
Il termine rampa carbonatica, in geologia e in particolare in sedimentologia, indica un sistema deposizionale marino dominato da sedimentazione carbonatica di origine prevalentemente autoctona e biogenica,, caratterizzato da pendenze molto blande procedendo dalla linea di costa verso il bacino (mediamente minori di 1°) e da una variazione molto graduale di ambiente sedimentario, da alta a bassa energia, in funzione della profondità. Le rampe si distinguono dalle piattaforme carbonatiche più note di ambiente tropico-equatoriale, in quanto qui non vi sono margini biocostruiti morfologicamente rilevati (ad esempio barriere coralline), né variazioni di pendenza (scarpate) significative. Questi sistemi di rampa possono essere anche a sedimentazione mista, terrigeno-carbonatica, e sono in generale contraddistinti da una produttività carbonatica meno sviluppata rispetto alle piattaforme carbonatiche reefoidi. Questa tipologia di sistemi è presente in tutte le fasi della storia della Terra in cui si sono avuti organismi viventi biocostruttori che hanno originato accumuli significativi di carbonato di calcio (dal Proterozoico in poi).
Fino agli anni 1970 del secolo scorso, i modelli deposizionali per i contesti a sedimentazione carbonatica di acqua bassa facevano riferimento soprattutto ad analoghi attuali come le Bahamas e la Florida, vere e proprie piattaforme carbonatiche caratterizzate da margini costituiti da barriere coralline (barrier reef) e da una parte interna lagunare a bassa profondità, con una morfologia tipicamente piatta alla sommità e un raccordo piuttosto ripido con il bacino, rappresentato da una scarpata morfologica accentuata lungo la quale i carbonati di acque basse vengono risedimentati; questo tipo di piattaforme, nella fase attuale, è caratterizzato da estesi fenomeni di aggradazione con crescita verso l'alto in funzione della produttività carbonatica della comunità biologica e dell'aumento del livello del mare, con un rilievo elevato rispetto ai fondali circostanti. L'avanzamento degli studi su sequenze geologiche, sia attuali sia fossili in diversi ambiti stratigrafici, a partire dai primi anni '70, dimostrò l'inadeguatezza di questo tipo di modello per la descrizione di svariati contesti a sedimentazione carbonatica biogenica di acque basse, con bassi gradienti di pendenza e privi di un vero e proprio margine biocostruito verso mare, e la necessità quindi di nuovi modelli. Questa nuova tipologia di sistemi è descrivibile geometricamente come un piano inclinato ("rampa") verso bacino, su cui il materiale carbonatico prodotto dagli organismi viene redistribuito e accumulato da onde e correnti.


Il termine "rampa", dai primi anni 1980, è utilizzato per descrivere una superficie deposizionale debolmente inclinata (generalmente inferiore a 1°), passante molto gradualmente verso bacino, senza rotture di pendenza, da un ambiente di bassa profondità agitato da onde e correnti a un ambiente più profondo a bassa energia. In questo modello, si hanno facies di barriera (spiaggia) ad alta energia molto vicino o coincidenti con la linea di costa, diversamente dalle piattaforme carbonatiche classiche in cui la barriera ad alta energia (in questo caso un reef) è ben distinta e sovente lontana dalla costa; la rampa carbonatica di fatto ha maggiori affinità con le piattaforme continentali a sedimentazione terrigena. Le rampe sono state ulteriormente suddivise in:
Negli anni 1980-1990, vari studi hanno consentito di suddividere il complesso di rampa in diversi segmenti, a seconda della profondità, della morfologia e caratterizzati da specifiche associazioni di facies deposizionale:
L'espressione litostratigrafica tipica di successioni di rampa carbonatica o mista è costituita da cicli asimmetrici shallowing upward in cui alla base abbiamo depositi fangosi carbonatici a supporto di matrice (mudstone/wackestone) o terrigeni (argille/marne), espressione di ambiente di bacino e rampa distale, passanti verso l'alto a depositi sempre più carbonatici e a supporto clastico (packestone), con livelli caotici o gradati di tempestiti (rampa intermedia). A questi seguono depositi di alta energia packestone/grainstone oolitici e bioclastici, talora oncolitici) di barra con laminazioni oblique e incrociate (cross bedding), o anche piccole biocostruzioni, espressione di rampa prossimale. Possono seguire verso l'alto sedimenti carbonatici fini bioturbati di laguna, eventualmente con stromatoliti. Il passaggio al ciclo successivo è in genere brusco con la comparsa di nuovi sedimenti fini bacinali o di rampa esterna con tempestiti, che indicano un nuovo approfondimento dell'ambiente. Questi termini possono essere diversamente declinati a seconda dei fattori prevalenti nel sistema deposizionale: onde, maree o tempeste, e anche del tipo di comunità biologica e dell'energia complessiva dell'ambiente.
