| Tomba di Tyti QV52 | |
|---|---|
| Civiltà | egizia |
| Utilizzo | Tomba |
| Epoca | XX dinastia egizia, XII secolo a.C. |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Località | Luxor |
| Scavi | |
| Data scoperta | inizio del XIX secolo |
| Date scavi | 1903-1904 |
| Archeologo | Ernesto Schiaparelli |
| Amministrazione | |
| Patrimonio | Valle delle Regine, Necropoli di Tebe |
| Mappa di localizzazione | |
| |
La tomba di Tyti, nota anche con la sigla QV52 (dalla denominazione inglese Queen Valley, "Valle delle Regine"), è una tomba della Valle delle Regine, nella necropoli tebana, sulla riva occidentale del Nilo di fronte a Luxor, in Egitto. Fu scavata per la regina Tyti, sposa di Ramses III e, secondo l'identificazione più accreditata, madre di Ramses IV.
Le iscrizioni della tomba riportano i titoli regali di Tyti, mentre le scene dipinte e a rilievo accompagnano la defunta nel viaggio nell'oltretomba, richiamando la protezione di Osiride e la rinascita legata al ciclo del sole. La pianta comprende un accesso a rampa, un corridoio, una camera funeraria, due camere laterali e una camera posteriore. La tomba fu riutilizzata nel Terzo periodo intermedio.

La tomba apparteneva alla regina Tyti, alla quale le iscrizioni attribuiscono i titoli di figlia, sorella, moglie e madre di re. Dal confronto tra le copie ottocentesche di Anthony Harris relative a P. BM EA 10052, 6.22-23 e i frammenti superstiti del papiro è emersa l'identificazione di una regina Tyti come moglie regale di Ramses III; la tomba QV52 è stata quindi ricondotta alla sepoltura ricordata nello stesso papiro, mentre Ramses IV risulta il sovrano più probabile a cui riferire il titolo di madre del re presente nella tomba. Prima di questo confronto erano state avanzate diverse ipotesi sul marito e sui figli di Tyti; secondo una di esse, proposta da Christian Leblanc, la regina sarebbe stata madre anche dei principi Khaemwaset, Amenherkhepshef e Ramses-Meryamen, sepolti rispettivamente in QV44, QV55 e QV53, le cui tombe presentano programmi decorativi simili a quello di QV52.
La tomba fu realizzata durante la XX dinastia egizia per la regina Tyti. Un'iscrizione dedicatoria presenta la costruzione della tomba come omaggio del re alla titolare; mancando però un secondo cartiglio, l'iscrizione da sola non permette di fissarne con sicurezza la dinastia. La tomba fu scavata in un banco inclinato di marna grigiastra con selce, simile a quello delle sepolture vicine; durante il Terzo periodo intermedio venne ricavata in una delle camere laterali una fossa destinata a una nuova sepoltura, mentre un ulteriore riutilizzo del monumento risale all'epoca romana.
Il papiro BM EA 10052 documenta inoltre una rapina di epoca ramesside, riportando fra le testimonianze dei ladri quella di Nesamun, detto Tjaybay, sul saccheggio della sepoltura di una regina il cui nome, nei frammenti superstiti del documento, è stato letto come «Tyti».

La tomba era accessibile dall'inizio del XIX secolo; il primo a entrarvi fu Jean-Jacques Rifaud, seguito da Giovanni Battista Belzoni nel 1816, da Robert Hay nel 1826, che la indicò come tomba 2, da John Gardner Wilkinson nel 1828, che la indicò come tomba 12, da Jean-François Champollion nel 1828-1829, che la indicò come tomba 3, da Karl Richard Lepsius nel 1844-1845, che la indicò come tomba 9, quindi da Heinrich Karl Brugsch nel 1854. Nel 1893 Georges Bénédite studiò le iscrizioni della tomba e pubblicò una monografia su QV52, intitolata Le tombeau de la reine Thiti; tra il 1903 e il 1904 la missione italiana di Ernesto Schiaparelli scavò la tomba, che nel 1994 fu poi esaminata dalla missione franco-egiziana del CNRS e del Consiglio supremo delle antichità egiziane. QV52 fu tra le prime tombe della valle di cui Francesco Ballerini raccolse una documentazione sistematica, registrandone le piante e i testi geroglifici nel quaderno di scavo del 1903; il 17 febbraio dello stesso anno vi fu celebrata per la prima volta una messa, benedetta da uno dei padri francescani di Luxor, con un altare allestito in contrasto con le immagini delle divinità egizie sulle pareti, come raccontò Ballerini in una lettera alla famiglia. L'Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino conserva inoltre fotografie del 1903 che documentano gli ambienti e le decorazioni di QV52 durante gli scavi di Schiaparelli.
