Sibilla

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Sibilla cumana (Andrea del Castagno, Ciclo degli uomini e donne illustri)

Le sibille (in greco antico Σίβυλλα?, Síbylla; in latino Sibylla) erano antiche veggenti presenti sia storicamente sia nella mitologia greche e romane. Erano vergini ispirate da un dio (solitamente Apollo) dotate di virtù profetiche e in grado di fare predizioni e fornire responsi, ma in forma oscura o ambivalente.

Erano collocate in diversi luoghi del bacino del Mediterraneo, in particolare Grecia, Italia, Asia minore, Levante e Nordafrica. Tra le più conosciute, la Sibilla eritrea, la Sibilla cumana e la Sibilla delfica.

Nella Roma repubblicana e poi imperiale, un collegio di sacerdoti custodiva i Libri sibillini, antichi testi sacri di origine etrusca, consultati in caso di pericoli o di catastrofi. Dal II secolo a.C., si sviluppò negli ambienti ebraici romanizzati un'interpretazione dei vaticini delle Sibille corrispondente alle attese messianiche: frutto di ciò sono i Oracoli sibillini. Infine, i cristiani videro nelle predizioni di queste veggenti pagane preannunci dell'avvento di Gesù Cristo e del suo ritorno finale.

Etimologia

Lo stesso argomento in dettaglio: Sibilla (nome).

L'etimologia del nome è incerta. Varrone ne riporta una popolare che la farebbe derivare dal greco sioù-boùllan al posto di theoù-boulèn, che indicherebbe "la volontà, la deliberazione del dio". Secondo Varrone, nel dialetto eolico si usava chiamare gli dei non θεούς (theóus), ma σιούς (sióus) e consiglio non βουλήν (boulén), ma βυλήν (bylén), da cui Σίβυλλα (Síbylla) o Σίβιλλα (Síbilla). La parola "Sibilla" indicherebbe perciò la "manifestazione della volontà (βυλήν) divina (σιούς)". Abbiamo anche la forma Sybulam, che è molto suggestiva ("segno, avvertimento di dio"), ma si tratta di una trascrizione errata che ricorre solo sui manoscritti medievali.

In origine Sibilla (dal greco Sibylla) era un nome proprio di persona. Probabilmente era quello di una delle sibille più antiche, la Sibilla libica, come ci attesta Pausania, il quale cita Euripide che, nel prologo di una delle sue tragedie perdute, la Lamia, avrebbe riferito il gioco di parole Sibyl - Lybis, secondo la lettura palindroma.

Da nome proprio, col tempo "Sibilla" è diventata una definizione, un epiteto, passando a designare un tipo particolare di profetessa. Ciò avvenne in seguito al sorgere in diversi luoghi sacri di santuari nei quali venivano proferiti degli oracoli, ed al parallelo fiorire di raccolte di profezie. Così all'originario nome proprio di Sibylla fu necessario aggiungerne un altro (che divenne quello geografico della località interessata) che permetteva di distinguerle l'una dall'altra. Ma poiché nell'immaginazione degli antichi qualche sibilla - a causa della sua longevità millenaria - passava da un luogo all'altro per soggiornarvi lunghi periodi, ogni volta venendo chiamata con un nuovo nome geografico benché fosse sempre la stessa persona, essi sentirono il bisogno di ridare un nome proprio alle sibille più conosciute.

Storia

Nell'antichità greca e romana

Con la parola "Sibilla" gli antichi greci e romani si riferivano a numerose profetesse, donne vergini, talora giovani, talaltra decrepite,, che svolgevano attività mantica in stato di trance. Tali donne proferivano alle folle i loro responsi, vani, lievi e numerosi come le foglie, che il vento disordinava, disperdendone così il testo. Queste vergini, affidando al vento le loro verità non sempre gradite, lasciavano spazio alle illusioni dei questuanti, che interpretavano a loro piacimento i responsi.

