Mario Nicoletta

Pietro Mario Nicoletta, conosciuto come Mario (Crotone, 1901 – Milano, 26 giugno 1924), è stato un ferroviere e militante comunista italiano, attivo a Crotone nei primi anni venti del XX secolo. Coinvolto negli scontri politici verificatisi in città nel 1922, fu arrestato insieme ad altri esponenti politici e rimase detenuto per circa sei mesi; prosciolto dalla Sezione d'accusa di Catanzaro il 21 maggio 1923, al ritorno a Crotone fu vittima di una violenta aggressione, successivamente oggetto di due interventi parlamentari, episodio inserito dalla successiva storiografia nel quadro delle violenze fasciste seguite alla morte del consigliere comunale fascista Antonio Cosentino e attribuito a elementi fascisti, con Nicoletta descritto come «ferroviere comunista».

Nel giugno 1924 morì a Milano; la morte fu collegata alle conseguenze della detenzione e delle violenze subite. Nel novembre 1943 l'amministrazione comunale gli intitolò il precedente viale Michele Bianchi, indicandolo nella documentazione relativa al provvedimento come «vittima della violenza fascista»; nel luglio 1944 è inoltre documentata in città una Lega Carovana intitolata a Mario Nicoletta.

Biografia

Cenni biografici

Pietro Mario Nicoletta nacque a Cotrone nel 1901 da Gaetano Nicoletta e Luigia Bruno; lavorava nelle ferrovie ed era politicamente attivo in città, tanto che il 1º giugno 1923, durante un intervento alla Camera dei deputati, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giacomo Acerbo lo qualificò come «noto comunista, già applicato delle ferrovie», mentre nella successiva storiografia è indicato come «ferroviere comunista».

Gli scontri del 1922 e le violenze fasciste

Il 1° novembre 1922, nel corso dei fatti di Crotone, gruppi fascisti assalirono la Camera del Lavoro, la sezione e il circolo comunista, il Circolo dei ferrovieri e il negozio di tessuti del sindaco; in seguito agli incidenti e alla morte del fascista Antonio Cosentino, le autorità disposero l'arresto di diversi esponenti dei partiti definiti «sovversivi», tra i quali figurava anche Nicoletta, che dopo circa sei mesi di detenzione fu prosciolto il 21 maggio 1923 dalla Sezione d'accusa di Catanzaro insieme agli imputati nei cui confronti non furono ravvisati elementi sufficienti per il rinvio a giudizio, mentre Antonio Scicchitano rimase imputato per l'omicidio di Cosentino.

Nella notte tra il 21 e il 22 maggio Nicoletta fece ritorno a Crotone e fu aggredito, episodio le cui circostanze furono ricostruite in maniera divergente durante la seduta della Camera del 1º giugno: nella versione governativa l'aggressione avvenne a circa un chilometro dalla stazione, dopo che Nicoletta si era trattenuto a salutare alcuni ex colleghi ed era uscito insieme a due amici quando la forza pubblica si era già allontanata; gli aggressori furono indicati come sconosciuti e le ferite da bastone giudicate guaribili in diciannove giorni, mentre sull'accaduto vennero disposte indagini. Nell'intervento del deputato socialista Enrico Mastracchi fu invece ricostruito un assalto compiuto da più persone appena Nicoletta era sceso dal treno mentre si trovava sottobraccio alla madre, mediante bastoni di ferro e un'arma bianca; il ferroviere sarebbe stato ricoverato nell'ospedale cittadino in condizioni inizialmente considerate gravi e dichiarato fuori pericolo soltanto alcuni giorni dopo, mentre la madre, dopo avere protestato contro un milite che avrebbe manifestato approvazione per l'aggressione, sarebbe stata arrestata. Nel medesimo dibattito emerse inoltre l'esistenza di una lettera firmata «i fascisti di Cotrone», nella quale si faceva riferimento all'aggressione e si minacciavano gli altri prosciolti qualora fossero rientrati in città, sebbene l'attendibilità dello scritto fosse contestata dalla rappresentanza governativa.

L'aggressione si inserì nell'acuirsi delle tensioni e delle violenze politiche cittadine, venendo descritta come una «feroce aggressione» compiuta «da elementi fascisti» mentre Nicoletta usciva dalla stazione per tornare a casa dopo la scarcerazione; l'episodio ebbe inoltre ripercussioni sulla situazione interna del fascismo locale, contribuendo ad acuire il dissidio tra il direttorio fascista cittadino e il comando della locale centuria della MVSN. La vicenda tornò alla Camera il 14 giugno, quando Mastracchi, Pietro Mancini, Stefano Paolino e Costantino Lazzari presentarono una nuova interrogazione sulla mancata individuazione degli aggressori di quello che il documento definiva «l'impiegato ferroviaro di Cotrone Mario Nicoletti», rilevando che i loro nomi sarebbero stati conosciuti e denunciando il pericolo di «nuove violenze ed attentati» contro le persone già colpite.

