«Io sono Protennoia, il Pensiero che abita nella luce Colei che esiste prima di Tutto Io mi muovo in ogni creatura Io sono l'invisibile Uno all'interno del Tutto Io sono percezione e Conoscenza, che pronuncia una Voce per mezzo del Pensiero Io sono la vera Voce.»
Il testo è suddiviso in tre sotto-trattati, per lo più scritti in prima persona, che descrivono le tre apparizioni della Protennoia, il redentore gnostico, identificabile con Barbelo; i titoli dei tre trattati sono aggiunte successive.
Il primo (Il discorso di Protennoia, 35*, 1-42*, 3) è un trattato cosmologico sulla prima apparizione della Protennoia come pensiero del "Padre";
il secondo trattato (Il Fato, 42*, 4-46*, 4), di tipo escatologico, riguarda la seconda apparizione, come voce della "Madre";
il terzo trattato (Il discorso dell'Apparizione, 46*, 5-50*, 21) è di tipo soteriologico e riguarda l'apparizione del Logos del "Figlio". Questo terzo trattato è stato associato al prologo del Vangelo secondo Giovanni; l'inno al Logos gnostico che sottende al prologo di Giovanni è paragonabile a questo terzo trattato, che all'interno della Protennoia si trova in un contesto più adatto che in Giovanni.
La Protennoia fu soggetta ad almeno due rielaborazioni, quella sethiana e quella cristiana. Quest'ultima avvenne per seconda e consistette nell'aggiungere un riferimento a Cristo ogni volta che si citava la divinità o i suoi attributi. Questa manipolazione superficiale fece dell'opera un testo cristiano.
La forma del testo originaria era probabilmente composta da quattro aretalogie, le ultime due corrispondenti al secondo e al terzo sub-trattato, in cui la divinità si rivelava parlando di sé in prima persona.