| Horatio Nelson, I visconte Nelson | |
|---|---|
| Nascita | Burnham Thorpe, 29 settembre 1758 |
| Morte | Capo Trafalgar, 21 ottobre 1805 |
| Cause della morte | Colpito da un cecchino francese |
| Luogo di sepoltura | Cattedrale di St. Paul |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | |
| Anni di servizio | 1771-1805 |
| Grado | Vice Admiral of the White |
| Ferite | Perdita della vista dall'occhio destro (1794) Perdita del braccio destro (1797) |
| Guerre | Guerra d'indipendenza americana Prima coalizione Seconda coalizione Terza coalizione |
| Campagne | Campagna d'Egitto |
| Battaglie | Battaglia di Capo Noli Battaglia di Capo San Vincenzo Battaglia del Nilo Battaglia di Copenaghen Battaglia di Trafalgar |
| Nemici storici | |
| Decorazioni | Cavaliere dell'Ordine del Bagno |
| Frase celebre | "l'Inghilterra si aspetta che ogni uomo faccia il suo dovere" |
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Lord Horatio Nelson, I visconte Nelson e I duca di Bronte (anche noto in italiano come Orazio Nelson; Burnham Thorpe, 29 settembre 1758 – Capo Trafalgar, 21 ottobre 1805), è stato un ammiraglio britannico.
| Horatio Nelson | |
|---|---|
| Visconte Nelson (1801–1805) e Duca di Bronte (1799–1805) | |
| Nascita | Burnham Thorpe, 29 settembre 1758 |
| Morte | Capo Trafalgar, 21 ottobre 1805 |
| Luogo di sepoltura | Cattedrale di St. Paul |
| Padre | Edmund Nelson |
| Madre | Catherine Suckling |
| Coniuge | Frances Nisbet (1787-1805) |
| Figli | Horatia Nelson |
| Religione | Cristianesimo |
| Firma | |
È noto come uno dei più amati e celebrati eroi nazionali d'Inghilterra, nonché uno dei più grandi ammiragli della storia. Nel 2002 è stato inserito al nono posto nella lista dei più grandi inglesi di sempre dalla trasmissione televisiva 100 Greatest Britons.
Grazie all’influenza di suo zio Maurice Suckling, un ufficiale navale di alto rango, scalò rapidamente i ranghi e prestò servizio al fianco dei principali comandanti navali dell’epoca, prima di ottenere il proprio comando all’età di 20 anni, nel 1778. Si guadagnò una reputazione per il coraggio personale e la solida padronanza delle tattiche, ma dopo la fine della rivoluzione americana attraversò periodi di malattia e disoccupazione. Lo scoppio delle guerre rivoluzionarie francesi permise a Nelson di tornare in servizio, dove fu particolarmente attivo nel Mar Mediterraneo, distinguendosi nel 1797 al comando della HMS Captain nella battaglia di Capo San Vincenzo e, poco dopo, alla battaglia di Santa Cruz de Tenerife, dove l’attacco fallì e lui perse il braccio destro.
Assurge alla fama un anno più tardi, nel 1798, quando trionfa, come comandante in capo, alla battaglia del Nilo contro i francesi. Nel 1801 fu inviato nel Mar Baltico e sconfisse la Danimarca, paese neutrale, nella battaglia di Copenaghen. Restò attivo anche durante le guerre napoleoniche, combattendo nella celebre battaglia di Trafalgar del 1805, nella quale uscì vincitore ma trovò la morte a bordo della sua nave ammiraglia, l'HMS Victory. Nonostante la sua enorme fama, non mancarono nella sua vita episodi controversi, come la parte avuta negli orrori seguiti alla fine della Repubblica Napoletana nel 1799.
Il suo ruolo di Eroe Nazionale dell'Impero britannico, vittorioso in importanti battaglie, ha attirato su di sé l'attenzione di numerosi biografi, la maggior parte dei quali si è limitata a riproporre la consolidata biografia ufficiale, edita pochi anni dopo la morte con la collaborazione interessata del fratello di Nelson e di numerosi esponenti governativi. Recentemente alcune opere (specialmente il libro di Terry Coleman) hanno dedicato maggior attenzione a documenti ancora disponibili dai quali è possibile risalire ad un Nelson meno "agiografico".
Numerosi monumenti, tra cui la Colonna di Nelson a Trafalgar Square, a Londra, e il Monumento a Nelson a Edimburgo, sono stati eretti in sua memoria.
