Museo politecnico

Museo politecnico
(RU) Политехнический музей
Ubicazione
StatoRussia (bandiera) Russia
LocalitàMosca
Coordinate55°45′27.87″N 37°37′46.15″E
Caratteristiche
TipoScienza e tecnologia
Istituzione1872
Apertura12 dicembre 1872
Sito web

Il Museo politecnico (in russo Политехнический музей (Полите́х)?, Politechničeskij muzej (Politéch)) è un museo russo, uno dei più antichi musei scientifici e tecnici del mondo, situato a Mosca in Piazza Nuova. Fu fondato nel 1872 su iniziativa della Società degli appassionati di scienze naturali, antropologia ed etnografia, con la partecipazione attiva dei professori dell'Università imperiale di Mosca Grigorij Efímovič Ščurovskij, Anatolij Petrovič Bogdanov e Avgust Jul'evič Davidov. Le collezioni dell'Esposizione politecnica del 1872 costituirono la base del patrimonio del museo.

Il museo fu inaugurato il 12 dicembre 1872 in un edificio in affitto sito in via Prečistenka. L'architetto Nikolaj Aleksandrovič Šochin progettò la pianta dell'edificio del museo, la cui pietra angolare fu posata nel 1874. Il 30 maggio 1877 si tenne la cerimonia inaugurale dell'edificio del museo. La costruzione di altri due corpi dell'edificio si protrasse per 30 anni e terminò solo nel 1906, mentre la finitura richiese un altro anno.

Durante tutto questo tempo, il Museo delle conoscenze applicate ha portato avanti la sua missione: «Le conoscenze dello studio dello scienziato devono raggiungere le masse popolari e diventare patrimonio intellettuale del popolo». Le prime lezioni nell'edificio si tennero l'11 ottobre 1907. Dopo la Rivoluzione d'ottobre, nel 1918, il museo fu trasferito sotto la giurisdizione di una commissione speciale del Commissariato del popolo per l'istruzione della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, guidata da Nadežda Konstantinovna Krupskaja, e ribattezzato Istituto centrale di conoscenze politecniche. Negli anni trenta del XX secolo il compito principale del museo divenne il sostegno ideologico all'industrializzazione e alla collettivizzazione.

Durante la Grande guerra patriottica, così come è indicata dai russi l'invasione tedesca sul fronte orientale durante la Seconda guerra mondiale, il museo non interruppe la sua attività espositiva, ma continuò a funzionare anche come punto di difesa antiaerea e rifugio. Dal 1947 il Politecnico fu posto sotto la direzione della Znanie (Знание, "Conoscenza", Società sovietica per la diffusione delle conoscenze politiche e scientifiche), organizzazione educativa e propagandistica dell'Unione Sovietica, dove ripresero le visite guidate, le conferenze pubbliche e le consulenze, e furono stabiliti contatti con musei stranieri. In onore del centenario del Museo Politecnico, nel 1972 al suo personale fu conferito l'Ordine della Bandiera rossa del lavoro.

Nel 1991 il Museo Politecnico è stato dichiarato bene di particolare valore per il patrimonio culturale della Federazione Russa. Durante il periodo di instabilità economica del Paese, il museo ha attraversato una fase di stagnazione. Nel 2000 è stato istituito il Consiglio di Amministrazione del Politecnico. Dal 2013 l'edificio storico è in fase di restauro, il cui completamento era previsto per il 2021, ma è stato rinviato al 2025. L'attività espositiva è proseguita in altre sedi, ad esempio presso l'Esposizione delle conquiste dell'economia nazionale (VDNCh) e al tecnopolo “Mosca”.

Denominazioni

Storia

Esposizione del San Nicola, il botik di Pietro il Grande, davanti al reparto marittimo dell'Esposizione politecnica.
Incisione di Mihail Petrovič Nastûkov, 1872.
Padiglione dell'Esposizione politecnica, 1872.
Facciata dell'edificio centrale del Museo delle conoscenze applicate, 1884.

Premesse all'istituzione

Sullo sfondo della rivoluzione industriale degli anni cinquanta del XIX secolo, in Europa divennero popolari i musei dedicati alla tecnologia e alle conquiste scientifiche. Nel giro di vent'anni a Parigi, Londra, Vienna, Berlino e in altre grandi città furono aperte oltre un centinaio di istituzioni di questo tipo. In Russia, l'idea di creare un museo politecnico prese forma durante l'era delle riforme di Alessandro II, sotto l'influenza del nascente capitalismo nazionale. Nel 1864, su iniziativa dei professori Grigorij Efímovič Ščurovskij, Anatolij Petrovič Bogdanov e Avgust Jul'evič Davidov, fu fondata presso l'Università di Mosca la Società degli appassionati di scienze naturali, antropologia ed etnografia. La comunità contribuì allo sviluppo della scienza e alla diffusione delle conoscenze scientifiche naturali. I membri della società organizzavano spedizioni, creavano laboratori, organizzavano conferenze e svolgevano attività editoriali. In particolare, pubblicarono 130 volumi di Izvestij, un notiziario sulle scoperte circa le scienze naturali da parte di ricercatori russi. Tuttavia, l'organizzazione non disponeva di una sede permanente dove poter svolgere un'opera di divulgazione su larga scala.

