti. I sepali, eretti e di forma acuta, raggiungono i 3-5 mm di lunghezza. I petali, di 10-11 mm di lunghezza, sono anch'essi di forma acuti; la pagina superiore è color crema, con bande rosso-brune trasversali, che diventano più compatte nella metà distale. Inizialmente eretti, diventano reflessi con la maturazione del fiore; caratteristica condivisa dagli stami. Questi, in numero di 10, sono lunghi circa 8 mm. Il gineceo è più corto degli stami. Il fiore rilascia un odore simile a quello della muffa.
La specie è un endemismo messicano, individuata solo nello stato di Nayarit, nel Messico sudoccidentale. È presente sulle pendici del canyon scavato dal fiume Mololoa nella Fascia Vulcanica Trasversale tra una località panoramica nota come "El Mirador del Águila" (il belvedere dell'aquila) e il villaggio di Buenos Aires, nella municipalità di Tepic, parallelamente all'autostrada federale n. 15.
È presente in porzioni ombreggiate della foresta tropicale decidua, su rocce magmatiche, ad altitudini comprese tra 500 e 700 m, in presenza anche di muschi.
Nel 1993, il botanico tedesco Bernd Ullrich si recò in Messico per studiare l'Agave nayaritensis, nella municipalità di Tepic, nello stato di Nayarit, a circa 24 km dalla capitale, in una località panoramica nota come "El Mirador del Águila" (il belvedere dell'aquila), ad un'altitudine di 500 m. Su rocce magmatiche, in aree ombreggiate dagli alberi, Ullrich individuò sia la specie che cercava, sia una pianta che cresceva prossima ad essa, che raccolse. Ullrich trasmise i campioni raccolti a Myron Kimnach, che coltivò la specie osservandone la fioritura. Inoltre, Kimnach e Reid Moran contattarono Charles Glass affinché ispezionasse il sito. Glass nel 1997 fornì una breve descrizione dell'habitat nel quale la pianta prosperava, segnalando però l'esiguità della specie. Seguirono altre due ispezioni; José Antonio Machuca visitò il sito nel 2000, per accompagnarvi poi nell'aprile del 2001 i botanici Miguel Cházaro e Oscar Valencia, allora all'Università di Guadalajara. I tre trovarono le piante in fioritura, stilarono un elenco delle specie vegetali presenti e rilevarono la presenza della pianta in modo piuttosto diffuso, nei 2 km che separano il belvedere dal villaggio di Buenos Aires. Sulla base di tali informazioni, Kimnach e Moran descrissero la specie nel 2002, come Graptopetalum marginatum.
Nel 2012, Vyacheslav Byalt propose una revisione e un aggiornamento tassonomico del genere Graptopetalum. In tale circostanza, per la sola G. marginatum ha introdotto la serie Marginata, nel settore Graptopetalum del genere.