
Joseph Roth (Brody, 2 settembre 1894 – Parigi, 27 maggio 1939) è stato uno scrittore e giornalista austriaco. Grande cantore della finis Austriae, della dissoluzione dell'Impero austro-ungarico che aveva riunito popoli di origini disparate, con lingue, religioni, tradizioni diverse. Lui stesso era nato alla periferia dell'impero, nell'odierna Ucraina.
Roth ha più volte elaborato, anche con falsificazioni, la storia della sua famiglia. In realtà, nacque a Schwabendorf, località nei pressi del piccolo centro di Brody, in Galizia, alle estreme propaggini dell'Impero austro-ungarico, nei pressi di Lemberg (italiano Leopoli, polacco Lwów, ucraino L'viv), una zona con una fiorente cultura ebraica.
La madre, Maria Grübel, apparteneva ad una famiglia ebraica residente a Brody, il nonno era commerciante di tessuti, i cinque zii commerciavano in luppolo. Il padre, Nachum Roth, proveniva da un ambiente chassidico ortodosso. Al tempo del matrimonio (1892) era commerciante di cereali per una ditta di Amburgo, città dove egli si recava regolarmente. In un viaggio di ritorno, per il suo strano comportamento in treno, prima fu ricoverato in una casa di cura per malati mentali e poi, tramite dei parenti galiziani, affidato ad un rabbino "guaritore" russo-polacco, in casa del quale fu trovato da uno zio di Roth l'anno dopo. Joseph descrisse suo padre come un bell'uomo, sempre sorridente, ma del tutto incapace d'intendere e di volere.
Roth più tardi raccontò che in gioventù soffrì per la miseria, anche se le fotografie dell'epoca e i racconti dei suoi parenti raccontano di una condizione decorosa, tant'è che la madre aveva una cameriera, egli prese lezioni di violino e frequentò il ginnasio.
La posizione di sua madre era precaria: non era vedova, in quanto il marito era ancora vivo, ma non in condizioni di provvedere alla famiglia. Inoltre nell'ambiente ebraico ortodosso della Galizia, la pazzia era considerata un castigo di Dio, che pesava sull'intera famiglia e peggiorava le prospettive matrimoniali dei figli. Fu per questo motivo che in casa non si parlò mai della reale sorte del padre, ma si preferì diffondere la voce che Nachum Roth si fosse impiccato.
La madre visse in modo ritirato occupandosi del proprio padre fino alla sua morte nel 1907, ma soprattutto badando all'educazione del figlio, che cresceva amato e molto protetto. Nonostante ciò, col passare degli anni, il rapporto madre-figlio divenne sempre più difficile. Nel 1922 questa si ammalò di cancro dell'utero e fu operata a Leopoli, dove il figlio poté vederla solo brevemente l'ultima volta.

Dal 1901, all'età di sette anni, Roth frequentò la scuola commerciale fondata a Brody da un magnate e filantropo ebreo, il barone Maurice de Hirsch. Diversamente dalle scuole ortodosse chiamate cheder, non vi si tenevano solo lezioni di religione, ma, oltre all'ebraico e allo studio della Tōrāh, si studiavano il tedesco, il polacco e materie pratiche. Le lezioni si tenevano in tedesco.
Dal 1905 al 1913 Roth frequentò il Ginnasio Arciduca Rodolfo a Brody. Era un bravo studente, unico ebreo del suo anno e ottenne il diploma di maturità con la dicitura sub auspiciis imperatoris. Ai compagni di scuola dava l'impressione di essere riservato fino all'arroganza, un'impressione che si mantenne anche in seguito tra i suoi compagni all'Università di Vienna. In questo periodo si collocano i suoi primi lavori letterari (poesie).
Dopo la maturità, nel maggio 1913, Roth si trasferì a Leopoli, dove si iscrisse all'Università. Trovò alloggio presso lo zio materno Siegmund Grübel, ma presto si crearono tensioni tra il parente commerciante e l'aspirante scrittore. Per molti anni trovò un'amicizia materna in Hélène von Szajnoda-Schenk, una signora quasi sessantenne, malaticcia ma intellettualmente vivace e molto colta, che aveva affittato un appartamento nella casa dello zio. Roth strinse anche amicizia con le cugine Resia e Paula.
