
Sayyid Aḥmad Hātif (in persiano هاتف اصفهانی; Esfahan, ... – Qom, 1783 o 1784) è stato un poeta persiano vissuto in età safavide durante i tumulti dovuti all'invasione afghana.
Fu uno dei maggiori esponenti del bāzgasht-i adabī ("ritorno letterario"), una corrente che auspicava un ritorno dei valori stilistici dell'antica poesia persiana, in contrasto con lo stile artificioso del sabk-e hendī ("stile indiano") che era assai diffuso nell'Iran safavide e nell'India persianofona.
Hatef Esfahani nacque in una famiglia di origini azere. A Esfahan, città dove nacque e trascorse gran parte della sua vita, ebbe come insegnante Moshtaq Esfahani, fondatore di un circolo letterario in cui entrò presto anche lui. Il giovane ebbe così l'opportunità di conoscere altre importanti figure letterarie come Sabahi Bigdili, Tabib Isfahani, Asheq Esfahani e Lutf Ali Beg Adhar, tutti poeti che si ispiravano allo stile Iraqi prendendo come modelli Saʿdi e Hafez. Anche Hatef Esfahani abbracciò questa corrente e ne fu uno dei più significativi esponenti.
Trascorse gli ultimi anni di vita a Kashan e poi a Qom, dove morì.
Di Hatef Esfahani si conoscono appena duemila versi circa, ma la sua opera è variegata. È sopravvissuto un suo diwan contenente novanta ghazal, cinque tarjīʿ-band, otto qaside, nove qit'a, due muṭāyiba (poesie satiriche), quarantacinque mādda-ye tārīkh (cronogrammi), trentasei rubaʿi (quartine) e tre qaside in arabo.
I suoi versi più noti appartengono a un tarjīʿ-band di cinque strofe più una stanza ripetuta incentrati sull'unicità di Dio. Nell'Ottocento questo tarjīʿ-band venne tradotto in diverse lingue in Europa (in francese da Joseph Marie Jouannin e Charles Defrémery, in tedesco da Ottokar Maria Schlechta von Wschehrd e in inglese da Edward Granville Browne). In italiano Alessandro Bausani nel ha tradotto la prima strofa, mentre nel 2024 è apparsa la prima traduzione integrale di Carlo Saccone.
Le cronache persiane elogiano il misticismo di Hatef Esfahani e la sua abilità nel comporre poesie in arabo, per quanto ne siano pervenute solo tre. I suoi ghazal si ispirano a quelli di Saʿdi e Hafez e includono figure retoriche come l'istiqbāl (l'adozione del metro e del ritmo della poesia originale) e il taẓmīn (la citazione diretta di un verso di un'altra poesia).
La prima litografia del Diwan di Hatef Esfahani apparve nel 1899, cui seguì la prima edizione stampata nel 1928 con prefazione di Gholamreza Rashid-Yasemi, piena di errori ed imprecisioni. L'opera venne ripubblicata da Vahid Dasgardi nel 1933 con prefazione di Abbas Eqbal Ashtiani, e nel 1994 seguì la seconda ristampa. Nel 1992 uscì un'edizione di Muhammad 'Alidust con prefazione di Mahmdud Shahrukhi. In generale, tutte queste edizioni contengono nella parte finale alcuni versi della figlia del poeta, nota come Bigam (takhallus Rushha, morta nel 1815) e considerata una delle più grandi poetesse iraniane, nonché l'unica donna iraniana che ebbe come poeti suo padre, suo marito (Mirzā ʿAlī Akbar, chiamato anche Naṣrī), suo fratello (Siʿāb Isfahani) e suo figlio (Mirzā Aḥmad, chiamato anche Kushta).
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