
Il termine "pegging" descrive una pratica anale che consiste nella penetrazione effettuata da una donna (o pegger) ad un uomo (o peggee) con un dildo indossabile. È stato coniato nel 2001 dall’autore e giornalista statunitense Dan Savage insieme ai suoi lettori, per descrivere una pratica pre-esistente. Da quando è stato coniato, il termine e anche l'atto hanno guadagnato popolarità, comparendo regolarmente nei mass media.
Il neologismo "pegging" si diffuse come voce vincitrice di un concorso indetto nella rubrica di consigli sessuali "Savage Love" da Dan Savage nel 2001.
Nel giugno 2001, dopo aver conteggiato oltre 10.000 voti dei suoi lettori, il termine "pegging" entrò nel lessico popolare. Superò altri validi concorrenti, come "punt/punting" e "bob/bobbing", quest'ultimo un riferimento alla storica serie di video educativi sul sesso del 1998 della dottoressa Carol Queen, Bend Over Boyfriend. Pensato per coppie eterosessuali, il film offre indicazioni sulla penetrazione anale da donna a uomo tramite dildo indossabile.
Savage, in un'intervista alla testata BuzzFeed News, ha detto:
Secondo Savage, sebbene la definizione classica preveda un uomo penetrato da una donna, il significato del termine si è ampliato fino a includere tutti i generi e le sessualità, purché si tratti di sesso anale con uno strap-on:
La pratica richiede generalmente due elementi: un’imbracatura (harness) e un dildo. Le imbracature sono disponibili in diversi materiali, dal tessuto alla gomma, e presentano un anello (O-ring) attraverso cui inserire il dildo, oltre a cinghie per fissarle al corpo. I dildo utilizzati per il pegging sono solitamente realizzati in materiali flessibili come silicone o gomma, con una base svasata compatibile con l’imbracatura. Esistono inoltre versioni di dildo che non necessitano di un’imbracatura, detti "strapless dildo", che presentano una protuberanza progettata per essere inserita a incastro all’interno della vagina o dell’ano.
Per chi la riceve, la penetrazione anale può produrre una sensazione piacevole a causa dello sfregamento o del contatto dell'oggetto inserito con la prostata (di cui le persone che hanno un pene sono generalmente dotate) attraverso la parete anale.

Questa ghiandola presenta numerose terminazioni nervose, rendendo l'area sensibile, ciò può provocare sensazioni piacevoli e, in alcuni casi, può portare all'orgasmo. La stimolazione della prostata può produrre un orgasmo più profondo, talvolta descritto dagli uomini come più diffuso e intenso, più duraturo e capace di generare una maggiore sensazione di estasi rispetto all'orgasmo provocato dalla sola stimolazione del pene. Esistono anche dildi e sex toys di forme particolari, creati specificatamente per stimolare la prostata, detti anche "massaggiatori prostatici". Da uno studio è inoltre risultato che gli uomini erano significativamente più propensi rispetto alle donne a riferire di poter raggiungere l’orgasmo attraverso la sola penetrazione anale ricettiva (39% contro 19%). È tuttavia possibile che un uomo non riesca a raggiungere l'orgasmo esclusivamente attraverso la penetrazione anale e ad essa venga, dunque, accoppiata la stimolazione diretta del pene.
È stata fatta un'analisi qualitativa delle esperienze di pegging descritte come “le più straordinarie”, i risultati sono coerenti con la più ampia ricerca sulle esperienze sessuali ottimali. Gli elementi che caratterizzano un'esperienza sessuale ottimale sembrano infatti essere la partecipazione piena all'esperienza, l'autenticità, un'intensa connessione emotiva, l'intimità sessuale ed erotica, la comunicazione e la trascendenza. La ricerca mostra che le coppie possono avvicinarsi a esperienze sessuali ottimali lavorando su importanti aspetti generali della relazione, quali la comunicazione, la fiducia e la disponibilità a mostrarsi vulnerabili. Questi elementi sono stati riscontrati anche nelle coppie che praticano regolarmente il pegging. A causa dell'intenso stigma culturale associato al pegging, dinamiche relazionali sane che riflettano autenticità, accettazione, comunicazione e disponibilità a mostrarsi vulnerabili possono essere particolarmente importanti per le persone che praticano il pegging. La ricerca ha inoltre rilevato che, più in generale, le migliori esperienze sessuali si verificano quando i livelli di eccitazione e desiderio sono molto elevati e le coppie sono disponibili a sperimentare nuove esperienze. Anche questo sembra essere vero per le migliori esperienze di pegging.

