Sedum (L., 1753) è un genere di piante succulente appartenente alla famiglia delle Crassulacee, diffuso in tutti i continenti ad eccezione di Oceania ed Antartide.
Descritto per la prima volta da Linneo nel suo Species Plantarum, con sole 15 specie al suo interno, ad oggi ne comprende oltre 480, per la maggior parte concentrate nel bacino del Mediterraneo ed in Messico, il che ne fa il genere più ampio all'interno delle Crassulacee.
Parecchie specie crescono spontanee anche in Italia su muri e nei giardini rocciosi, altre vengono coltivate in vaso, sono considerate piante "rustiche" e "semirustiche" perché sopportano anche le basse temperature e a volte anche il gelo.
Il nome scientifico del genere Sedum è stato introdotto da Linneo nel 1753 e riprende un denominazione in uso già tra i Romani, dando credito agli studiosi che hanno identificato delle piante descritte con tal nome da Plinio il Vecchio in specie appartenenti al genere Sedum autoctone della penisola italiana.
Sono state proposte due distinte etimologie per il termine Sedum. Esso potrebbe essere derivato dal verbo latino sēdo (sedare) e dall'uso officinale che veniva fatto delle foglie di alcune specie come calmante. In alternativa, il termine potrebbe far riferimento al portamento prostrato delle specie mediterranee e derivare dal verbo latino sĕdĕo (stare seduti). Ad ogni modo, alcuni studiosi segnalano entrambe la etimologie come poco affidabili.
Per le piante presenti in Italia vengono utilizzati i nomi vernacolari di "erba grassa", "erba pignola", e "borraccina". Quest'ultimo è utilizzato per quelle che hanno la caratteristica di crescere a cuscino su muri e rocce ed è stato storicamente utilizzato anche per i muschi.


Il genere comprende piante succulente con fusto sia eretto che pendente, quasi sempre a cespi, e con foglie che possono essere rotonde, alternate, ovali o verticali.[senza fonte]
I fiori possono essere sia solitari che riuniti in infiorescenze a corimbo, a grappolo o a pannocchia, per lo più piccoli e a forma di stella e con i petali liberi.[senza fonte]
Le specie rustiche sono coltivate all'aperto in tutta l'Italia, fatta eccezione per le specie alpine che non sono adatte ai climi caldi, mentre quelle semi-rustiche andranno messe al riparo in inverno, anche se sopportano temperature al di sotto dello zero.
Molto adatte per giardini rocciosi, crescono molto bene anche nelle intercapedini dei muri. La terra deve avere un ottimo drenaggio in modo da evitare marciumi: sarà perciò integrata da una parte di sabbia molto grossa e porosa. Le Sedum non vanno innaffiate in inverno, e in estate solo quando la terra risulterà asciutta.
La loro riproduzione avviene per seme, ma più facilmente per talea, infatti ogni parte della pianta è di facile radicazione; richiedono ottima luce e pieno sole e il loro aspetto migliore lo assumeranno in primavera e in autunno. Le Sedum non sono consigliabili in appartamento, dove i fusticini "filano" ossia diventano più sottili e si possono allungare in modo sproporzionato.
Diverse cultivar sono state ottenute per ibridazione delle specie appartenenti al genere Sedum con quelle appartenenti ai generi Cremnophila, da cui x Cremnosedum, Echeveria, da cui x Sedeveria, Graptopetalum, da cui × Graptosedum, e Pachyphytum, da cui x Pachysedum, che sono comunemente commercializzate.
Alcune specie di Sedum vengono utilizzati nei tetti verdi per via della loro grande resistenza, data dalla loro particolare strategia fotosintetica (CAM) che gli consente di sopravvivere anche con precipitazioni molto ridotte. Le opere a verde pensile realizzate con queste piante caratterizzano per un minimo sforzo manutentivo e per l'assenza di un impianto di irrigazione.
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