Emblematica la definizione della Sibilla che ci proviene dall'antichità classica “Sibylla […] dicitur omnis puella cuius pectus numen recipit”. Nonostante nella tradizione letteraria non sia mai venuto meno il concetto della verginità della Sibilla, non si esclude l'unione della Sibilla col dio, che non può che scegliersi una sposa vergine. Per la Sibilla la verginità non escludeva la gravidanza: infatti ella si univa al dio Apollo ricevendo dal dio lo πνεῦμα, un afflato amoroso che la rendeva "gravida" dell'oracolo, di cui si liberava di volta in volta. Questa unione con Apollo ha spesso messo a confronto le Sibille con la Pizia di Delfi, oppure con le profetesse mitiche come ad esempio Cassandra, che non erano legate ad alcun santuario e rivelavano il futuro senza essere interrogate. Le Pizie a Delfi, il cui nome derivava da Apollo Pizio (uccisore del serpente Pitone del quale aveva preso il posto a guardia del santuario di Delfi, divenuto suo centro oracolare), tuttavia vaticinavano ex tempore, ed i loro versi non venivano scritti nel momento in cui li proferivano. Le Sibille invece riportavano i loro oracoli, che circolavano in forma di libro; inoltre nei loro vaticini parlavano in prima persona, mentre la Pizia profetava in stato di estasi, posseduta da Apollo, e quando parlava in prima persona era il dio stesso a parlare.

L'origine delle Sibille come personaggi di antica tradizione si evince dalle testimonianze di Eraclito (secoli VI-V a. C.), Euripide (V secolo a.C.), Aristofane (V-IV secolo a.C.), e Platone (V-IV secolo a.C.). Con l'estendersi della civiltà greca nel bacino del Mediterraneo si ebbe il moltiplicarsi delle Sibille nelle diverse tradizioni locali.

Un ampio brano dell'autore latino e cristiano del III secolo Lattanzio, interessato alla rivelazione sibillina, che egli stesso ritiene ispirata dall'unico Dio e rivolta alle nazioni, riflette la lista compilata da Varrone, riguardante dieci Sibille connesse ad importanti centri del mondo ellenistico-romano. Il brano di Lattanzio è importante in quanto conserva il brano di Varrone, altrimenti perduto.

(latino)
«[…] caeterum Sibyllas decem numero fuisse; easque omnes enumerauit sub auctoribus, qui de singulis scriptitauerint: primam fuisse de Persis, cuius mentionem fecerit Nicanor, qui res gestas Alexandri Macedonis scripsit: secundam Lybissam, cuius meminit Euripides in Lamiae prologo: tertiam Delphida, de qua Chrysippus loquitur in eo libro, quem de diuinatione composuit: quartam Cimmeriam in Italia, quam Naeuius in libris belli Punici, Piso in annalibus nominat: quintam Erythraeam, quam Apollodorus Erythraeus affirmat suam fuisse ciuem, eamque Graiis Ilium petentibus uaticinatam, et perituram esse Troiam, et Homerum mendacia scripturum: sextam Samiam de qua scribit Eratosthenes in antiquis annalibus Samiorum reperisse se scriptum: septimam Cumanam nomine Amaltheam, quae ab aliis Demophile uel Herophile nominatur; eamque nouem libros attulisse ad regem Tarquinium Priscum, ac pro eis trecentos Philippeos postulasse; regemque aspernatum pretii magnitudinem, derisisse mulieris insaniam: illam in conspectu Regis tres combussisse, ac pro reliquis idem pretium postulasse: Tarquinium multo magis mulierem insanire putasse. Quae denuo tribus aliis exustis, cum in eodem pretio perseueraret, motum esse regem, ac residuos trecentis aureis emisse: quorum postea numerus sit auctus, Capitolio refecto, quod ex omnibus ciuitatibus et Italicis, et Graecis, et praecipue Erythraeis coacti, allatique sunt Romam, cuiuscumque Sibyllae nomine fuerint: octauam Hellespontiam in agro Troiano natam; uico Marpesso, circa oppidum Gergithium; quam scribit Heraclides Ponticus Solonis et Cyri fuisse temporibus: nonam Phrygiam, quae uaticinata sit Ancyrae: decimam Tiburtem, nomine Albuneam, quae Tiburi colitur ut dea, iuxta ripas amnis Anienis, cuius in gurgite simulacrum eius inuentum esse dicitur, tenens in manu librum: cuius sortes Senatus in Capitolium transtulerit.»
(italiano)
«[…] d'altronde [Varrone scrive] che le Sibille furono dieci di numero, e le elencò tutte in base agli autori che ne scrissero singolarmente. La prima fu la Sibilla persica, menzionata da Nicanore che scrisse le imprese di Alessandro il Macedone. La seconda fu la Sibilla libica, ricordata da Euripide nel prologo della Lamia. La terza la Sibilla delfica, di cui parla Crisippo nel suo libro Sulla divinazione. La quarta fu la Sibilla cimmeria in Italia, nominata da Nevio nei libri sulla Guerra punica e da Pisone negli Annali. La quinta fu la Sibilla eritrea, che Apollodoro di Eritre afferma fosse sua concittadina, e che avrebbe vaticinato ai Greci diretti a Ilio che Troia sarebbe caduta e che Omero avrebbe scritto cose mendaci. La sesta la Sibilla samia, di cui Eratostene scrive di aver trovato menzione negli antichi annali dei Samii. La settima fu la Sibilla cumana, di nome Amaltea, da altri chiamata Demofile o Erofile; e questa portò nove libri a re Tarquinio Prisco, chiedendo in cambio trecento filippi d'oro; e il re, spregiando l'entità del prezzo, beffeggiò la follia della donna; ella bruciò tre libri davanti al re, e chiese lo stesso prezzo per i restanti; e tanto più Tarquinio la ritenne pazza. E quando furono bruciati anche gli altri tre e quella insisteva sullo stesso prezzo, il re fu smosso e comprò i restanti per trecento aurei: e il numero di quei libri fu poi accrescuto dopo la ricostruzione del Campidoglio, dal momento che furono tratti da tutte le città sia italiche sia greche e soprattuto da Eritre, e portati a Roma, a nome di qualsiasi Sibilla fossero. L'ottava fu la Sibilla ellespontica, nata in Troade, nel villaggio di Marpesso presso la cittadina di Gergizio, ed Eraclide Pontico scrive che visse ai tempi di Solone e Ciro. La nona fu la Sibilla frigia, che vaticinava ad Ancyra. La decima fu la Sibilla tiburtina, di nome Albunea, che a Tivoli è venerata come dea, presso le rive dell'Aniene, nei cui flutti si dice che fu trovato un simulacro di lei con in mano un libro, e i cui vaticini furono trasferiti in Campidoglio dal Senato.»

Elenco delle Sibille

Segue l'elenco delle sibille stilato da Varrone e tramandato da Lattanzio, qui in numero di dieci.

Reinterpretazione cristiana

Nel mondo cristiano le Sibille assunsero il ruolo di annunciatrici messianiche. Esse sono presenti già in alcuni manoscritti cristiani del IV-V secolo. Sant'Agostino, nella sua opera De civitate Dei , discute delle profezie delle Sibille, in particolare della Sibilla eritrea, e le interpreta come annunci della venuta di Cristo. Lattanzio cita versi attribuiti alla Sibilla eritrea con riferimenti alla figura di Cristo nella sua opera Divinae Institutiones; in particolare, nel Libro IV, intitolato "Divinae Institutiones Liber Quartus: De Vera Sapientia et Religione", Lattanzio riporta profezie che attribuisce alla Sibilla, interpretandole come annunci della venuta di Cristo. L'iniziale verso del famoso Dies Irae cita assieme questi due aspetti della profezia: "Dies irae, dies illa, solvet saeculum in favilla, teste David cum Sibilla."

La leggenda della Sibilla e di Augusto nelle Cronache di Norimberga

Nella leggenda romana medievale di fondazione della basilica di Santa Maria in Ara Coeli ha un ruolo centrale la Sibilla tiburtina, che spiega ad Augusto una visione celeste di una donna con bambino, apparsa all'imperatore mentre compiva un sacrificio agli dei. La sibilla annuncia che sarà il futuro unico signore del mondo e invita ad adorarlo nel luogo della futura basilica, costruendo un altare ("ara") del cielo ("coeli").

Medioevo

In epoca medievale sorse la figura folklorica della Sibilla Appenninica, detta anche "Oracolo di Norcia", che viene legata alla Grotta della Sibilla, situata sull'omonimo monte nella catena dei Monti Sibillini. nei comuni di Arquata del Tronto e Montemonaco.

Le figure delle Sibille hanno iniziato a comparire nell'arte cristiana a partire dal IX secolo, con rappresentazioni come l'affresco della Sibilla Eritrea nella Abbazia di Sant'Angelo in Formis. Nel XIII secolo, la loro presenza si intensificò, con esempi come le rappresentazioni di profeti e Sibille nel deambulatorio della Cattedrale di Saint-Étienne e della Cattedrale di Laon, dove le Sibille sono scolpite nei portali della chiesa. Verso il 1300, lo scultore Giovanni Pisano incluse sei Sibille negli archi del pulpito della chiesa di Sant'Andrea a Pistoia.

Rinascimento

Le Sibille sono presenti in diversi cicli pittorici rinascimentali alcuni celeberrimi come quelli nella Cappella Sistina di Michelangelo (in cui, mentre i profeti annunziarono il Messia agli ebrei, le Sibille lo comunicarono, seppur in modo oscuro, ai pagani, completando quindi l'opera di annuncio universale), nel pavimento del Duomo di Siena, nel Tempio Malatestiano di Rimini.