Nel pegging, alcuni meccanismi di trasmissione possono differire da quelli dei rapporti anali praticati con un pene, poiché il sex toy costituisce una barriera fisica tra i partner. Il rischio di trasmissione di IST rimane tuttavia possibile, in particolare quando il sex toy viene condiviso.
La dinamica attraverso cui si può contrarre una IST attraverso un sex toy è relativamente semplice. Si può, ad esempio, considerare il caso di un donna che abbia un rapporto intimo con una nuova partner sessuale, la quale, a sua insaputa, presenta un'infezione genitale da clamidia. Se la partner utilizza un vibratore e successivamente lo passa all'altra persona, i fluidi infetti possono rimanere sulla superficie del giocattolo. Entrando successivamente in contatto con le mucose della partner non infetta, tali fluidi possono consentire agli agenti patogeni di entrare nell'organismo. Questo costituisce uno dei possibili meccanismi attraverso cui le IST possono essere trasmesse mediante la condivisione di sex toy.
È pertanto importante mantenere puliti i sex toy. Quando vengono condivisi, è opportuno lavarli tra un utilizzo e l'altro e applicare ogni volta un preservativo nuovo. I sex toy dovrebbero essere puliti dopo ogni utilizzo, seguendo le istruzioni fornite dal produttore.
Inoltre, alcune infezioni possono essere trasmesse attraverso il contatto con la pelle o le mucose che non sono coperte da un preservativo o da un'altra barriera. La base dell'imbracatura, le gambe della persona che penetra, il perineo e la parte esterna della pelle anale della persona ricettiva, così come qualsiasi area genitale che venga a contatto con il corpo dell'altra persona durante l'attività, sono tutte potenziali zone di contatto.
In letteratura, la penetrazione anale ricettiva viene generalmente indicata con il termine receptive anal intercourse (RAI). La definizione comprende l'inserimento nell'ano di un oggetto o di una parte del corpo del partner, come il pene, un dito, la lingua o un sex toy, e viene pertanto utilizzata per descrivere diverse modalità di penetrazione anale. Gli studi sul RAI comprendono inoltre persone di sesso e orientamento sessuale diversi. I possibili rischi descritti di seguito sono quindi riferiti alla penetrazione anale ricettiva in generale e non costituiscono caratteristiche specifiche del pegging.
Una prima fonte di rischio può essere dovuta al fatto che la mucosa del canale anale non presenta lo stesso tipo di barriera protettiva della cute esterna ed è pertanto più vulnerabile a microlesioni e lacerazioni. Inoltre, a differenza della vagina, l'ano non produce una lubrificazione autonoma. È pertanto necessario utilizzare una quantità adeguata di lubrificante, sia che si utilizzino le dita, un sex toy o un pene, contribuendo così a evitare lacerazioni o altre lesioni nella zona. Una preparazione graduale e il rilassamento della muscolatura anale possono contribuire a ridurre il rischio di lacerazioni. Anche ansia e tensione possono causare una contrazione involontaria degli sfinteri anali, rendendo più difficile la penetrazione. Per questo è importante sentirsi a proprio agio, usare il lubrificante, procedere lentamente e interrompere la pratica in caso di dolore.
Rapporti anali frequenti sono stati associati ad alterazioni della funzione dello sfintere anale e, in alcuni studi, a una maggiore prevalenza di incontinenza anale. Gli esercizi di Kegel, volti a rafforzare la muscolatura del pavimento pelvico, possono essere utilizzati per migliorare la funzione muscolare.
Infine, si sa poco su come le patologie del colon, del retto e dell'ano e i relativi trattamenti influenzino i rapporti anali ricettivi. Praticare rapporti anali ricettivi in presenza di patologie gastrointestinali può essere difficile a causa dell'imprevedibilità dei sintomi e degli effetti associati ai trattamenti. Inoltre, è sconsigliato praticare massaggi prostatici in autonomia e senza supervisione medica in caso di prostatite acuta o di cancro alla prostata.
