| La buona figliuola | |
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| Titolo originale | La Cecchina, ossia La buona figliuola |
| Lingua originale | italiano |
| Genere | opera buffa |
| Musica | Niccolò Piccinni |
| Libretto | Carlo Goldoni (Testo su Librettidopera.it) |
| Fonti letterarie | Pamela, or Virtue Rewarded (Pamela, o la virtù ricompensata) romanzo di Samuel Richardson |
| Atti | tre |
| Epoca di composizione | 1759 |
| Prima rappr. | 6 febbraio 1760 |
| Teatro | Teatro delle Dame, Roma |
| Personaggi | |
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La buona figliuola - nota anche con il doppio titolo La Cecchina, ossia La buona figliuola- è un'opera buffa in tre atti musicato da Niccolò Piccinni su libretto di Carlo Goldoni, che utilizzò lo pseudonimo di Polisseno Fegejo.
Il libretto di Goldoni fu tratto dal romanzo Pamela, o la virtù ricompensata (Pamela, or Virtue Rewarded) di Samuel Richardson. Dai due romanzi del medesimo autore Goldoni aveva tratto le commedie Pamela nubile e Pamela maritata. Nel 1756 Egidio Romualdo Duni, che era stato maestro di Piccinni, aveva composto un melodramma giocoso dal titolo La buona figliola, col medesimo libretto. L'opera, rappresentata nel 1757 presso il Teatro Ducale di Parma, non ebbe successo.
Piccinni decise quindi di rielaborare il libretto della Buona figliuola: l'opera fu composta in soli diciotto giorni e debuttò il 6 febbraio 1760 al Teatro delle Dame di Roma. L'opera riscosse un grandioso successo, al punto che venne replicata senza sosta fino alla fine del XVIII secolo; La Buona Figliuola raggiunse una tale popolarità che, per un certo periodo, a Roma la moda veneziana veniva usualmente indicata come vestimento alla Cecchina. L'anno successivo Goldoni scrisse un seguito della vicenda, chiamato La buona figliuola maritata, anch'esso musicato da Piccinni. Il compositore in seguito produrrà altre opere su libretto di Goldoni o tratte da sue commedie, tra cui Le vicende della sorte.
La Buona Figliola raggiunse un buon successo anche fuori dall'Italia: il 19 maggio 1764 si tenne la prima della versione tedesca (Das gute Mädchen) ai Castelli di Laxenburg, con Gaetano Guadagni; il 25 novembre 1766 debuttò in italiano al His Majesty's Theatre di Londra, dove divenne talmente popolare da essere regolarmente rappresentata per i successivi nove anni. Fu riproposta il 7 dicembre 1778 all'Académie Royale de Musique di Parigi; nella stessa città, il 15 aprile 1779 fu presentata la versione in lingua francese del seguito, La bonne fille mariée. La Cecchina fu poi la prima opera buffa italiana a essere rappresentata davanti all'Imperatore della Cina. Il successo della Cecchina fu spesso al centro della querelle che vide contrapposto Piccinni a Christoph Willibald Gluck: i sostenitori del compositore barese ritenevano che il carattere giocoso dell'opera fosse dovuto alla sua grande maestria, mentre i detrattori dicevano che Piccinni fosse bravo a comporre solo opere buffe, e che non avrebbe mai raggiunto l'intensità drammatica del rivale.
Come molti lavori di Piccinni, La Buona Figliola cadde nell'oblio alla morte del compositore, pur senza scomparire mai del tutto: Giuseppe Verdi la conosceva e la considerava "la prima vera opera buffa". Per un suo recupero in tempi moderni si sarebbe dovuto attendere la Barocco renaissance del XX secolo. Nel 2026 l'opera, presentata col più noto titolo alternativo La Cecchina, apre la stagione d'opera e balletto del Teatro Petruzzelli, inaugurando il triennio di celebrazioni per il trecentenario dalla nascita di Piccinni.
L'opera si svolge interamente a Venezia, nel palazzo dei Marchesi della Conchiglia.
La giardiniera Cecchina è impegnata a curare le piante della sua padrona, la marchesa Lucinda; la fanciulla, dall'animo puro e gran lavoratrice, lamenta la propria vita miserabile: da piccola era stata abbandonata da ignoti genitori e adottata dal padre di Lucinda, che l'aveva poi messa a servizio. Il contadino Mengotto le offre aiuto e ne approfitta per farle la corte, ma Cecchina, con molta cortesia, lo respinge, spiegandogli che è innamorata (ricambiata) del fratello della sua padrona, il Marchese della Conchiglia: un amore impossibile, per via della differenza di rango. Mengotto accetta di essere amato da Cecchina "come un fratello", nella speranza che prima o poi ella si convinca a sposarlo.