A Leopoli vi erano acute tensioni, non solo tra le varie nazionalità (all'università ci furono scontri tra studenti polacchi e ruteni), ma anche all'interno del mondo ebraico fra chassidismo, haskalah ("illuminismo ebraico") e il movimento sionista che stava diventando sempre più forte. A Brody l'anno di Roth era stato l'ultimo con lezioni in tedesco e all'Università di Leopoli dal 1871 il polacco era la lingua d'insegnamento. Questa può essere la ragione per cui Roth che vedeva la sua patria letteraria nella letteratura tedesca, decise di lasciare Leopoli e di iscriversi per il semestre estivo 1914 all'Università di Vienna. Non è ben chiaro che cosa abbia studiato a Leopoli; in ogni caso già nell'autunno 1913 aveva trascorso qualche tempo a Vienna, dove prese parte all'XI Congresso Sionista (2-9 settembre).
Dopo qualche mese in una piccola stanza a Leopoldstadt, si trasferì in un appartamentino insieme a sua madre, che era fuggita a Vienna prima dei disordini dell'inizio della guerra; in seguito li raggiunse la zia Rebekka. Nei primi tempi vissero in condizioni davvero misere: Roth non aveva redditi, sua madre percepiva un piccolo sussidio per i profughi e durante l'occupazione russa della Galizia gli aiuti dello zio Siegmund potevano arrivare solo sporadicamente.
Tuttavia egli si mostrava ottimista e cominciò con slancio lo studio della letteratura tedesca. Sostenne gli esami con ottimi risultati e si fece apprezzare dai professori. In seguito giudicò in modo negativo studenti e compagni di università.
Presto la sua condizione materiale migliorò, grazie a borse di studio e a qualche incarico come insegnante privato.
Per Roth la prima guerra mondiale fu un'esperienza traumatica, soprattutto per il conseguente crollo dell'Impero austro-ungarico. Diversamente dai più, all'inizio assunse una posizione pacifista, ma col tempo, dato che era stato valutato inabile al servizio militare, la sua posizione gli apparve vergognosa:
Il 31 maggio 1916 si arruolò e il 28 agosto iniziò l'addestramento come volontario per un anno. Il 21 novembre morì l'imperatore Francesco Giuseppe. Roth fece parte del cordone di soldati lungo il percorso del corteo funebre:
Interpretò la morte dell'imperatore ottantaseienne come la metafora del tramonto dell'impero asburgico, tema principale di almeno due sue opere: La marcia di Radetzky e La cripta dei cappuccini.
Invece di prendere servizio con i suoi commilitoni nel 21º Reggimento di fanteria, Roth fu mandato alla 32ª divisione in Galizia. Dal 1917 fino alla fine della guerra, fu assegnato al servizio stampa nella zona di Leopoli.
Dopo il conflitto dovette interrompere gli studi universitari per procurarsi di che vivere. A Vienna trovò dapprima un alloggio presso Leopold Weiss, cognato di suo zio Norbert Grübel, poi per breve tempo andò a Brody, restando coinvolto nel ritorno negli scontri tra militari polacchi, cecoslovacchi e ucraini.
Durante il servizio militare aveva cominciato a scrivere per i giornali Der Abend e Der Friede e suoi testi in poesia e in prosa erano apparsi nella rivista Österreichs Illustrierte Zeitung. Dal mese di aprile 1919 divenne redattore del giornale Der Neue Tag, al quale collaboravano anche Alfred Polgar, Anton Kuh ed Egon Erwin Kisch.
Alla fine di aprile del 1920 il Neue Tag sospese le pubblicazioni e Roth si trasferì a Berlino, dove ebbe difficoltà con il permesso di soggiorno, poiché i suoi documenti austriaci erano poco chiari e volutamente errati..
Presto comparvero suoi articoli in diversi giornali, tra cui la Neue Berliner Zeitung; dal gennaio 1921 lavorò principalmente per il Berliner Börsen-Courier.