Tra il 2006 e il 2008 intervenne anche la missione congiunta del Getty Conservation Institute e del Consiglio supremo delle antichità egiziane, incaricata di esaminare lo stato di conservazione della Valle delle Regine, programmare gli interventi necessari e studiare gli intonaci dipinti nelle tombe reali della valle.
La tomba si trova lungo il lato meridionale del braccio nord-occidentale della valle principale delle Regine. È orientata da sud-ovest a nord-est, diversamente dalla QV51 ma come la QV53 e la QV55; l'ingresso è preceduto da una rampa d'accesso. Nel 2016 la tomba risultava visitabile: l'ingresso era chiuso da una porta in acciaio e all'interno erano state installate pavimentazioni in legno, illuminazione artificiale e barriere in vetro lungo le pareti decorate.

Una rampa e uno stretto corridoio conducono alla camera funeraria, dalla quale si accede a una piccola camera posteriore disposta sull'asse principale; ai suoi lati si aprono due camere laterali, collocate lungo la direzione nord-ovest-sud-est. Nel pavimento di una delle camere laterali si apre un pozzo che immette in una fossa. L'insieme dei tre ambienti minori, collegati alla grande camera funeraria, conferisce alla pianta la forma di una croce latina. La camera funeraria si trova infatti all'incrocio dei due assi principali, collegando il corridoio d'accesso alle due camere laterali e a quella posteriore.


La buona qualità della roccia permise di tagliare pareti piane e regolari, diversamente da quanto avvenne in molte altre tombe della Valle delle Regine; l'intonaco servì perciò soprattutto a riempire le fratture e, nella maggior parte dei casi, ne bastò uno strato molto sottile per preparare la superficie alla pittura. All'ingresso della tomba, sul montante meridionale della porta, l'incisione nella roccia era così fine che la pittura fu applicata direttamente sulla pietra, senza strato di intonaco. Nella tomba restano numerosi rilievi in intonaco dipinto, realizzati con la tecnica del rilievo incavato. Nel 2016 i rilievi risultavano consumati e i colori sbiaditi; la documentazione registra anche il trattamento delle pitture e il riempimento delle lacune con nuovi strati di intonaco. Sul soffitto dipinto con stelle bianche sono riconoscibili la tecnica del rilievo e alcune linee nere interrotte usate nella lavorazione; il soffitto del corridoio, orizzontale, è decorato con stelle bianche su fondo beige, distribuite secondo una griglia geometrica ancora visibile.
Il corridoio d'ingresso è poco decorato, mentre la porta della tomba conserva tracce di inni dedicati alla defunta; sulla parete meridionale compare un avvoltoio sopra un cespuglio di papiro del Basso Egitto. Nell'anticamera, dopo la figura seduta della dea alata Maat, compaiono tre gruppi di raffigurazioni della defunta: a sud sono rappresentati Ptah, Ra-Horakhti, Amset, Duamutef e Iside, mentre a nord compaiono Thot, Atum, Hapi, Qebehsenuf e Nefti. Nella metà anteriore del corridoio, le divinità poste una di fronte all'altra formano coppie di significato affine: Ptah e Thot rimandano al mondo sotterraneo, alla notte e all'oltretomba, Ra-Horakhti e Atum al sole; nella metà posteriore, invece, le figure rappresentate richiamano la protezione di Osiride e della regina defunta, attraverso i Figli di Horo, Iside e Nefti, sorelle di Osiride. Davanti alle divinità solari la regina agita il sistro, compiendo un gesto rituale che la associa anche alla dea Hathor, madre, sposa e figlia del dio sole.
