Himalaya orientale

Rappresentazione geografica dell'Himalaya orientale

L'Himalaya orientale costituisce il settore orientale della catena dell'Himalaya. In senso geografico e geologico comprende generalmente l'Himalaya del Nepal orientale, il Sikkim e l'area di Darjeeling, il Bhutan, l'Arunachal Pradesh e le regioni adiacenti del Tibet meridionale, terminando a est presso la sintassi himalayana orientale, nella regione del Namcha Barwa, dove la catena piega bruscamente verso sud attorno alla grande ansa dello Yarlung Tsangpo.

In ambito biogeografico e conservazionistico l'espressione «Himalaya orientale» è stata utilizzata anche per una regione più vasta comprendente, a seconda delle classificazioni adottate, il Bhutan, il Nepal centrale e orientale e gran parte dell'India nord-orientale. Il territorio costituisce una delle regioni biologicamente più ricche dell'Asia e si trova all'incontro tra elementi floristici e faunistici paleartici e indomalesi. La grande escursione altitudinale, la complessità topografica e la forte influenza del monsone dell'Asia meridionale hanno favorito la presenza di un'eccezionale diversità di ecosistemi e specie.

Geografia

La delimitazione dell'Himalaya orientale varia a seconda dei criteri geografici, geologici o biogeografici utilizzati. Nella letteratura geologica il settore comprende generalmente circa 1 200 km dell'arco himalayano dall'est del Nepal attraverso il Sikkim, il Bhutan e l'Arunachal Pradesh fino alla regione del Namcha Barwa, includendo a nord parte del Tibet meridionale e a sud l'avanfossa pedemontana.

Procedendo da ovest verso est si distinguono il settore himalayano del Nepal orientale, l'Himalaya del Sikkim e di Darjeeling, l'Himalaya bhutanese e quello dell'Arunachal Pradesh. L'estremità orientale della catena è caratterizzata dalla sintassi del Namcha Barwa, una grande curvatura strutturale nella quale l'orientamento dell'orogene passa dalla prevalente direzione est-ovest a una direzione approssimativamente nord-sud.

Tra le maggiori culminazioni del settore occidentale si trova il Kangchenjunga, alto 8586, situato al confine tra Nepal e Sikkim e terza montagna più elevata della Terra. Più a est, il Bhutan e l'Arunachal Pradesh comprendono numerose cime superiori ai 6000 e 7000, mentre il Namcha Barwa, nel Tibet sud-orientale, raggiunge i 7782 e domina la grande gola dello Yarlung Tsangpo.

Il sistema montuoso è inciso da numerosi corsi d'acqua appartenenti soprattutto al bacino del Brahmaputra. Lo Yarlung Tsangpo scorre da ovest a est attraverso il Tibet meridionale prima di aggirare il massiccio del Namcha Barwa, piegare verso sud ed entrare nell'Arunachal Pradesh, dove prende il nome di Siang e successivamente di Brahmaputra. Più a occidente, fiumi come il Tista, il Manas e numerosi tributari himalayani incidono profondamente il rilievo e contribuiscono all'intensa erosione della catena.

La regione presenta una delle più marcate escursioni altitudinali del pianeta: dalle pianure pedemontane e dalle valli subtropicali situate a poche centinaia di metri sul livello del mare si passa, nell'arco di distanze relativamente brevi, alle cime innevate dell'Himalaya maggiore. Tale gradiente è alla base di una straordinaria successione di ambienti climatici e vegetazionali.

Geologia

Struttura geologica

L'Himalaya orientale fa parte dell'orogene himalayano, formatosi in seguito alla collisione tra la placca indiana e la placca euroasiatica. La convergenza, iniziata nel Cenozoico dopo la chiusura della Tetide, continua tuttora ed è responsabile del sollevamento della catena, della deformazione crostale e dell'intensa attività sismica della regione.

Come in altri settori dell'Himalaya, nell'Himalaya orientale sono riconoscibili diverse grandi unità tettonostratigrafiche disposte approssimativamente da sud a nord: i Siwalik, o Sub-Himalaya, la successione dell'Himalaya minore, la successione dell'Himalaya maggiore e la successione sedimentaria tetidea. Queste unità sono separate da alcuni dei principali sistemi di faglie inverse dell'orogene, tra cui l'Himalayan Frontal Thrust, il Main Boundary Thrust e il Main Central Thrust.

I Siwalik sono costituiti principalmente da sedimenti continentali deposti dal Miocene medio al Pleistocene nell'avanfossa formatasi a sud dell'orogene. Più a nord affiorano rocce sedimentarie e metamorfiche più antiche dell'Himalaya minore, mentre l'Himalaya maggiore è costituito in gran parte da rocce metamorfiche di alto grado e da ortogneiss, localmente associati a intrusioni formatesi durante l'orogenesi.