Nelson nacque il 29 settembre 1758, in una canonica di Burnham Thorpe, Norfolk, Inghilterra, sesto di undici figli del reverendo Edmund Nelson e di sua moglie, Catherine Suckling. Fu chiamato “Horatio” in onore del suo padrino Horatio Walpole, I conte di Orford (terza creazione), (1723-1809), primo cugino della sua bisnonna materna Anne Turner (1691-1768). Horatio Walpole era nipote di Robert Walpole, I conte di Orford (seconda creazione), primo ministro de facto della Gran Bretagna. Nelson mantenne una forte fede cristiana per tutta la vita.
Lo zio di Nelson, Maurice Suckling, era un ufficiale navale di alto rango e si ritiene che abbia avuto un grande impatto sulla vita di Nelson. Catherine Suckling viveva nel villaggio di Barsham, Suffolk, e sposò il reverendo Edmund Nelson nella chiesa di Beccles, Suffolk, nel 1749.
Nelson frequentò la Paston Grammar School, a North Walsham, fino all'età di 12 anni, e frequentò anche la King Edward VI's Grammar School a Norwich.
Horatio Nelson entrò in marina, nonostante soffrisse di mal di mare (disturbo che lo accompagnò per tutta la vita), all'età di dodici anni e mezzo (marzo 1771), grazie allo zio materno, il capitano Maurice Suckling, che allora comandava la HMS Raisonnable, un vascello di linea da 64 cannoni catturato dai francesi nel 1758. Il suo primo viaggio in mare lo portò a visitare le Indie Occidentali, ed al rientro prese ad esercitarsi, affascinato dal mare, a pilotare piccoli velieri nell'estuario del Tamigi.
Attraversò l’Atlantico due volte prima di tornare a prestare servizio sotto gli ordini di suo zio come comandante della sua scialuppa, che trasportava marinai e dispacci da e verso la terraferma. Nel 1773 Nelson venne a conoscenza di una spedizione in programma, comandata da Constantine Phipps, volta a esplorare un passaggio nell'Artico attraverso il quale si sperava di raggiungere l’India: il leggendario passaggio a nord-est. Su richiesta di suo nipote, Suckling fece in modo che Nelson si unisse alla spedizione in qualità di timoniere, sotto il comando del comandante Skeffington Lutwidge a bordo della HMS Carcass, una nave da guerra riconvertita. La spedizione giunse a dieci gradi dal Polo Nord, ma, non riuscendo a trovare un varco tra i fitti banchi di ghiaccio, fu costretta a tornare indietro. Il comandante della Carcass racconterà che Nelson avrebbe avvistato e inseguito un orso polare mentre la nave era intrappolata nel ghiaccio, prima di ricevere l’ordine di tornare a bordo. Quando gli fu chiesto il motivo del suo gesto, rispose: "Desideravo, signore, procurarmi la pelle per mio padre". Nelson tornò brevemente sulla Triumph dopo che la spedizione rientrò in Gran Bretagna nel settembre 1773. Suckling organizzò quindi il suo trasferimento sulla HMS Seahorse, una delle due navi in procinto di salpare per le Indie Orientali.
Nelson salpò alla volta delle Indie Orientali il 19 novembre 1773 e giunse all’avamposto britannico di Madras il 25 maggio 1774, trascorrendo il resto dell’anno pattugliando le acque al largo della costa e scortando navi mercantili. Con lo scoppio della prima guerra anglo-maratha, la flotta britannica operò a sostegno della Compagnia delle Indie Orientali. All’inizio del 1775, la Seahorse di Nelson fu inviata a trasportare un carico di denaro della Compagnia a Bombay. Il 19 febbraio, due ketch di Hyder Ali attaccarono la Seahorse, che li respinse dopo un breve scambio di colpi: questa fu la prima esperienza di battaglia di Nelson. All’inizio del 1776 contrasse la malaria e si ammalò gravemente. Fu congedato dalla Seahorse il 14 marzo e tornò in Inghilterra a bordo della HMS Dolphin. Trascorse i sei mesi di viaggio in convalescenza e si era quasi ripreso quando arrivò in Gran Bretagna a settembre. Il suo protettore Suckling era stato promosso a controllore della Marina nel 1775 e usò la sua influenza per aiutare Nelson a ottenere un’ulteriore promozione. Fu quindi nominato tenente facente funzione a bordo della HMS Worcester, che stava per salpare alla volta di Gibilterra.