Nell'estate del 1868 Anatolij Bogdanov propose di organizzare a Mosca una mostra di scienze naturali applicate. Si pensava che sarebbe stata modesta a causa della mancanza di fondi e che gli oggetti esposti sarebbero stati distribuiti tra i dipartimenti di zoologia, mineralogia e botanica dell'Università di Mosca al termine della mostra. Ma l'allora Ministero dei beni pubblici stanziò 2 000 rubli per l'organizzazione dell'evento e mise a disposizione uno spazio espositivo di circa 20 ettari, che si estendeva dal Maneggio, attraverso i giardini di Alessandro, lungo la riva della Moscova dal Cremlino al ponte Bol'šoj Moskvoreckij. Nel maggio 1870, durante una riunione della Duma generale di Mosca, Bogdanov sollevò la questione della creazione di un Museo industriale panrusso, dove sarebbero stati inviati i reperti al termine dell'evento.

La società istituì un comitato speciale per l'organizzazione dell'Esposizione politecnica, prevista per il 1872. I partecipanti all'esposizione dovevano presentare reperti didattici che dimostrassero in azione le leggi scientifiche e i processi produttivi. Ad esempio, nel reparto tecnico fu costruito un frantoio funzionante e furono presentati campioni di oli, semi e strumenti di controllo. L'ingegnere e inventore Vladimir Nikolaevič Čikolev presentò per la prima volta al pubblico russo una macchina per cucire elettrica. In totale furono allestiti 24 reparti tematici, tra cui quello geologico-mineralogico e minerario, quello tecnico, quello manifatturiero, quello postale, quello telegrafico, quello di fisica applicata, quello idraulico e altri. All'esposizione furono presentati 10 000 reperti nazionali e circa 2 000 reperti stranieri.

L'inaugurazione della mostra è stata programmata in concomitanza con la celebrazione del bicentenario della nascita di Pietro I. Durante i preparativi è stata costruita il primo tracciato ferroviario a cavalli di Mosca. In tre mesi di attività, l'esposizione è stata visitata da 750 000 persone, che, secondo il censimento della popolazione del 1871, superava il numero totale dei cittadini di circa 150 000 persone. La cerimonia di chiusura della mostra si è tenuta il 1º settembre 1872 presso il San Nicola, il botik di Pietro il Grande, prima piccola imbarcazione a vela del futuro Imperatore di Russia, nel Dipartimento marittimo.

Museo delle conoscenze applicate

Il 26 aprile 1871 fu emanato il decreto dell'imperatore Alessandro II sull'istituzione del Museo delle Scienze Applicate. Il 23 settembre 1872 Alessandro II istituì il Gabinetto per l'organizzazione e la gestione del Museo delle Scienze Applicate. Il granduca Konstantin Nikolaevič Romanov divenne presidente onorario del comitato. Ne facevano parte anche l'allora sindaco di Mosca Ivan Artem'evič Ljamin, il ministro delle finanze Michael Graf von Reutern, il professor Anatolij Bogdanov, il direttore della Scuola tecnica imperiale di Mosca Viktor Karlovič Della-Vos, il rettore dell'Università di Mosca Sergej Mihajlovič Solov'ëv, il presidente della Società architettonica di Mosca Nikolaj Aleksandrovič Šohin e altri personaggi pubblici. Il responsabile diretto della commissione fino al 1884 fu il geologo Grigorij Efimovič Ŝurovskij, seguito da A. D. Naumov e, dal 1895 al 1919, da Vladimir Michajlovič Golicyn.

L'inaugurazione del Museo delle conoscenze applicate, ospitato in un edificio affittato dal comandante del Club nautico fluviale di Mosca in via Prečistenka, avvenne il 12 dicembre 1872.

Durante la cerimonia ufficiale, il professore di geologia Grigorij Ščurovskij ha sottolineato l'importanza di questo evento:

«In tutti gli Stati civili, l'esistenza dei musei pubblici è considerata una questione talmente importante che questi Stati dedicano loro notevoli risorse materiali e considerano tali istituzioni come preziosi depositi dei risultati tangibili dell'attività passata e presente della mente umana, che, di conseguenza, devono racchiudere in sé un notevole potere educativo. Non c'è dubbio che istituzioni di questo tipo abbiano un effetto molto benefico sull'elevazione delle qualità morali, poiché queste ultime sono strettamente legate alla cultura intellettuale dell'uomo.»

La Società degli amici delle Scienze naturali voleva fare del museo il più grande centro scientifico e educativo della Russia. Ščurovskij descriveva così il progetto: «Le conoscenze dello studio dello scienziato devono arrivare alla gente e diventare il suo patrimonio intellettuale». Il professor Ivan Pavlovič Archipov riteneva che il museo dovesse stimolare gli industriali russi a sviluppare l'industria nazionale, fungendo da mediatore tra i produttori e il grande pubblico.

I locali occupati dal museo non erano adeguati alle sue esigenze, gli oggetti esposti non trovavano posto nelle sale, quindi una parte di essi era conservata nei sotterranei. Ancor prima dell'apertura dell'esposizione nella casa sulla Prečistenka, il Comitato del museo iniziò a cercare un terreno per costruire un proprio edificio. Furono prese in considerazione alcune aree sul sito dell'ex Amministrazione mineraria su via Vozdviženka, nel cortile dell'università di fronte al Maneggio su piazza Teatral'naja. Alla fine la Duma municipale assegnò un terreno di 2504 m² (circa 1,13 ettari) lungo le mura di Kitaj-gorod, tra piazza Lubjanka e la porta Il'inskaja. Il professor Bogdanov propose di dividere il fondo museale in due parti indipendenti: collocare la collezione di reperti industriali in un nuovo edificio e trasferire la mostra di storia naturale nei padiglioni dei giardini di Alessandro, dove era stato assegnato un terreno in base al progetto architettonico elaborato. Il museo ha sponsorizzato per 12 anni la manutenzione di questa parte del parco, ma l'idea è stata abbandonata per mancanza di fondi: l'area è stata restituita al Dipartimento del Palazzo nel 1897.