Sebbene le principali unità strutturali possano essere seguite dal Sikkim attraverso il Bhutan fino all'Arunachal Pradesh, la geometria delle strutture, l'entità dell'accorciamento crostale e i tassi di esumazione variano considerevolmente lungo la catena.

Tettonica e sismicità

La convergenza tra India ed Eurasia è ancora attiva. Nell'Himalaya orientale una parte significativa del movimento relativo viene assorbita lungo il Main Himalayan Thrust, la grande superficie di sovrascorrimento sulla quale la placca indiana si insinua al di sotto dell'orogene himalayano e del Tibet. Le stime geodetiche indicano nella regione una convergenza dell'ordine di circa 18–20 mm all'anno.

Oltre alle grandi strutture parallele all'orogene sono presenti numerose faglie trasversali, alcune delle quali svolgono un ruolo importante nella distribuzione della deformazione e della sismicità. La regione è stata interessata da numerosi terremoti distruttivi, tra cui il terremoto dell'Assam del 1950, uno dei più potenti eventi sismici continentali registrati strumentalmente.

Particolarmente complessa è la sintassi himalayana orientale, detta anche sintassi del Namcha Barwa, presso l'estremità orientale dell'arco. In questa zona le strutture dell'Himalaya curvano attorno al margine nord-orientale della placca indiana e sono associate a rapidi processi di deformazione, erosione ed esumazione delle rocce profonde.

Clima

Il clima dell'Himalaya orientale è fortemente influenzato dal monsone dell'Asia meridionale, che convoglia masse d'aria umida dall'Oceano Indiano e dal golfo del Bengala verso il versante meridionale della catena soprattutto tra giugno e settembre. La disposizione dei rilievi determina un'intensa precipitazione orografica, rendendo nel complesso l'Himalaya orientale più umido di quello occidentale.

Le condizioni climatiche variano tuttavia profondamente in funzione della quota, dell'esposizione dei versanti e della posizione geografica. Le zone pedemontane meridionali presentano climi tropicali o subtropicali caldi e molto umidi, mentre salendo di quota si incontrano climi temperati, subalpini e infine alpini e nivali.

Le precipitazioni sono particolarmente abbondanti sui versanti meridionali esposti ai venti monsonici, ma mostrano forti variazioni spaziali. Le aree poste in ombra pluviometrica, soprattutto a nord della principale barriera montuosa, sono considerevolmente più aride. Non è pertanto possibile attribuire all'intero Himalaya orientale un unico valore medio significativo delle precipitazioni.

Con l'aumentare dell'altitudine la temperatura diminuisce rapidamente e le precipitazioni invernali cadono sempre più frequentemente sotto forma di neve. Alle quote maggiori sono presenti ghiacciai, nevai permanenti e vaste superfici rocciose prive di vegetazione.

Ambienti naturali

L'enorme gradiente altitudinale dell'Himalaya orientale determina una successione particolarmente complessa di fasce vegetazionali. Dalle pianure pedemontane verso le maggiori quote si incontrano foreste tropicali e subtropicali, foreste temperate di latifoglie, foreste di conifere, formazioni subalpine, arbusteti e praterie alpine, fino agli ambienti nivali delle quote più elevate.

Alle quote inferiori, soprattutto sui versanti meridionali fortemente influenzati dal monsone, si sviluppano foreste tropicali e subtropicali molto umide. A quote intermedie sono comuni foreste di querce, magnolie, lauracee e altre latifoglie sempreverdi o decidue, alle quali si associano vaste formazioni di rododendri. Più in alto prevalgono conifere quali abeti, pecci, tsughe, pini e ginepri, mentre oltre il limite degli alberi dominano arbusteti, praterie alpine, pietraie e ambienti glaciali.

La composizione degli ecosistemi varia notevolmente da ovest a est e tra i versanti settentrionali e meridionali, riflettendo la posizione della regione alla transizione tra il dominio paleartico e quello indomalese.

Biodiversità

Meconopsis gakyidiana, specie dell'Himalaya orientale e fiore nazionale del Bhutan

L'Himalaya orientale è uno dei principali centri di biodiversità dell'Asia. La ricchezza biologica è favorita dall'interazione tra la grande varietà altitudinale, l'elevata piovosità, la complessità topografica e la posizione biogeografica della regione.

Per l'insieme dell'hotspot dell'Himalaya sono state censite circa 10 000 specie di piante, delle quali più di 3 000 endemiche, circa 300 specie di mammiferi, quasi 980 specie di uccelli, almeno 175 rettili, 105 anfibi e circa 270 pesci d'acqua dolce. Le cifre riferite specificamente all'Himalaya orientale variano in funzione della delimitazione geografica adottata.