La Worcester, comandata dal capitano Mark Robinson, salpò il 3 dicembre come scorta di un convoglio e tornò con un altro convoglio nell’aprile del 1777. Nelson si recò quindi a Londra per sostenere l’esame di tenente il 9 aprile; la commissione d’esame era composta dai capitani John Campbell, Abraham North e da suo zio Suckling. Nelson superò l’esame e il giorno successivo ricevette la nomina a ufficiale e l’assegnazione alla HMS Lowestoffe, che si stava preparando a salpare per la Giamaica sotto il comando del capitano William Locker. La nave salpò il 16 maggio, arrivò il 19 luglio e, dopo aver fatto rifornimento, effettuò diverse crociere nelle acque dei Caraibi. Dopo lo scoppio della guerra d’indipendenza americana, la Lowestoffe catturò diverse navi nemiche, una delle quali fu incorporata nella Marina con il nome di Little Lucy. Nelson ne chiese e ottenne il comando, e la condusse in due viaggi per conto proprio.
Nelson trascorse gran parte del 1779 navigando al largo delle coste centroamericane, spingendosi fino agli insediamenti britannici nell'Honduras britannico e in Nicaragua, senza però ottenere grandi successi nell’intercettazione di navi nemiche da catturare. Al suo ritorno a Port Royal, venne a sapere che Parker lo aveva promosso al grado di capitano di vascello (post captain) l’11 giugno e che intendeva affidargli un altro comando. Nelson ottenne una nuova nave, la fregata da 28 cannoni HMS Hinchinbrook, appena catturata ai francesi, e venne affidato il comando di Fort Charles, che copriva le vie d’accesso a Kingston, in vista di un'invasione, che non si concretizzò mai, della flotta francese della Giamaica. Nelson assunse il comando della Hinchinbrook il 1° settembre 1779. La nave salpò da Port Royal il 5 ottobre e, in compagnia di altre navi britanniche, procedette alla cattura di numerose navi americane. Al suo ritorno in Giamaica, nel mese di dicembre, Nelson iniziò a soffrire di ricorrenti attacchi di malaria. Nelson rimase nelle Indie Occidentali per partecipare al tentativo del maggiore generale John Dalling di conquistare le colonie spagnole dell’America Centrale, compreso un assalto alla Fortezza dell’Immacolata Concezione sul fiume San Juan in Nicaragua. Nel febbraio 1780, l'HMS Hinchinbrook salpò dalla Giamaica come scorta per la forza d’invasione di Dalling. Dopo aver risalito la foce del fiume San Juan, la forza di spedizione di Nelson ottenne la resa della Fortezza dell’Immacolata Concezione e dei suoi 160 difensori spagnoli dopo un assedio di due settimane. Nonostante questo successo iniziale, le forze britanniche non raggiunsero mai il Lago Nicaragua e, decimate dalla febbre gialla, furono costrette a tornare in Giamaica. Gli inglesi distrussero la fortezza al momento dell’evacuazione nel gennaio 1781. La campagna fallita causò oltre 2.500 vittime, rendendola il disastro britannico più costoso dell’intera guerra. Ciononostante, Nelson fu lodato per i suoi sforzi.
Ripresosi dalla malattia, nel 1781 fu pronto per una nuova spedizione in Canada: gli venne affidato il comando della fregata HMS Albemarle, che faceva parte della squadra dell'ammiraglio Hood.

Nel 1783 rientrò in patria dopo la guerra contro le colonie americane che si risolse con l'indipendenza delle stesse; l'anno seguente operò ancora una volta nelle Indie Occidentali dove conobbe e sposò nel 1787 Frances "Fanny" Nisbet, una giovane vedova proveniente da una famiglia di possidenti di Nevis, e madre di Josiah, che dieci anni dopo gli avrebbe salvato la vita a Santa Cruz de Tenerife. Nelson si affezionò alla donna, e, in risposta, lo zio di lei, John Herbert, gli offrì una dote ingente. Sia Herbert che Nisbet nascosero il fatto che la loro famosa ricchezza fosse una finzione, e Fanny non rivelò di essere sterile a causa di un’infezione all’utero. Nelson e Nisbet si sposarono alla tenuta di Montpelier a Nevis l’11 marzo 1787, poco prima della fine del suo periodo di servizio nei Caraibi. Il matrimonio fu registrato presso la parrocchia di Saint John Figtree a Nevis. Nelson tornò in Inghilterra a luglio, seguito in seguito da Fanny.
