
Il peschereccio è un tipo di bastimento utilizzato, essenzialmente, per le attività di pesca commerciale, cioè per la cattura di pesci e altra fauna ittica per la vendita.


Sono in genere di dislocamento medio piccolo, per impieghi costieri e la loro stazza parte da qualche tonnellata, mentre sono motopesca d'altura quelli che arrivano oltre le mille tonnellate e anche più con le unità oceaniche, e dotate di abbondanti reti e apparati radar e sonar.
Inizialmente a vela o a remi, sono diventati negli ultimi decenni progressivamente a motore, prima a benzina o a carbone, poi sempre di più Diesel.
L'Unione Europea ha a più riprese incentivato la chiusura delle attività con la demolizione dei pescherecci. Secondo la FAO, fra crisi di settore e incentivi alla rottamazione, dal 2000 al 2023 il numero di pescherecci della flotta europea è diminuito del 28%.
Sono 35 i principali porti pescherecci d'Italia.
Gli ultimi anni hanno visto in Italia una perdita della flotta al 40%. Nel 2023 c'erano 1.600 barche, oggi sono 9.600, 15 Mila occupati e valore di pescato sui 650 milioni. Il 70% delle barche è dedito alla piccola pesca. Nella tabella sottostante si mettono a confronto i primi dieci porti italiani per tonnellate di stazza lorda; da notare che non sempre un maggior numero di pescherecci corrisponde a una maggiore stazza lorda, in quanto a volte essi sono di piccole dimensioni.
| Regione | Porto | Posto nella classifica nazionale per TSL | Tonnellate di stazza lorda | N° di imbarcazioni |
| Sicilia | Porto di Mazara del Vallo | 1° | 16.725 | 224 |
| Veneto | Porto di Chioggia | 2° | 5.545 | 235 |
| Marche | Porto di Ancona | 3° | 4.566 | 207 |
| Sicilia | Porto di Sciacca | 4° | 4.046 | 120 |
| Puglia | Porto di Manfredonia | 5° | 3.479 | 240 |
| Sardegna | Porto di Cagliari | 6° | 3.141 | 161 |
| Puglia | Porto di Molfetta | 7° | 3.080 | 60 |
| Abruzzo | Porto di Pescara | 8° | 2.987 | 99 |
| Marche | Porto di San Benedetto del Tronto | 9° | 2.845 | 123 |
| Sicilia | Porto di Porticello | 10° | 2.524 | 245 |
| Sicilia | Porto di Portopalo di Capo Passero | 11° | 2.451 | 82 |
| Campania | Porto di Salerno | 12° | 2.351 | 149 |
| Emilia-Romagna | Porto di Rimini | 13° | 2.174 | 104 |
| Marche | Porto di Civitanova Marche | 14° | 2.167 | 84 |
| Sicilia | Porto di Palermo | 15° | 1.928 | 69 |
| Sicilia | Porto di Catania | 16° | 1.814 | 46 |
| Marche | Porto di Fano | 17° | 1.812 | 90 |
| Sardegna | Porto di Sant'Antioco | 18° | 1.734 | 227 |
| Sicilia | Porto di Trapani | 19° | 1.630 | 128 |
| Puglia | Porto di Bisceglie | 20° | 1.612 | 44 |
Le flottiglie italiane con oltre 200 motopescherecci iscritti, indipendentemente dalla loro stazza, non sono necessariamente quelle con maggiore stazza lorda; si veda il caso di Ancona, che pur essendo al sesto posto per numero di imbarcazioni, è al terzo porto per TSL (in quanto i suoi pescherecci sono mediamente più grandi), e il caso di Sant'Antioco, che pur essendo al quarto posto per numero di imbarcazioni, per ciò che riguarda la stazza si trova solo al diciottesimo posto (a causa delle ridotte dimensioni delle sue imbarcazioni): 1) Porticello (245 imbarcazioni) 2) Manfredonia (240 imbarcazioni) 2) Chioggia (235 imbarcazioni) 3) Mazara del Vallo (224 imbarcazioni) 4) Sant'Antioco (227 imbarcazioni) 5) Ancona (207 imbarcazioni).
Si fornisce di seguito l'elenco delle prime cinque regioni italiane per TSL.
| Regione | Porti in ordine di TSL | Posto nella classifica nazionale per TSL | Tonnellate di stazza lorda |
| Sicilia | Mazara, Sciacca, Porticello, Portopalo di Capo Passero, Palermo, Catania, Trapani | 1° | 29.800 |
| Marche | Ancona, San Benedetto del Tronto, Civitanova Marche, Fano | 2° | 11.200 |
| Puglia | Manfredonia, Molfetta, Bisceglie | 3° | 8.000 |
| Veneto | Chioggia | 4° | 5.500 |
| Sardegna | Sant'Antioco | 5° | 4.800 |
Il 33 per cento della flotta peschereccia italiana è iscritto nei compartimenti della Sicilia.

L'epopea della pesca oceanica rappresenta uno dei capitoli più significativi della storia socio-economica di San Benedetto del Tronto. Dalla fine degli anni venti e fino alla metà degli anni ottanta del XX secolo, la marineria sambenedettese si impose infatti nel panorama nazionale come una delle principali flotte d'altura d'Italia e dell'intero bacino europeo. Il comparto ricevette un primo impulso strategico nel 1922 con la fondazione della SAPRI (Società Anonima di Pesca e Reti Italiana) per iniziativa della famiglia Merlini; già nel 1926 i primi motopescherecci varcarono lo stretto di Gibilterra per spingersi nelle acque dell'oceano Atlantico e, nel 1938, fino alle coste della Groenlandia. La vera e propria espansione industriale atlantica si avviò nel 1956, anno in cui il motopeschereccio *Nicola Marchegiani* superò le Colonne d'Ercole, seguito nel corso del decennio da numerose unità d'altura commissionate da altri armatori locali. Avendo come base logistica principale lo scalo dell'isola di Las Palmas de Gran Canaria, i marinai sambenedettesi estesero progressivamente le proprie rotte commerciali in direzione dell'oceano Indiano e dell'oceano Pacifico, operando stabilmente anche di fronte al litorale del Perù. L'apice della flotta d'altura si registrò tra il finire degli anni cinquanta e l'inizio degli anni ottanta, periodo durante il quale oltre settanta motopescherecci oceanici batterono regolarmente le rotte internazionali.
Sotto il profilo storiografico ed economico, la pesca d'altura e oceanica di Mazara del Vallo costituisce la principale realtà industriale e cantieristica della marineria d'Italia all'interno del bacino del mar Mediterraneo. Il comparto manifatturiero, specializzato storicamente nella cattura in acque profonde e nei processi di congelamento del pescato direttamente a bordo dei motopescherecci, ha consolidato la propria affermazione nei mercati internazionali attorno alla commercializzazione di eccellenze gastronomiche autoctone, tra le quali si distingue il celebre gambero rosso di Mazara del Vallo.
Nel 1912, a San Benedetto del Tronto, avviene il varo del primo peschereccio a motore in Italia, il "San Marco".
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