Serket e Neith ornano lo spessore interno della porta della camera del sarcofago. La decorazione della camera del sarcofago comprende immagini di divinità presenti anche nelle tombe di altre regine; sulle due metà della parete orientale, ai lati della porta del sarcofago, sono rappresentate figure protettrici. Tra gli dèi compaiono la coppia Hery-maat, legata alla rinascita solare delle regine sepolte, insieme a Nebneru, il cui nome significa "Signore del Terrore". Sulle pareti laterali delle porte che conducono alle sale annesse sono raffigurati numerosi guardiani protettori, disposti in una sequenza simile a quella dei capitoli 145-146 del Libro dei morti; sulle stesse pareti compare anche la triade di scimmie. Sulla parete occidentale la defunta compare su entrambi i lati della porta che conduce alla camera posteriore mentre offre doni ai Figli di Horo, con Amset e Duamutef a sud, Hapi e Qebehsenuf a nord; al di sopra sono raffigurate le due barche del dio sole, quella del giorno e quella della notte, con cui il dio attraversa il cielo e l'oltretomba, richiamando la rinascita solare della regina. Gli otto riquadri della sala centrale indicano le tappe del viaggio nell'oltretomba, dall'ingresso nel regno di Osiride al ritorno alla luce con il sole.
La camera funeraria, con divinità raffigurate sulle porte, presenta soprattutto scene del viaggio della defunta nell'oltretomba, mentre quelle delle camere laterali sono ambientate nella Duat, il mondo dei morti secondo la religione egizia. Sulle pareti di una delle camere laterali compaiono gli dèi dell'oltretomba, i vasi canopi e le anime di Pe e Nekhen; sulla parete di fondo la defunta adora due forme di Hathor, dapprima una dea-albero con aspetto umano che emerge dalla sommità di un sicomoro e versa acqua fresca alla regina, poi una vacca che appare dalle montagne dell'Occidente. Nell'altra camera laterale, scene di composizione semplice, disposte a coppie quasi identiche, raffigurano la regina mentre offre doni ai quattro Figli di Horo; sulla parete posteriore la defunta compare invece davanti a Osiride. In entrambe le camere, sulle pareti immediatamente a sinistra e a destra della porta, la regina compare nelle vesti del sacerdote egizio Iunmutef, offrendo acqua agli dèi in un rito di libagione. Nella camera posteriore, infine, la defunta sta in piedi a sinistra e a destra della porta, davanti a numerose divinità sedute lungo le pareti laterali; sulla parete di fondo Osiride occupa il centro della scena, visibile attraverso le porte allineate sull'asse centrale della tomba. Osiride siede su un trono, circondato da Thot, Nefti, Neith e Serket, che lo assistono e ne proteggono la rinascita nell'aldilà; le camere più interne raffigurano così il mondo dei defunti, dove la regina si unisce a Osiride risorto.
Nella tomba sono documentate tracce di allagamento e della presenza di pipistrelli; nella valutazione pubblicata nel 2016, il rischio per la struttura e quello per le pitture parietali erano entrambi classificati come bassi.
Tra i materiali rinvenuti nella tomba figurano trentaquattro frammenti del sarcofago in granito della regina e del suo coperchio, alcuni dei quali decorati o iscritti; tre frammenti del sarcofago sono conservati al Museo Egizio di Torino. Furono trovati anche tre frammenti dipinti e iscritti di vasi canopi in alabastro, il coperchio di un contenitore e numerosi cocci ceramici, tre dei quali con iscrizioni in ieratico. Una parte dei materiali rinvenuti nella tomba è datata al Terzo periodo intermedio e all'epoca romana. Nel pozzo della camera laterale e in una cavità meno profonda scavata nel pavimento della camera funeraria furono trovati oltre 150 frammenti di corredi funerari, tra cui sarcofagi, contenitori e oggetti personali.