Costruzione dell'edificio

Ingresso principale, 2013
Facciata tripartita, 2011
Museo di piazza Porta Il'inskaja, 2020

Il comitato incaricò l'architetto Nikolaj Aleksandrovič Šochin di elaborare il progetto del museo, ma allo stesso tempo chiese ad alcuni architetti stranieri di esporre la loro visione. Così, i bozzetti del museo furono presentati da È. Trel, creatore dei padiglioni dell'Esposizione universale di Parigi del 1867, ed Heinrich von Ferstel, architetto del Museum für angewandte Kunst di Vienna. La giuria demandata all'esame degli schizzi era composta dagli artisti e architetti Iosif Stepanovič Kaminskij, Pëtr Pavlovič Zykov, Vasilij Nikolaevič Karneev, Pëtr Santinovič Kampioni, Vladimir Ivanovič Sokolov, Avgust Egorovič Veber (citato anche come August Weber), Aleksandr Lavrent'evič Ober, Sergej Sergeevič Dmitriev e Aleksandr Popov. Nel dicembre 1874 il comitato approvò il progetto dell'edificio preparato da Šochin. Secondo la tradizione dell'epoca, la progettazione delle facciate fu affidata a un altro architetto. La giuria indisse un concorso pubblico, vinto da Ieronim Sevast'janovič Kitner con il progetto intitolato “Non è troppo ricco?”. Ma in seguito il presidente onorario della commissione, il granduca Konstantin Nikolaevič, decise che gli schizzi di Kitner mancavano di colore nazionale e approvò la facciata dell'architetto Ippolit Monighetti in stile neorusso con ornamenti originali, pilastri e balconi.. I disegni progettuali dell'ingresso principale e della scala furono elaborati da Aleksandr Stepanovič Kaminskij.

Il costo stimato per la costruzione e la decorazione della facciata dell'intero edificio era di 1,5 milioni di rubli. Ma nel 1871 la Duma di Mosca stanziò solo 500 mila rubli. Anche sommando i fondi raccolti dalla Mostra politecnica, la somma era sufficiente solo per la costruzione della parte centrale del complesso. La commissione rielaborò il progetto architettonico per contenere i costi, rinunciando al portico dell'ingresso principale e alla torre. Il 9 maggio 1874 fu posata la prima pietra delle fondamenta. La costruzione dell'edificio durò tre anni sotto la direzione dell'architetto Nikolaj Šochin, che utilizzò un proprio sistema innovativo di solai. Il 30 maggio 1877 si tenne la cerimonia inaugurale del museo, alla quale era presente, tra gli altri, il critico Vladimir Vasil'evič Stasov, che osservò quanto segue:

«La facciata del Museo Politecnico di Mosca, costruita su progetto di Monigetti e Nikonov in stile russo del XVII secolo, è davvero splendida. È sontuosa, bella, sembra un palazzo e non manca di originalità.»

La parte centrale dell'edificio, una volta completata, non era in grado di ospitare l'intera collezione del museo. Ciononostante, la costruzione delle ali nord e sud fu rinviata a causa della morte dell'architetto Monigetti e della mancanza di fondi. Per continuare la costruzione, il comitato fu costretto a concludere un accordo con imprenditori privati: questi ultimi ottennero in affitto a lungo termine i locali al piano terra e nel seminterrato sul lato di piazza Porta Il'inskaja. Nel 1886, l'idea di Monigetti fu rielaborata dall'ingegnere I. A. Sytenko con l'aiuto degli architetti Nikolaj Šochin e Avgust Veber. Essi ridisegnarono la facciata in stile neorusso, rendendola molto più modesta rispetto alla parte centrale. Gli elementi compositivi furono allungati orizzontalmente, spostando il livello dei piani.

La cerimonia di posa della prima pietra dell'ala destra, quella sud, si tenne il 30 maggio 1887. Gli ingegneri I. A. Sytenko e V. A. Babin prevedevano l'utilizzo e l'ubicazione della società in russo Лубянско-Ильинские торговые помещения?, Lubjansko-Il'inskie torgovye pomeščenija (Locali commerciali Lubjansko-Il'inskie) nei piani inferiori e seminterrati, nonché nel piano rialzato, in base ai contratti di locazione stipulati per un periodo di 30 anni. La costruzione della seconda fase del museo è durata quasi dieci anni, fino al 1896, con la partecipazione degli architetti Ivan Pavlovič Maškov, S. N. Tichomirov, Fëdor Osipovič Šechtel'.

