
Luigi Bonazzi (Perugia, 3 marzo 1811 – Perugia, 2 aprile 1879) è stato uno storico, attore teatrale e patriota italiano.
Nacque da Giuseppe Bonazzi e Celeste Carattoli. A undici anni scrisse per gioco una tragedia che attirò l'attenzione dei marchesi di Sorbello, grazie al cui interessamento entrò in seminario, dal quale uscì nel 1825. Dopo aver seguito per un brevissimo periodo gli studi di medicina, insegnò retorica nelle scuole comunali di Bevagna. Durante i moti del 1831, quando parte dello Stato Pontificio insorse contro il governo papale e diede vita alle Province Unite Italiane, tenne discorsi patriottici agli scolari di Ascoli Piceno e inneggiò all'insurrezione di Ancona. Dopo che le truppe dell'Impero austriaco, intervenute su richiesta del papa, ebbero soffocato la rivolta, dovette rientrare a Perugia. Entrato nella guardia di finanza pontificia, in seguito si congedò e insegnò in una scuola privata.
Esordì sulle scene nel 1842 in una modesta compagnia che debuttò a Gubbio. Fu poi generico nelle compagnie di Luigi Domeniconi e di Alamanno Morelli, e nel 1845 entrò in quella di Gustavo Modena, accanto al quale recitò, tra l'altro, nella Zaira e nel Saul. Passato nella Compagnia Lombarda di Giuseppe Battaglia, si affermò come caratterista; a Napoli lavorò nelle compagnie di A. Alberti e G. Coltellini. Nel 1856 diresse una compagnia propria, nella quale recitò anche Modena. Diresse per un breve periodo anche un teatro a Città di Castello.[senza fonte]
Nel 1862 tornò a Perugia come insegnante di storia e geografia al liceo. Nel 1865 calcò per l'ultima volta le scene, al teatro del Fondo di Napoli, in sostituzione di Luigi Taddei.
Sostenitore dell'ideale democratico, dedicò diversi scritti alle vicende risorgimentali della sua città, tra cui un resoconto delle stragi di Perugia del 20 giugno 1859.
Nel 1865 pubblicò Gustavo Modena e l'arte sua, scritto tra il 1863 e il 1864, recensito favorevolmente da Luigi Settembrini e considerato una fonte importante per la storia della recitazione ottocentesca. L'opera è stata ripubblicata a cura di Alessandro Tinterri.
Dispensato dall'insegnamento, ricevette dal Comune di Perugia l'incarico di scrivere una storia della città. Dal 1868-1869 fino alla morte lavorò alla Storia di Perugia dalle origini al 1860, pubblicata in due volumi tra il 1875 e il 1879. L'opera, d'ispirazione democratica e incline alla rappresentazione drammatica dei fatti, esalta il libero Comune, ma si fonda su una ricerca delle fonti ritenuta abbastanza accurata, specie per l'età moderna. Alcuni avversari in municipio, riconoscendosi nelle allusioni dell'autore, ne ottennero il sequestro. È stata ristampata nel 1959-1960 a cura di Giuliano Innamorati, con una nota di Luigi Salvatorelli.
Negli ultimi anni si dedicò anche a studi di agronomia. Malato, dettò la propria autobiografia a una nipote (sorella del cartografo Bruto Bonazzi, di cui Luigi era zio) nel gennaio 1879 e morì a Perugia il 2 aprile dello stesso anno.
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