Nel 1793 gli fu affidato il comando del vascello HMS Agamemnon durante la guerra contro la Francia rivoluzionaria. Di nuovo agli ordini dell'ammiraglio Hood, fu inviato nel Mediterraneo, dove partecipò all'assedio di Tolone. La flotta si diresse inizialmente verso Gibilterra e, con l’intento di affermare la superiorità navale nel Mediterraneo, proseguì verso Tolone, dove gettò l’ancora al largo del porto nel mese di luglio. Tolone era in gran parte controllata da repubblicani moderati e monarchici, ma era minacciata dalle forze della Convenzione Nazionale che marciavano sulla città. A corto di rifornimenti e dubitando della propria capacità di difendersi, le autorità cittadine chiesero a Hood di prenderla sotto la sua protezione. Hood acconsentì prontamente e inviò Nelson a portare dispacci in Sardegna e a Napoli, per richiedere rinforzi. Dopo aver consegnato i dispacci in Sardegna, l'HMS Agamemnon giunse a Napoli all’inizio di settembre. Lì, Nelson incontrò il re Ferdinando IV di Napoli, seguito dall’ambasciatore britannico presso la corte borbonica Sir William Hamilton. Durante le trattative per ottenere i rinforzi, Nelson fu presentato alla nuova moglie di Hamilton, Emma Hamilton.

I negoziati ebbero esito positivo e, entro la metà di settembre, furono radunati 2.000 marinai e diverse navi. Nelson salpò all’inseguimento di una fregata francese, ma, non riuscendo a raggiungerla, fece rotta verso Livorno e poi verso la Corsica. Giunse a Tolone il 5 ottobre, dove scoprì che un grande esercito francese aveva occupato le colline che circondavano la città e la stava bombardando. Hood sperava ancora che la città potesse essere difesa se fossero arrivati ulteriori rinforzi, e inviò Nelson a unirsi a una squadriglia che operava al largo di Cagliari.
La caduta di Tolone alla fine di dicembre del 1793 compromise gravemente le sorti britanniche nel Mediterraneo. Hood non era riuscito a predisporre adeguate misure per una ritirata e 18 navi di linea francesi caddero nelle mani dei repubblicani. La missione di Nelson, inviato alla conquista della Corsica, fu di grade importanza poiché avrebbe potuto fornire agli inglesi una base navale vicina alla costa francese. Hood rafforzò quindi la flotta di Nelson con navi aggiuntive nel gennaio 1794. Il 7 febbraio una forza d’assalto britannica sbarcò sull’isola, dopodiché Nelson decise di intensificare il blocco al largo di Bastia. Per il resto del mese condusse incursioni lungo la costa e intercettò le navi nemiche. Verso la fine di febbraio, San Fiorenzo era caduta e le truppe britanniche al comando del tenente generale David Dundas erano entrate nella periferia di Bastia. Tuttavia, Dundas si limitò a valutare le posizioni nemiche e poi si ritirò, sostenendo che i francesi fossero troppo ben trincerati per rischiare un assalto. Nelson convinse Hood del contrario, ma un lungo dibattito tra i comandanti dell’esercito e della marina fece sì che Nelson non ricevesse il permesso di procedere fino alla fine di marzo. Nelson iniziò a sbarcare i cannoni dalle sue navi e a posizionarli sulle colline che circondavano la città. L’11 aprile, la squadriglia britannica entrò nel porto e aprì il fuoco, mentre Nelson assunse il comando delle forze di terra e diede inizio al bombardamento. Dopo 45 giorni la città si arrese. Nelson si preparò quindi ad un assalto a Calvi, collaborando con il tenente generale Charles Stuart.
Le forze britanniche sbarcarono a Calvi il 19 giugno e iniziarono immediatamente a trasportare i cannoni a terra per occupare le alture che circondavano la città. Mentre Nelson dirigeva un bombardamento continuo sulle posizioni nemiche, le truppe di Stuart iniziarono ad avanzare. La mattina del 12 luglio, Nelson si trovava in una delle batterie avanzate quando un proiettile colpì uno dei sacchi di sabbia vicini che proteggevano la posizione, facendo volare pietre e sabbia. Nelson fu colpito all’occhio destro, danneggiandolo internamente, da un frammento e fu costretto a ritirarsi dalla posizione. Tuttavia, la ferita gli fu presto medicata e tornò in azione. Entro il 18 luglio, la maggior parte delle posizioni nemiche era stata neutralizzata e Stuart, supportato da Nelson, lanciò un assalto notturno alla principale posizione difensiva e la conquistò. Dopo aver riposizionato i cannoni, gli inglesi sottoposero Calvi a un bombardamento costante e la città si arrese il 10 agosto. Nelson riacquistò parzialmente la vista nell’occhio ferito, ma dichiarò di poter solo "distinguere la luce dal buio, ma non gli oggetti".