La costruzione dell'ala sinistra, quella nord, iniziò solo nel 1903 in circostanze simili: i costruttori ottennero in affitto per 36 anni una parte dell'edificio per scopi commerciali. Il terzo piano fu progettato per ospitare le sale del museo e un'auditorium da un migliaio di posti. L'autore del progetto fu il direttore del museo di ingegneria e architettura Aleksandr Aleksandrovič Semënov, con la collaborazione degli architetti I. P. Maškov, Z. I. Ivanov e N. A. Alekseev. Oltre alla grande sala conferenze, al terzo piano furono allestite due piccole sale conferenze isolate per 200 persone, laboratori di chimica e fisica, mentre all'ultimo piano fu collocata una stazione meteorologica e nella cupola di vetro sul tetto una serra. La costruzione fu diretta dagli architetti e ingegneri V. I. Eramišancev e Vladimir Vasil'evič Voejkov. I disegni progettuali furono elaborati dall'ingegnere Georgij Ivanovič Makaev, su cui iniziativa gli operai utilizzarono una tecnologia innovativa di costruzione a telaio e solai a blocchi in cemento invece che in travi di legno come era solito all'epoca.. A Makaev viene anche attribuito lo schizzo del trittico-affresco "Allegoria del lavoro economico" sopravvissuto sulla facciata dell'ala settentrionale. Probabilmente alla realizzazione del dipinto ha partecipato l'artista Ivan Pavlovič Maškov. La costruzione fu sospesa durante la rivolta operaia scoppiata a Mosca nel 1905, con manifestazioni che si svolgevano proprio davanti alle mura dell'edificio. In quell'ambito l'intero complesso museale fu danneggiato da un incendio e il completamento della facciata occidentale fu ripristinato solo nel 1912. La costruzione dell'edificio che ospita le aule fu completata nel 1906, ma la finitura degli interni richiese ancora circa un anno, quindi le prime lezioni nell'edificio si tennero l'11 ottobre 1907. In totale, la costruzione del complesso richiese circa 30 anni e tre quarti dell'insieme furono realizzati con investimenti privati.

Esposizione rinnovata

Francobollo da 40 copechi dei servizi postali sovietici con l'immagine del Museo politecnico, 1949.
foglietto da 150 rubli emesso dai Počta Rossii per i 150 anni al Museo politecnico.
Francobollo dei servizi postali sovietici, 1972. Centenario del museo.

L'esposizione museale era composta da nove sezioni di carattere tecnico-industriale e applicato. Fino al 1927, il museo ospitava un dipartimento tecnico con sottosezioni meccanica, tecnologica e mineraria, un dipartimento agricolo, un dipartimento di zoologia applicata, un dipartimento di fisica applicata, un dipartimento di architettura, un dipartimento didattico, un dipartimento di navigazione mercantile e un dipartimento di tecnologia postale. L'obiettivo del museo era quello di diffondere le conquiste tecniche e scientifiche, nonché di istruire le fasce meno istruite della popolazione. I membri della Società Imperiale costituirono collezioni che riflettevano le conquiste e le novità nel campo scientifico-tecnico e naturale. La fonte principale dei nuovi reperti erano le mostre nazionali e internazionali, mentre le fonti di finanziamento erano le società scientifiche e gli investitori privati. Inoltre, parte dei dipendenti lavorava gratuitamente.

I capi dei dipartimenti e dei laboratori scientifici del museo sono stati, in momenti diversi, i professori Aleksej Sergeevič Vladimirskij, Kliment Arkad'evič Timirjazev, Aleksandr Grigor'evič Stoletov, il fisico Pëtr Nikolaevič Lebedev, il naturalista Nikolaj Egorovič Žukovskij e altri. Dopo i disordini studenteschi del 1911 e il pogrom all'Università di Mosca, parte del suo personale scientifico passò al servizio del Museo delle conoscenze applicate, tra cui Vladimir Ivanovič Vernadskij, Nikolaj Alekseevič Umov, Nikolaj Dmitrievič Zelinskij e Sergej Alekseevič Čaplygin.. Su loro iniziativa, nelle aule pubbliche del museo venivano tenuti corsi a pagamento, i cui proventi venivano versati al fondo del museo. In diversi periodi tennero lezioni l'astronomo Fëdor Aleksandrovič Bredichin, il matematico Avgust Jul'evič Davydov, il fisico Aleksej Sergeevič Vladimirskij, il chimico Aleksandr Andreevič Kolli, Grigorij Efimovič Ščurovskij e altri.

La mostra principale era aperta a tutti, mentre il giovedì, il venerdì, la domenica e nei giorni festivi l'ingresso era gratuito per tutte le attività del museo. Per far fronte all'aumento del flusso di visitatori durante i fine settimana, sono state organizzate ulteriori spiegazioni delle collezioni, letture pubbliche e corsi di fisica, zoologia applicata, merceologia, produzione casearia e altre materie. Le letture pubbliche gratuite godevano di grande popolarità: dal 1877 al 1914 il museo ospitò circa duemila conferenze. Gli eventi, durante i quali spesso venivano organizzati esperimenti scientifici, attiravano al museo visitatori provenienti da diversi strati sociali: studentesse dei corsi femminili, apprendisti, operai di fabbrica, cadetti, studenti e altri. V. A. Vagner, una delle guide del museo, ricordava:

«La domenica il museo era invaso da una folla proveniente direttamente dal mercato che si estendeva proprio accanto alla porta Nikolskij: gente in camici e foulard, insomma, persone che fino a quel momento non avevano mai sentito parlare di musei, la vera gente della strada di Mosca. Eppure ascoltavano con grande interesse!»

Inoltre, all'interno del museo si tenevano regolarmente le riunioni della Società per la diffusione di libri utili, dei Corsi superiori femminili, della Società agricola di Mosca e della Società medica di Mosca, corsi della Società delle educatrici e delle insegnanti, lezioni di disegno tecnico, congressi dei medici e degli insegnanti della provincia, lezioni di istituti di istruzione generale privati, come i Corsi superiori femminili di V. I. Ger'e. Secondo i dati relativi al solo 1878, nel museo si tenevano riunioni regolari di 12 società scientifiche, grazie alle quali il museo ottenne lo status di centro urbano di attività scientifica.

