
Sergio Sarra (Pescara, 8 luglio 1961) è un artista ed ex cestista italiano.
Fin dagli esordi della sua carriera artistica, Sarra ha lavorato con una varietà di mezzi espressivi, includendo principalmente pittura, disegno e scultura. Già dalle prime esposizioni, la critica d'arte e la letteratura specialistica ne colgono le specificità stilistiche e i temi speculativi che caratterizzeranno tutta la sua produzione artistica.

Ha militato nelle squadre nazionali giovanili di pallacanestro e ha debuttato sedicenne nel campionato italiano di Serie A con la Fortitudo Bologna (1976-1977). Nel 1985, a 24 anni, si è ritirato dall’attività agonistica per completare gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna (a.a. 1987/88) nella scuola di Pittura di Concetto Pozzati (1935-2017).
Terminati gli studi, si trasferisce a Roma dove tiene, nel '90, la sua prima personale alla Galleria Alice, spazio tra i più sperimentali della capitale grazie anche alla forza creativa del suo fondatore, Domenico Nardone e degli artisti coinvolti, tra cui Stefano Arienti, Cesare Pietroiusti e Alfredo Pirri. Sarra presenta, per la prima volta, una installazione composta da quattro lastre di vetro orizzontali poggiate a terra e sul muro, con un asse inclinato rispetto alla parete. Si tratta di una serie di vetri, alti 26 centimetri e lunghi 240, su cui l’artista dipinge o riproduce su pellicola fotografica sottili segni e frammenti di scrittura, attraversati dalla luce bianca dei tubi al neon industriali.
Nel corso degli anni, i segni e i frammenti di scrittura lasciano il posto a nuove figurazioni e a nuovi immaginari, popolati da forme zoomorfiche inedite, mito-simboliche ed enigmatiche. Lo studioso portoghese Miguel Amado contribuisce a definirne alcuni aspetti:
È all’inizio degli anni ’90 che Sarra produce una serie di installazioni e di quadri su tela emulsionata - Primitive - basata su immagini zoomorfe, quasi sempre doppiate specularmente. Nel 1991 espone alcune opere appartenenti a questa serie in occasione di Volpaia in vista, rassegna internazionale d’arte organizzata dal critico d’arte e gallerista Luciano Pistoi a Radda in Chianti (Siena).
Nel ripercorrere le fasi artistiche dell'opera di Sergio Sarra in un saggio critico del 2023, lo studioso italiano Lorenzo Bruni si sofferma analiticamente sull'installazione site-specific presentata ad Aperto '93.
In quel contesto, la pedana era un mezzo per produrre nello spettatore, che doveva scegliere di salirvi sopra e di uscire da una apertura piuttosto che da un’altra del percorso, una riflessione sulla meccanica della visione - già chiamata più volte in causa in questo testo - utilizzata per giudicare i quadri, ed anche una riflessione su tutta quella sua esperienza. L’installazione permetteva di far emergere aspetti inediti non soltanto dei singoli quadri, ma anche di tutto l'atteggiamento del loro autore riguardo alla fine delle ideologie susseguenti alla caduta del muro di Berlino. Erano, infatti, gli anni in cui (superata l'ubriacatura post-moderna e del ritorno alla pittura figurativa di ascendenza espressionista) gli artisti insistevano sul dialogo tra cultura elitaria e cultura popolare, mirando a realizzare un'opera d'arte che permettesse di alzare il livello di attenzione dello spettatore rispetto non alla storia dell'arte, ma alla propria quotidianità che, dopo il crollo dell'Unione Sovietica e dopo la fine della guerra fredda, si stava velocemente trasformando nei suoi paradigmi. Anche se nel 1993 siamo ancora agli albori di quella che qualche anno dopo verrà salutata come una realtà globalizzata e non più occidentalocentrica, è, altresì, vero che l’edizione di Aperto '93 presentava già tutti quegli aspetti, grazie ai lavori di artisti come Rirkrit Tiravanija, Gabriel Orozco, Pipilotti Rist, Andrea Zittel e Paul McCarthy. Se questi artisti raggiunsero gli scopi sopracitati, sperimentando nuovi media come il video, un approccio neo-concettuale o un nuovo tipo di performatività, Sarra li realizzava partendo da un'analisi del ruolo della pittura, utile per fare i conti con il recente passato e, soprattutto, con gli stereotipi legati alla pittura figurativa e ai suoi generi.»
Del 1997 sono la personale alla Galleria Cesare Manzo a Pescara, accompagnata da una performance di Emilio Prini (1943-2016) - artista geniale, protagonista dell'Arte Povera - e la partecipazione alle mostre Odisseo (Ulysses) a Bari e Segno Senso Suono Sacro a Serre di Rapolano (Siena), con una serie di dipinti di grande formato che hanno per soggetto dei volti femminili. Nel testo che accompagna la mostra in Toscana il critico d'arte e curatore Lorenzo Benedetti traccia alcuni elementi cardine della poetica dell'artista:
Nel corso del 1997 Sarra progetta Orlo, rivista d’arte gratuita, aperiodica e senza ‛dimora fissa’. «Le caratteristiche della rivista sono la mancanza di testi scritti, di precise scadenze di uscita e la distribuzione piuttosto lenta e segreta». Invita numerosi artisti a produrre un’immagine su un tema specifico: Carla Accardi (1924-2014), Ansel Adams (1902-1984), Mario Airò, Atelier Bow Wow, Rosa Barba, Carlo Crivelli, Enzo Cucchi, Jan De Cock, Thierry De Cordier, Bruna Esposito, Christelle Familiari, Günther Förg, Federico Fusi, Markus Huemer, Angelo Mosca, Vettor Pisani (1934-2011), Emilio Prini (1943-2016), Bob and Roberta Smith, Ettore Spalletti (1940-2019), Haim Steinbach, Adrián Villar Rojas, Luca Vitone.
Nel 2000 espone a Roma alla Fondazione Volume! e cura Conversione di Saulo, una mostra collettiva allestita al Palazzo Chigi Odescalchi che si sviluppa intorno all’omonimo quadro, dipinto nel 1600 circa dal Caravaggio (1571-1610), di proprietà della famiglia Odescalchi. Gli artisti che partecipano alla mostra sono: Stefano Arienti, Vanessa Beecroft, Jake and Dinos Chapman, Shay Frisch Peri, Avish Khebrehzadeh, Sergio Sarra, Wolfgang Tillmans, Grazia Toderi, Jane and Louise Wilson, Francesca Woodman (1958-1981). Nel corso dell'inaugurazione della mostra avviene l'incontro della famiglia Odescalchi e di Sergio Sarra con lo storico dell'arte americano Everett Fahy (1941-2018), esperto conoscitore della pittura rinascimentale italiana e, all'epoca, Direttore del Dipartimento di Pittura Europea al Metropolitan Museum of Art di New York.
Nello stesso anno partecipa alla 7ª Biennale de L’Avana e sposa ad Amalfi Elisabetta Ruscitti, della quale realizzerà una lunga serie di ritratti. Dal 2000 al 2002 la coppia va a vivere a Napoli, prima di far ritorno a Roma. Nel 2001 nasce il figlio Gerolamo Papik Merlino.
È a Napoli che produce nel 2003 Table sculpture (Proiezione al tavolo su 12 punti), opera di cui gli studiosi ne svelano l'importanza e la centralità dei significati per l'artista.
Negli stessi anni, Sarra elabora la performance D. dal vero n. 2, realizzata in seguito a Pescara per la mostra Anomalie (2003) a cura della critica d’arte e scrittrice Teresa Macrì, a Palermo per la mostra D. dal vero n. 2 (2004) a cura di Paolo Falcone al Micromuseum for Contemporary Art and Culture e per la mostra Altered States - Are you experienced? (2007) a cura di Nicolas Bourriaud e Paolo Falcone al WAX Winkler Art Xperience di Budapest e al Muzeul Naţional de Artă Contemporană di Bucarest.
In una conversazione dell’epoca con l’artista, Teresa Macrì rivela i punti chiave della interdisciplinarità del suo fare performativo:
Nel 2006, Sarra realizza l’installazione Ipotesi di Biblioteca di Chimica dell’Università di Padova (LSD), per la quale il filosofo e accademico italiano Umberto Curi scrive un intenso saggio critico (2007). L’opera si basa sulla relazione tra psichedelia, chimica e percezione visiva, tema che ricorre anche in altri lavori di Sarra, tra i quali la serie Psychedelic garden (2008), composta da sei quadri di grande formato in cui l'artista reitera lo stesso disegno alterando, di volta in volta, l’impatto cromatico, e Impegno controvoglia (2010), opera con la quale esibisce lo sforzo e il tentativo di dipingere due quadri apparentemente uguali, lavorando intorno all'idea della ripetizione e della differenza. Con riguardo al processo formale, l'artista mette in scena un’iconografia popolata da gruppi compositivi zoomorfi, paesaggi, volti ed edifici dalle geometrie sconosciute e scomposte. Accade così che il profilo di una torre prosegua nel perimetro di un bosco, che la silhouette di una figura antropomorfa si tramuti in una costellazione o che lo specchio di un lago si ribalti in un angolo di cielo.
Evocativo e certamente prodromico all'affacciarsi di questa nuova fase stilistica è per l'artista Profilo - un piccolo dipinto su carta di 24 centimetri x 16,5 - realizzato nel 1997 e pubblicato da Bollati Boringhieri Editore nel 2004, quale immagine della prima di copertina del volume filosofico di Umberto Curi La forza dello sguardo.
Suggerendo all’artista come nelle sue opere egli non tratti il visibile, bensì gli elementi invisibili che si suppone l’arte mostri, il critico d'arte e teorico francese Nicolas Bourriaud coglie nell'opera di Sarra ulteriori dettagli stilistici e nuove sfumature. In Une correspondance sur les fantômes avec Sergio Sarra (maggio 2007) lo studioso si sofferma metaforicamente sui concetti di immaterialità, di incorporeità e di spiritualità legati al lavoro dell'artista.
S S: Le mie relazioni con i fantasmi stanno migliorando; dopo un esordio difficile a cinque anni con Belphégor – le phantasme du Louvre, passai a un rapporto migliore con quello di mia nonna del quale cominciai presto a fare dei ritratti. Come tutti i fantasmi era completamente svuotato della propria fisicità e penso che da quel momento persi interesse per qualsiasi forma di naturalismo. Nel frattempo morirono altri parenti che, per non offendere nessuno, andai a sovrapporre sullo stesso quadro. Ancora oggi dipingo spesso sopra delle composizioni di figure da me concepite in precedenza, senza farle sparire completamente. Alla fine, queste composizioni convivono con le nuove cose. Ad esempio, nel quadro Players in the Mediterranean coast questa coabitazione dà il senso metafisico di ciò che intendo per «spettrale». È come darsi appuntamento alla Bastille o al Circo Massimo, cioè in luoghi che non esistono più. È possibile, è reale e anche consolante.»
Nel 2008, il Circolo Filologico Milanese ospita negli spazi storici del Palazzo Liberty (Milano) la mostra Sergio Sarra: pearl fishermen. In questa occasione l'iconografia dell'artista si arricchisce di un nuovo tema - il pescatore di perle - a cui è dedicata una serie di quadri. In uno spazio apparentemente vuoto, la linea dipinta disegna i contorni di un universo di immagini popolato da figure zoomorfe, paesaggi, architetture e volti; i temi prediletti dall'artista. Si tratta di una mostra temporalmente breve - la durata dell'esposizione è di soli tre giorni - eppure, il progetto contribuisce ad arricchire il racconto sull'opera di Sarra con inedite e significative chiavi di lettura; la critica d'arte e giornalista italiana Helga Marsala intitola emblematicamente il saggio critico che accompagna la mostra L'estetica del vuoto di Sergio Sarra e ne teorizza i fondamenti.
Nel 2011 è invitato ad esporre al Padiglione Italia della Biennale di Venezia e nel 2016 alla EWHA Womans University di Seul, dove presenta una serie di disegni e di dipinti dal titolo iceberg rosaspina, accompagnati da un breve testo dell’artista:
Dal 2018 Sarra riprende e approfondisce un tema a lui caro: lo 'studio di figura' attraverso l'analisi delle relazioni della figura umana con lo spazio che la circonda, con i suoi conflitti e le passioni interiori. La mostra Sergio Sarra | nature al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps (Roma, 2023) mette in evidenza le peculiarità di queste molteplici relazioni e tenta di tracciare una sintesi tra uomo e natura. È questo un approccio che per Lorenzo Bruni, co-curatore della mostra insieme a Ludovico Pratesi, porta a non poter etichettare le opere di Sarra come dei ritratti, poiché questo termine sposterebbe il suo fare pittorico in una condizione documentaria o storica, mentre l'intento dell'artista è insito nel confronto con la dimensione ontologica dell'essere.
Stéphane Verger, all'epoca Direttore del Museo Nazionale Romano e membro del Consiglio Scientifico del Musée du Louvre a Parigi inaugura e presenta la mostra personale dell'artista. Se ne pubblica un breve passaggio:
Nel 2014 Sergio ed Elisabetta Sarra realizzano la propria casa-studio in Abruzzo, progettata insieme a Studio Zero85. Nello stesso anno, l’edificio è finalista al Wienerberger Brick Award 14 a Vienna (Presidente della Giuria è l’Architetto Wang Shu, Premio Priztker 2012) e riceve la Menzione d'Onore al Fritz Höger Preis für Backstein-Architektur di Berlino nella categoria Einfamilienhaus/Doppelhaushälfte.
Nel 2015, il progetto vince a Pescara il Premio Ad’A - Architetture dell'Adriatico e il Premio dell'Ordine degli Architetti della città di Pescara 2014; contestualmente, la rivista inglese designboom inserisce la casa-studio nella TOP 10 lists of 2015 – private houses. Ampia è la bibliografia sull’argomento.
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