Nel 1795, dopo l’occupazione della Corsica, Hood ordinò a Nelson di avviare relazioni diplomatiche con la città-stato di Genova, un potenziale alleato di grande importanza strategica. Poco dopo, Hood tornò in Inghilterra e fu sostituito dall’ammiraglio William Hotham come comandante in capo nel Mediterraneo. Nelson fece scalo a Livorno e, mentre l'Agamemnon veniva sottoposta a riparazioni, incontrò altri ufficiali della marina nel porto e ebbe una breve relazione con la locale Adelaide Correglia. Hotham arrivò con il resto della flotta a dicembre, dopodiché Nelson e l'Agamemnon intrapresero una serie di viaggi insieme a loro tra la fine del 1794 e l’inizio del 1795. L'8 marzo giunse a Hotham la notizia che la flotta francese era in mare diretta verso la Corsica. Egli partì immediatamente per intercettarla, e Nelson attendeva con impazienza la sua prima azione navale. I francesi erano riluttanti a ingaggiare battaglia e le due flotte si seguirono a distanza il 12 marzo. Il giorno seguente, nella battaglia di Capo Noli, due navi francesi entrarono in collisione, consentendo a Nelson di ingaggiare la Ça Ira, una nave molto più grande armata di 84 cannoni. Lo scontro durò due ore e mezza, finché l’arrivo di altre due navi francesi non costrinse Nelson a virare, dopo aver inflitto pesanti perdite e danni considerevoli.

Nel 1796 fu nominato commodoro e poi gli fu affidato il comando della HMS Captain, un vascello di linea di terza classe (74 cannoni).
L'anno seguente si distinse nel corso della battaglia di Capo San Vincenzo (14 febbraio 1797), durante la quale una manovra, divenuta poi famosa, che contravveniva apertamente alle Istruzioni per il combattimento della marina inglese permise all'ammiraglio John Jervis (nominato poi conte di St. Vincent) di portare in patria due grandi navi catturate, a prova della sua vittoria sulla flotta spagnola.
Promosso contrammiraglio della "squadra blu” e nominato Cavaliere dell'Ordine del Bagno, nel luglio 1797 partecipò al temerario ma inutile attacco sferrato contro la città di Santa Cruz de Tenerife, nelle isole Canarie, durante il quale fu gravemente ferito al braccio destro che, divenuto incurabile, gli venne amputato.
Nell'aprile del 1798 riprese servizio dopo un lungo periodo di convalescenza. Gli fu assegnata nel Mediterraneo una divisione incaricata di sorvegliare i movimenti della flotta francese con base a Tolone. Essendosi lasciato sfuggire la flotta comandata dall'ammiraglio Brueys, diretta in Egitto con la spedizione del generale Napoleone Bonaparte, iniziò una lunga caccia che lo portò ad inseguire l'armata navale nemica per quasi due mesi, alla fine dei quali, il 1º agosto 1798, sorprese il nemico ancorato nella baia di Abukir. Nelson si preparò immediatamente a combattere la cosiddetta battaglia del Nilo, ribadendo un pensiero che aveva espresso durante la battaglia di Capo San Vincenzo: "Domani a quest’ora avrò ottenuto un titolo nobiliare o sarò sepolto nell’Abbazia di Westminster". Quando gli inglesi arrivarono era il tramonto e i francesi, ancorati in una posizione forte e dotati di una potenza di fuoco complessiva superiore a quella della flotta di Nelson, non si aspettavano che attaccassero. Tuttavia, Nelson ordinò immediatamente alle sue navi di avanzare. La linea francese era ancorata vicino a una serie di secche, nella convinzione che ciò avrebbe protetto il loro lato di babordo dagli attacchi; l'ammiraglio francese Brueys aveva dato per scontato che gli inglesi avrebbero seguito la prassi consolidata e avrebbero attaccato il suo centro dal lato di tribordo. Tuttavia, il capitano Thomas Foley a bordo della Goliath scoprì uno spazio tra le secche e le navi francesi e condusse la nave in quel canale. I francesi, colti alla sprovvista, si trovarono attaccati su entrambi i fianchi; la flotta britannica si divise, con alcune navi che seguirono Foley e altre che passarono lungo il fianco di dritta della linea francese.

La flotta britannica fu ben presto coinvolta in un aspro scontro, superando la linea francese e ingaggiando le loro navi una dopo l'altra. Nelson, a bordo della Vanguard, ingaggiò personalmente la Spartiate, pur essendo lui stesso sotto il fuoco dell’Aquilon. Verso le otto, si trovava con Edward Berry sul cassero quando un frammento di proiettile francese lo colpì alla fronte. Cadde sul ponte, con un lembo di pelle lacerata che gli copriva l’occhio sano. Accecato e mezzo stordito, era certo che sarebbe morto e gridò: "Sono ferito a morte. Ricordami a mia moglie". Fu portato sottocoperta per essere visitato dal chirurgo. Dopo aver esaminato Nelson, il chirurgo dichiarò che la ferita non era grave e applicò una fasciatura provvisoria. L’avanguardia francese, martoriata dal fuoco britannico proveniente da entrambi i lati, aveva iniziato ad arrendersi, e le navi britanniche vittoriose continuarono ad avanzare lungo la linea, sottoponendo la nave ammiraglia di Brueys, L'Orient da 118 cannoni, a un fuoco costante e intenso. L'Orient prese fuoco sotto questo bombardamento e in seguito esplose. Nelson salì brevemente sul ponte per dirigere la battaglia, ma tornò dal chirurgo dopo aver assistito alla distruzione de L'Orient. La battaglia del Nilo rappresentò dunque un duro colpo alle ambizioni di Napoleone in Oriente, bloccando in tal modo lui e le sue truppe sul suolo egiziano.