I dati relativi al numero di visitatori in questo periodo sono discordanti. Secondo alcune fonti, nel 1873 il museo fu visitato da 12 552 persone, mentre nel 1913 da 156 000. Lo storico A. I. Anisimov indica che nel 1872 il museo ha accolto 1 828 visitatori, mentre nel 1914 ne ha accolti 133 409. Esistono anche dati secondo cui nel primo anno dopo la costruzione del nuovo edificio in piazza Lubjanka, il complesso è stato visitato da oltre 270 000 persone. In totale, nei primi 13 anni di esistenza del museo, l'esposizione è stata vista da 1 360 260 persone[65]. Secondo il professor Gurgen Grigorjan, che ha ricoperto la carica di direttore generale del museo dal 1992 al 2010, dal momento della fondazione fino al 1915, le conferenze e gli eventi del museo hanno attirato più di cinque milioni di visitatori, circa il 90% dei quali gratuitamente, mentre circa il 10% era costituito da studenti provenienti da Mosca e da altre località.

Durante la Prima guerra mondiale, nell'edificio del museo fu allestito un ospedale con un reparto di degenza da 60 posti letto, che serviva fino a 400 000 persone all'anno. Nell'edificio era presente un ambulatorio radiologico, utilizzato anche da altri ospedali di Mosca. Nel 1915 il personale del museo aderì alla Croce Rossa della Comunità di Nikol'skoj e iniziò a preparare per i soldati al fronte corredi contenenti biancheria, vestiti, sapone, asciugamani, tabacco e generi alimentari. Nel frattempo, il museo continuò a funzionare: per i feriti venivano organizzate visite guidate, serate musicali e letterarie di beneficenza. In questo periodo, lo scrittore Ivan Alekseevič Bunin tenne una conferenza al museo e i proventi furono devoluti al fondo di assistenza alle vittime di guerra.

Istituto centrale di conoscenze politecniche

Durante gli eventi rivoluzionari del 1917, il museo divenne un importante centro socio-politico: nelle aule si tenevano comizi e manifestazioni, mentre nell'edificio operava il Consiglio comunale di Mosca. Si ritiene che proprio nella Grande Aula sia stata solennemente proclamata la vittoria del potere sovietico a Mosca. Nel 1918 il Museo Politecnico fu trasferito sotto la giurisdizione di una commissione speciale del Commissariato del popolo per l'istruzione della RSFSR sotto la guida di Nadežda Konstantinovna Krupskaja. La direzione considerava il museo come una piattaforma per mostrare i risultati raggiunti dal nuovo potere “nell'ambito della lotta per l'alfabetizzazione tecnica della popolazione e della campagna per aumentare l'entusiasmo dei lavoratori”. Dal 1917 al 1924 il governo emanò più di 30 decreti che regolavano il funzionamento del museo. Durante tutto questo periodo l'edificio continuò ad essere utilizzato come sede delle riunioni plenarie del Consiglio di Mosca e delle assemblee dei lavoratori, dove intervennero più volte Lenin e Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij.

Nel giugno 1919 il museo fu ribattezzato Istituto centrale di conoscenze politecniche. La sua attività principale rimase la diffusione delle conoscenze scientifiche, il graduale approccio della popolazione ai progressi della scienza e la conduzione di ricerche scientifiche. In quel periodo il Museo politecnico divenne il centro del movimento di storia locale: alla fine del 1921 nella Sala Grande si tenne la prima conferenza panrussa di storia locale, dopo la quale questo settore acquisì popolarità e in tutto il Paese furono istituiti 285 musei di storia locale. Nello stesso anno, nell'aula magna del museo si discusse il piano GOELRO destinato all'elettrificazione del Paese e furono riprese le lezioni scientifiche divulgative aperte ai lavoratori.

Museo politecnico

Facciata del Museo politecnico, 2009.
Facciata centrale del museo, 2014.
L'ingresso restaurato del museo, 2019.

In occasione del cinquantesimo anniversario, nel 1922, il museo fu ribattezzato Museo politecnico statale russo (in russo Российский государственный политехнический музей?, Rossijskij gosudarstvennyj politechničeskij muzej) e l'istituzione stessa fu nazionalizzata. Un anno più tardi fu trasferito sotto la tutela della Direzione generale della scienza, guidata da Fëdor Nikolaevič Petrov. Sotto la sua guida l'edificio fu completamente elettrificato, il che permise di tenere conferenze serali. Nel 1925 le visite al museo erano raddoppiate e la superficie espositiva era aumentata a 11000 m². Lì si tenne per la prima volta una serie di fiere tecniche statali: la Fiera pansovietica di illuminotecnica (1917), la Fiera pansovietica della radio (1925), la mostra dell'Istituto fisico-tecnico di Kharkiv (1932), che presentava i progressi nella scissione del nucleo atomico. A quel tempo i locali del museo necessitavano già di lavori di ristrutturazione: l'impianto di riscaldamento era danneggiato e il tetto perdeva. Sebbene il Politekh fosse di fatto l'unico centro di istruzione nel settore tecnologico del Paese, le sue collezioni non riuscivano a stare al passo con i ritmi del progresso tecnico, cosicché tra il 1929 e il 1931 il museo fu riorganizzato. La mostra era suddivisa in 22 sezioni organizzate in tre aree tematiche: generale, industriale e agricola (una mostra tematicamente affine fu organizzata, nell'ambito dell'Esposizione delle conquiste dell'economia nazionale, solo alla fine del decennio). Furono introdotte le sezioni «L'epopea della Čeljuskin», «Macchine e strumenti», «Energetica», «Chimica», «Industria leggera», «Tecnica radiologica», «Industria cinematografica e fotografica» e altre. La base dell'esposizione era costituita dai risultati industriali del primo blocco del Piano quinquennale voluto da Iosif Stalin, mentre la quantità di attrezzature pre-rivoluzionarie esposte fu ridotta.. Verso la fine del decennio il museo sviluppò mostre itineranti da esporre nei parchi. I laboratori del museo cessarono l'attività di ricerca e furono riorganizzati in centri di aggiornamento professionale per gli operai.