Dal gennaio 1923 lavorò per alcuni anni come corrispondente culturale per il prestigioso giornale Frankfurter Zeitung. L'inflazione in Germania e in Austria lo indusse a spostarsi spesso tra Berlino e Vienna; scrisse, oltre che per la FZ, anche per la Wiener Sonn- und Montags-Zeitung, la Neue 8- Uhr-Blatt di Vienna, il Der Tag di Vienna, il Prager Tagblatt, nonché per Pester Lloyd di lingua tedesca a Budapest. Il suo primo romanzo (La tela di ragno) fu pubblicato a puntate a Vienna sull'Arbeiter-Zeitung, ma rimase incompiuto.

Il rapporto con la Frankfurter Zeitung ed il responsabile della redazione culturale non fu senza attriti, ma quando Roth nel maggio del 1925 decise di andarsene a Parigi, ne divenne il corrispondente. Deluso dalla città, gli fu chiesto di scrivere una serie di reportage. Visitò l'Unione Sovietica (settembre-dicembre 1926), l'Albania e la Jugoslavia (maggio-giugno 1927), la Saargebiet (autunno 1927), la Polonia (maggio-luglio 1928) e l'Italia (ottobre-novembre 1928).
Il 5 marzo 1922 Roth sposò a Vienna Friederike (Friedl) Reichler, conosciuta tre anni prima. Pur essendo una donna intelligente, non era adatta alla vita irrequieta e mondana al fianco di un giornalista di successo che viaggiava di frequente. Inoltre Roth dimostrò una gelosia quasi patologica.
Dal 1926 erano apparsi in Friedl i primi segni di una malattia mentale, che nel 1928 divenne evidente. Friedl dapprima fu ricoverata in casa di cura, poi, con l'assistenza di un'infermiera, si stabilì per un certo tempo da un amico di Roth. La malattia provocò nello scrittore una profonda crisi. Sperava in un miracolo, si incolpava della malattia e fu in questo periodo che cominciò a bere, soprattutto Pernod e la situazione finanziaria iniziò a peggiorare.
La sistemazione di Friedl presso i genitori non portò alcun miglioramento e, poiché la malattia si trasformò in una grave apatia, fu ricoverata dal 1930 in diverse cliniche a Vienna. Nel 1935 i suoi genitori si trasferirono in Palestina e Roth chiese il divorzio. Nel 1940 Friedl Roth fu mandata a Linz, ma non c'è traccia del suo arrivo e probabilmente fu vittima del programma di eutanasia dei nazisti. L'atto di morte porta come data il 15 luglio 1940.
Roth si liberò relativamente in fretta dal malessere provocatogli da quella situazione. Conobbe diverse donne con le quali ebbe relazioni di varia durata. Dapprima, per pochi mesi, l'attrice Sybil Rares; poi, per sei anni dal 1929, Andrea Manga Bell, di Amburgo, sposata infelicemente con Alexandre Douala Manga Bell, il "principe di Douala e Bonanyo" del Camerun, un tempo colonia tedesca. Ella manteneva i suoi figli con il lavoro di redattrice e Roth fu affascinato dalla sua autonomia e dalle origini esotiche (era figlia di una cubana di colore). Ben presto andarono a vivere insieme con i due bambini, ma col tempo si crearono attriti per i persistenti problemi finanziari, che Roth attribuiva alla famiglia di Andrea, ma la ragione più probabile della rottura fu la patologica gelosia di Roth.
All'inizio di luglio del 1936 fu invitato da Stefan Zweig a Ostenda, dove incontrò la scrittrice Irmgard Keun. Si misero assieme e convissero a Parigi dal 1936 al 1938. Entrambi bevevano molto; e anche questa relazione finì, secondo la Keun, per la gelosia di Roth.