Nelle arti

Pittura

Le singole voci sono elencate nella Categoria:Dipinti su sibille.
Perugino, Padre Eterno in gloria, profeti e sibille
Benedetto Gennari, Sibilla Persica Collezione Mainetti (Roma)
Dante Gabriel Rossetti, Sibilla
Martino Bonfini, Sibilla Chimica Santuario della Madonna dell'Ambro
  • le dodici Sibille dipinte da Martino Bonfini all'inizio del XVII secolo nel Santuario della Madonna dell'Ambro, che ritrae le dodici sibille descritte dal domenicano Filippo Barbieri nell'opera "Discordantiae nonnullae inter SS Hieronymus et Augustinum" datata attorno al 1481. Tra esse figura la Sibilla Chimica, da alcuni erroneamente associata all'alchimia, mentre in realtà altri non è che la Sibilla Cimmeria, che appunto nell'opera del Barbieri viene chiamata anche Chimica o Emeria. Altra prova dell'identificazione della Sibilla Chimica con la Cimmeria si ha leggendo il vaticino, ovvero la previsione sulla venuta del Cristo a lei attribuita, in quanto quello riportato nella tavoletta che tiene in mano la Sibilla Chimica nel dipinto del Santuario della Madonna dell'Ambro corrisponde a quello della Sibilla Cimmeria riportato dal Barbieri nella sua opera.
  • La Sibilla Appenninica dipinta a tempera da Adolfo De Carolis, tra il 1907 ed il 1908, nel ciclo decorativo del salone di rappresentanza del Palazzo del Governo di Ascoli Piceno, oggi sede della Prefettura e dell'Amministrazione Provinciale.

Sculture e rilievi

  • a Napoli nel Museo di San Martino tra le più antiche statue lignee presepiali vi è qualche figura di Sibilla (di Giovanni e Pietro Alamanno, 1478-1484).
  • Santa Casa di Loreto: dieci statue di sibille nel rivestimento marmoreo della Santa Casa scolpite da Tommaso e Giovanni Battista della Porta (1572-76). Compaiono erette nel registro superiore del rivestimento marmoreo ad altezza quasi naturale la Sibilla Ellespontica, Frigia, Tiburtina, Libica, Delfica, Persica, Eritrea, Cumana, Pontina e Samia.
  • Palermo, Chiesa di S. Maria degli Angeli (detta della Gancia): gruppo in stucco "Visione della Sibilla Cumana da parte dell'imperatore Augusto" di Giacomo Serpotta (1710 ca.)

Incisioni

Musica

Note

  1. ↑ Citato in Lattanzio, Divinae institutiones 1.6.2-3.
  2. ↑ Arianna Pascucci, L'iconografia medievale della Sibilla Tiburtina, 2011.
  3. ↑ Ovidio Metamorfosi XIV, vv. 130 ss., menziona la loro età millenaria.
  4. ↑ M. Cianciulli, La Sibilla, "Lumen vitae", Roma, 1954, pp. 3-12.
  5. ↑ Servio Mario Onorato, Commentarius in Aeneidem 4.445 .
  6. ↑ Cassandra o Alessandra, (vedi Licofrone Alexandra 1278-1280 (e il colle Zosterio dove abita la vergine Sibilla una casa esecrabile, che ha per tetto una cava spelonca), ricordata da Omero come una delle figlie del re di Troia Priamo e di Ecuba, che avendo rifiutato l'amore di Apollo venne punita da questo con la facoltà di prevedere il futuro, ma di non essere mai creduta. Ancora Omero Ilias 24.697-706: Odyssea 11.405-434.
  7. ↑ (EN) Anthony Cutler, Octavian and the Sibyl in Christian Hands, in Vergilius (1959-), n. 11, 1965, pp. 22-32. URL consultato il 27 febbraio 2025.
  8. ↑ (EN) Mischa A. Hooker, The Use of Sibyls and Sibylline Oracles in Early Christian Writers, University of Cincinnati, 2008. URL consultato il 27 febbraio 2025.
  9. ↑ (DE) Angelina Rossi, Le sibille nelle arti figurative italiane, in L'arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna, DOI:10.11588/diglit.24142.29. URL consultato il 27 febbraio 2025.
  10. ↑ Pierluigi De Vecchi e Gianluigi Colalucci, La Cappella Sistina: il restauro degli affreschi di Michelangelo, 2. ed, Rizzoli, 1999, ISBN 978-88-17-25003-0.

Bibliografia

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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