Nonostante la riorganizzazione, la Commissione per la riorganizzazione dell'apparato sottolineava nel rapporto del 1931 che il Museo Politecnico rimaneva «un settore culturale rimasto indietro rispetto alla rivoluzione» e che «i valori scientifici del museo non erano messi al servizio dello Stato proletario nella lotta per un nuovo ordine socio-politico». In seguito, a capo del museo fu nominato il funzionario di partito Jakov Michajlovič Jurovskij.

Nel 1932 il governo prese in esame il progetto del «Palazzo della Tecnica» ideato da Nikolaj Ivanovič Bucharin: un centro museale ed espositivo polivalente dove i giovani avrebbero potuto ricevere una formazione tecnica. Si proponeva di costruire l'edificio sulla riva sinistra della Moscova, di fronte al Gor'kij Park. Per costituire il patrimonio museale, in vista del XVII Congresso del Partito Comunista di tutta l'Unione (bolscevico) del 1934 fu organizzata la mostra «I nostri successi»: su una superficie di circa 20000 m² venivano illustrate le conquiste degli scienziati e degli ingegneri sovietici; tra cui i veicoli GAZ, come l'automobile GAZ-A e l'autocarro da essa derivata, il GAZ-AA, che avevano partecipato al raid Mosca-Karakum-Mosca, le cabine dell'USSR-1, il pallone aerostatico d'alta quota che con Georgij Alekseevič Prokof'ev aveva conquistato, pur non ufficialmente registrato, il record d'altitudine, i modelli del blooming, delle locomotive a vapore IS e FD, degli aerei commerciali e militari, come l'innovativo caccia Tupolev ANT-23 o il più convenzionale Polikarpov I-5, quest'ultimo diventato l'ossatura della componente aerea dell'Armata Rossa, delle chiuse del canale Mar Bianco-Mar Baltico e della diga per la centrale idroelettrica del Dnepr, lo Šaropoezd, il futuristico treno monorotaia di Jarmol'čuk, e molto altro. La mostra rimase aperta per circa un anno e riscosse un grande successo, con circa due milioni di visitatori in quel periodo. Tuttavia, per decisione del Politburo, i lavori per la creazione del «Palazzo della Tecnica» furono interrotti nel 1935, e gli archivi e i reperti raccolti furono trasferiti al Politecnico quattro anni dopo.

Fin dai primi giorni della Grande guerra patriottica, all'interno del museo erano attivi una postazione di difesa aerea attiva 24 ore su 24 e due rifugi in grado di ospitare 250 persone. Durante i bombardamenti di Mosca del 1941, uno dei proiettili colpì l'edificio del Museo politecnico, distruggendo parte della collezione. I reperti sopravvissuti furono collocati in altre sale o evacuati dalla città. Fino al maggio 1943 il museo rimase chiuso, mentre il personale continuò a organizzare mostre temporanee itineranti a tema militare e di difesa, ad esempio «Risparmio di carburante», «Risparmio di energia elettrica», «Rottami metallici al servizio della difesa della patria», «L'eroico fronte interno in aiuto al fronte». Nell'edificio del museo si tenevano corsi di formazione per autisti e marconisti, mentre una mostra temporanea illustrava i metodi di difesa anticarro. Dopo la fine della guerra, il museo era gravemente a corto di personale qualificato e di attrezzature moderne. Alcune fonti riferiscono che solo una parte delle collezioni tornò dall'evacuazione. Ad esempio, dallRSS Kazaka, dove era stata inviata per la custodia temporanea la sezione dedicata all'industria della pellicceria, giunse una nota in cui si comunicava che i reperti erano stati utilizzati in inverno «secondo la loro destinazione».

Nel 1947 il Museo politecnico passò sotto la direzione della Società pansovietica Znanie (Знание, "Conoscenza", Società sovietica per la diffusione delle conoscenze politiche e scientifiche), fondata su iniziativa di un gruppo di personalità pubbliche guidate dal presidente dell'Accademia delle scienze dell'URSS Sergej Ivanovič Vavilov. Al Politecnico furono ripristinate visite guidate, conferenze dimostrative e consulenze, e furono organizzate una serie di mostre: «L'industria elettrica dell'URSS» (1947), «L'industria delle telecomunicazioni» (1948), «Invenzioni e razionalizzazione nell'industria leggera» (1949), «Contabilità socialista» (1949-1951), «Costruzione di strumenti» (dal 1949). L'esposizione fu riorganizzata orientandola al processo didattico delle scuole e delle università e furono aperte una serie di nuove sale: «Masse plastiche», «Costruzioni idrotecniche nell'URSS» e altre. All'esposizione fecero la loro comparsa nuove scienze: la cibernetica, la meccanica quantistica, la fisica atomica.. Il Politecnico divenne una delle sedi dell'Esposizione pansovietica della creatività tecnica dei pionieri e degli scolari, che si teneva dal 1955. A quel punto nel museo erano attivi 50 sale dimostrative e laboratori, dove erano raccolti oltre 20 000 reperti.