Uno studio del 2017 esamina la pratica e la percezione dell'erotismo anale ricettivo tra 170 studenti universitari eterosessuali di sesso maschile presso un'università statunitense. Gli autori analizzano lo stigma sociale associato al piacere anale maschile attraverso il concetto di homohysteria, che descrive un costrutto culturale secondo il quale la trasgressione delle norme di genere può generare il sospetto di omosessualità nei confronti degli uomini eterosessuali. Nel caso dell'erotismo anale maschile, ciò si traduce nella convinzione culturale che solo gli uomini gay, effeminati o considerati devianti rispetto alle norme di genere possano provare piacere attraverso la stimolazione anale. Lo studio suggerisce tuttavia che la progressiva diminuzione dell'homohysteria abbia contribuito a indebolire questo «divieto» culturale nei confronti della stimolazione anale negli uomini eterosessuali. I dati mostrano infatti che gli uomini eterosessuali intervistati mettono in discussione le narrazioni culturali che associano la ricettività anale all'omosessualità e alla perdita di mascolinità. Il 24% dei partecipanti ha dichiarato di aver ricevuto almeno una volta una stimolazione anale. Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che i tabù culturali legati al piacere anale maschile potrebbero essere in cambiamento tra le generazioni più giovani e che i confini dell'identità eterosessuale potrebbero essere in espansione.
Il sessuologo Justin Lehmiller, autore del libro Tell Me What You Want, riferisce di aver analizzato le fantasie sessuali di oltre 4.000 statunitensi. Secondo i dati da lui riportati, quasi il 60% degli uomini intervistati aveva fantasticato almeno una volta di ricevere sesso anale, mentre circa il 40% delle donne aveva fantasticato di praticarlo come partner penetrante. Considerando che la maggior parte dei partecipanti alla sua indagine si identificava come eterosessuale, Lehmiller osserva che l'erotismo anale non rappresenterebbe un desiderio esclusivamente associato agli uomini omosessuali, ma sarebbe presente anche tra uomini e donne eterosessuali.
Eric Anderson, professore di sport, mascolinità e sessualità presso l'Università di Winchester, sostiene inoltre che il sesso anale sia diventato relativamente comune tra i giovani adulti. Secondo Anderson, le generazioni più giovani tenderebbero a considerare il sesso anale semplicemente come una pratica sessuale, non necessariamente associata a uno specifico genere o orientamento sessuale. Nelle sue ricerche, Anderson afferma inoltre di aver osservato una diminuzione dell'associazione tra la stimolazione anale maschile e l'omosessualità, prevedendo che la diffusione del pegging possa continuare ad aumentare nel tempo.
Alcuni sostenitori del pegging ritengono che ogni uomo dovrebbe provarlo almeno una volta. Tristan Taormino, descrivendo il pegging come «rivoluzionario» e come una forma di «liberazione sessuale», sostiene che tutti gli uomini eterosessuali «dovrebbero provarlo almeno una volta». Secondo Jessica Drake, «tutti dovrebbero provarlo una volta». Anche Kate Lister ha affermato che «tutti gli uomini dovrebbero essere penetrati almeno una volta».
Altri sottolineano invece il ruolo del pegging nell'inversione dei ruoli di genere e nella conseguente ridefinizione della mascolinità. Sulla base delle teorie femministe e queer, Jonathan Branfman e Susan Stiritz sostengono, nell'American Journal of Sexuality Education, che la ricettività anale maschile metta in discussione le rigide norme relative a sesso, genere e sessualità, che considerano «costrutti sociali». Ally Head di Marie Claire ha scritto che il pegging «può essere incredibilmente liberatorio. Può capovolgere gli stereotipi sessuali ed esporre a nuove prospettive, con conseguenze sorprendentemente piacevoli e progressiste». Olivia Cassano di Metro promuove il pegging, osservando che esso capovolge il "tradizionale schema dei ruoli di genere e sessuali". Jane Ward osserva che «alcuni hanno ipotizzato che gli atti sessuali sovversivi rispetto al genere, come il pegging, possano rappresentare una via indiretta per indebolire l'autorità patriarcale degli uomini, ridefinendo la mascolinità eterosessuale come ricettiva e vulnerabile». Nadia Bokody ritiene che la diffusione pegging potrebbe inavvertitamente aiutare a ridefinire la mascolinità, allentandone i vincoli «oppressivi». Kate Lister suggerisce che potrebbe «mettere in discussione la mascolinità tossica e l'eteronormatività» e, in definitiva, «rendere il mondo un posto migliore».
