Il nome di questo clade deriva dal latinomalva, ossia "molle", difatti già in antichità erano note le proprietà emollienti della malva selvatica. Da questa specie derivano anche i nomi del genere Malva, della famiglia Malvaceae e dell'ordine Malvales, che ha dato il nome di questo clade.
Questo taxon è anche noto col nome scientifico di Malvidae, nome che è stato introdotto appositamente per la classificazione filogenetica nel 2007 dai botanici W.S. Judd, D.E. Soltis e P.S. Soltis. Questa denominazione è stata successivamente validata dalla scoperta, sempre nello stesso anno, di una diretta relazione con la descrizione di Antoine-Laurent de Jussieu per l'ordine Malvaceae (ridotto al rango di famiglia nel sistema Cronquist), presente nella sua opera Genera Plantarum.
Descrizione
Così come per il clade superiore delle Rosidi non vi sono chiari apomorfismi non molecolari che accomunino tra loro le specie appartenenti alle Malvidi. Tra le poche caratteristiche comuni abbiamo il fatto che generalmente i petali e i sepali non sono fusi tra loro e che gli ovuli sono bitegmici e crassinucellati.
Tassonomia
Filogenesi
La filogenesi del clade Malvidi, aggiornata alla classificazione APG IV, si presenta come segue:
Con l'aggiornamento alla classificazione APG IV del 2016 si sono mantenuti gli 8 ordini già presenti in questo clade, anche se è probabile che in futuro vengano qui inclusi gli appartenenti al clade COM.
Con l'aggiornamento alla classificazione APG IV del 2016 nel genere sono state incluse un totale di 59 famiglie, senza alterare molto la loro suddivisione rispetto alla classificazione precedente. Quelle attualmente accettate, incluse nei relativi ordini, sono le seguenti:
Le famiglie contrassegnate con (*) sono state aggiunte o riclassificate successivamente alla pubblicazione della classificazione APG III, introdotta invece nel 2009, mentre la dicitura "nom. cons." (Nomen conservandum) indica un nome che deve essere preservato, pertanto quel certo nome scientifico gode di specifiche protezioni a livello nomenclaturale.
In Geraniales è stata ampiamente modificata la famiglia Francoaceae, data la necessità di nuovi studi nell'ordine. A livello nomenclaturale, per priorità nella denominazione, è stata invertita con la famigliaMelianthaceae mentre Vivianiaceae è ora qui inclusa sulla base di nuovi studi. Si è deciso di mantenere Francoaceae molto ampia, date le non ben definite relazioni tra questa e le famiglie in essa aggiunte, anche a seguito di risultati contrastanti nella classificazione di alcuni generi (Balbisia, Rhynchotheca, Viviania e Wendtia) negli studi più recenti.
Il genere Pakaraimaea, precedentemente compreso nella famiglia Dipterocarpaceae, si è scoperto essere in stretta relazione (all'88% in base ai risultati dell'analisi dell'enzima rcbL col metodo di bootstrap) alle Cistaceae nelle quali, allargate, è ad oggi incluso. Si è discusso se riformare la famiglia delle Dipterocarpaceae, allargandola a Sarcolaenaceae e Cistaceae, ma alcune eccezioni sulle relazioni tra queste sono state trovate, e pertanto le Dipterocarpaceae non sono ancora state allargate.
Infine i due generi Keithia e Poilanedora, nonostante siano ancora inclusi in Capparaceae, hanno una scarsa corrispondenza morfologica con altre unità tassonomiche contenute in questa famiglia, il che fa logicamente supporre che debbano essere incluse all'interno di un ordine differenti. Pertanto restano al momento compresi in Capparaceae come generi non collocati.
↑(EN) Etimologia dell'ordine Malvaceae, su plantsystematics.org. URL consultato il 2 gennaio 2021 (archiviato dall'url originale il 27 agosto 2013).
↑(EN) Miao Sun, Douglas E. Soltis, Pamela S. Soltis, Xinyu Zhu e altri, Deep phylogenetic incongruence in the angiosperm clade Rosidae (abstract), in Molecular Phylogenetics and Evolution, vol.83, 1º febbraio 2015, pp.156-166, DOI:10.1016/j.ympev.2014.11.003. URL consultato il 22 dicembre 2020.
(EN) Miao Sun, Douglas E. Soltis, Pamela S. Soltis, Xinyu Zhu e altri, Deep phylogenetic incongruence in the angiosperm clade Rosidae (abstract), in Molecular Phylogenetics and Evolution, vol.83, 1º febbraio 2015, pp.156-166, DOI:10.1016/j.ympev.2014.11.003. URL consultato il 22 dicembre 2020.