Collezioni museali

Collezioni del Politecnico, 2019

I primi reperti del museo furono gli oggetti dell'Esposizione Politecnica del 1872; già allora cominciarono a circolare idee sulla creazione di una collezione permanente. Lo storico Sergej Michajlovič Solov'ëv propose di esporre oggetti che riflettessero la storia delle tecnologie russe fin dai tempi di Pietro I. Ma il Comitato per l'allestimento del Museo delle conoscenze applicate decise di suddividere le collezioni in due categorie principali: quelle che rappresentavano le tecnologie e quelle che rappresentavano le conoscenze fondamentali attraverso le loro applicazioni pratiche. Nel 1880 il museo pubblicò un breve indice delle collezioni suddiviso in 11 sezioni. E nel periodo dal 1984 al 2011, i dipendenti del Politecnico redassero circa 1 500 descrizioni scientifiche degli oggetti museali.

Collezioni del Politecnico, 2018

Dal momento della fondazione, la collezione è cresciuta costantemente, aumentando di oltre 10 volte in 50 anni. Nel 2011 la collezione contava 192.000 unità di conservazione. Di questi, il fondo di oggetti comprendeva circa 65 000 pezzi, quello di opere d'arte più di 65 500, quello di documenti più di 58 500. Nel 2017 il numero totale di reperti ha superato i 230 000.

Le collezioni sono suddivise in sezioni tematiche che consentono di illustrare le fasi principali dello sviluppo di quasi tutti i settori del progresso scientifico-tecnologico: aviazione, automazione e informatica, industria mineraria (compreso lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas, la ricerca e l'esplorazione di giacimenti di minerali, estrazione di minerali solidi), cosmonautica, metallurgia e tecnologie di forgiatura manuale, poligrafia, strumenti di misurazione del tempo, radioelettronica e comunicazioni, termotecnica, trasporti, fisica e ottica, chimica, elettronica, energia ed elettrotecnica, nonché una ludoteca con una sala dedicata alla scienza divertente.

La collezione di opere in galvanoplastica conta circa 100 pezzi risalenti al XIX e XX secolo, alcuni dei quali realizzati dall'accademico Boris Semënovič Jakobi. Tra i reperti esposti figura la prima opera in galvanoplastica: un ritratto in rilievo di Jakobi.

Mostra «La Russia produce da sé», 2019

Con una delibera del Presidium dell'Accademia delle scienze dell'URSS del 1968, l'Istituto di Storia delle Scienze naturali e della Tecnica cedette al Politecnico la collezione del Museo di Storia del microscopio. Si trattava dell'unica collezione di questo genere in Russia e di una delle più grandi al mondo. Il fondo contava oltre mille esemplari risalenti al periodo compreso tra il XVII e il XXI secolo. Tra questi: il primo microscopio solare dell'anatomista Johannes Nathanael Lieberkühn, l'unico esemplare conservato del primo modello acromatico progettato dall'accademico Ulrich Theodor Aepinus, i microscopi personali degli scienziati Nikolaj Ivanovič Pirogov, Karl von Baer e altri strumenti commemorativi. All'interno del complesso è attivo il «Gabinetto anatomico di Lieberkühn», dove sono raccolti microscopi, micro e macropreparati realizzati dall'anatomista tedesco. La collezione fu acquisita per ordine dell'imperatrice Caterina II per l'Accademia medico-chirurgica di San Pietroburgo.

Biblioteca politecnica

Storia

L'Encyclopédie di Diderot e d'Alembert nella collezione della biblioteca, 2020
Aritmetica (in russo Арифметика?, Arifmetika) di Leontij Filippovič Magnickij del 1703, 2020

La Società imperiale degli Amici delle Scienze naturali fondò una propria biblioteca pubblica ancora prima della creazione del museo stesso. Inizialmente operava presso l'Università statale di Mosca ed era aperta a tutti gli interessati. Il fondo della biblioteca era costituito da opere di carattere tecnico e scientifico.

Il primo acquisto della biblioteca risale al 17 settembre 1864: si trattava di sette libri del geologo Grigorij Efimovič Ŝurovskij, tra cui le sue opere in russo Золотые россыпи в Сибири?, Zolotye rossypi v Sibiri (I giacimenti auriferi in Siberia) e in russo Землетрясение около Байкала?, Zemletrjasenie okolo Bajkala (Il terremoto vicino al Baikal del 1862). In seguito, i membri della società Ščurovskij, Anatolij Bogdanov, Aleksej Vladimirskij, Avgust Davidov e Aleksej Vladimirskij, acquistarono riviste e libri a proprie spese, considerandoli “argomenti indispensabili per le loro attività”. Fu così che iniziarono a formarsi collezioni di pubblicazioni di geologia, mineralogia, zoologia, antropologia, fisica, matematica e astronomia. La biblioteca era frequentata da scienziati sia stranieri che russi i quali donavano le loro opere, spesso autografate. Così, nel fondo sono presenti opere e libri provenienti dalle collezioni personali, tra gli altri, di Dmitrij Ivanovič Mendeleev, Aleksandr Michajlovič Butlerov, Aleksandr Grigor'evič Stoletov, Nikolaj Egorovič Žukovskij, Aleksej Nikolaevič Krylov, Il'ja Il'ič Mečnikov, Ivan Michajlovič Sečenov e Kliment Arkad'evič Timirjazev. Le pubblicazioni furono donate dalla Società geografica russa, dalla Società moscovita dei ricercatori della natura, dalla Società per la diffusione delle conoscenze tecniche, dall'Accademia russa delle scienze e da altre organizzazioni. La Società imperiale degli amatori delle scienze naturali scambiò fondi con il Museo di storia naturale di Parigi, la Royal Society di Edimburgo e varie università europee. Già dopo cinque anni la collezione contava più di duemila pubblicazioni. Nel 1872 il fondo della biblioteca fu arricchito con materiali provenienti dal reparto tipografico dell'Esposizione politecnica, e successivamente con materiali provenienti dall'Esposizione etnografica di Mosca del 1879, dalle Esposizioni internazionale dell'elettricità di Parigi del 1868 e 1877, Monaco (1881) e Vienna (1873 e 1888) e altre.

