Il pesce leone occidentale (Pterois miles Bennet, 1828), o pesce scorpione occidentale, è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Scorpaenidae.
Questo pesce è diffuso nell'Oceano Indiano, dal Sudafrica all'Indonesia, e nel Mar Rosso, dove frequenta soprattutto le barriere coralline. A partire dal 1992 si è diffuso nel mar Mediterraneo orientale in seguito a migrazione lessepsiana.

Spesso confuso con il pesce leone orientale (Pterois volitans), è fisicamente molto simile: il corpo è tozzo, con testa prominente e occhi sporgenti, sopra a ognuno dei quali è presente un'escrescenza simile a un piccolo corno. Le pinne presentano raggi molto lunghi, uniti tra loro da lembi di pelle. La livrea è bianca striata di rosso mattone-bruno, sul corpo e sulle pinne.

Si distingue dal pesce leone orientale (Pterois volitans) per avere dimensioni minori (fino a 38 cm, mentre Pterois volitans raggiunge anche 45 cm di lunghezza) e un raggio in meno sulla seconda pinna dorsale e sulla pinna anale.
Il pesce leone occidentale, come tutte le specie di pesci leone, ha aculei connessi a ghiandole velenifere sulla prima pinna dorsale, sulle pinne pelviche e sugli opercoli branchiali e la maggior parte di esse è in grado di infliggere dolorose punture. Gli aculei più pericolosi sono quelli presenti nella prima pinna dorsale. Non sempre la puntura inietta veleno.

La profondità di penetrazione determina una maggiore spremitura delle due ghiandole velenifere poste nei solchi delle spine. La puntura può essere talmente veloce da non essere immediatamente avvertita dal subacqueo, ma con il passare dei minuti può diventare dolorosissima e provocare gonfiore e arrossamento della parte colpita. Il dolore può durare fino a 24 ore nei casi più gravi, accompagnato da nausea, vomito, palpitazioni cardiache e senso di debolezza. In alcuni casi si sono avuti problemi respiratori e paralisi dell'arto colpito. Sono stati documentati rari casi di decesso.
Gli avvelenamenti da tossina di pesce leone vengono classificati in tre gradi: avvelenamenti di grado I producono eritema, ecchimosi o anche cianosi della parte colpita; avvelenamenti di grado II compaiono vesciche attorno alla puntura; avvelenamenti di grado III producono necrosi locale e variazione della sensibilità, che possono durare anche per più giorni.
Più rari sono gli effetti a livello sistemico, che includono: dolore alla testa, nausea, vomito, dolori e crampi addominali, paralisi agli arti, ipertensione o ipotensione, difficoltà respiratoria, ischemia del miocardio, edema polmonare, sincope. I casi di decesso sono rarissimi.
I primi trattamenti da fare dopo una puntura di pesce leone sono pulire e disinfettare la ferita e lasciarla sanguinare un poco per fare disperdere parte del veleno e poi fare un bendaggio di compressione. Il veleno dei pesci leone è termolabile, per cui uno dei più importanti trattamenti dopo una puntura è l'immersione della parte colpita in acqua calda (circa 45 °C) per almeno un'ora, perché riduce il dolore e inattiva la tossina.
I pesci leone sono tuttavia pesci non aggressivi, e i casi in cui arrecano danni a subacquei sono estremamente rari, ancora più rari i casi in cui questi portino a conseguenze gravi. Se il pesce non viene disturbato, non si corre alcun rischio.
Nonostante la pericolosità, il pesce leone occidentale è oggetto di pesca a scopo commerciale, poiché è di particolare interesse acquariofilo, per lo splendido aspetto e per le spiccate caratteristiche predatorie e comportamentali.
| Controllo di autorità | J9U (EN, HE) 987007537554205171 |
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