Duamutef

Duamutef con il corpo avvolto nelle bende e la testa di sciacallo.

Duamutef è una divinità egizia legata al rito funebre e uno dei quattro Figli di Horo. Il nome significa "colui che adora sua madre"; nel gruppo proteggeva lo stomaco del defunto, era associato all'est ed era posto sotto la protezione della dea Neith.

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A40
(duamutef)
Duamutef
in geroglifici

Duamutef era raffigurato soprattutto come un uomo avvolto nelle bende funerarie e con testa di sciacallo; in alcune immagini, però, tutti i Figli di Horo hanno testa umana. Compariva sui vasi canopi, negli amuleti e nella decorazione delle mummie, sempre con funzione protettiva.

Nome e iconografia

Nella tomba QV55 di Amonherkhepeshef, nella Valle delle Regine, Ramses III stringe la mano a Hapi, posto a sinistra; Duamutef compare a destra. Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino (Album I 20).

Tra i quattro Figli di Horo, Duamutef si distingueva per la testa di sciacallo, mentre Imsety aveva testa umana, Hapi testa di babbuino e Qebehsenuf testa di falco. Lo schema non era però invariabile: nella tomba di Ay tutti e quattro gli dèi hanno testa umana; nel Nuovo Regno le teste animali di Hapi, Duamutef e Qebehsenuf, pur frequenti, non erano obbligatorie. Anche nel Medio Regno il vaso canopo affidato a Duamutef poteva presentare un coperchio umano, venendo identificato dall'iscrizione che riportava i nomi del dio e di Neith.

Benché i Figli di Horo fossero spesso raffigurati insieme, Duamutef poteva comparire anche da solo nei cortei divini, sui vasi canopi, negli amuleti e nella decorazione delle mummie; era dipinto, modellato come statuetta funeraria oppure applicato alle bende, proteggendo il corpo e gli organi del defunto.

Origini e sviluppo

Nei Testi delle piramidi di Teti e Pepi I, Duamutef è già nominato insieme a Hapi, Imsety e Qebehsenuf. La formula 157 dei Testi dei sarcofagi presenta i quattro dèi come figli di Horo il Vecchio e di Iside, mentre la formula 522 definisce Duamutef figlio di Horo senza precisare quale forma del dio sia indicata; ricordandone l'omaggio a Iside e collegando il nome a tale gesto, il testo gli ordina inoltre di avvicinarsi al defunto, ricomporlo e non abbandonarlo.

Non è certo se i quattro Figli di Horo siano nati come gruppo oppure siano stati riuniti dopo una fase in cui erano venerati separatamente; alcuni elementi potrebbero indicare un culto proprio di Duamutef, ma non bastano a dimostrarne l'esistenza. Duamutef compare comunque soprattutto insieme agli altri tre dèi.

Funzioni protettive

Statuetta di Duamutef in cera, Terzo periodo intermedio, XXI–XXII dinastia, 1076–746 a.C., Museo Egizio, Torino (Cat. 6997).

Durante la mummificazione, i quattro Figli di Horo proteggevano i vasi canopi destinati agli organi interni del defunto; a Duamutef spettava lo stomaco, sul quale continuava a vegliare anche quando non veniva deposto nel recipiente. Nei Testi delle piramidi il gruppo assiste il re morto, allontanando fame e sete nel testo di Teti, procurando invece un'imbarcazione e un cammino a Pepi I; nei Testi dei sarcofagi Duamutef deve avvicinarsi al defunto, ricomporlo e restargli accanto.

In alcune scene funerarie Duamutef compare accanto ad Anubi, svolgendo però un compito diverso: il primo protegge gli organi interni, il secondo è legato all'imbalsamazione del corpo. Durante la XXI dinastia gli organi potevano essere bendati separatamente insieme a una statuetta del Figlio di Horo che li proteggeva, per essere poi ricollocati nel corpo; una figura di Duamutef in cera, conservata al Museo Egizio di Torino, documenta tale pratica. Nel sistema dei punti cardinali, Duamutef proteggeva l'est ed era a sua volta protetto da Neith; insieme agli altri Figli di Horo difendeva il corpo e gli organi del defunto.

Vasi canopi

Vaso canopo con coperchio a testa di Duamutef, pasta silicea invetriata, Nuovo Regno, XIX dinastia, circa 1295–1185 a.C., Metropolitan Museum of Art (69.75a, b).

