Haroeris

Voce principale: Horus.
G5wr
r
A40
ḥr-wr "Haroeris"
in geroglifici
Haroeris con corpo umano, testa di falco e doppia corona.

Haroeris (forma greca del nome in lingua egizia Ḥr.w-wr, trascritto anche Her-wer e Horwer, "Horo il Vecchio" o "Horo il Grande", tradotto anche come Horus il Vecchio o Horus il Grande) è la forma originaria del dio Horus, distinta da Harsiesi, il giovane Horo figlio di Iside e Osiride. Nella religione egizia il nome di Horus fu usato per diverse divinità raffigurate come falchi o con tratti di falco, riunite per sincretismo; Haroeris era una delle forme chiaramente distinte. Tra le altre forme del dio vi era Horo il Fanciullo.

Nome e identità

Il nome egizio Ḥr.w-wr compare anche nella scrittura demotica, nella forma Ḥr-wr. Nel nome Her-wer il secondo elemento può significare sia "grande" sia "anziano", da cui le traduzioni "Horo il Grande" e "Horo il Vecchio".

Haroeris e Harsiesi erano due forme diverse di Horus. Haroeris non va quindi identificato con il giovane Horo figlio di Iside e Osiride, anche se i miti e gli attributi delle due figure potevano mescolarsi.

Teologia e mitologia

Genealogia

Nella tradizione religiosa di Eliopoli Haroeris era considerato uno dei cinque figli di Geb e Nut; la sua nascita era collocata nel secondo dei cinque giorni epagomeni, immediatamente dopo quella di Osiride. Era quindi fratello di Osiride, Seth, Iside e Nefti; Harsiesi apparteneva invece alla generazione successiva, poiché era figlio di Iside e Osiride.

A Qus la genealogia era diversa: il tempio di Haroeris era dedicato alla nascita del dio e sua madre era la dea Heket. Qus era uno dei cinque luoghi legati alla nascita dei cinque figli di Geb e Nut, uno per ciascun giorno epagomeno.

Aspetto celeste e Occhio di Horo

Amuleto raffigurante l'Occhio di Horo, chiamato in egizio udjat, in faience egizia, Epoca tarda, 722-332 a.C.; Museo Egizio di Torino (Cat. 1145).

Come dio celeste, Haroeris aveva nel Sole e nella Luna i suoi due occhi. In alcune tradizioni Haroeris era identificato con il dio solare; in altre era considerato suo figlio e accostato a Shu. Compare anche nel mito della "dea lontana": Haroeris riporta da una terra remota l'occhio del dio solare, identificato in alcune versioni con Tefnut.

Nel Tempio di Kom Ombo un rilievo raffigura Tolomeo VIII mentre offre ad Haroeris un segno geroglifico egizio chiamato iit, che rappresenta il coltello o la spada del dio; al centro del segno è raffigurato l'occhio udjat. Il testo che accompagna l'offerta descrive l'occhio come un'arma contro i nemici e ricorda che Haroeris usa il coltello iit contro gli avversari di suo padre Ra.

A Kom Ombo Haroeris è chiamato anche Shu, figlio di Ra, nel racconto del ritorno della "dea lontana". Nello stesso racconto Tefnut, al suo ritorno, è chiamata Tasenetnofret, "la buona sorella", ed è la compagna di Haroeris.

Figli di Horo

Amuleto di Imset in faience egizia, Epoca tarda, 722-332 a.C.; Museo Egizio di Torino (S. 5391).
Lo stesso argomento in dettaglio: Figli di Horo.

In una tradizione Haroeris è il padre dei Figli di Horo. La formula 157 dei Testi dei sarcofagi, ripresa nel capitolo 112 del Libro dei morti, indica Imset, Hapi, Duamutef e Qebehsenuf come figli di Horo il Vecchio e di Iside. Qui il padre dei quattro dei funerari è quindi Haroeris, non Harsiesi, il giovane Horo figlio di Iside e Osiride.

Centri di culto

Letopoli

Uno dei principali centri del culto di Haroeris era Letopoli, l'antica Khem, nel II nomo della Basso Egitto. A Khem, la Letopoli dei Greci, sorgeva un tempio dedicato a Horo "che è alla testa di Khem". Nei testi di Kom Ombo Haroeris è chiamato anche nb-iit, "signore di Letopoli"; iit è infatti anche un nome egizio di Letopoli.

Sia a Letopoli sia a Kom Ombo il culto di Haroeris collegava l'occhio al coltello iit. A Letopoli l'occhio ferito e poi guarito era legato anche alla punizione dei nemici e alla lotta del dio contro i suoi avversari. Dopo aver perduto gli occhi, Haroeris è chiamato con la forma egizia Mekhenty-n-irty.

Qus

A Qus, l'antica Gesy, Haroeris era la principale divinità locale; della città faraonica restano visibili soltanto le rovine del suo tempio. I resti visibili risalgono all'epoca tolemaica e all'epoca romana, tra circa il 150 a.C. e il 50 d.C.; il culto di Haroeris a Qus risale almeno al 1500 a.C. In epoca greca la città fu chiamata Apollinopoli Minore.

Kom Ombo

Tolomeo VIII, Cleopatra II e Cleopatra III davanti a Haroeris nel tempio di Kom Ombo; fotografia su carta albuminata, 1870-1888, Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino (INV30_005).

Il Tempio di Kom Ombo era dedicato ad Haroeris e a Sobek. Il tempio è doppio, con due assi e due santuari, e vi si veneravano due triadi, cioè gruppi di tre divinità: Sobek, Hathor e Khonsu da una parte, Haroeris, Tasenetnofret e Panebtaui dall'altra. Nella seconda triade Tasenetnofret significa "la buona sorella" e Panebtaui "il signore delle Due Terre"; Tasenetnofret era la compagna di Haroeris, mentre Panebtaui era il dio bambino.

Presso il tempio sorgeva inoltre una casa della nascita (mammisi), destinata alle cerimonie della nascita divina. A Kom Ombo, nel racconto del ritorno di Tefnut, la "dea lontana", Haroeris è chiamato Shu. L'offerta iit a Haroeris a Kom Ombo è simile all'offerta della lancia a Horus a Edfu.

Iconografia

Particolare della scena con Tolomeo VIII, Cleopatra II e Cleopatra III davanti a Haroeris nel tempio di Kom Ombo; fotografia su carta albuminata, 1870-1888, Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino (INV31_001).

Haroeris era raffigurato con corpo umano e testa di falco, con la doppia corona dell'Alto Egitto e del Basso Egitto. Nella scena dell'offerta iit del Tempio di Kom Ombo porta sulla fronte l'ureo, il cobra simbolo della regalità, e tiene lo scettro uas nella mano destra e l'ankh, il segno egizio della vita, nella sinistra.

Haroeris era raffigurato anche interamente come falco, anch'esso con doppia corona. Una stele del British Museum (EA 276) lo mostra invece seduto su un trono davanti a un altare per le offerte.

Note

  1. 1 2 3 4 Ali, 2014, p. 20
  2. 1 2 Sergio Donadoni, Horus, su treccani.it, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961. URL consultato il 7 agosto 2026.
  3. 1 2 (EN) Ḥr.w-wr (Lemma ID 550351), su thesaurus-linguae-aegyptiae.de, Thesaurus Linguae Aegyptiae. URL consultato il 7 agosto 2026.
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 (EN) Haroeris, su globalegyptianmuseum.org, The Global Egyptian Museum. URL consultato il 7 agosto 2026.
  5. ↑ (EN) Haroeris, su britishmuseum.org, The British Museum. URL consultato il 7 agosto 2026.
  6. 1 2 (EN) Gods and goddesses in ancient Egyptian belief, su ucl.ac.uk, University College London. URL consultato il 7 agosto 2026.
  7. 1 2 3 4 5 (FR) Qous, su ifao.egnet.net, Institut français d'archéologie orientale. URL consultato il 7 agosto 2026.
  8. ↑ Amuleto raffigurante l'occhio udjat, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 agosto 2026.
  9. ↑ Ali, 2014, p. 23
  10. 1 2 3 4 5 6 7 Ali, 2014, p. 25
  11. ↑ (EN) Amulet depicting one of the Four Sons of Horus, Imset, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 agosto 2026.
  12. ↑ Mathieu, 2008, p. 9
  13. ↑ Falso canopo, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 agosto 2026.
  14. ↑ Falso canopo, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 agosto 2026.
  15. ↑ Falso canopo, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 agosto 2026.
  16. ↑ Falso canopo, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 agosto 2026.
  17. 1 2 (EN) Lower Egyptian nome 2, su ucl.ac.uk, University College London. URL consultato il 7 agosto 2026.
  18. 1 2 Ali, 2014, p. 26
  19. 1 2 Kom Ombo, Tempio di Sobek e Haroeris: Fotografie Ottocentesche, 1870-1888, su archiviofotografico.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 agosto 2026.
  20. ↑ (FR) Kôm Ombo, su ifao.egnet.net, Institut français d'archéologie orientale. URL consultato il 7 agosto 2026.
  21. 1 2 3 (EN) Kom Ombo, su globalegyptianmuseum.org, The Global Egyptian Museum. URL consultato il 7 agosto 2026.
  22. ↑ (EN) King Sahure Accompanied by a Divine Figure, su metmuseum.org, The Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 7 agosto 2026.
  23. ↑ (EN) Figure (EA11611), su britishmuseum.org, The British Museum. URL consultato il 7 agosto 2026.
  24. ↑ (EN) Amulet; figure (EA20654), su britishmuseum.org, The British Museum. URL consultato il 7 agosto 2026.
  25. ↑ (EN) Stela (EA276), su britishmuseum.org, The British Museum. URL consultato il 7 agosto 2026.

Bibliografia

Approfondimenti

Voci correlate

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