| Melchisedec | |
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Re e Sacerdote | |
| Venerato da | Chiesa cattolica |
| Ricorrenza | 26 agosto |
Melchisedec (da מַלְכִּי־צֶדֶק / מַלְכִּי־צָדֶק, Il mio Re è giusto) è un'emblematica e misteriosa figura dell'Antico testamento della Bibbia.
Nella Bibbia è identificato come re del regno di Salem (l'antica Gerusalemme) e come sacerdote di Dio; secondo l'esegesi ebraica si tratta di Sem, figlio di Noè.

Nell'evidenza storica del Vecchio Testamento ci sono due brani in cui si appare Melchisedec. Nel primo (Genesi 14,18-20) Melchisedec è un re e un sacerdote, una figura comunque umana. Nel secondo passo (Sal 109 (110),4) Melchisedec è menzionato perché era un Sacerdote dell'Altissimo che, a suo tempo, conferì il Sacerdozio eterno ad un vincitore: Abramo ricevette dal re Melchisedec la benedizione prima che questi benedicesse l'Altissimo, Dio Onnipotente, e così facendo trasferì il Sacerdozio eterno ad un mortale.
La figura di Melchisedec appare in Gn 14,18:
In Abramo, il Signore benedisse per la prima volta tutti i popoli della terra (Genesi 12,3, universalismo della benedizione e del sacerdozio secondo Melchisedec rispetto a quello levitico).
Abramo, antenato degli Ebrei, rispettava Melchisedec come suo superiore.
Melchisedec non apparteneva al popolo ebraico.
Il secondo punto in cui si parla di Melchisedec nel Vecchio Testamento è nel Salmo 109, il noto Dixit Dominus, in cui si prefigura la venuta di una figura messianica destinata ad esercitare il giudizio di Dio, che sarà sacerdote eterno in virtù della benedizione operata da Melchisedec verso Abramo, poiché nel versetto 4 è scritto: "alla maniera di Melchisedec".
La legge mosaica vietava ai Re di Israele di essere anche sommi sacerdoti, compito riservato ai leviti, con una provata discendenza (Neemia 7,61-65). Tuttavia, Dio nomina Re Davide, quale sacerdote alla maniera di Melchisedec. Nel contesto storico specifico, infatti, il re, pur non potendo essere sommo sacerdote, esercitava compiti sacerdotali in particolari occasioni (1Re, 8,62-66).
Salem di cui Melchisedec è principe richiama la parola ebraica shalom (pace) e il Principe di Pace profetizzata da Isaia 9,6.
Oltre che nei libri canonici, Melchisedec appare anche nel 2Enoch, un apocrifo del Vecchio Testamento. Questo libro contiene una parte detta Esaltazione di Melchisedec, in cui si racconta la nascita di Melchisedec da una donna sterile e anziana di nome Sofonima (o Soponima). Ella era moglie di Nir, un fratello di Noè, ed era rimasta incinta miracolosamente, perché il marito non aveva rapporti con lei da lungo tempo, in quanto era stato nominato sacerdote. La donna morì prima di mettere al mondo il figlio, ma prima che Nir la seppellisse, Melchisedec venne fuori dal corpo della madre, essendo fisicamente sviluppato come un bambino di tre anni e capace di parlare e pregare Dio. Dopo 40 giorni, l'arcangelo Gabriele comparve a Nir e gli disse che avrebbe portato il bambino nel Giardino dell'Eden; Melchisedec fu così preservato dal Diluvio universale, in modo da poter tornare sulla Terra a tempo debito. Nir morì il giorno dopo che il bambino fu portato via da Gabriele.
Alcuni hanno visto un'analogia tra il concepimento miracoloso di Melchisedec e quello di Gesù.
Non vi sono riferimenti diretti a Melchisedec nei Vangeli canonici, ma esiste un riferimento indiretto: Gesù cita in Matteo 22,41-45 il Salmo 110, uno dei due passi del Vecchio Testamento in cui si parla di Melchisedec e fornisce la sua interpretazione delle qualità fondamentali che deve possedere il Messia (sottintendendo che queste qualità si applicano a se stesso): Gesù nell'ultima Cena (Marco 14,22), spezza il pane e mesce il vino alla maniera di Melchisedec, Genesi, 14,18; seguendo il Salmo 110,4: Il Signore ha giurato e non si pente: "Tu sei Sacerdote in eterno al modo di Melchìsedec". Manifestando interiormente, con l'Eucaristia, il sacrificio del sacerdote. Subito dopo, Gesù si unisce agli Apostoli intonando la prima parte dell'Hallel della Pasqua ebraica, Salmi 112 - 113, e infine dell'agape con la seconda parte dei Salmi 114-117. Evidente una correlazione tra il pane e il vino di Melchisedec e l'ultima Cena di Gesù, che aderente alle "Scritture" apre all'Eucaristia.
Nella Lettera agli Ebrei si afferma che il sacerdozio di Gesù è di tipo diverso rispetto al sacerdozio ebraico, che era ereditario e riguardava i discendenti di Aronne e i leviti, e senza giuramento a Dio. Diversamente, Gesù è il Germoglio di Davide e il Leone della tribù di Giuda (Apocalisse 5:1), divenuto Sommo Sacerdote eterno alla maniera di Melchisedec (Ebrei 7:17) per merito di una vita indifettibile e per giuramento. Egli è sommo sacerdote di beni futuri:
Il Dixit Dominus viene citato in Ebrei 5, con un secondo significato profetico, oltreché storico. Il sacerdote ordinato dal Signore secondo Melchisedec non è solo Re Davide (che trascrisse il Salmo), ma anche Gesù Cristo, suo ultimo discendente (il «Germoglio di Davide», il «Leone della tribù di Giuda»).