Il 30 settembre 1867, durante una riunione della Società degli amanti delle Scienze naturali, fu istituita la carica di bibliotecario, che fu assunta da Aleksandr Michajlovič Marakuev. Dieci anni più tardi, la biblioteca si trasferì nel nuovo edificio del museo in piazza Lubjanka. La struttura dei numeri di inventario e dei cataloghi, stabilita inizialmente, rimase invariata fino al 1917. A quel punto il fondo contava più di 300 mila esemplari, con fondi separati per riviste e quotidiani. Nel 1921 la biblioteca fu inserita nell'elenco delle biblioteche scientifiche statali del Commissariato del popolo per l'istruzione con lo status di istituzione indipendente. Le case editrici russe erano tenute a fornire alla biblioteca una copia gratuita di ogni pubblicazione di scienze naturali e tecnica. Nel 1934 fu trasformata nella Biblioteca scientifica e tecnica statale, furono creati abbonamenti interbibliotecari e individuali, una sala di lettura, un ufficio di consultazione e bibliografia e un ufficio di informazione e bibliografia. All'inizio della Grande guerra patriottica la collezione della biblioteca contava quasi un milione di titoli, tra cui, oltre alle opere scientifiche, descrizioni di brevetti, standard tecnici, cataloghi di prodotti di fabbriche sovietiche e aziende straniere, materiali inediti di imprese industriali. Durante la battaglia di Mosca, la biblioteca continuò a servire i lettori, ma circa 87 000 edizioni di pregio furono evacuate a Qostanai, nell'allora Repubblica Socialista Sovietica Kazaka.

Nel dopoguerra la biblioteca e il Museo Politecnico passarono sotto la gestione dell'Unione Sovietica Znanie (in russo Знание?) e presero il nome di Biblioteca politecnica centrale. Nel 1947 nel fondo fu creata una collezione dedicata alla storia della tecnica, che ben presto divenne il centro tematico dell'intera biblioteca. Il fondo iniziò a ricevere copie obbligatorie dal Collettore centrale delle biblioteche scientifiche.

Nel corso degli anni alla Biblioteca politecnica hanno lavorato noti scienziati come Evgenij Ivanovič Šamurin, Isak Davídovič Frumin, Zacharij Nikolaevič Ambarcumjan, Jurij Vladimirovič Grigor'ev, Konstantin Romanovič Simon e altri. I collaboratori svolgono attività di ricerca scientifica e, dagli anni quaranta, pubblicano l'indice bibliografico retrospettivo История техники (Istorija techniki, "Storia della tecnica") e l'annuario Indice delle date commemorative e ricorrenti nel campo delle scienze naturali e della tecnica (Указатель юбилейных и памятных дат в области естествознания и техники). In collaborazione con la Biblioteca di Stato russa è stata pubblicata una serie di indici Personaggi illustri della scienza e della tecnica, Novità della scienza e della tecnica, il dizionario bibliografico Scienza. Tecnica. Tecnologia e altro ancora.

Descrizione della terra di Kamčatka di Stepan Petrovič Krašeninnikov
Traduzione tedesca di Krašeninnikov con illustrazioni originali
Arifmetikoj Magnickogo di Leontij Filippovič Magnickij, 1703

Storia contemporanea

Nel 1992 la biblioteca entrò a far parte del complesso del Museo politecnico e due anni dopo ottenne lo status ufficiale di filiale. In seguito la sua attività fu legata al lavoro del museo: i dipendenti riorganizzarono il fondo letterario, individuarono le tematiche relative al lavoro museale, alla scienza dell'archivio e alla culturologia. Dal 2003 la biblioteca ha ottenuto lo status di divisione museale e cinque anni dopo è stata ribattezzata Biblioteca del politecnico - Centro Informazioni "Ingegneria, Patrimonio e Innovazione".

Oltre a supportare le attività museali, la biblioteca funge da base pratica per gli studenti dell'Università statale d'Arte e Cultura di Mosca. Un catalogo elettronico è attivo dal 2004. La Biblioteca del Politecnico partecipa alla creazione del Catalogo dell'Unione Russa di Letteratura Scientifica e Tecnica.

Nel 2011-2012, durante i preparativi per la ristrutturazione dell'edificio principale, le collezioni della biblioteca sono state trasferite al Technopolis di Mosca e riaperte ai visitatori nel gennaio 2014.

Note

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Bibliografia

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