Il 30 gennaio 1933, il giorno in cui Hitler divenne cancelliere del Reich, Roth lasciò la Germania. In una lettera a Stefan Zweig mostrò una sorprendente chiarezza di vedute ed un assoluto rifiuto del nazismo:
Sempre nel 1933, scrisse ancora a Stefan Zweig: La Germania è morta. È stata solo un sogno, apra gli occhi, la prego!. Il suo impegno contro l'ideologia nazionalista si spiega con il suo utopistico progetto che mirava al ritorno degli Asburgo a Vienna e anche con la sua critica al sionismo. In un articolo apparso il 6 luglio 1934 dal titolo Das Dritte Reich, die Filiale der Hölle auf Erden così definisce la Germania: Nessun corrispondente è in grado di descrivere un paese in cui, per la prima volta dalla creazione del mondo, sono in azione non soltanto anomalie fisiche, bensì anche metafisiche: mostruosi aborti infernali: storpi che corrono, [...] diavoli che si mordono la coda. È il settimo girone dell'inferno, la cui filiale sulla terra ha il titolo di Terzo Reich.
Presto anche i suoi libri furono dati alle fiamme e Roth ritornò a Parigi. Negli anni seguenti fece diversi viaggi, anche di alcuni mesi, nei Paesi Bassi, in Austria e in Polonia. Il viaggio in Polonia lo fece nel 1937 per tenere una serie di conferenze su invito del PEN club polacco. Nell'occasione fece una puntata a Leopoli, per visitare dei parenti. Dal mese di giugno 1934 al 1935 Roth, come molti altri emigranti, si trattenne sulla Costa Azzurra. Aveva affittato una casa a Nizza insieme ad Andrea Manga Bell, con Hermann Kesten e Heinrich Mann.
Diversamente da quanto accadde a molti altri scrittori emigrati, non solo rimase attivo, ma ebbe anche la possibilità di pubblicare le sue opere, soprattutto nei Paesi Bassi.

Negli ultimi anni la salute e la situazione economica peggiorarono e nel 1937 dovette lasciare l'Hotel Foyot, dove aveva vissuto per dieci anni, perché pericolante.
Il 23 maggio 1939 fu trasferito all'Ospedale Necker (l'ospizio dei poveri[senza fonte]), dopo uno svenimento al "Café Tournon" (presumibilmente in seguito alla notizia del suicidio di Ernst Toller). Il 27 maggio, abbandonato nelle mani di infermieri e medici negligenti, morì per una polmonite bilaterale non diagnosticata tempestivamente. L'esito fatale della malattia fu favorito da una crisi di delirium tremens.
Il 30 maggio non fu sepolto nel cimitero di Montmartre, come avrebbe desiderato, ma nel più periferico cimitero parigino di Thiais, a sud di Parigi. Su desiderio dell'unica lontana parente, Pauline Kulka, il funerale avvenne con un rito "cattolico annacquato", poiché non si poté trovare un certificato di battesimo di Roth. Durante il funerale si giunse quasi a uno scontro fra i gruppi molto eterogenei dei partecipanti: legittimisti austriaci, comunisti, ebrei ortodossi, preti cattolici, reclamavano il morto come proprio. Alla cerimonia partecipò anche Otto di Asburgo, che inviò il conte Franz Trautmannsdorff, il quale, gettando una zolla di
terra sulla tomba esclamò: Al fedele combattente della monarchia in nome di Sua Maestà Otto di Asburgo.
La tomba è nella sezione cattolica del cimitero. L'iscrizione su una rozza lastra di cemento diceva: Joseph Roth poète Autrichien MORT A PARIS EN EXIL 2.9.1894-27.5.1939, ma nel 1970 il Ministero dell'Istruzione austriaco la sostituì con una lapide, con scritta in oro, che indica il nome e la qualifica di Ecrivain Autrichien, sbagliando però la data di nascita (da 2.9 a 26.9).
Oggi a Brody una piccola lapide in ucraino e in tedesco ricorda il grande figlio della città.
Risulta difficile attribuire le opere di Roth a un orientamento certo o a un raggruppamento definito della letteratura contemporanea. Al massimo lo si collega con l'orientamento della "Nuova oggettività" (Neue Sachlichkeit), e questa attribuzione potrebbe anche essere adeguata per i primi romanzi. Flucht ohne Ende (Fuga senza fine) non solo ha il sottotitolo Ein Bericht (Un resoconto); nella prefazione l'autore afferma:
D'altronde è sempre Roth che in Schluß mit der „Neuen Sachlichkeit“ critica da un punto di vista giornalistico la mancanza di forma di una letteratura che vuole limitarsi ai "nudi fatti", mentre egli mette a confronto la "testimonianza" col "resoconto".