Successivamente fu inviato a Napoli con una flotta congiunta britannico-portoghese, divisa in due flotte comandate dallo stesso Nelson e dall'ammiraglio portoghese Domingos Xavier de Lima noto come il Marchese di Nisa, per colpire gli insorti giacobini e mettere in salvo la corte borbonica, ma al suo arrivo sul teatro di guerra la Repubblica Napoletana, sconfitta su tutti i fronti dal cardinale Fabrizio Ruffo e abbandonata dalle truppe francesi, aveva già capitolato. Tuttavia Nelson non volle rispettare i patti della resa che gli vennero trasmessi dal cardinale Ruffo, consegnando così i capi giacobini ed i fautori della rivolta alla vendetta di Ferdinando IV, tra cui l'ammiraglio Francesco Caracciolo, ritenuto colpevole di alto tradimento e condannato all'impiccagione. Durante la parentesi napoletana Nelson strinse un legame più intenso con Lady Hamilton.
Nominato da re Ferdinando duca di Bronte, tornò in Inghilterra con Emma Hamilton agli inizi del 1800 dopo alcune divergenze con l'Ammiragliato; poco tempo dopo si separò dalla moglie Frances Nisbet per vivere con l'amante (e con suo marito Lord Hamilton), dalla quale lo stesso anno ebbe una figlia, Horatia. Proprio Lady Hamilton venne nominata come unica depositaria del testamento dell'ammiraglio.
Le turbolente vicende legate alla sua vita privata non ridussero la stima che l'Ammiragliato e gli alti vertici della marina militare britannica riponevano nei confronti di Nelson: nel 1801, difatti, fu promosso dall'Ammiragliato viceammiraglio e comandante in seconda della flotta con la quale il comandante Hyde Parker doveva reprimere le forze della Lega dei neutri.
L'operazione comandata da Parker e Nelson aveva il compito di sconfiggere le flotte di Danimarca e Svezia; entrambi i paesi, infatti, appoggiavano economicamente la Francia napoleonica e per questo dovevano essere rapidamente fermate. Il 2 aprile del 1801 Nelson e Parker riportarono una brillante vittoria nella battaglia di Copenaghen che cancellò in modo definitivo la minaccia navale scandinava.

Dopo un periodo di congedo a seguito della pace di Amiens, Nelson fu nominato comandante in capo della flotta operante nel Mar Mediterraneo, la prestigiosa Mediterranean Fleet.
Con queste forze riuscì a bloccare a Tolone la flotta francese che si preparava all'invasione dell'Inghilterra; Nelson assediò la città per due anni, attendendo le mosse della marina avversaria dall'isola de La Maddalena fino al marzo 1805, quando l'ammiraglio Pierre Charles Silvestre de Villeneuve riuscì ad eludere la sorveglianza ed a dirigersi verso le Indie Occidentali.
La manovra avrebbe dovuto far credere ad un attacco francese ai possedimenti inglesi nell'America centrale mentre Napoleone sarebbe potuto sbarcare in Inghilterra, piano che in effetti riuscì. Ma l'ammiraglio Villeneuve, sfuggito all'inseguimento inglese, anziché dirigersi nel canale della Manica per "coprire" lo sbarco francese in territorio inglese, fu sconfitto in una battaglia ad El Trafalgar e riparò a Cadice.
Il 21 ottobre 1805 l'ammiraglio Villeneuve, ricongiuntosi con le forze navali spagnole del Gravina, si portò al largo di Capo Trafalgar, dove la flotta britannica era pronta alla battaglia; benché le forze navali inglesi fossero numericamente inferiori a quelle franco-spagnole (trentatré navi franco-spagnole contro le ventisette inglesi), Nelson inflisse una decisiva sconfitta alla flotta nemica (battaglia di Trafalgar). Questo evento bellico permise all'Inghilterra di rafforzare la propria supremazia navale su quella francese.
