| Salgareda comune | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Andrea Favaretto (lista civica Civitas) dal 27-5-2019 |
| Territorio | |
| Coordinate | 45°42′21.96″N 12°29′28.68″E |
| Altitudine | 8 m s.l.m. |
| Superficie | 27,55 km² |
| Abitanti | 6 519 (31-5-2026) |
| Densità | 236,62 ab./km² |
| Frazioni | Arzeri, Campobernardo, Campodipietra, Talponada, Vigonovo di Sopra |
| Comuni confinanti | Cessalto, Chiarano, Noventa di Piave (VE), San Biagio di Callalta, San Donà di Piave (VE), Ponte di Piave, Zenson di Piave |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 31040 |
| Prefisso | 0422 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 026070 |
| Cod. catastale | H706 |
| Targa | TV |
| Cl. sismica | zona 3 (sismicità bassa) |
| Cl. climatica | zona E, 2 351 GG |
| Nome abitanti | salgaredesi |
| Patrono | san Michele Arcangelo |
| Giorno festivo | 29 settembre |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Salgareda ([salɡaˈɾeda] in veneto) è un comune italiano di 6 519 abitanti della provincia di Treviso in Veneto.
Salgareda è situata al confine con la provincia di Venezia, ad un'altezza di 8 m s.l.m. Confina, in terra trevigiana, con i comuni di Ponte di Piave, Cessalto, Chiarano, San Biagio di Callalta e Zenson di Piave e, in terra veneziana, con i comuni di Noventa di Piave e San Donà di Piave.
Gonfo di Salgareda è tra le località coinvolte nelle vicende che, tra l'XI secolo e il XIII secolo, videro come protagonista la potente famiglia degli Ezzelini. Il toponimo è citato nel computo delle molte proprietà della casata, stilato dopo la sua sconfitta avvenuta nel 1260.
Il 20 luglio 1329 il territorio trevigiano, Salgareda compresa, passò sotto il dominio della famiglia degli Scaligeri. In seguito alla pace stipulata tra questa e Venezia, nel 1339 Salgareda e le sue frazioni vennero assegnate alla podestaria di Oderzo.
Il secolo XVIII vede il paese di Salgareda diventare sempre più povero, sotto la costante minaccia delle inondazioni del fiume Piave, dei terremoti, delle carestie. Nel 1797 con la Caduta della Repubblica di Venezia avviene il passaggio sotto il dominio austriaco. Anche Salgareda conosce la dominazione austriaca e il periodo prerivoluzionario (1797-1805) durante il quale viene istituito il "governo aulico trevigiano".
L'attuale territorio del comune di Salgareda deriva dalla fusione in epoca napoleonica (Regno d'Italia) del comune di Salgareda e degli ex comuni di Campo di Pietra e Campobernardo (quest'ultimo già frazione di Oderzo tra il 1806 ed il 1810) per regio decreto del 28/09/1810. Sempre durante il Regno d'Italia (1806-1814) si ritrova ad essere nel Dipartimento del Tagliamento (Distretto di Conegliano, Cantone di Oderzo).
Nel novembre 1917, trovandosi a ridosso del fiume Piave, il paese viene occupato dall'esercito austro-ungarico. Il paese, pur rimanendo per tutta la durata dell'occupazione nell'area di operazioni del VII Corpo d'Armata A.U., dal 9 novembre 1917 è occupato dalla 44ª Schützen Division, in particolare dal 1° Gebirgs Schützen Reggiment di Klagenfurt. Dal 15 dicembre 1917 ci fu un cambio di reparti. La 44ª Schutzen Division cedette il campo alla 48ª Infanterie Division e il segmento di fronte da via Correr a via Montiron venne difeso dal 73°Jinfanterie Regment della 12ª Gebirgsbrigade. Al momento della Battaglia del Solstizio, Salgareda vide schierata nel proprio tratto, di fronte, la 24^ Division, comandata dal generale Urbarz, con le due brigate sottoposte, la 47^ e 48^ Srtumb. XXIV.
Sul fronte opposto, tra Sant'Andrea di Barbarana e Zenson di Piave, all'inizio di agosto 1918 è operativa la Brigata "Ionio", che si alterna con gli uomini della Brigata "Potenza" fino al lancio dell'ultima offensiva.
Il 24 ottobre 1918, la Brigata "Ionio", dopo alcuni tentativi andati a vuoto, con il 222° riesce a rompere la resistenza austro-ungarica e a oltrepassare il fiume, costituendo una testa di ponte a Salgareda: il 221° riuscirà però a raggiungerlo solamente a fine mese.
