| Lasciate fare a Psmith | |
|---|---|
| Titolo originale | Leave It to Psmith |
| Altro titolo | Le gesta di Psmith |
| Autore | P. G. Wodehouse |
| 1ª ed. originale | 1923 |
| 1ª ed. italiana | 1933 |
| Genere | romanzo |
| Sottogenere | umoristico |
| Lingua originale | inglese |
| Ambientazione | Castello di Blandings, anni Venti del '900 |
| Serie | Psmith e Ciclo di Blandings |
| Preceduto da | Psmith giornalista (serie "Psmith"), Qualcosa di nuovo (serie "Ciclo di Blandings") |
| Seguito da | Il castello di Blandings (racconti), Lampi d'estate (romanzo) |
Lasciate fare a Psmith (Leave It to Psmith) è un romanzo umoristico-thriller dello scrittore britannico P. G. Wodehouse pubblicato in volume nel 1923 dopo essere apparso precedentemente a puntate, nello stesso anno, in due periodici. È il quarto e ultimo romanzo della serie Psmith e il secondo romanzo ambientato nel Castello di Blandings. Fu tradotto in lingua italiana nel 1932 da Mario Gilli, la cui traduzione fu riedita e ristampata più volte, e da Stefania Bertola circa sessant'anni dopo, col titolo Le gesta di Psmith.

Leave It to Psmith (Lasciate fare a Psmith) è l'ultimo romanzo che ha per protagonista Psmith e fu scritto da Wodehouse dietro richiesta della figlia adottiva Leonora, all'epoca diciassettenne. L'autore cominciò a lavorare al romanzo già nel dicembre del 1921; in una lettera del 21 dicembre 1921 indirizzata a Leonora, Wodehouse le scrive che il nuovo romanzo sarà sulla falsariga di Qualcosa di nuovo (Something New) e di Piccadilly Jim. Come avveniva nei casi in cui Wodehouse aveva ben chiaro il plot e non derogava da esso, la scrittura fu molto rapida e l'autore affermò di aver impiegato appena tre settimane per scrivere le 40 000 parole finali, ossia la seconda metà del romanzo.
Leave It to Psmith fu pubblicato a puntate su due periodici: tra il 3 febbraio e il 24 marzo 1923 nel quindicinale statunitense The Saturday Evening Post, illustrato da May Wilson Preston; nel periodo giugno-dicembre 1923 nel mensile pulp britannico The Grand Magazine. Non era specificato il nome dell'illustratore delle puntate del Grand Magazine; ma la firma presente nei numeri di giugno e ottobre 1923 ("A. Wallis Mills") corrisponde a quella di Arthur Wallis Mills, illustratore di numerosi lavori di Wodehouse quali il romanzo Le avventure di Sally. Leave It to Psmith fu pubblicato in volume il 30 novembre 1923 dall'editore Herbert Jenkins. I testi delle due riviste sono molto simili, tranne piccole varianti legate alla nazionalità dei periodici (per esempio, nella rivista americana Psmith incontra Freddie nell'atrio di un hotel, nella rivista inglese lo incontra al Senior Conservative Club); il testo del volume pubblicato dalla Jenkins corrisponde al testo pubblicato sul Grand Magazine. Leave It to Psmith è stato infine incluso anche nella raccolta di romanzi The World of Psmith, pubblicata nel 1974 da Barrie & Jenkins di Londra.
Il testo del volume Leave It to Psmith della Jenkins fu tradotto in lingua italiana nel 1932 da Mario Gilli e fu pubblicato, col titolo Lasciate fare a Psmith, dalla Libreria editrice Monanni dell'editore antifascista Giuseppe Monnanni; la traduzione di Gilli fu riedita, e ristampata più volte, dalle Edizioni Bietti. Leave It to Psmith è stato tradotto circa sessant'anni dopo da Stefania Bertola col titolo Le gesta di Psmith e pubblicato da Guanda e Tea.