Il giorno in cui si svolse la battaglia navale di Trafalgar, Horatio Nelson fece innalzare sull'albero maestro della sua nave ammiraglia, la Victory, il segnale d'incitamento rivolto a tutta la sua flotta: England expects that every man will do his duty ("L'Inghilterra si aspetta che ogni uomo compia il proprio dovere"). Inizialmente, il messaggio che inviò al suo ufficiale alle segnalazioni, il tenente John Pasco, fu «L'Inghilterra confida che ogni uomo farà il suo dovere.» (in inglese «England confides that every man will do his duty.»). Pasco, però, suggerì all'ammiraglio di sostituire confida (confides) con si aspetta (expects), dal momento che quest'ultima parola era nel libro dei segnali, mentre confida avrebbe dovuto essere compitata lettera per lettera. Nelson acconsentì al cambiamento (anche se «si aspetta» dava un'impressione di minor fiducia rispetto a «confida»):

Tuttavia Nelson non poté godere degli allori della vittoria poiché, all'una e un quarto del pomeriggio, fu colpito a morte da un tiratore francese che sparò, da una distanza di 15 metri, dall'albero maestro della nave Redoutable. Thomas Hardy, comandante della Victory che stava passeggiando sul ponte insieme a Nelson durante la battaglia, si accorse che l'ammiraglio non era al suo fianco. Si voltò e vide che era inginocchiato sul ponte, mentre si sosteneva con la mano, prima di cadere su un fianco.
La palla che lo aveva colpito era entrata nella spalla sinistra, aveva attraversato un polmone, poi la colonna vertebrale all'altezza della sesta e della settima vertebra toracica e si era conficcata nei muscoli della schiena, 51 mm sotto la scapola destra. Il guardiamarina John Pollard, forse insieme al collega Francis Edward Collingwood, avrebbe abbattuto il tiratore francese responsabile della morte di Nelson.
Nelson fu portato sotto la cabina di pilotaggio dal sergente maggiore dei marines Robert Adair e da due marinai. Mentre veniva condotto giù, chiese loro di fermarsi in modo da poter dare consigli a un guardiamarina sulla gestione della barra. Poi si coprì il viso con un fazzoletto per non allarmare l'equipaggio. Fu portato dal chirurgo di bordo William Beatty. Nelson fu messo a proprio agio, ventilato e gli venne portata della limonata e del vino da bere, dopo che si era lamentato di sentire caldo e sete. Chiese più volte di vedere Hardy, che era sul ponte a supervisionare la battaglia, e chiese a Beatty di ricordarlo a Emma, sua figlia, e ai suoi amici.
Hardy scese sottocoperta per vedere Nelson, poco dopo le due e mezza, e lo informò che un certo numero di navi nemiche si erano arrese. Nelson gli disse che sarebbe morto sicuramente e lo pregò di passare i suoi beni a Emma. Con Nelson, a questo punto, c'erano il cappellano Alexander Scott, il commissario di bordo Walter Burke, l'intendente di Nelson, Chevalier, e Beatty. Nelson, temendo l'arrivo di una burrasca, diede istruzioni a Hardy di dare fondo all'ancora. Dopo avergli ricordato di "prendersi cura della povera Lady Hamilton", Nelson disse: "Baciami, Hardy". Beatty registrò che Hardy si inginocchiò e baciò Nelson sulla guancia. Poi rimase in piedi per un minuto o due, prima di baciare Nelson sulla fronte. L'ammiraglio chiese chi fosse e, sentendo che era Hardy, rispose: "Dio ti benedica, Hardy".

Ormai molto debole, Nelson continuò a mormorare istruzioni a Burke e Scott: "Ventaglio, ventaglio [...] strofinare, strofinare [...] bere, bere". Beatty aveva sentito Nelson mormorare "Grazie a Dio ho fatto il mio dovere" e quando tornò, la voce di Nelson si era affievolita e il polso era molto debole. Nelson guardò in alto, mentre Beatty gli prendeva il polso, poi chiuse gli occhi. Scott, che rimase accanto a Nelson mentre moriva, registrò le sue ultime parole: "Dio e il mio paese. Nelson morì, all'età di 47 anni, alle quattro e mezza del pomeriggio, tre ore dopo essere stato colpito.
Il cadavere dell'ammiraglio, come confermano i documenti degli archivi britannici, venne conservato in una botte di brandy (in quanto a base di alcol) fino al rientro in Inghilterra, dove ricevette i funerali di Stato.