Morte

Giunto a Milano da pochi giorni e indicato come «profugo dalla Calabria», Nicoletta morì il 26 giugno 1924 all'età di 23 anni presso l'Ospedale Maggiore; la morte fu attribuita a una violenta emorragia polmonare, collegata ai lunghi mesi trascorsi in carcere e alle numerose percosse ricevute «dentro e fuori dal carcere». Negli ultimi giorni fu assistito dal compagno Antonio Scicchitano e, avvertendo l'approssimarsi della morte, lasciò una lettera nella quale menzionava la madre con la forma «Bruno, Luigina» ed esprimeva il dolore di morire lontano da lei.

Al momento della pubblicazione dell'articolo la salma risultava sepolta nel cimitero di Musocco, nel campo 25, fossa 1941, con l'intenzione dichiarata di restituirla successivamente alla madre e alla terra d'origine, circostanza che non consente di stabilire se la sepoltura milanese sia stata definitiva; la morte venne successivamente ricondotta al quadro delle violenze fasciste in Calabria, con ricostruzioni che lo descrissero come ucciso a Crotone o collegarono la sua vicenda alle rappresaglie successive alla morte di Cosentino, fino a qualificarlo come vittima di una «squadraccia» durante i disordini che accompagnarono l'avvento della dittatura fascista.

Memoria

Dopo la caduta del fascismo, il nome di Nicoletta entrò nella toponomastica cittadina: il 27 novembre 1943 il commissario prefettizio Silvio Messinetti, accogliendo una richiesta presentata il 18 novembre dal Comitato del Fronte Nazionale della Libertà di Crotone, deliberò di sostituire l'intitolazione del viale Michele Bianchi con quella a Mario Nicoletta, indicato nella documentazione come «vittima della violenza fascista», intitolazione rimasta nella toponomastica cittadina nell'attuale via Mario Nicoletta; il suo nome fu assunto anche da un'organizzazione sindacale cittadina dell'immediato dopoguerra, poiché il 23 luglio 1944 risulta attiva a Crotone la Lega Carovana «Mario Nicoletta», il cui consiglio direttivo partecipò insieme ad altre organizzazioni operaie e sindacali a una riunione riguardante la futura amministrazione comunale.

Note

  1. ↑ Mazza-Lucifero, p. 460
  2. 1 2 3 4 5 Atti parlamentari. Camera dei deputati, Legislatura XXVI, 1ª sessione, tornata del 1º giugno 1923 (PDF), su Portale storico della Camera dei deputati, 1º giugno 1923, pp. 9603-9604. URL consultato il 2 settembre 2026.
  3. 1 2 Atti parlamentari. Camera dei deputati, Legislatura XXVI, 1ª sessione, tornata del 14 giugno 1923 (PDF), su Portale storico della Camera dei deputati, 14 giugno 1923. URL consultato il 2 settembre 2026.
  4. 1 2 Carvello, pp. 88-89
  5. ↑ Errigo, pp. 60-63
  6. 1 2 3 Record di Pietro Mario Nicoletta, su FamilySearch. URL consultato il 7 settembre 2026., atto di morte n. 703, Parte II B, Comune di Milano, 1º luglio 1924, immagine 24 di 2066, gruppo immagini 007848485.
  7. 1 2 3 4 5 Per un nostro povero morto, in l'Unità, n. 123, 5 luglio 1924, p. 3.
  8. 1 2 3 4 Crotone, settembre 1943 - aprile 1946: scomposizione e ricomposizione, su Archivio Storico Crotone. URL consultato il 2 settembre 2026.
  9. ↑ Carvello, p. 88
  10. 1 2 Il processo per i fatti di Cotrone alle Assise di Catanzaro, in l'Unità, n. 7, 19 febbraio 1924, p. 2.
  11. 1 2 Carvello, p. 114
  12. ↑ Carvello, p. 89
  13. ↑ L'atto di morte n. 703, Parte II B, del Comune di Milano registra il decesso il 26 giugno 1924 alle ore 23:45; la corrispondenza pubblicata da l'Unità il 5 luglio 1924 è invece datata «Milano, 21 giugno 1924, sera» e riferisce che Nicoletta era morto «venerdì sera»
  14. ↑ Spezzano, p. 89
  15. ↑ Palmieri, pp. 130-131
  16. ↑ Vito Barresi, 25 Aprile all'ombra del Gladio. Un monumento revisionista che inganna la memoria e offende la storia, su CN24TV, 24 aprile 2018. URL consultato il 6 settembre 2026.

Bibliografia