Rinfaccia alla "Nuova oggettività" di condizionare l'atteggiamento del lettore ingenuo:
Roth, da giornalista, conosce il lavoro che forma un resoconto da singole dichiarazioni; e da scrittore sa:
Ha un valore veramente di manifesto programmatico per la sua opera la frase:
Roth rappresentò qui anche la posizione degli "artigiani" del giornalismo. Era conosciuto dai contemporanei in primo luogo come giornalista, e lavori giornalistici compongono più di metà della sua opera. L'appartenenza di Roth alla "Nuova oggettività" - che era una reazione alla letteratura espressionistica dell'epoca di Weimar - spinge forse anche ad affermare che Roth non fu espressionista. Egli non prese parte alla sperimentazione linguistica dell'Espressionismo, anzi nei mezzi linguistici (padroneggiati con maestria) rimase tradizionale.
"Verità" e "giustizia" sono, in quanto attributi divini, concetti centrali della cultura ebraica. Roth si sentiva profondamente legato a questi valori. Roth viene considerato "fanatico della verità", perciò ci si irrita di fronte al Roth "mitomane" e "mistificatore".
Per esempio, egli raccontò delle durezze patite in prigionia, finché Egon Erwin Kisch con ricerche approfondite dimostrò che Roth non è mai stato prigioniero. Il personaggio di Franz Tunda in Fuga senza fine era stato in prigionia e Roth si era fuso col suo personaggio. Roth disse:
La "verità profonda" della sua autopresentazione si scontrò molte volte con la realtà:
A questo punto dovrebbe essere notato, che non è stato provato alcun caso in cui Roth abbia tratto vantaggi personali (forse anche materiali) dalle sue mistificazioni. Molte volte fu riconosciuto come più generoso di quanto i suoi stessi mezzi potessero consentirgli e pronto ad aiutare chi si trovava in difficoltà. Pure, la trasformazione poetica della biografia di Roth ha provocato una certa irritazione non solo negli amici e conoscenti, ma anche nei biografi dello scrittore.
Generalmente si rileva nel 1925/26 una trasformazione di Roth da socialista a monarchico. Come prova che fino a quel momento Roth fosse uno scrittore "socialista" o almeno "di sinistra" servono i suoi articoli di critica sociale degli anni precedenti. È comunque evidente che una disfunzione sociale non è per lui il punto di partenza per costruzioni teoriche o la prova di una teoria già formulata; Roth rimane nel concreto e si dimostra osservatore molto preciso.
Il fatto che alcuni articoli di Roth furono pubblicati nel giornale socialdemocratico «Vorwärts» con lo pseudonimo "Joseph il rosso"“ non fonda necessariamente una caratterizzazione del primo Roth come socialista.
Anche la sua appartenenza al "Gruppo 1925", un'associazione di scrittori di sinistra, non è una vera prova: Roth appare come firmatario delle risoluzioni del gruppo, ma non prese parte agli incontri.
Quanto a Roth "monarchico": nei primi lavori giornalistici Roth si era mostrato apertamente critico verso la monarchia. Questa posizione si trasformò in un'idealizzazione della monarchia asburgica, che certo non disconosceva né ignorava gli errori e le mancanze dello Stato austriaco realmente (non più) esistente, ma dipingeva in una trasfigurazione romantica l'utopia di un'Austria come sarebbe potuta o dovuta essere. Roth non era l'unico rappresentante di questa specifica nostalgia dell'Austria imperial-regia (k.u.k.): da Fritz von Herzmanovsky-Orlando ("Tarockanien") a Robert Musil ("Kakanien") alcuni scrittori lavorarono a trasferire l'Austria nel campo del mito e dell'utopia.
Per Roth questo cambiò con l'avanzare del Nazionalsocialismo. Egli vide nella monarchia e nella chiesa cattolica le uniche forze, a suo giudizio, capaci di opporre resistenza sufficiente alla "peste bruna", qualora potessero decidersi a questo. Di conseguenza, non solo rafforzò la propria autorappresentazione come ufficiale austriaco (naturalmente cattolico), bensì appoggiò concretamente la causa dei monarchici con articoli e attività politica.