Lord Emsworth è seccato nell'apprendere dal suo segretario (Rupert Baxter) che sua sorella Constance ("Connie") ha invitato il poeta canadese Ralston McTodd a soggiornare al Castello di Blandings, dove è ospite già un'altra poetessa, Aileen Peavey. Emsworth è vieppiù irritato quando gli viene comunicato che dovrà abbandonare gli amati fiori di Blandings per recarsi a Londra sia per accogliere McTodd sia per esaminare una certa Miss Halliday per il posto di bibliotecaria a Blandings.
Joe Keeble, il marito di Connie, vorrebbe prestare alla figlia Phyllis e al marito Mike Jackson 3 000 sterline perché acquistino una fattoria nel Lincolnshire; ma Connie, che controlla il conto bancario comune, si oppone. Anche Freddie Threepwood, l'inetto figlio di Lord Emsworth, ha bisogno di danaro e si rivolge allo zio Joe Keeble proponendogli un piano per aggirare il controllo di Connie: rubare la preziosa collana di diamanti (valore: 20 000 sterline) che Joe ha regalato a Connie, venderla e spartire il ricavato tra Phyllis, Freddie e lo stesso Joe. Joe accetta.
Freddie, poco propenso a eseguire il furto da solo, risponde a un annuncio economico inserito da Ronald Psmith, un giovane knut che intende dimettersi dall'azienda ittica di proprietà di un suo ricco zio e disposto a svolgere qualsiasi lavoro purché non abbia attinenza con i pesci. Psmith è amico di Mike Jackson e di sua moglie Phyllis. Phyllis è una ex compagna di scuola di Eve Halliday, ed Eve è amata da Freddie. Un'altra amica ed ex compagna di scuola di Eve, Cynthia, è stata abbandonata dal marito, il poeta Ralston McTodd. Psmith rimane incantato quando vede Eve ripararsi dalla pioggia di fronte al Drones club e, cavallerescamente, corre a ripararla con il miglior ombrello prelevato dal portaombrelli del club. Più tardi, al Senior Conservative Club, Psmith si inbatte in Lord Emsworth a cena con McTodd. Irritato per essere stato lasciato improvvisamente solo (Lord Emsworth si è recato dall'altra parte della strada per esaminare i fiori di un negozio di fioraio) McTodd lascia infuriato la sala da pranzo. Quando Lord Emsworth, miope e distratto, ritorna, scambia Psmith per il suo ospite. Apprendendo da Lord Emsworth che Eve lavorerà presto a Blandings, Psmith decide di continuare nell'equivoco e si dirige con Lord Emsworth e Freddie al castello di Blandings fingendo di essere McTodd. Durante il viaggio, Freddie spiega a bassa voce il suo piano e Psmith accetta di aiutarlo nel furto.
A Blandings, il falso McTodd viene accolto calorosamente da Aileen Peavey; ma il sospettoso Baxter è guardingo. Psmith inizia a corteggiare Eve, con un certo successo, sebbene lei creda che Psmith sia l'uomo che si è comportato male con la sua amica Cynthia. Aileen Peavey — che in realtà è una delinquente nota come "Smooth Lizzie" — coinvolge il suo ex socio, il baro Eddie Cootes, in un suo piano per impossessarsi della collana dei Keeble. Psmith è costretto ad accettare che Eddie Cootes finga di essere il suo valletto; ma per motivi di sicurezza predispone in prossimità di Blandings un tranquillo cottage per uso personale. Joe Keeble rivela a Eve i dettagli del piano di furto.
Durante una lettura di poesie in salotto, Ed Cootes spegne improvvisamente le luci di casa e Peavey strappa la collana di Connie e la lancia dalla finestra, confidando che Cootes accorra velocemente per raccoglierla. Invece la collana atterra vicino a Eve, che per caso sta prendendo in giardino una boccata d'aria serale. Cogliendo al volo l'occasione, Eve la nasconde in un vaso di fiori; più tardi, di notte, Eve ritorna per recuperarla, ma sveglia Baxter che si precipita in giardino indossanto un vistoso pigiama color limone. Eve sfugge a Baxter che, nel tentativo di dare l'allarme, lancia dei vasi di fiori alle finestre. Lord Emsworth, allibito, crede che Baxter sia impazzito e lo licenzia.
