Guerra psicologica

«Durante la seconda guerra mondiale grande era l'interesse verso ciò che fu inizialmente chiamato ingegneria umana, ora noto come ricerca sui fattori umani in rapporto al lavoro delle macchine. Il processo di automazione e il perfezionamento dell'attrezzatura militare rendono sempre più necessaria una capacità di accurata discriminazione da parte degli operatori umani. Un operatore raccoglie segnali visivi sullo schermo radar e distingue i segnali acustici dei dispositivi che amplificano i suoni subacquei. Il pilota deve tenere d'occhio i quadranti dei suoi innumerevoli strumenti e comportarsi di conseguenza. Le istruzioni ricevute in cuffia devono essere distinte sul frastuono circostante e, talvolta, nonostante interferenze intenzionali. Dopo la guerra, la psicologia degli organi di senso trovò nuovi utilizzi nell'industria oltre che nei servizi militari e, naturalmente, in rapporto ai problemi dell'era dei missili e dei satelliti.»

La guerra psicologica consiste nell'uso pianificato della propaganda e di altre azioni psicologiche allo scopo principale di influenzare opinioni, emozioni, sentimenti, atteggiamenti e comportamenti di settori specifici di una popolazione, o di essa nella sua interezza, in modo tale da favorire il raggiungimento degli obiettivi nazionali, politici e militari.

Tale conflitto può avere luogo all'interno di contesti di guerra informativa, o dell'informazione, qualora la diffusione strategica di contenuti persuasivi e ingannevoli al pubblico costituisca l'elemento cardine della campagna militare.

Storia

Antichità e Medioevo

La guerra psicologica ha radici antiche e si intreccia profondamente con le prime campagne d'intelligence della storia, concentrandosi sull'intimidazione, sull'inganno e sulla demoralizzazione del nemico. Il cavallo di Troia costituisce uno dei primi archetipi letterari e mitologici dell'inganno psicologico su vasta scala. Nel suo trattato Buke Myomokusho, lo storico militare Hanawa Hokinoichi descrisse le tattiche dei ninja giapponesi, i quali «viaggiavano in incognito in altri territori per giudicare la situazione del nemico, attraversando la loro strada in mezzo ad esso per scoprirne le lacune», un'anticipazione della ricerca di quelle che nella moderna dottrina strategica vengono definite "vulnerabilità".

Dalla Prima alla Seconda guerra mondiale

Traduzione in italiano dei volantini lanciati dall'87ª Squadriglia aeroplani durante il volo su Vienna del 9 agosto 1918

Nel XX secolo, l'impiego della guerra psicologica assunse una dimensione industriale. Durante la prima guerra mondiale, il volo su Vienna dell'agosto 1918 condotto da Gabriele D'Annunzio rappresentò un'innovativa operazione psicologica, tradottasi nel lancio di migliaia di volantini tricolori per esortare la popolazione alla resa pacifica ed evidenziare la vulnerabilità del fronte interno asburgico.

Un esempio di volantino della seconda guerra mondiale destinato al lancio su una città tedesca da parte di un bombardiere americano

Durante la Seconda guerra mondiale, la guerra psicologica divenne una componente integrata della dottrina militare. Gli Alleati costituirono il Psychological Warfare Branch (PWB), un organismo anglo-americano specificamente incaricato di fiaccare il morale delle truppe dell'Asse e di controllare l'informazione tramite censura, stampa e stazioni radio, nei territori progressivamente liberati. Le forze britanniche svilupparono inoltre complesse tecniche di inganno strategico o deception militare, come nel caso della colossale Operazione Fortitude, orchestrata per ingannare l'Alto Comando tedesco sul reale punto di sbarco in Normandia impiegando blindati gonfiabili, intenso traffico radio simulato e falsi informatori.

Guerra fredda

Con l'inizio della Guerra fredda, la guerra psicologica divenne il terreno principale dello scontro ideologico tra il blocco occidentale e l'Unione Sovietica. In questo periodo dilagarono i timori verso l'impiego di tecniche di manipolazione estrema della mente e di lavaggio del cervello sui prigionieri. Entrambi gli schieramenti ampliarono la ricerca in ambito psicologico: la CIA portò avanti controversi programmi segreti per l'impiego di droghe e procedure per il controllo del comportamento come il progetto MKULTRA, mentre servizi segreti come il KGB svilupparono la sofisticata dottrina delle cosiddette "misure attive" ((in russo aktivnye meropriyatiya), una vasta opera di disinformazione, contraffazione documentale e propaganda tesa a destabilizzare l'opinione pubblica dei paesi della NATO.

