Spahbod o spāhbed (in persiano moderno سپهبد, sepahbod; nella forma arabizzata ispahbadh, in persiano اسپهبذ) è un titolo militare iranico che significa «comandante dell'esercito», composto da spāh («esercito») e bed («signore, capo»). Usato già in età partica, è noto soprattutto come grado dell'esercito dell'Impero sasanide, nel quale il comandante supremo delle forze armate portava il titolo di Ērān-spāhbed. Dopo la conquista islamica della Persia sopravvisse come titolo sovrano delle dinastie locali del Tabaristan, e nel XX secolo fu ripreso dalla dinastia Pahlavi come grado dell'esercito iraniano.
La forma antico-persiana del titolo è ricostruita come *spādapati (da *spāda-, «esercito», e *pati-, «capo»), ma la sua attestazione in età achemenide è incerta. In età partica il titolo sembra essere stato ereditario in una delle sette grandi casate della nobiltà. I Sasanidi lo mantennero: è attestato in iscrizioni del III secolo, in medio-persiano come spāhbed e in partico come (a)spāẟbed.
Fino all'inizio del VI secolo vi era un solo titolare, l'Ērān-spāhbed, una sorta di generalissimo che, secondo lo storico musulmano del IX secolo al-Ya'qubi, occupava il quinto posto nella gerarchia di corte. Il termine siriaco astabed, con cui le fonti indicano alcuni negoziatori persiani durante la guerra anastasiana (502–506), è stato interpretato come il nome di un nuovo ufficio, ma è probabilmente una forma corrotta di spāhbed o di aspbed («capo della cavalleria»).
Per ridurre il potere del generalissimo, Cosroe I (r. 531–579), forse riprendendo un progetto del padre Kavad I, divise l'ufficio in quattro comandi regionali (kust), corrispondenti ai punti cardinali: l'Est (Khorasan), il Sud (Nēmrōz), l'Ovest (Khwarbārān) e il Nord, chiamato Ādurbādagān dal nome dell'Azerbaigian per le connotazioni negative associate al settentrione. Poiché la riforma era nota solo da fonti letterarie tarde, la sua storicità era stata messa in dubbio; tredici sigilli scoperti di recente, con i nomi di otto spāhbed dei regni di Cosroe I e di Ormisda IV e forse di Cosroe II, ne hanno fornito una conferma contemporanea.
| Nome | Comando | Re | Famiglia | Altri titoli |
|---|---|---|---|---|
| Chihr-Burzēn (Simah-i Burzin) | Est | Cosroe I | Kārin | |
| Dād-Burzēn-Mihr (Wuzurgmihr) | Est | Ormisda IV | Kārin | aspbed ī pahlav |
| Wahrām Ādurmāh (Bahram-i Mah Adhar) | Sud | Cosroe I e Ormisda IV | ignota | šahr-hazāruft (sotto Ormisda IV), nēwānbed, šābestān |
| Wēh-Šāpūr | Sud | Cosroe I | ignota | aspbed ī pārsīg |
| Pīrag | Sud | Cosroe II | Mihrān | šahrwarāz |
| Wistakhm (Vistahm) | Ovest | Ormisda IV e Cosroe II | Ispahbudhān | hazārbed |
| Gōrgōn o Gōrgēn (Golon Mihran) | Nord | Cosroe I | Mihrān | |
| Sēd-hōš (?) | Nord | Cosroe I | Mihrān | šahr-aspbed |
L'ufficio era spesso cumulato con altri titoli, come šahrwarāz («cinghiale dell'impero»), che le fonti più tarde trattano talvolta come nomi propri, e veniva confuso con gradi provinciali inferiori come marzbān e pāygōsbān: per questo gli altri titolari sono difficili da identificare.

Durante la conquista islamica lo spāhbed del Khorasan si ritirò a quanto pare sulle montagne del Tabaristan, dove invitò a rifugiarsi l'ultimo re sasanide, Yazdgard III, che rifiutò e fu ucciso nel 651. Come altri governanti locali, lo spāhbed venne a patti con gli Arabi, conservando di fatto l'indipendenza in cambio di un tributo annuo. Nacque così la dinastia dei Dabuyidi, che governò il Tabaristan fino alla conquista abbaside del 759–761: i suoi sovrani coniarono monete con legende in pahlavi, con un computo degli anni a partire dalla caduta dei Sasanidi nel 651, e si fregiarono del titolo di ispahbadh del Khorasan.
Il titolo fu usato anche da altre dinastie locali che rivendicavano una discendenza dall'età sasanide: i Karenidi, che si consideravano eredi dei Dabuyidi e governarono il Tabaristan centrale e occidentale fino all'839-840, e i Bavandidi delle montagne orientali, che sopravvissero fino a dopo la conquista mongola del XIII secolo. Lo usavano anche i Daylamiti, e in alcuni testi più tardi finì per indicare semplicemente un capo locale. Nel mondo islamico dei secoli X-XV si affermò anche il titolo equivalente di ispahsālār o sipahsālār.
Nel Khorasan il titolo sopravvisse fra i principi locali sogdiani: sono menzionati un ispahbadh di Balkh nel 709 e uno di Nasa, al-Ishkand, nel 737, e lo stesso titolo è usato per il re di Kabul all'inizio del IX secolo. Negli anni novanta dell'XI secolo compare come nome proprio di un comandante selgiuchide, Isfabadh ibn Sawtigin, che per qualche tempo controllò la Mecca.
Il titolo fu adottato anche in Armenia, dove lo sparapet, comandante in capo dell'esercito reale, era ereditario nella famiglia dei Mamikonian, e in Georgia, dove lo spaspet era invece un grado non ereditario, con funzioni anche civili; secondo le cronache georgiane fu istituito dal re Parnavaz I nel III secolo a.C. e sopravvisse fino all'annessione russa all'inizio dell'Ottocento. Forme del titolo sono attestate anche a Khotan, fra i Sogdiani e, come aspabedēs, nelle fonti greche.
Nel XX secolo la dinastia Pahlavi riprese il titolo, nella forma sepahbod, come grado dell'esercito iraniano equivalente a tenente generale, inferiore a quello di arteshbod (generale).