Tra i grandi mammiferi presenti nella regione figurano il leopardo delle nevi (Panthera uncia) nelle zone alpine e subalpine, il panda rosso (Ailurus fulgens) nelle foreste temperate, il takin (Budorcas taxicolor), il leopardo nebuloso (Neofelis nebulosa), la tigre (Panthera tigris) e l'elefante asiatico (Elephas maximus) alle quote inferiori.

Nelle pianure alluvionali poste ai piedi dell'Himalaya vivono inoltre importanti popolazioni di rinoceronte indiano (Rhinoceros unicornis), bufalo d'acqua selvatico (Bubalus arnee) e cervo di Duvaucel (Rucervus duvaucelii). Gli habitat forestali ospitano numerosi primati, tra cui il langur dorato (Trachypithecus geei), varie specie di macaco e l'hulok occidentale (Hoolock hoolock).

L'avifauna è altrettanto diversificata e comprende numerosi fagiani, rapaci, buceri e passeriformi forestali. Tra le specie di particolare interesse conservazionistico figurano l'airone imperiale (Ardea insignis) e l'anatra alibianche (Asarcornis scutulata).

Anche le zone umide d'alta quota presentano un notevole valore biologico. Nel Sikkim, laghi, paludi e torbiere alpine e subalpine ospitano comunità vegetali e animali adattate a condizioni climatiche estreme e costituiscono importanti aree di alimentazione e sosta per gli uccelli migratori.

Flora

La flora dell'Himalaya orientale comprende elementi tropicali, temperati e alpini. Particolarmente ricchi di specie sono generi quali Rhododendron, Primula, Meconopsis e numerose orchidee. La regione rappresenta inoltre un'importante zona di diversificazione e incontro tra flore provenienti dalla regione sino-himalayana e dal subcontinente indiano.

Meconopsis gakyidiana, una specie di papavero blu distribuita nel Bhutan orientale, nell'Arunachal Pradesh occidentale e nel Tibet meridionale, è il fiore nazionale del Bhutan. La specie venne descritta scientificamente nel 2017; le popolazioni erano state in precedenza attribuite a Meconopsis grandis.

Presenza umana e agricoltura

L'Himalaya orientale presenta una notevole diversità culturale, con numerosi gruppi etnici e linguistici le cui comunità hanno sviluppato sistemi di utilizzazione delle risorse adattati alle diverse condizioni ambientali della regione.

L'agricoltura varia fortemente con la quota e il clima. Nelle valli e sui pendii montani sono diffuse le coltivazioni terrazzate, che permettono di limitare l'erosione e sfruttare terreni molto acclivi. Nelle aree subtropicali vengono coltivati, tra gli altri, riso, mais e miglio, mentre a quote maggiori assumono maggiore importanza orzo, grano saraceno e patate.

In alcune parti dell'India nord-orientale è tradizionalmente praticata l'agricoltura itinerante, nota localmente come jhum. Le modalità di gestione del territorio variano tuttavia considerevolmente tra le diverse popolazioni e non possono essere ricondotte a un unico sistema economico.

Le comunità rurali fanno inoltre largo uso di specie vegetali selvatiche e semidomesticate per l'alimentazione, la medicina tradizionale, il foraggio, il combustibile e altri impieghi. Le conoscenze etnobiologiche locali sono considerate una componente importante delle strategie di conservazione della biodiversità nella regione.

Conservazione

Un trogone di Ward (Harpactes wardi) nell'Himalaya orientale

La biodiversità dell'Himalaya orientale è minacciata dalla perdita e dalla frammentazione dell'habitat, dal prelievo non sostenibile delle risorse naturali, dalla costruzione di infrastrutture, dall'espansione agricola e dagli effetti del cambiamento climatico.

La posizione della regione lungo numerosi confini internazionali rende particolarmente importante la cooperazione transfrontaliera. Diverse iniziative di conservazione mirano pertanto a mantenere o ripristinare la connettività tra le aree protette, soprattutto per specie che occupano territori molto vasti, come tigri, elefanti, leopardi delle nevi e panda rossi.

Il riscaldamento climatico costituisce un'ulteriore pressione sugli ecosistemi montani. Le variazioni di temperatura e precipitazioni possono modificare la distribuzione altitudinale delle specie e degli habitat, mentre i cambiamenti nella criosfera influenzano ghiacciai, copertura nevosa, regime idrologico e disponibilità d'acqua a valle.

Note

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Bibliografia

Voci correlate

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