Dalla fine dell'Antico Regno, i quattro principali organi rimossi durante la mummificazione furono associati ai Figli di Horo, affidando a Duamutef la protezione dello stomaco. Nel Primo periodo intermedio si diffusero vasi con coperchi a testa umana; alla fine del Medio Regno il corredo canopo comprendeva normalmente quattro recipienti con iscrizioni rivolte ai quattro dèi e alle dee protettrici. Quando il coperchio non permetteva di riconoscere Duamutef, era dunque il testo inciso a identificarlo.

Dalla metà della XVIII dinastia, le teste caratteristiche resero riconoscibili i tre Figli di Horo con sembianze animali, tra i quali Duamutef, comunemente raffigurato con testa di sciacallo; in un vaso del periodo ramesside, il dio compare sia sul coperchio sia nella scena dipinta sul recipiente, affiancato dal proprio nome in geroglifici. Verso la fine del Nuovo Regno gli organi imbalsamati tornarono nel corpo della mummia; i vasi canopi continuarono tuttavia a essere deposti nelle tombe, dapprima vuoti, poi anche pieni e privi di cavità, poiché richiamavano ancora la protezione dei quattro Figli di Horo.

Amuleti

Amuleto di Duamutef in legno e stucco, tra l'Epoca tarda e l'età ellenistica, 722–30 a.C., Museo Egizio, Torino (Cat. 6886).

Le mummie potevano essere provviste di amuleti raffiguranti i quattro Figli di Horo, disposti su collane, cuciti alle bende oppure inseriti fra gli avvolgimenti; Duamutef compariva su manufatti in legno, stucco o pasta silicea invetriata, oltre che su lamine d'oro applicate al corredo funerario. Quando gli organi venivano ricollocati nel corpo, questi oggetti continuavano a rappresentare la protezione esercitata dai quattro dèi; destinati alle sepolture, non erano portati dai viventi.

Note

  1. ↑ Wilfong, 2015, pp. 21, 37-38
  2. ↑ (DE) Dwꜣ-mw.t=f, su thesaurus-linguae-aegyptiae.de, Thesaurus Linguae Aegyptiae. URL consultato il 29 luglio 2026.
  3. 1 2 Wilfong, 2015, p. 41; Wilkinson, 2008, p. 3
  4. 1 2 3 Wilfong, 2015, pp. 37-41
  5. ↑ (EN) QV 55, Tomb of Amonherkhepeshef, su archiviofotografico.museoegizio.it, Archivio fotografico del Museo Egizio. URL consultato il 29 luglio 2026.
  6. 1 2 (EN) Canopic jar of princess Sithathoryunet - Duamutef, su metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 29 luglio 2026.
  7. ↑ Wilfong, 2015, pp. 37-48; Ricerca nella collezione: Duamutef, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 29 luglio 2026.
  8. ↑ Allen, 2005, pp. 74, 172
  9. ↑ Faulkner, 1973, p. 135; Faulkner, 1977, p. 149
  10. ↑ Wilfong, 2015, p. 38
  11. 1 2 Statuina in cera di Duamutef, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 29 luglio 2026.
  12. ↑ Wilfong, 2015, p. 37
  13. ↑ Allen, 2005, pp. 74, 172; Faulkner, 1977, p. 149
  14. ↑ Wilfong, 2015, p. 45
  15. ↑ Wilfong, 2015, pp. 37-38
  16. 1 2 (EN) Canopic Jar with Head of Duamutef, su metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 29 luglio 2026.
  17. 1 2 (EN) Aidan Dodson, Canopic Equipment: Beauty and Revelations of from Ancient Egypt, su arce.org, American Research Center in Egypt. URL consultato il 29 luglio 2026.
  18. ↑ (EN) Aidan Dodson, Canopic Equipment: Beauty and Revelations of from Ancient Egypt, su arce.org, American Research Center in Egypt. URL consultato il 29 luglio 2026.; Wilfong, 2015, p. 39
  19. ↑ (EN) Canopic jar with head of jackal (Duamutef), su metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 29 luglio 2026.
  20. ↑ (EN) Canopic Jar Representing the Deity Duamutef, su metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 29 luglio 2026.
  21. ↑ (EN) A Complete Set of Canopic Jars, su art.thewalters.org, Walters Art Museum. URL consultato il 29 luglio 2026.
  22. 1 2 Amuleto raffigurante il dio Duamutef, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 29 luglio 2026.
  23. 1 2 Lamina raffigurante il genio funerario Duamutef, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 29 luglio 2026.
  24. 1 2 Amuleto rappresentante uno dei quattro figli di Horus, Duamutef, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 29 luglio 2026.
  25. ↑ Elemento di rete di mummia in forma di Duamutef, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 29 luglio 2026.

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni