
Sergio Jontof Hutter (Torino, 15 maggio 1926 – Torino, 4 agosto 1999) è stato un architetto italiano.
Nato in una famiglia di origine russo-austriaca, era figlio di Bella Hutter, una ballerina giunta a Torino dalla Russia. Durante la seconda guerra mondiale, a seguito dell'armistizio dell'8 settembre 1943 e della conseguente occupazione tedesca, Hutter, a causa delle sue origini ebraiche, fu costretto, come il resto della famiglia, a nascondersi: la madre e i suoi due fratelli si rifugiarono a Roma, mentre lui rimase a Torino in modo da poter continuare i suoi studi all'Istituto San Giuseppe. A seguito di una denuncia, grazie all'intervento dei suoi insegnanti, venne accolto e nascosto dalla famiglia di Gian Piero Bona nella loro villa a Carignano, dove Hutter visse in clandestinità fino alla fine della guerra.
Nell'anno accademico 1950-1951 si laureò in architettura presso il Politecnico di Torino, dove fu allievo di Giovanni Muzio, con una tesi sul progetto di un teatro e di un palazzo per uffici a Milano; nel 1951 Hutter si iscrisse anche all'Ordine professionale.
L'attività professionale di Hutter ebbe inizio presso lo studio degli architetti Felice Bardelli e Domenico Soldiero Morelli, del quale, a partire dal 1954, divenne socio. Tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta Hutter cominciò a farsi notare nell'ambiente architettonico con l'insediamento turistico San Martino ad Andora, che gli valse il premio IN-ARCH nel 1960; in questo periodo partecipò con Bardelli e Morelli al concorso per la nuova sede delle facoltà umanistiche dell'Università degli Studi di Torino, presentando un progetto che risultò vincitore ex aequo con quello di Gino Levi-Montalcini, circostanza che portò i quattro a collaborare per il progetto definitivo di Palazzo Nuovo, realizzato tra il 1961 e il 1966.
A partire dal 1963 Hutter aprì un proprio studio professionale a Torino e da quel momento cominciò a dedicarsi principalmente all'edilizia residenziale, nell'ambito della quale spicca Villa Nasi, edificio posto tra corso Stati Uniti e via Bricherasio (quartiere Crocetta) noto come «il cubo», progettato in collaborazione con Toni Cordero e caratterizzato dalla forma parallelepipeda e dal rivestimento in lastre di alluminio brunito.
A partire dal 1973 Hutter strinse una stabile collaborazione con gli architetti Toni Cordero e Francesco Ossola nel sodalizio professionale HCO, esperienza che durò sette anni; nel 1980 Hutter tornò alla professione autonoma, inserendo nel proprio studio il nipote Stefano Hutter, che però morì prematuramente nel 1984, e successivamente Elena di Rovasenda e Antonio De la Pierre, i quali a partire dal 1990 divennero effettivamente soci, dando vita allo Studio di Architettura Hutter.

Tra i vari ambiti di progettazione di Hutter si segnalano anche diversi edifici per il settore terziario, infrastrutture e attrezzature destinate allo sport e agli spettacoli. L'architetto si segnalò inoltre come uno dei precursori dell'impiego dell'informatica per la programmazione, sviluppando sin dai primi anni settanta software utilizzati all'interno del proprio studio, metodologia che venne applicata anche agli interventi per diverse sedi dell'Istituto Bancario San Paolo di Torino, in Italia e all'estero, nei lavori per l'ambasciata tedesca presso la Santa Sede e per la Scuola Germanica a Roma.
Tra i progetti più noti di Hutter vi è lo Stadio delle Alpi di Torino, progettato con Toni Cordero e Francesco Ossola tra il 1986 e il 1990 in occasione del campionato mondiale di calcio del 1990, impianto nel quale ebbe importante rilievo l'utilizzo delle strutture tese in acciaio, una soluzione che sarebbe poi stata ripresa più volte nella tarda produzione dell'architetto.
Negli ultimi anni di attività professionale Hutter partecipò a diversi concorsi internazionali, tra i quali quelli per la ristrutturazione del Bergiselstadion di Innsbruck nel 1992, per il Museo nazionale della Corea nel 1995, per l'ampliamento dello Stadio Vélodrome di Marsiglia nello stesso anno e per lo stadio Bigfoot di Santa Monica nel 1997; inoltre, nel 1994, fu suo il progetto della nuova sede della Zust Ambrosetti a Trofarello, edificio che si caratterizzava per la forma curvilinea, lunga circa 370 metri, che riuniva le funzioni amministrative, di smistamento e di immagazzinamento delle merci in un'unica struttura.
Hutter morì a Torino il 4 agosto 1999. Alla sua morte Elena di Rovasenda e Antonio De la Pierre proseguirono l'attività dello studio e portarono avanti i cantieri ancora in corso, tra i quali quelli dello stadio Armand Cesari di Bastia, della stazione ferroviaria dell'Aeroporto di Torino-Caselle e del Teatro Sociale di Pinerolo.
Presso il Politecnico di Torino è conservato il fondo Sergio Hutter, raccolta di documentazione relativa alla sua formazione e attività professionale. Suddiviso in quattro serie, il fondo contiene diversi disegni su lucido, sue esercitazioni universitarie e la tesi di laurea, oltre ai progetti per committenze pubbliche e private realizzati tra il 1951 e il 1999; è poi presente una serie relativa al periodo 1951-1972 che conserva album di schizzi, agende-diario, documentazione sui programmi informatici e materiale fotografico, in parte realizzato dallo stesso Hutter e da Riccardo Moncalvo. La serie FASE raccoglie invece materiale fotografico relativo all'attività tra il 1972 e il 1999 proveniente dall'archivio di Fabrizia di Rovasenda, mentre la serie Modelli e prototipi comprende modelli architettonici e tre prototipi di bici acquatica.

A seguire un elenco non esaustivo delle principali opere e dei progetti di Sergio Jontof Hutter:
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 38616055 · ULAN (EN) 500094316 · LCCN (EN) n95005391 · GND (DE) 129770035 · BNF (FR) cb15547403c (data) |
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