In questa prospettiva, il pegging viene talvolta associato a una maggiore sicurezza nella propria mascolinità. Charlie Glickman e Aislinn Emirzian affermano che "gli uomini che si aprono alla penetrazione anale sono tra i più sicuri della propria mascolinità". Georgia Aspinall di Grazia suggerisce che chiedere a un uomo se gli piace il pegging possa rivelare se sia "materiale da fidanzato", mostrando quanto sia "sicuro della propria sessualità" e il suo atteggiamento verso le "donne che rivendicano apertamente e senza vergogna la propria autonomia sessuale".
Altri sostenitori mettono invece in discussione i tabù e gli stereotipi ancora associati al pegging e alla mascolinità. Leeza Mangaldas osserva che il pegging rimane un tabù per gli uomini cisgender eterosessuali, «in gran parte a causa dell'omofobia e della misoginia presenti nella società», e aggiunge che la vergogna e il disgusto associati alla pratica derivano da pregiudizi interiorizzati. Olivia Cassano critica la percezione del pegging come pratica gay o "poco virile", attribuendola a un'"idea patriarcale di emasculazione." e all'"omofobia interiorizzata". Erika Lust ha analogamente sottolineato che «ogni donna» e «ogni uomo» dovrebbe poter «godere» del pegging senza «sentirsi in colpa». La psicoterapeuta Jordan Dixon osserva che alcuni uomini provano vergogna dopo aver praticato pegging, influenzata dalla negatività sessuale e dalle norme di genere, che riemergerebbero una volta diminuiti gli «apici di ossitocina e dopamina».
Anche all'interno di alcuni ambienti cristiani si riscontrano delle posizioni favorevoli alla legittimità del pegging. Uno studio pubblicato nel 2025 rileva che, sui siti evangelici dedicati ai consigli sulla sessualità, alcuni utenti giustificano la pratica del pegging all'interno del matrimonio eterosessuale. In particolare, gli utenti fanno riferimento alla propria relazione diretta con Dio (un principio fondamentale della loro fede evangelica) e alla convinzione che Dio approvi i loro desideri sessuali, purché questi rimangano all'interno del matrimonio eterosessuale. Il pegging e altre pratiche vengono quindi presentate da alcuni di questi utenti come compatibili con la propria fede.
Una prima critica al pegging riguarda non tanto la pratica di per sé, ma la sua stessa definizione come pratica distinta. Secondo alcune prospettive queer, il termine pegging sarebbe stato coniato proprio per identificare come specificamente eterosessuale una pratica di penetrazione anale maschile, distinguendola da pratiche analoghe associate all'omosessualità. Dan Savage osserva come già all'epoca della nascita del termine, nel 2001, fossero emerse obiezioni alla scelta di attribuire un nome specifico alla penetrazione anale praticata da uomini eterosessuali, poiché ciò avrebbe potuto contribuire a separarla dalle altre forme di sessualità anale. La dominatrice Goddess Nyx ha inoltre criticato la tendenza degli uomini cisgender a creare denominazioni specifiche per le cose maschili (man bun, man purse, guyliner), interpretandola come un riflesso della necessità di distinguere la propria sessualità da comportamenti percepiti come effeminati o minacciosi per la mascolinità.
Su questa stessa linea si colloca una critica sviluppata in un articolo del 2017 attraverso un approccio teorico queer, secondo cui gli uomini che si identificano come eterosessuali e praticano il pegging possono beneficiare dell'ampliamento delle norme sessuali promosso dai movimenti gay, lesbici e queer, contribuendo allo stesso tempo a ridefinire i confini dell'eterosessualità in modo da preservare la propria identità eterosessuale e i privilegi sociali a essa associati. Secondo questa interpretazione, il termine pegging servirebbe proprio a identificare la pratica come eterosessuale anziché omosessuale, rafforzando una distinzione tra la sessualità degli uomini eterosessuali e quella queer.
Una diversa critica riguarda invece l'associazione simbolica tra penetrazione e sottomissione. La controversia legata allo slogan «Peg the Patriarchy», utilizzato dall'attrice Cara Delevingne, ha evidenziato questo problema. Sebbene lo slogan fosse inteso come metafora della sovversione delle dinamiche di potere legate al genere, alcuni critici hanno osservato che, se estrapolato dal contesto, poteva essere interpretato come l'idea che la penetrazione fosse di per sé degradante o disumanizzante. La critica mette quindi in discussione l'associazione implicita tra il ruolo ricettivo e una posizione di inferiorità, sottolineando come anche una rappresentazione apparentemente progressista del pegging possa involontariamente riprodurre l'idea che essere penetrati equivalga a essere sottomessi.