La contrapposizione del sacerdozio Levitico e di Melchisedec è solo storica in ordine ad un fine comune di salvezza umana: entrambi versano la decima ad Abramo. Fatto insolito, la stessa lettera inizia con la traduzione di Melchisedec e di Salem: re di Giustizia, re di Pace.
Uno dei manoscritti non biblici di Qumran, in specifico il manoscritto 11Q13/11QMelch rinvenuto nella grotta 11 di Qumran presso il Mar Morto è stato datato paleograficamente tra la fine del II secolo a.C. e l'inizio del I secolo a.C. Esso è composto di tredici frammenti dai quali si sono ricavate due colonne. La colonna 2 è preservata molto bene, la colonna 3 è ricostruita solo con alcune parole. 11Q13 può essere riguardato come una sorta di targum, uno scritto che in ebraico significa letteralmente "interpretazione", una parafrasi dei passi biblici che serve a spiegare e a interpretare i brani delle sacre scritture. È stato tradotto in italiano da parte di Florentino Garcia Martinez e studiato di recente nella monografia di Franco Manzi, Melchisedec e l'angelologia nell'Epistola agli Ebrei e a Qumran (= Analecta Biblica 136), Roma, Editrice Pontificio Istituto Biblico, 1997, 433 pp.
Il papiro è intitolato "Melchisedec e il giudizio finale". In tale testo si definisce Melchisedec come un elohim e come Messia.
Secondo l'indologo ed ebraista Dario Chioli, Melchisedec, ovvero Malkî-tzèdeq, nell'idioma ebraico del testo masoretico di Genesi 14, 18, può significare:
Chioli conclude che ciò può portare a vedere in Melchisedec una sorta di guardiano della soglia, o di traghettatore verso il mare interno dell'anima, di perno o di "polo" spirituale del mondo.
In Ebrei 7,1-3 Paolo di Tarso spiega il significato del nome Melchisedec, re di Giustizia e del suo titolo, re di Salem, re di Pace.
Il nome Salem nella Bibbia (nella sua traduzione) è presente soltanto in un altro verso (Salmi 76,1-2):
Come Sion, Salèm è identificato con uno dei nomi di Gerusalemme.
Dopo la vittoria di Abramo sul re di Sodoma, il re di Salem, luogo in cui "è il suo Tabernacolo", per la prima volta nella storia offre a Dio il pane e il vino prima di pronunciare (cantare) una preghiera di benedizione e di lode, in cui sono presenti gli elementi propri del rito eucaristico.
Paolo sottolinea che per Melchisedec non è fornita nessuna genealogia. Di lui manca anche l'indicazione di un luogo di morte e sepoltura, dato invece per tutti i patriarchi, fra i quali Abramo la cui benedizione è detta inferiore a Melchisedec (v. 7). L'assenza di genealogia si verifica in un libro ricco di Genealogie come la Genesi, e malgrado:
Abramo incontra tre angeli, identificati con la Trinità (ad es. da Andrej Rublëv), così come Lot, figlio di suo fratello, è avvisato e messo in salvo da due angeli in apparenza umana prima della distruzione di Sodoma e Gomorra.
Entrambi sono protagonisti di incontri con angeli e, forse per Abramo, Dio stesso. Le qualità di Melchisedec, "Principe di Pace" e "Principe di Giustizia", compaiono anche come titoli messianici in vari profeti maggiori, alcuni secoli dopo.
È significativo che Melchisedec abbia offerto pane e vino al Signore, come fece Gesù nell'ultima cena istituendo l'eucaristia secondo i Vangeli. Melchisedec assunse un posto primario nel pensiero monoteistico e cristiano: egli è l'archetipo (figura) che precede Gesù Cristo, nelle sue funzioni di sacerdote (Gesù Cristo viene definito nella lettera agli Ebrei "Sacerdote in eterno dell'Ordine di Melchisedec") e anche per indicare la seconda venuta del Signore Cristo che ritorna come Re dei re, cioè Re in eterno secondo l'ordine di Melchisedec.
Melchisedec è ricordato nel canone della Messa durante l'Anamnesi come preghiera per accettare il sacrificio, come quelli di Abele e Abramo.
Il Martirologio Romano ricorda San Melchisedec il 26 agosto:
Alice Bailey nelle sue opere esoteriche, da lei indicate come ispirate dal Maestro Djwal Khul detto «il Tibetano», asserisce che Melchisedec è uno dei nomi o appellativi con i quali ci si riferisce (soprattutto nel Vecchio Testamento) a Sanat Kumara, colui che presiede la comunità di Shamballa, ossia una fratellanza di esseri divini, la quale sopraintende spiritualmente al percorso evolutivo dell'umanità terrestre. Nello stesso scritto Melchisedec è anche detto il Signore del mondo e l'antico dei Giorni. In genere, la tradizione gnostica attribuisce grande importanza a questa figura, considerata come guida dell'umanità dall'inizio dei tempi.
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