| Sedum mendozae | |
|---|---|
| Classificazione APG IV | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| (clade) | Angiosperme |
| (clade) | Mesangiosperme |
| (clade) | Eudicotiledoni |
| (clade) | Eudicotiledoni centrali |
| (clade) | Superrosidi |
| Ordine | Saxifragales |
| Famiglia | Crassulaceae |
| Sottofamiglia | Sempervivoideae |
| Tribù | Sedeae |
| Genere | Sedum |
| Specie | S. mendozae |
| Classificazione Cronquist | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| Sottoregno | Tracheobionta |
| Superdivisione | Spermatophyta |
| Divisione | Magnoliophyta |
| Classe | Magnoliopsida |
| Sottoclasse | Rosidae |
| Ordine | Rosales |
| Famiglia | Crassulaceae |
| Genere | Sedum |
| Specie | S. mendozae |
| Nomenclatura binomiale | |
| Sedum mendozae (Glass & Cházaro) V.V.Byalt, 2012 | |
| Sinonimi | |
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Graptopetalum mendozae | |
Sedum mendozae (Glass & Cházaro) V.V.Byalt, 2012 è una pianta succulenta appartenente alla famiglia delle Crassulacee, endemica del Messico.
Il basionimo Graptopetalum mendozae risulta ancora in uso anche in ambito scientifico. È adottato in particolare nel database Catalogue of Life.
Il nome scientifico del genere Sedum è stato introdotto da Linneo nel 1753 e fa riferimento all'uso officinale che veniva fatto delle foglie di alcune specie come calmante. La sua etimologia deriva dal verbo latino sēdo (sedare). Nel basionimo, l'epiteto Graptopetalum è un nome composto da due termini derivanti dal greco antico γραπτός?, graptós ("dipinto") e πέταλον, pétalon ("foglia, petalo"), che sottolinea la caratteristica - mancante in S. mendozae - di avere petali segnati o macchiati di rosso, comune alle specie che appartengono a tale genere.
Infine, l'epiteto che identifica la specie nel genere è un eponimico col quale Glass e Cházaro intesero omaggiare il botanico messicano Mario Mendoza García, che, oltre ad aver raccolto i primi campioni della specie con Marcos Sierra Pichardo, collaborava con l'associazione CANTE e il giardino botanico "El Charco del Ingenio" a San Miguel de Allende.

Pianta succulenta perenne, di tipo arbustivo, con portamento pendente o strisciante. Ha steli carnosi, di circa 4 mm di diametro, che si sviluppano dalla base della pianta. Le foglie si formano direttamente sugli steli, che ne rimangono sprovvisti nelle porzioni in cui seccano. Si vengono così a formare delle rosette apicali di 12-17 foglie, che raggiungono un diametro di 3,5 cm. Le foglie carnose, glabre, di forma obovata e leggermente appuntite, si sviluppano in posizione apicale. Hanno la superficie superiore piatta, o leggermente convessa, di colore grigio o grigioverde. Nell'aspetto, simile a Graptopetalum bernalense, salvo essere leggermente più piccola.
Gli steli fioriferi, anch'essi carnosi, si sviluppano direttamente dallo stelo, indicativamente due per pianta, in numero di uno o due per rosetta. Raggiungono una lunghezza di 8-9,5 cm e portano da 4 a 10 fiori. Le inflorescenze sono rade e ramificate. I fiori hanno cinque petali di colore bianco (non presentano screziature o macchie di colore rosso). La corolla può raggiungere i 12 mm di diametro. Gli stami sono dieci, eretti, poi ricurvi, con filamento bianco e antere rosse. Il gineceo è composto da cinque carpelli, di colore verdognolo.
S. mendozae ha 34 cromosomi.
La specie è stata rinvenuta sulla sommità di tre colli vulcanici, ad un'altitudine di 100-200 m, nella porzione della regione Huasteca presente nello stato di Veracruz, in associazione con orchidee, cactus del genere Selenicereus, piante appartenenti ai generi Agave e Peperomia, e cicadi della specie Dioon edule.
Per quanto i ricercatori non ne escludano la presenza su rilievi limitrofi, non ci sono evidenze scientifiche a supporto di tale assunzione.
I primi campioni della nuova specie furono raccolti nel 1991 durante una spedizione di ricerca organizzata da Charles Glass e Miguel Cházaro Basáñez nella porzione della regione Huasteca presente nello stato di Veracruz, in Messico. L'iniziativa era stata suggerita da Charles Uhl, che aveva identificato delle potenziali sedi di endemismi nei coni vulcanici presenti nell'area. Alla spedizione parteciparono Mario Mendoza García e Marcos Sierra Pichardo, che sono accreditati per aver raccolto i primi campioni della specie. Quando nel 1997 Glass e Cházaro descrissero la nuova specie sulla rivista Cactáceas y suculentas mexicanas, nell'attribuirle il nome decisero di riconoscere il ruolo di Mario Mendoza. Notando delle somiglianze morfologiche con G. bernalense, inclusero la specie nel genere Graptopetalum, come G. mendozae. Per i dieci anni seguenti la specie rimase relativamente poco nota anche in ambito scientifico, essendo stata descritta in spagnolo.
Nei primi anni duemila, la specie fu analizzata nell'ambito di uno studio filogenetico molecolare del genere Graptopetalum. I risultati dello studio condussero alla conclusione che il genere non potesse essere considerato monofiletico, ma suggerirono anche che G. bernalense, G. paraguayense e G. mendozae costituissero un clado (un gruppo costituito da un antenato comune e da tutti i discendenti di tale organismo).
Quando tuttavia Vyacheslav Byalt propose nel 2012 una revisione e un aggiornamento tassonomico del genere Graptopetalum, ritenne opportuno trasferire la specie nel genere Sedum, come S. mendozae. Partendo dal presupposto che il genere Graptopetalum non fosse monofiletico, il botanico russo optò per restringerlo alle sole specie che presentano le specifiche caratteristiche del fiore che lo definiscono - escludendo G. mendozae per i suoi fiori candidi e gli steli sottili. Ritenne inoltre che le similitudini morfologiche esistenti con G. bernalense fossero frutto di convergenza evolutiva.
Il basionimo G. mendozae rimane comunque in uso, così come è frequente trovare la specie elencata nel genere Graptopetalum. È questo il caso del database Catalogue of Life e dell'International Crassulaceae Network.
S. mendozae è stata diffusa a scopo ornamentale dall'associazione messicana CANTE dopo la sua scoperta, grazie alla facilità con la quale può essere propagata mediante talea. È commercializzata come pianta ornamentale.