Classificazione della propaganda

Lo strumento principale della guerra psicologica è la propaganda, che sia per convenzione accademica che per dottrina militare viene suddivisa in tre categorie fondamentali, determinate dal grado di trasparenza della fonte e dall'intento manipolatorio:

Il funzionamento e le tattiche militari

I moderni assetti militari che traducono in pratica la guerra psicologica vengono definiti "operazioni psicologiche" (o PSYOPS, dal termine inglese psychological operations). Esse rappresentano un complesso di attività impiegate mediante l'uso programmato della comunicazione pubblica e clandestina, dirette verso gruppi bersaglio precisi – siano essi amici, neutrali o ostili – per condizionarne l'atteggiamento decisionale durante periodi di crisi, pace o guerra.

Dal momento che tenta di alterare la volontà di chi la subisce limitando l'uso della cinetica e delle armi tradizionali, la guerra psicologica è parimenti assimilabile alla più ampia categoria della guerra non convenzionale. Tra i fondamenti delle odierne tattiche strategiche figura la "Battaglia della Narrazione" (Battle of the Narrative). Questa è concepita come una contesa pura nella dimensione cognitiva del teatro informativo. Così come un conflitto armato prevede la conquista di domini fisici, la capacità di predeterminare lo scopo e le percezioni del conflitto affinché combacino con le proprie visioni nazionali garantisce il successo politico e psicologico finale dell'operazione.

Guerra cognitiva e minacce ibride

Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra cognitiva.

Negli anni 2000, la diffusione di Internet, le costanti implementazioni nell'intelligenza artificiale, le ricerche sulle neuroscienze e la presenza massiva dei social network nella vita civile hanno convertito i vecchi concetti di guerra psicologica in una più profonda e pervasiva guerra cognitiva.

La guerra cognitiva, descritta oggi come l'avanguardia della moderna guerra ibrida, è costituita da attacchi informativi, inquinamento algoritmico e disinformazione persistente. Essa differisce dalla semplice propaganda psicologica perché il suo campo di battaglia non è il controllo dei mezzi di informazione, ma la mente e la capacità cognitiva umana. Conducendo simili attacchi tramite attori, campagne cyber, bot e reti di influencer, un avversario può provocare un tracollo della stabilità democratica innescando violente polarizzazioni, indebolendo la coesione comunitaria e inducendo persino disorientamento cognitivo degli individui e della collettività.

Note

  1. ↑ Psicologia — Corso introduttivo, Giunti, Firenze, 1971 pag. 256
  2. ↑ Phil Taylor, Glossary of Relevant Terms & Acronyms: Propaganda and Psychological Warfare Studies, su ics.leeds.ac.uk, University of Leeds UK, 1987. URL consultato il 19 aprile 2008 (archiviato dall'url originale il 2 giugno 2008).
  3. ↑ David J. Lonsdale, The Nature of War in the Information Age: Clausewitzian Future, Routledge, 2003, ISBN 978-0714684291.
  4. ↑ Alexei Gorbylyov, The Way of Invisible Warriors. The True History of Ninjutsu, Minsk, Harvest Publications, 1997, p. 496.
  5. ↑ Lamberto Mercuri, La «quarta arma». 1942-1950: propaganda psicologica degli Alleati in Italia, Milano, Mursia, 1998.
  6. ↑ Antony Beevor, D-Day. La battaglia che salvò l'Europa, Milano, Rizzoli, 2010, ISBN 978-8817041621.
  7. ↑ Dunne M., A Cold War state of mind: Brainwashing and postwar American society, University of Massachusetts Press, 2013.
  8. ↑ Propaganda, su Enciclopedia Treccani. URL consultato il 23 ottobre 2026.
  9. ↑ Archivio Disarmo, PSYOPS - OPERAZIONI PSICOLOGICHE (PDF), su archiviodisarmo.it, 2008.
  10. ↑ (EN) Toolbox, su Beautiful Trouble. URL consultato il 26 luglio 2022.
  11. ↑ Commander’s Handbook for Strategic Communication and Communication Strategy, US Joint Forces Command, Suffolk, VA. 2010, p. 15
  12. ↑ (EN) Kathy Cao, Sean Glaister, Adriana Pena, Danbi Rhee, William Rong, Countering cognitive warfare: awareness and resilience, su NATO, 20 maggio 2021.

Bibliografia

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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