Recha Sternbuch

Recha Sternbuch (Wadowice, 15 marzo 1905 – Parigi, 6 febbraio 1971) è stata un'attivista svizzera di origine ebraica che prestò soccorso agli ebrei durante l'Olocausto.

Biografia

Nata a Wadowice, vicino Cracovia, in Polonia, nel 1905, si trasferì a San Gallo nel 1928 con il marito, Isaac Sternbuch, un uomo d'affari di Montreux, in Svizzera. Il trasferimento rappresentò un marcato cambiamento culturale per Recha, che era cresciuta in una comunità più rigidamente religiosa e si trovò a confrontarsi con la comunità ebraica svizzera, di orientamento più liberale.

Suo padre fu Markus Rottenberg, eminente rabbino e studioso ampiamente conosciuto in Europa. Nel 1912, quando Recha aveva sette anni, Rottenberg si trasferì con la famiglia dalla Polonia ad Anversa. Qui assunse la carica di rabbino capo della comunità Charedì locale, chiamato dai leader religiosi per preservare le tradizioni ortodosse in seno alla crescente popolazione ebraica della città. Dato che in Belgio mancavano opportunità di istruzione religiosa e scuole ebraiche per ragazze, Recha frequentò la scuola pubblica, dove apprese il francese. In famiglia, tuttavia, si parlava tedesco. La casa dei Rottenberg divenne un punto focale per gli studiosi della comunità. In tale contesto, Recha acquisì informalmente conoscenze, in particolare durante le interpretazioni del Midrash tenute dal padre. Già da adolescente, partecipava attivamente alle discussioni, sorprendendo i visitatori che richiedevano il consiglio del rabbino.

Suo marito si trasferì in Svizzera dagli Stati Uniti all'età di 10 anni. Gli Sternbuch si erano trasferiti negli Stati Uniti in seguito ai Pogrom di Chișinău, trovando tuttavia difficile la vita da immigrati a New York. Quando gli Sternbuch si trasferirono a Basilea, il padre di Yitzchak divenne un leader della comunità per gli ortodossi appena arrivati, in una città dove gli ebrei erano per lo più integrati e aveva persino ospitato il laico Theodor Herzl nel Primo congresso sionista.

L'infanzia di Yitzchak in Svizzera fu analoga a quella di Recha in Belgio: la loro casa a Basilea divenne un punto d'incontro per figure religiose e studiosi. Ne è un esempio Abraham Isaac Kook, uno dei fondatori del sionismo religioso, che soggiornò presso gli Sternbuch nel 1914, all'inizio della prima guerra mondiale. Questa esperienza influenzò probabilmente le opinioni della famiglia Sternbuch riguardo al sionismo. Non trovando una moglie adatta nella comunità ebraico-svizzera, Yitzchak incontrò Recha dopo aver saputo che la figlia di un importante rabbino era in cerca di un matrimonio.

L'attività di salvataggio

Nonostante fosse una donna ortodossa, con figli e in attesa di un altro, Recha Sternbuch dedicava le nottate al contrabbando di rifugiati lungo il confine austriaco. L'attività era ostacolata dalle guardie di frontiera svizzere, che avevano ordini di respingere i profughi di età compresa tra sedici e sessanta anni.

Operò a stretto contatto con il capitano della polizia cantonale svizzera Paul Grüninger, il quale nel 1938 l'aiutò a condurre oltre 800 rifugiati in Svizzera. In seguito, Recha fu arrestata e incarcerata, subendo la perdita del figlio. Grüninger, per l'aiuto fornito, fu licenziato e privato della pensione; fu successivamente assistito economicamente dagli stessi Sternbuch. Dopo il rilascio continuò l'attivismo, riuscendo a organizzare il salvataggio di oltre 2 000 ebrei tramite il contrabbando di visti svizzeri falsificati attraverso i confini tedesco e austriaco. Successivamente, ottenne dei visti d'ingresso cinesi che consentirono ai titolari di attraversare la Svizzera e l'Italia verso porti da cui potevano essere introdotti clandestinamente in Palestina.

In un episodio emblematico, il giorno del Bar mitzvah del figlio, fu informata che alcuni ebrei erano in pericolo a Vichy, in Francia. Invece di recarsi in sinagoga, prese un treno per la Francia durante lo Shabbath con lo scopo di organizzare il salvataggio. Tale azione, pur contravvenendo al divieto di viaggiare durante lo Shabbath, fu giustificata dal principio ebraico del Pikuach nefesh, che nella Halakhah prevale su quasi tutti gli altri precetti religiosi.

Recha Sternbuch ottenne l'accesso alla valigia diplomatica polacca, che utilizzò per inviare dispacci codificati ai suoi contatti negli Stati Uniti e in Turchia. Il 2 settembre 1942, questo canale fu cruciale per informare la filiale di New York del Va'ad Hatzalah (Comitato di soccorso) in merito agli orrori dell'Olocausto, un messaggio rafforzato dal successivo telegramma Riegner dell'8 agosto 1942 inviato per allertare gli ebrei statunitensi sulla realtà dell'Olocausto che portò a riunirsi 34 organizzazioni ebraiche. La valigia diplomatica polacca fu anche usata per inviare messaggi segreti, del denaro agli ebrei nell'Europa occupata dai nazisti e anche le tangenti per il salvataggio.

Sviluppò inoltre stretti rapporti con il nunzio papale in Svizzera, monsignor Filippo Bernardini (decano della comunità diplomatica), il quale le garantì l'accesso ai corrieri vaticani per l'invio di fondi e messaggi a organizzazioni ebraiche e della Resistenza nell'Europa occupata. Fu tra i primi a ottenere i documenti d'identità sudamericani (probabilmente gran parte forniti da George Mantello dall'ambasciata di El Salvador in Svizzera) e a distribuirli agli ebrei in pericolo.

Nel settembre 1944, stabilì un contatto con Jean-Marie Musy, ex Presidente della Confederazione Svizzera e conoscente di Heinrich Himmler. Su richiesta di Recha Sternbuch, Musy, con l'aiuto del figlio Benoît Musy, avviò le trattative con Himmler per il rilascio dei detenuti ebrei dai campi di concentramento in cambio di un riscatto quantificato in un milione di dollari.

Il 7 febbraio 1945, Musy ottenne la liberazione dei primi 1 210 detenuti dal campo di Theresienstadt, con la promessa di ulteriori rilasci a intervalli quindicinali. Gli Sternbuch proseguirono i negoziati tramite Musy fino al termine del conflitto. Grazie a questi sforzi, fu raggiunto un accordo per consegnare quattro campi di concentramento sostanzialmente intatti agli Alleati in cambio della garanzia statunitense di processare le guardie (anziché eliminarle sul posto), salvando la vita a molti detenuti. Inoltre, gli Sternbuch negoziarono il rilascio di migliaia di donne dal campo di Ravensbrück e la liberazione di 15 000 ebrei detenuti in Austria.

Documentario

La storia di Recha Sternbuch è raccontata nel film-documentario Unlikely Heroes (2003) della Moriah Films, con narratore Ben Kingsley.

Note

  1. 1 2 (EN) Sternbuch, Recha, su dodis.ch.
  2. 1 2 3 4 Wallace Max, In the Name of Humanity, New York, Penguin, 2018, ISBN 978-1-5107-3497-5.
  3. ↑ (EN) David Kranzler, The Man Who Stopped the Trains to Auschwitz: George Mantello, El Salvador, and Switzerland’s Finest Hour, Syracuse University Press, 1º ottobre 2000, ISBN 978-0-8156-2873-6. URL consultato il 29 ottobre 2023.
  4. ↑ Moriah Films, Unlikely Heroes. Documentary includes chapter on Recha Sternbuch, op.cit.
  5. ↑ Il principio della legge ebraica secondo cui la conservazione della vita umana prevale su qualsiasi altra considerazione religiosa e quasi ogni precetto di non compiere un'azione della Torah diventa inapplicabile
  6. 1 2 Sternbuch, Recha, su hls-dhs-dss.ch. URL consultato il 29 novembre 2025.
  7. ↑ (EN) Sternbuch, Recha (PDF), su wwv.yadvashem.org.
  8. 1 2 3 Crossing The Border – Recha Sternbuch - 1938 - 1944, su crossing-the-border.info. URL consultato il 29 novembre 2025.
  9. ↑ (EN) Unlikely Heroes. Simon Wisesenthal Center, su wiesenthal.com. URL consultato il 21 maggio 2021 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016).

Bibliografia

Collegamenti esterni

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