Sindrome falloidea

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Amanita phalloides

La sindrome falloidea è un'intossicazione da funghi. È una sindrome a lunga latenza, al primo posto fra le cause di morte per danno renale e soprattutto epatico. I principi attivi che causano l'avvelenamento sono le amatossine, le fallotossine, la fallina, le virotossine e l'antanamide.

Le intossicazioni fungine causate da tossine diverse da quelle elencate, ma producenti un quadro clinico sovrapponibile, prendono il nome di sindromi parafalloidee.

Cronologia dei sintomi

I primi sintomi si avvertono non prima di 6-12 ore e talvolta anche fino a 40 ore dal pasto. La dose letale per un uomo adulto con un peso di 70 kg è pari a pochi grammi di Amanita phalloides fresca.

Quadro clinico

Presenta 4 fasi principali:

L'esito mortale avviene generalmente per coma epatico accompagnato da insufficienza respiratoria, convulsioni e spesso ipoglicemia, insufficienza renale acuta, emorragie interne (soprattutto al tratto intestinale) e coagulopatia.

Terapia

Se l'avvelenamento è diagnosticato in tempi brevi, è possibile scongiurare il decesso del paziente; tuttavia quest'ultimo, a seguito del danno epatico e renale riportato, dovrà ricorrere a emodialisi per malattia renale cronica e/o al trapianto dell'organo. La terapia dell'avvelenamento acuto da Amanita phalloides comprende silibinina per via orale; 20-50 milligrammi per chilogrammo in 500 ml di soluzione di destrosio al 5 % da iniettare in vena ogni sei ore per un giorno. Può inoltre venir data penicillina in alto dosaggio. Entrambi i farmaci inibiscono l'incorporazione dell'amanitina nell'epatocita.

Funghi che la determinano (elenco parziale)

Principi attivi

Voci correlate