| Pietro Belli vescovo della Chiesa cattolica | |
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| Incarichi ricoperti |
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| Nascita | 1560 circa a Condino |
| Nomina a vescovo | 24 ottobre 1611 |
| Morte | 1630 a Cavedine |
Pietro Belli (Condino, 1560 circa – Cavedine, 1630) è stato un vescovo cattolico italiano.

Nacque a Condino verso il 1560 da Maria e da Angelo fu Pietro Belli; aveva un fratello (Antonio) e tre sorelle (Massenza, Pasqua e un'altra anonima); sappiamo che era alto e rosso di capelli, e portava la barba.
Il 22 luglio 1585, a Cimego, suo padre gli costituì un il patrimonio ecclesiastico, indice che il giovane era in procinto di essere ordinato sacerdote. Laureato in utroque iure, il 13 luglio 1595 gli venne affidata la parrocchia di Santa Maria Assunta di Condino (di cui era già stato parroco un suo prozio don Lorenzo Belli); la mantenne sino al 1618, e dal 1613 per decreto di Carlo Gaudenzio Madruzzo la parrocchia fu anche elevata ad arcipretura. Il 1596, mentre era parroco da appena un anno, ebbe il difficile compito di trattare per la riparazione di un omicidio compiuto da suo fratello Antonio.
Pietro Belli era molto stimato dal vescovo di Trento, che già dal 10 gennaio 1604 lo volle come vicario generale, affidandogli poi il priorato di Campiglio il 27 ottobre 1606 e il canonicato il 15 luglio 1608, vacante per la morte di Silvio a Prato; in questi uffici si adoperò per correggere la condotta dei preti (decretando che i parroci risiedessero nelle loro pievi e disciplinando quelli che portavano armi o vestivano e acconciavano in modo non consono), e combatté l'usura, frequente soprattutto in val di Non. La sua condotta integerrima e la severità sul comportamento del clero, ricordate positivamente da vari storici trentini, gli valsero la nomina a "conservatore apostolico" per tutti i conventi francescani della diocesi di Trento, da parte del commissario per la provincia veneta Francesco Bernardini da Orzinuovi.
Il 24 ottobre 1611 venne consacrato vescovo titolare di Gerapoli di Frigia, e creato suffraganeo di Trento. Il 1614 espulse gli agostiniani da Trento per via di alcune gravissime accuse mosse contro di loro dal magistrato consolare; l'anno seguente, constatato che tali accuse erano in parte false e in parte esagerate, li richiamò, pur contro il volere dell'imperatore che voleva sostituirli con un altro ordine. Nel 1615 celebrò la prima messa al neo-eretto santuario della Madonna delle Laste, e il 29 dicembre 1629 a Merano conferì il presbiterato ad Alfonso III d'Este, che aveva preso il saio dei Cappuccini con il nome di "Giambattista da Modena".
Tra le consacrazioni effettuate dal Belli si ricordano: nel 1612 le chiese di San Nicolò di Sevignano, Santa Lucia nel cimitero di San Paolo e di San Martino a Cornaiano (Appiano) e la cappella di San Sebastiano nel castello del Buonconsiglio; nel 1614 San Francesco di Ala; nel 1616 Sant'Antonio Abate a Dolaso, San Vigilio di Stenico, Santa Giustina di Balbido (Bleggio Superiore), Santi Quirico e Giulitta di Campomaggiore, Santa Lucia di Giustino, Santi Faustino e Giovita di Ragoli, Santa Maria Addolorata di Sporminore, San Nicolò di Proves e Santa Maria di Sanzeno oltre che altari in San Valentino di Cagnò, Santi Martiri di Sanzeno e San Rocco di Tres (ora scomparsa); nel 1617 San Giovanni Battista di Mestriago, San Matteo di Comasine, la cappella di Castel Caldes e la cappella Pezzen in San Giorgio di Croviana, e altari in San Martino di Livo, San Bernardo di Bresimo, San Giorgio di Cis, San Marco di Magras, San Giovanni di Carciato, Sant'Antonio di Mastellina e Santa Lucia di Comasine; nel 1618 l'altar maggiore di San Giorgio alla Scala dietro al Doss Trento (non più esistente); nel 1619 Sant'Apollonia nel Castello della Torre di Mezzolombardo e San Carlo di Rovereto; nel 1620 San Vigilio di Nago; nel 1625 San Siro di Lasino; nel 1628 l'altar maggiore di Santa Maria Assunta di Tassullo; nel 1629 San Giovanni Battista di Mezzolombardo. Durante queste visite diede anche numerosi ordini su arredi, suppellettili, registri e amministrazione delle chiese, e fece anche coprire diversi affreschi.
Nel 1620 il Madruzzo concesse a Pietro e a sua fratello Antonio il privilegio di nobiltà; tuttavia i rapporti tra i due dovettero essersi guastati negli ultimi anni perché Antonio, nel suo testamento datato 1646, non cita il fratello neanche di striscio.
Ad agosto del 1630 la peste giunse a Trento, imperversando sino a metà dicembre e causando quasi 2 400 vittime. Sperando di sfuggirle Pietro Belli riparò a Cavedine presso il parroco don Giacomo Condinelli, suo nipote, figlio della sua sorella di cui non conosciamo il nome; a nulla però gli valse questa fuga, perché proprio lì lo colse il morbo. Dettò testamento il 7 settembre, e morì poco dopo a settant'anni, probabilmente a settembre od ottobre.
Venne sepolto a Cavedine, presso l'altare del Rosario della chiesa di Santa Maria Assunta; la sua tomba sporgeva dal pavimento e, nelle visite pastorali del 1637 e del 1653 si ordinò di traslare i suoi resti in un nuovo loculo sotto al presbiterio, ma i parenti non lo fecero mai e successivamente il sepolcro venne spostato in deposito.
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