Nel frattempo il Marchese della Conchiglia piange il suo amore impossibile per Cecchina con la contadinella Sandrina, la quale, invidiosa, va a spifferare tutto al conte Armidoro, spasimante di Lucinda. Questi avverte la Marchesa, la quale, essendo la figlia minore, non può sposarsi prima di suo fratello; la cameriera Paoluccia insinua in lei il timore che l'amore per Cecchina possa ritardare le nozze del Marchese e, di conseguenza, le sue con Armidoro: la donna fa quindi convocare Cecchina e, senza tanti complimenti, la invia a servizio da una nobildonna sua amica. Intuendo le sue reali intenzioni, Cecchina rifiuta l'incarico e lascia di sua volontà il lavoro.
Fuori dal palazzo, Mengotto tenta di approfittare della situazione per conquistare Cecchina, ma proprio in quel momento arriva il Marchese, disperato per il licenziamento della fanciulla; i due uomini se la contendono sfidandosi a duello, ma arrivano Sandrina e Paoluccia che, con i loro pettegolezzi, fanno credere a ciascuno dei due rivali che Cecchina preferisca l'altro. Sia Mengotto che il Marchese se ne vanno indignati, lasciando Cecchina sola e disperata.
Un manipolo di soldati tedeschi marcia nei pressi della tenuta dei Marchesi: allarmato, il Marchese corre in cerca di Cecchina. A trovarla è però Mengotto, il quale, dimenticate le contumelie di poco prima, le rinnova le sue profferte; la fanciulla gli viene però sottratta dal Marchese, che la riporta di nascosto nel palazzo. Scornato e deluso, Mengotto decide di unirsi ai soldati tedeschi: si rivolge così al maresciallo Tagliaferro, che gli decanta le "bellezze" dello stare in guerra; terrorizzato, il contadino fugge via. Paoluccia e Sandrina, che hanno visto tutto, corrono a riferirlo alla Marchesa.
Il Marchese, poco dopo, avvicina Tagliaferro e gli chiede come mai i soldati si siano spinti fin lì: l'uomo racconta che vent'anni prima, durante la guerra, il suo comandante aveva smarrito la propria figlia neonata nel tumulto della battaglia, e ora l'ha incaricato di ritrovarla. Da alcuni segni di riconoscimento, il Marchese comprende che la figlia perduta è proprio Cecchina; Tagliaferro gli rivela quindi che il padre di lei è un barone, dunque la fanciulla, il cui vero nome è Marianna, è una nobildonna, e il Marchese può sposarla. I due uomini vanno in cerca della donna per darle la splendida notizia.
Nel frattempo è calata la sera, e Cecchina, ancora all'oscuro di tutto, si aggira tristemente nel giardino, fino a che non cade addormentata; sogna il suo padre sconosciuto, a cui rivolge parole di tenerezza. Tagliaferro la sente parlare nel sonno e scoppia in un pianto commosso, rivelando implicitamente di essere il padre della bambina perduta; istintivamente la stringe tra le braccia, ma in quella irrompono Sandrina, Paoluccia e il Marchese. Nello sconcerto generale, le due servette malignano su Cecchina dicendo di averla vista abbracciata al maresciallo; stavolta, tuttavia, il Marchese non crede ai loro pettegolezzi, e difende con convinzione la fanciulla.
Paoluccia e Sandrina riferiscono tutto quello che hanno visto a Lucinda e Armidoro, che rimangono esterrefatti e furiosi; a rassicurarli è però il Marchese, che a sorpresa permette loro di sposarsi annunciando a sua volta il proprio matrimonio con una dama tedesca; rivela inoltre che Cecchina non farà più da serva in casa sua. I due amanti si apprestano alle nozze, mentre Sandrina esprime a Mengotto i suoi dubbi: è infatti convinta che si tratti di uno stratagemma orchestrato dal Marchese per sposare la Cecchina. Comprendendo che la fanciulla non sarà mai sua, Mengotto propone a Sandrina di sposarlo, e lei accetta.
Il Marchese convonca Cecchina e, per mettere alla prova i suoi sentimenti, le annuncia il proprio matrimonio con la misteriosa dama tedesca. Di fronte alla disperazione di Cecchina, il Marchese le rivela la verità: la "dama tedesca" è lei, e Tagliaferro è suo padre. La Cecchina si lascia andare a un pianto di gioia.
Si celebrano le doppie nozze e il Marchese presenta a tutti la Cecchina, divenuta adesso la Baronessina Marianna; Sandrina e Paoluccia chiedono perdono alla nuova padrona per i loro pettegolezzi, e lei glielo accorda benignamente. Tutti i presenti, felici, invocano la protezione di Cupido sulle coppie appena nate.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 6910147270660435700002 · LCCN (EN) n83148846 · GND (DE) 300372396 · BNF (FR) cb13916985g (data) |
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