| Kāshān città | |
|---|---|
| کاشان | |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Provincia | Esfahan |
| Shahrestān | Kashan |
| Circoscrizione | Centrale |
| Territorio | |
| Coordinate | 33°59′17″N 51°26′33″E |
| Altitudine | 942 m s.l.m. |
| Superficie | 21 km² |
| Abitanti | 248 789 (2006) |
| Densità | 11 847,1 ab./km² |
| Altre informazioni | |
| Prefisso | 0361 |
| Fuso orario | UTC+3:30 |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Kāshān (in persiano کاشان) è il capoluogo dello shahrestān di Kashan, circoscrizione Centrale, nella Provincia di Esfahan. Aveva, nel 2006, 248.789 abitanti. È la prima di una serie di grandi oasi lungo la strada che porta da Qom a Kerman al margine dei grandi deserti centrali dell'Iran.
Tra le diverse ipotesi circa l'etimologia del nome Kashan prevale quella secondo cui il termine deriverebbe dalle piastrelle smaltate e dipinte chiamate kashi, tipiche della zona.
I rinvenimenti archeologici sulle collinette di Tepe Siyalk (Tappeh Sialk, تپه سیلک, in farsi), 4 km ad ovest di Kashan, rivelano come questa sia stata una delle primarie zone di civilizzazione nella preistoria e i reperti la fanno risalire a 8000 anni fa. I primi scavi risalgono al 1936/37 ad opera dell'archeologo francese Roman Ghirshman e proseguono tuttora. Manufatti del sito si trovano al Louvre, al Metropolitan Museum di New York e al Museo nazionale dell'Iran a Teheran. Kashan risale al periodo elamico e nei sobborghi si erge ancora una ziggurat che risulta essere più antica di quella di Ur.
Non si hanno molte notizie circa il periodo achemenide, mentre i rinvenimenti di epoca sasanide come il Tempio del Fuoco di Niasar suggeriscono che a quei tempi Kashan fosse cresciuta notevolmente.
Diverse calamità e invasioni straniere modificarono radicalmente l'assetto cittadino, come l'invasione araba e una serie di terremoti dei quali si ricorda in particolare quello del 927 d.C. Kashan riacquisì il suo splendore sotto i Selgiuchidi, che diedero grande sviluppo alla produzione di piastrelle.
Dopo l'invasione mongola la città seppe riprendersi sotto l'Ilkhanato sino a raggiungere l'apice del suo splendore con i Safavidi i quali, nonostante avessero scelto Esfahan come loro capitale, non mancarono di risiedere anche a Kashan.
In generale la città occupò sempre un posto di rilievo tra le varie rotte commerciali.
Il terremoto del 1778 rase al suolo la città e gli edifici safavidi, provocando 8.000 vittime, ma Kashan si è rinnovata ed è oggi un punto focale d'attrazione turistica con le sue case storiche del XVIII e XIX secolo, esempi di architettura residenziale persiana tradizionale e dell'estetica qajar.

Kashan è nota per la tradizionale tecnica di lavorazione della ceramica, di cui hanno beneficiato i palazzi e i luoghi di culto dell'Iran e del resto del mondo islamico, e per la produzione di tappeti tessuti a telaio con lane pregiate miste a seta e fili dorati e argentati, una tradizione avviatasi tra il XV e il XVI secolo sotto Scià ʿAbbās I il Grande. Il tappeto Kashan è riconoscibile per via di un medaglione centrale con motivi concentrici in cui si riconoscono piccole palme, rami, fiori e foglie, ma anche piante, uccelli, figure umane e animali. I tipici colori impiegati sono il rosso, il blu e il beige.
Altro prodotto di punta della zona è l'acqua di rose prodotta con i fiori raccolti nella vicina Qamsar.
| Controllo di autorità | GND (DE) 4110031-1 · BNF (FR) cb15619997z (data) |
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