In molti casi, le successioni di rampa sono costituite dalla sovrapposizione di diverse successioni cicliche (parasequenze) di rampa come quelle descritte,. che possono presentare pattern di progradazione, retrogradazione o aggradazione a seconda dell'interazione tra produzione di sedimento carbonatico, variazione relativa del livello marino e spazio disponibile per la sedimentazione (accomodation). Le sequenze di rampa possono anche essere isolate rispetto alla costa, sovente situate in contesti di alto strutturale. In questo caso non si riscontrano facies interne di barriera ad alta energia e di laguna protetta o piana tidale.
I carbonati di rampa sono presenti in tutti i principali periodi geologici della Terra in cui vi sono stati organismi viventi in grado di determinare depositi di carbonato di calcio, per precipitazione biologicamente indotta o biologicamente controllata. Queste condizioni sono verificate almeno dall'inizio del Proterozoico.
Nel Precambriano i carbonati di rampa sono rappresentati quasi esclusivamente da stromatoliti, sia in contesti di acque basse che relativamente profonde. Nel Paleozoico inferiore (Cambriano e Ordoviciano), le comunità di produttori di carbonato si differenziano notevolmente, e archeociati, crinoidi, briozoi giocano un ruolo importante accanto a organismi produttori di fango carbonatico non identificati. Nel Siluriano e nel Devoniano risultano dominanti tetracoralli e stromatoporoidi. Nel Carbonifero e nel Permiano, sono costituiti in larga misura da fango carbonatico, stromatoliti e alghe calcaree, anche se briozoi, crinoidi e foraminiferi bentonici (fusulinidi) possono essere localmente importanti.
Nel Triassico, dopo l'estinzione di massa permo-triassica, tendono sempre a prevalere gli accumuli di fango carbonatico (mud mounds), localmente affiancati, soprattutto nel Triassico superiore, da coralli, bivalvi (megalodontidi) e crinoidi. Nel Giurassico sono dominanti le comunità a coralli, stromatoporoidi e alghe stromatolitiche, e risultano molto diffuse le facies oolitiche, di precipitazione abiotica. Nel Cretaceo si assiste a una nuova differenziazione ed espansione delle comunità di acque basse produttrici di carbonato (coralli, alghe calcaree, macroforaminiferi); le rudiste assumono notevole importanza nei contesti di rampa, con forme differenziate per i settori di rampa prossimale e i settori protetti di laguna.
Dopo l'estinzione di massa cretaceo-paleogenica, le comunità di piattaforma e rampa si espandono di nuovo gradualmente con alghe, foraminiferi (ad esempio i nummulitidi), coralli, molluschi ed echinodermi. Le comunità di rampa attuali sono diffuse soprattutto in acque temperato-fredde, dove i reef non riescono a svilupparsi per la limitata produttività carbonatica.
In generale, nel Fanerozoico i carbonati di rampa appaiono svilupparsi soprattutto in periodi in cui le comunità di acque basse produttrici di carbonato hanno subito crisi biologiche (soprattutto quindi in periodi immediatamente seguenti importanti estinzioni di massa).