| Sìntria | |
|---|---|
| Stato | |
| Regioni | |
| Lunghezza | 30,5 km |
| Bacino idrografico | 58 km² |
| Altitudine sorgente | 850 m s.l.m. |
| Nasce | Comune di Marradi |
| Sfocia | fiume Senio 44°16′12.36″N 11°45′36.97″E |
La Sìntria è un torrente dell'Appennino faentino, il principale tributario del Senio.

La Sintria nasce nell'estrema parte settentrionale del comune di Marradi, nella Romagna toscana. Scorre poi principalmente in direzione nord, in una valle parallela a quella del Senio. Nella frazione Villa San Giorgio in Vezzano (comune di Brisighella), la Sintria si getta da destra nel Senio, che da questo momento amplia la propria valle fino allo sbocco in pianura pochi chilometri più avanti.
Tra i suoi affluenti vi è il rio di Cugno (da sinistra) e il rio Samba (da destra), entrambi ricevuti nel corso inferiore del torrente.
Il Sintria presenta un regime spiccatamente torrentizio, con portate minime estive prossime allo zero e piene autunnali rapide. Secondo il Piano Stralcio del torrente Senio dell'Autorità di Bacino del Reno, le portate al colmo alla sezione di chiusura del bacino (58,9 km²) sono stimate in 58,5 m³/s per tempo di ritorno di 5 anni, 113,3 m³/s per Tr 50 anni e 136,8 m³/s per Tr 200 anni.
Il nome Sintria è attestato nelle fonti locali con il significato di corso d'acqua color cinerea, in riferimento alla torbidità delle sue acque nei periodi di piena.
La valle del Sintria si colloca nel settore centrale della Vena del Gesso Romagnola. Studi speleo-genetici hanno ipotizzato che l'approfondimento del Sintria abbia causato in tempi geologici la cattura fluviale del Senio, di cui il Sintria è il maggiore affluente.
L'area è frequentata fin dall'antichità per la presenza di lapis specularis e per la viabilità di crinale tra le valli del Senio e del Lamone.
Nel Medioevo la Valle del Sintria costituì un distretto di confine conteso tra le giurisdizioni ecclesiastiche e signorili di Imola, Faenza e Firenze. Come documentato dagli studi sulla diffusione di fortificazioni difensive nell'Appennino faentino, la lunga vicenda dei castelli della vallata del Sintria/Lamone si inserisce nel contesto politico esarcale e post-esarcale.
La valle, racchiusa fra i possedimenti della Camera Apostolica, dei Medici e dei comuni di Brisighella e Casola Valsenio, si popolò di piccoli castelli, torri di avvistamento e borghi fortificati. Tra questi si ricordano il Castrum Tiberiaci (Monte Mauro), il Castrum Calamelli sul crinale tra Lamone e Sintria, appartenuto agli Fantolini e citato da Dante, e il Castrum Rontanae.
Nel XV secolo, a seguito di azioni militari, le parrocchie di Vedreto, Monte Mauro, Pozzo, Sant'Andrea, Stifonti, Gualfusa e Presiola furono sottratte alla giurisdizione casolana e accorpate a Brisighella. Il confine con Brisighella fu così attestato sul fiume Senio, riducendo notevolmente il territorio di Casola.
La situazione di squilibrio territoriale persistette fino alla Restaurazione. Il 16 luglio 1816, papa Pio VII, su parere del giurista casolano monsignor Giovanni Soglia Ceroni, docente alla Sapienza, emise un decreto con il quale i confini del territorio casolano si estesero a spese di quello di Brisighella, riportando dopo diversi secoli il confine tra i comuni sul torrente Sintria.
In età moderna la forza idraulica del torrente alimentò numerosi mulini da grano e frantoi, in particolare nei tratti di Zattaglia e San Giorgio in Vezzano. L'economia valliva rimase a lungo basata su agricoltura di sussistenza, castanicoltura e sfruttamento del gesso.
Durante la Seconda guerra mondiale la valle del Sintria, posta a ridosso della Linea Gotica, fu teatro di combattimenti e rastrellamenti, con la popolazione di Zattaglia coinvolta nella Resistenza.
Sul piano idrogeologico, il torrente ha mantenuto nei secoli un regime torrentizio con piene improvvise. Negli anni 2020 il torrente è esondato due volte: la prima durante la catastrofica alluvione di maggio 2023, la seconda a settembre 2024. In entrambi i casi la piena ha causato pesantissimi danni nella frazione di Zattaglia, nel comune di Brisighella.
A seguito di tali eventi, l'Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione Civile ha avviato la progettazione di un intervento da un milione di euro per il miglioramento delle condizioni idrauliche e ambientali dell'alveo, nel tratto compreso tra la Strada Provinciale 63 e la confluenza con il Senio[senza fonte].