Negli ultimi anni cercò un contatto con circoli legittimisti intorno al pretendente al trono Otto d'Asburgo e per suo incarico il 24 febbraio 1938 (pochi giorni prima dell'Anschluss) andò a Vienna con lo scopo di persuadere il cancelliere austriaco Kurt Schuschnigg a dimettersi in favore di Otto d'Asburgo. Il progetto forse non era così illusorio come appare a posteriori; in ogni caso Roth non ebbe successo: non riuscì a parlare con Schuschnigg e il ministro di Polizia di Vienna gli consigliò di tornare subito a Parigi.
In questi anni appaiono anche quelle opere di Roth al centro delle quali si trova il tramonto dell'Austria come metafora per la perdita della patria. A questo gruppo appartengono i grandi romanzi Radetzkymarsch (La marcia di Radetzy) (1932) e (collegato narrativamente a questo) Die Kapuzinergruft (La cripta dei cappuccini) (1938), così come il racconto Die Büste des Kaisers (Il busto dell'Imperatore) (1934). Nella prefazione alla pubblicazione anticipata di Radetzkymarsch nel Frankfurter Zeitung, scrive:
In una lettera scritta a Stefan Zweig il 6 aprile 1933 dall'Hotel Foyot a Parigi, una delle sue residenze abituali, scrive: [...] Io sono un anziano ufficiale austriaco. Amo l'Austria. Ritengo vile non dire oggi che è venuto il tempo di provare nostalgia per gli Asburgo. Voglio riavere la monarchia, e voglio dirlo.
Il tramonto dell'Austria come perdita della patria e la sua elaborazione da parte di Roth richiama l'attenzione sulla precoce perdita del padre. Questo sentimento di perdita e sradicamento viene visto però anche in altro modo, cioè come senso della vita degli Ebrei galiziani e degli Ebrei in genere, per esempio nel saggio Juden auf Wanderschaft (Ebrei erranti).
Roth, molto vicino alla fine, ha trasformato in direzione cattolica la nostalgia di un ritorno alla sicurezza (anche religiosa) della cultura ebraica dello "Shtetl" nella Legende vom Heiligen Trinker (La leggenda del santo bevitore), dove per miracolo e grazia divina il senzatetto ubriacone Andreas Kartak trova nella morte liberazione e ritorno a casa.
Intervenendo nella polemica tra Klaus Mann e Benn, parlando di sé dice: Forse è consentito affermare che chi scrive queste righe è un "reazionario", nient'affatto un seguace della " concezione razionalista" degli eventi storici e meno che mai un "marxista"
Come opere espressamente ebraiche o meglio prevalentemente interessate a tematiche ebraiche si possono considerare il racconto Der Leviathan (Il Leviatano) e il romanzo Hiob (Giobbe).
La ricezione di Roth ha subìto in Italia un itinerario paradossale: se i suoi romanzi apparvero già negli anni Trenta a breve distanza dall'edizione in lingua originale, altre opere apparvero, ma senza successo, nel secondo Dopoguerra e verso la metà degli anni Sessanta. Ancora nel 1964, nella presentazione della Milleduesima notte, edita da Vallecchi per iniziativa di Oreste Del Buono, si parlava di Roth come autore poco noto ai lettori italiani.
Solo dopo il celebre saggio di Claudio Magris Lontano da dove: Joseph Roth e la tradizione ebraico-orientale (Einaudi, 1971), e con la pubblicazione per l'editore Adelphi della Cripta dei Cappuccini nel 1974, che suscitò l'apprezzamento di una nuova generazione di lettori italiani, Roth conquistò finalmente un vasto pubblico e dignità tra i critici letterari.
Dal suo soggiorno in Italia nell'ottobre - novembre 1928, dove viene inviato dal quotidiano Frankfurter Zeitung per raccontare a lettori tedeschi il Paese di Mussolini, trasse quattro articoli: Incontro con la dittatura, Dittatura in vetrina, La polizia onnipotente, Il sindacato dei giornalisti. Gli articoli sono stati raccolti ne La quarta Italia, uscito nel 1995 (riediti nel 2013 per i tipi di Castelvecchi).
in tedesco:
in inglese:
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