Il suo corpo venne solennemente tumulato nella cattedrale di San Paolo a Londra, all'interno di una bara ricavata da un pezzo di legno, ripescato in mare, dell'albero maestro de L'Orient. Quest'ultima era l'ammiraglia francese nella battaglia del Nilo. Prese fuoco e affondò in seguito all'esplosione dei due depositi di polveri situati uno a poppa e l'altro a prua. Alla vigilia della partenza per la campagna d'oriente, Napoleone aveva appropriatamente fatto cambiare il nome della nave da Sans Culotte a L'Orient, risvegliando la superstizione dei marinai, per i quali cambiare nome ad una nave porta disgrazia. C'è da aggiungere che si trattava del secondo cambio di nome, essendo la nave stata varata col nome di Le Dauphin Royal.
L'influenza di Nelson continuò a lungo dopo la sua morte e fu oggetto di periodici risvegli di interesse, specialmente durante i periodi di crisi in Gran Bretagna. La sua morte nella decisiva battaglia di Trafalgar consolidò la sua immagine pubblica di eroe. Negli anni '60 dell’Ottocento, il poeta laureato Alfred Tennyson fece appello all’immagine e alla tradizione di Nelson per opporsi ai tagli alla difesa voluti dal primo ministro William Ewart Gladstone. Il Primo Lord dell’Ammiragliato Jackie Fisher fu un fervente sostenitore di Nelson all’inizio del XX secolo e sottolineò spesso la sua eredità durante il suo periodo di riforma navale. Anche Winston Churchill trovò in Nelson una fonte di ispirazione durante la seconda guerra mondiale. Nelson è stato spesso raffigurato nell’arte e nella letteratura; compare nei dipinti di Benjamin West e Arthur William Devis, nonché nei libri e nelle biografie di John McArthur, James Stanier Clarke e Robert Southey.

La città di Nelson, in Nuova Zelanda, prende il nome da lui. Numerosi monumenti e memoriali furono eretti in tutta la Gran Bretagna e all’estero per onorare le sue imprese. Il monumento a Nelson di Dublino, il "Nelson’s Pillar", completato nel 1809, fu distrutto dai repubblicani irlandesi nel 1966. A Montreal, una statua fu iniziata nel 1808 e completata nel 1809. A Great Yarmouth, sulla costa della sua contea natale del Norfolk, il "Britannia Monument" dedicato a Nelson fu eretto nel 1819, con iscrizioni alla base che commemorano le sue quattro principali vittorie navali. Ne seguirono altri in tutto il mondo: Trafalgar Square a Londra fu creata in sua memoria nel 1835 e la colonna centrale, la colonna di Nelson, fu completata nel 1843. Nel 1876 fu svelata una targa blu della Royal Society of Arts in onore di Nelson al numero 147 di New Bond Street. L’architetto del Britannia Royal Naval College di Dartmouth, Sir Aston Webb, fece collocare una finestra in alto nella cappella in modo tale che ogni anno, il 21 ottobre, nel momento della morte di Nelson, la luce proveniente da essa cadesse sulla statua di Cristo dietro l’altare.
Nelson e i suoi monumenti sono visti con occhio più critico nei paesi che hanno subito gli effetti negativi del colonialismo e che cercano di rivedere la propria storia ufficiale. Importanti monumenti commemorativi situati in posizioni di rilievo in alcune città sono stati oggetto di proteste e sono stati rimossi in modo deliberato. Nel 1966, il "Nelson Pillar" di Dublino fu fatto saltare in aria dai repubblicani irlandesi: una canzone popolare di successo, Up Went Nelson, raggiunse la vetta delle classifiche pop irlandesi sulla scia dell’esplosione, mentre un articolo di giornale che celebrava il 55° anniversario osservava: «Per molti, la sorpresa più grande riguardo all’esplosione del Nelson Pillar… è il motivo per cui ci siano voluti 157 anni». Nel 2020, dopo anni di campagne, la statua di Nelson in National Heroes Square, a Bridgetown, nelle Barbados, è stata rimossa e collocata in un museo. Si ergeva dal 1813 in uno spazio pubblico centrale della capitale, noto fino al 1999 come Trafalgar Square.
| Anno | Film | Attore | Note |
|---|---|---|---|
| 1918 | Nelson | Donald Calthrop | |
| 1926 | Nelson | Cedric Hardwicke | |
| 1928 | Trafalgar (The Divine Lady) | Victor Varconi | |
| 1936 | I Lloyds di Londra (Lloyds of London) | John Burton Douglas Scott (Nelson adolescente) | |
| 1941 | Il grande ammiraglio (That Hamilton Woman) | Laurence Olivier | |
| 1968 | Le calde notti di Lady Hamilton | Richard Johnson | |
| 1973 | La storia di Lady Hamilton (Bequest to the Nation) | Peter Finch | |
| 1982 | Nelson (I Remember Nelson) | Kenneth Colley | Miniserie televisiva |
In italiano:
In inglese:
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