È il 30 ottobre 1918 quando la III Armata dell'Esercito Italiano, comandata dal Duca D'Aosta, con l'appoggio di una divisione fatta passare attraverso i ponti della X Armata e spinta verso sud, lungo il Piave, passa il fiume a Salgareda e libera il paese. Oltre 3 000 prigionieri vengono catturati in quella giornata nella parte meridionale del Piave.
Salgareda fu protagonista di un singolare episodio la notte di Natale del 1917, quando i soldati austro-ungarici che occupavano le trincee lungo il Piave iniziarono a suonare e cantare rivolgendosi ai soldati Italiani sulla sponda opposta a Sant'Andrea di Barbarana e pregandoli di accettare una tregua almeno per quella notte. Il loro canto «O buoni italiani, lasciateci divertire tranquillamente in questa sera della vigilia di Natale! Non tirate! Non tirate alla nostra volta! Vedete? Anche le nostre batterie non tirano mica e da parecchie ore sono diventate mute! Divertitevi anche voi e buona notte!» fu accolto con entusiasmo dai soldati italiani che accettarono l'invito e per una notte le armi ed i cannoni tacquero. L'episodio è riportato nei diari di guerra del soldato Antonio Rotunno. Un analogo episodio era accaduto tre anni prima sul fronte francese ed è raccontato nel film Joyeux Noël - Una verità dimenticata dalla storia del regista Christian Carion. Quest'episodio, realmente accaduto, come riportato in un rapporto del 21° Schützen Regiment, presente sul fronte in quella data, fu un espediente per ritirare con tranquillità, senza la pressione dei reparti avversari, le truppe austroungariche che dal 12 novembre erano attestate nell'Ansa di Zenson e che da quel giorno era stato loro ordinato di ritirarsi per l'assenza di prospettive di consolidamento e di ampliamento del settore sino ad allora tenuto a prezzo di notevoli perdite umane.
Nulla o poco è rimasto del vecchio centro abitato. La bellissima chiesa del XVI secolo, costruita a ridosso dell'argine del fiume e che conteneva tra l'altro una pala di Palma il Giovane ed una attribuita al Tiepolo, è rasa al suolo. Anche l'ottocentesca Villa Rebecca sarà distrutta e rimarrà miracolosamente in piedi soltanto l'oratorio.
Nel primo dopoguerra il paese sarà ricostruito a 1 km dal fiume. Durante la Seconda Guerra Mondiale, in villa Rebecca a Salgareda si installerà il comando tedesco "Unter Abschnittes 3°", mentre nella villa Carretta a Campodipietra il Comando "Abschnitt 2°"; nella notte tra il 26 e 27 aprile del 1945 i componenti di questi due Comandi verranno arrestati dai partigiani. Un'aliquota di soldati del Comando di Campodipietra che sfuggirono alla cattura uccisero in via Conche il partigiano Nino Brusatin di Piavon di Oderzo, che militava assieme ai partigiani di Salgareda e che improvvidamente li aveva bloccati per arrestarli.
Negli anni Sessanta il paese sarà terra di emigrazione e solo con l'inizio degli anni Settanta inizierà lo sviluppo dei primi insediamenti industriali. Oggi Salgareda, paese a vocazione vitivinicola con produzione di rinomati vini, è anche centro molto noto per la produzione di antine per mobili e prodotti per l'edilizia.
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 4 settembre 1969.
Il grappolo uva ricorda la coltivazione prevalente e il salice piangente fa riferimento alla probabile origine del nome del paese.
Il gonfalone è un drappo di verde


Abitanti censiti


Al 31 dicembre 2017 gli stranieri residenti nel comune erano 845, ovvero il 12,6% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti:
Mentre la frazione capoluogo e quella di Campobernardo sono parrocchie della diocesi di Treviso, le frazioni di Campodipietra di Salgareda e di Arzeri dipendono dalla diocesi di Vittorio Veneto.
Di Salgareda il Card.Severino Poletto (Diocesi di Torino), il Commendatore Camillo Cibin Comandante della Gendarmeria Vaticana e Padre Antonio Battello Tenente Cappellano Militare Alpino della Div.Cuneense deceduto in Russia nel gulag di Krinovaje il 13 febbraio 1943 a soli 25 anni.

La circoscrizione territoriale ha subito le seguenti modifiche: nel 1907 il distacco di territori aggregati al comune di San Biagio di Callalta (Censimento 1901: pop. res. 51).