Eve scopre che la collana è scomparsa dal suo nascondiglio e sospetta di Psmith. Accompagnata da Freddie, Eve perquisisce il cottage di Psmith; ma quest'ultimo arriva e rivela a Eve la sua identità, la sua antica amicizia con Mike e Phyllis, e i suoi intenti. Sopraggiungono Cootes e Peavey armati che si fanno consegnare la collana; ma Psmith riesce a distrarre i due e a recuperare i gioielli.
Lieto fine: Joe Keeble dà a Phyllis e Freddie il denaro promesso; Connie otterrà un'altra bella collana; Eddie Cootes sarà nuovamente in società con la sua vecchia socia Aileen Peavy; Psmith ed Eve si fidanzano; Psmith viene nominato nuovo segretario di Lord Emsworth.
Il romanzo appartiene a due differenti serie: è il quarto e ultimo romanzo della serie Psmith e il secondo romanzo della Saga del castello di Blandings dopo Qualcosa di nuovo. La serie "Ciclo di Blandings" è di solito autosufficiente per quanto riguarda i personaggi e le trame; in questo romanzo, tuttavia, il castello di Blandings è solo l'ambientazione per le azioni di Psmith, principale protagonista del romanzo e uno dei personaggi più amati dallo stesso Woodehouse. Mentre nei romanzi precedenti, inoltre, Psmith era un contestatore, in particolare prendeva di mira un avversario (per esempio, il direttore Bickersdyke in Psmith in banca, il politico Stewart Waring in Psmith giornalista) e riusciva a sconfiggerlo anche grazie alla disponibilità finanziaria familiare, in questo romanzo Psmith non ha un determinato avversario nel mirino e soprattutto, dopo la morte del padre, è senza mezzi di sostentamento; anzi, ha bisogno di sostituire Baxter come segretario di Lord Emsworth Blandings. Le azioni di Psmith sono qui positive: sceglie di aiutare il suo amico Mike e corteggia la donna che ama. Il successo in quest'ultima impresa determina il pensionamento del personaggio: nelle storie di Wodehouse infatti gli uomini sposati hanno poca sostanza narrativa, l'unica loro caratteristica è l'essere intimiditi dalla moglie, che spesso è quella che tiene i cordoni della borsa. Lasciate fare a Psmith è la prima delle tante volte in cui Wodehouse usa il conto corrente cointestato tra marito e moglie per impedire perfino a un milionario (Joe Keeble) di firmare un assegno da 3 000 sterline quando la moglie gli dice di no. Nei romanzi precedenti della serie "Psmith" il nome di battesimo di Psmith era Rupert; Wodehouse spiegò di avergli cambiato nome per evitare di avere due personaggi con lo stesso nome, essendo Rupert il nome di battesimo di Baxter.
Per il linguista Robert Anderson Hall, anche nelle opere appartenenti alla Saga di Blandings la maggior fonte di ilarità e il segno distintivo dello stile dell'autore è il linguaggio. Per Guido Almansi, «Wodehouse funziona al livello del plot, della costruzione narrativa, dell'azione "drammatica", ed è un così mirabile organizzatore di scene e scenette e incidenti comici perché è scrittore abilissimo e malizioso al livello della singola frase (la macrostruttura del racconto è sostenuta dalla microstruttura dell'enunciato; ovvero la retorica paradigmatica è operativa perché vi è sottesa una retorica sintagmatica)». Come in tutte le opere di Wodehouse, anche in Lasciate fare a Psmith sono molto numerosi i riferimenti biblici e le citazioni di grandi opere classiche e moderne.
