Silice

Silice
Struttura cristallina
Struttura cristallina
Struttura di Lewis del composto considerando la singola molecola in fase gas.
Struttura di Lewis del composto considerando la singola molecola in fase gas.
Nome IUPAC
diossido di silicio
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolareSiO2
Peso formula (u)60,08
Aspettosolido cristallino bianco
Numero CAS14464-46-1
Numero EINECS231-545-4
PubChem24261
DrugBankDBDB11132
SMILES
O=[Si]=O
Proprietà chimico-fisiche
Densità (g/cm3, in c.s.)2,2
Solubilità in acqua0,15 g/l a 298 K
Temperatura di fusione1726 °C (1999 K)
Proprietà termochimiche
ΔfH0 (kJ·mol−1)−910,7
ΔfG0 (kJ·mol−1)−856,3
S0m(J·K−1mol−1)41,5
C0p,m(J·K−1mol−1)44,4
Indicazioni di sicurezza
Simboli di rischio chimico
tossico a lungo termine irritante
attenzione
Frasi H373
Consigli P---

La silice (/ˈsilitʃe/), o anche anidride silicica o diossido di silicio secondo IUPAC, è un composto chimico non molecolare del silicio con l'ossigeno la cui formula minima è SiO2.

È comunemente presente in natura in forma cristallina principalmente come quarzo.

Descrizione

Sabbia, la maggior fonte di silice in natura

La silice purissima per applicazioni ad alta tecnologia viene ottenuta dalla reazione in fiamma fra il tetracloruro di silicio e l'ossigeno

È una pura polvere cristallina bianca che impartisce all'acqua una lieve acidità: una sospensione di 40 g in un litro di acqua ha pH compreso tra 3,7 e 4,7.

Lo stato fisico più comune in natura è quello solido cristallino, in minerali come il quarzo e i suoi polimorfi, e più raramente quello amorfo, come nell'opale; la silice cristallina è il costituente principale di diverse rocce sedimentarie (ad es. sabbia, radiolariti, quarzareniti e pelle di leopardo). Talvolta si rinviene cristallizzata da fluidi di segregazione all'interno di rocce metamorfiche e magmatiche e all'interno di rocce carbonatiche sotto forma di selce di origine metasomatica.

Moltissimi animali e piante utilizzano la silice presente come ione silicato sia nell'acqua dolce sia in quella salata purché al di sotto dei 18 °C. Le diatomee, i radiolari, le spugne silicee, moltissimi cereali ed altre piante come la canna da zucchero e l'equiseto utilizzano questo materiale come impalcatura per lo sviluppo di strutture scheletriche.

Esistono comunque anche 15 solidi cristallini composti esclusivamente di silice, tra i quali il più famoso è certamente il quarzo o le sue forme di alta e altissima temperatura tridimite e cristobalite, oltre a solidi criptocristallini quali il calcedonio.

Rischi per la salute

L'esposizione alla silice cristallina rappresenta un rischio significativo per la salute, soprattutto in ambito lavorativo. L'inalazione prolungata di polveri contenenti silice può causare gravi patologie respiratorie, tra cui la silicosi, una malattia polmonare irreversibile caratterizzata da infiammazione e cicatrizzazione del tessuto polmonare. Inoltre, la silice cristallina è stata classificata come cancerogena per l'uomo dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), con un aumento del rischio di sviluppare tumori polmonari nei soggetti esposti. Tra gli altri effetti negativi vi sono bronchiti croniche e una maggiore suscettibilità a infezioni respiratorie. Questi rischi sottolineano l'importanza di adottare misure preventive, come l'uso di dispositivi di protezione individuale delle vie respiratorie e il controllo delle emissioni di polveri nei luoghi di lavoro.

Le particelle respirabili di silice cristallina, cioè quelle che possono penetrare profondamente nei polmoni, hanno dimensioni generalmente inferiori a 10 micrometri (µm) di diametro aerodinamico, con una maggiore pericolosità associata a quelle di dimensioni comprese tra 0,1 e 5 µm. Queste, una volta inalate, raggiungono gli alveoli polmonari, dove possono causare danni cellulari e infiammazioni croniche. Quelle di dimensioni più grandi, invece, tendono a depositarsi nelle vie aeree superiori e vengono espulse più facilmente.

Utilizzi

Medioevo

Nei lapidari medievali la silice appuntita è chiamata pietra del tuono, perché si credeva che fosse la punta di un fulmine caduto a terra. Siccome si riteneva che un fulmine non cadesse mai due volte sullo stesso punto, le pietre del tuono venivano ricercate e appese al collo delle persone per proteggerle dai fulmini, oppure murate sui tetti delle case affinché le saette si dirigessero altrove.

Note

  1. ↑ Sigma Aldrich; rev. del 19.10.2022
  2. ↑ Luciano Canepari, silice, in Il DiPI: dizionario di pronuncia italiana, Bologna, Zanichelli, 1999, ISBN 88-08-09344-1.
  3. ↑ Michael Binnewies, Maik Finze e Manfred Jäckel, Allgemeine und Anorganische Chemie, 3. Aufl. 2016, Springer Berlin Heidelberg, 2016, p. 108, ISBN 978-3-662-45066-6.
  4. ↑ Erwin Riedel e Christoph Janiak, Anorganische Chemie, collana De Gruyter Studium, 10. Auflage, De Gruyter, 2022, p. 125, ISBN 978-3-11-069604-2.
  5. ↑ N. N. Greenwood e A. Earnshaw, Chemistry of the Elements, 2ª ed., Butterworth - Heinemann, 1997, p. 342, ISBN 0-7506-3365-4.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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