Il IX Congresso sionista si svolse ad Amburgo, nell'allora Impero tedesco, dal 26 al 30 dicembre 1909. Fu il primo congresso sionista organizzato in Germania.

Al centro dei lavori vi furono i rapporti con l'Impero ottomano, il contrasto fra le diverse strategie del movimento e lo sviluppo dell'insediamento ebraico in Palestina.
La rivoluzione dei Giovani Turchi del 1908 aveva suscitato nel movimento aspettative di un cambiamento dell'atteggiamento delle autorità ottomane verso il sionismo. Durante il congresso, David Wolffsohn e Max Nordau espressero la speranza che il nuovo contesto politico consentisse progressi nell'attività sionista in Palestina, ancora soggetta al dominio ottomano.
Il congresso vide una forte opposizione alla direzione di Wolffsohn. Fra i principali esponenti critici figuravano Menahem Ussishkin, Chaim Weizmann e Nahum Sokolow, sostenuti anche dai rappresentanti del movimento operaio ebraico in Palestina.
I sostenitori del sionismo pratico rimproveravano alla dirigenza di privilegiare l'attività diplomatica e di valutare i progetti d'insediamento soprattutto secondo criteri di redditività economica. Chiedevano invece un maggiore impegno nello sviluppo concreto delle comunità ebraiche in Palestina.
Il congresso approvò l'avvio di un esperimento d'insediamento cooperativo secondo il progetto dell'economista e sociologo Franz Oppenheimer. La decisione rappresentò una concessione alle richieste dei sionisti pratici, di Poale Zion e dei rappresentanti dei lavoratori ebrei della Palestina.
Nonostante le critiche, Wolffsohn fu confermato alla presidenza dell'Organizzazione sionista e alla guida dell'esecutivo, del quale facevano parte anche Otto Warburg e Jacobus Kann.
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