Sosifane (in greco antico Σωσιϕάνης?; in latino Sosiphanes; Siracusa, 357 a.C. – Atene, 313 a.C.) è stato un poeta e drammaturgo greco antico, incluso talora fra i sette poeti della Pleiade.
Esistono molte incertezze riguardo a questo poeta dell'età alessandrina. Secondo Suda, l'enciclopedia storica bizantina del X secolo, Sosifane sarebbe nato a Siracusa, avrebbe vissuto ad Atene sotto il dominio Filippo di Macedonia e di Alessandro Magno, avrebbe composto settantatré tragedie, riportando sette vittorie. Di lui ci sono pervenuti pochi frammenti, fra cui uno molto breve sulla fugacità della felicità umana, appartenenti al dramma "Meleagro", peraltro l'unico titolo rimasto.
Sosifane è elencato fra i sette poeti tragici del Canone alessandrino (Pleiade), assieme ad Alessandro Etolo, Filico di Corcira, Licofrone, Omero di Bisanzio, Sositeo ed Eantide. In un'altra lista, i nomi di Eantide e di Sosifane sono sostituiti da quelli di Dionisiade Mallote e di Eufronio Cherronesite, due poeti vissuti nel secolo successivo, all'epoca di Tolomeo IV Filopatore (221-204 a.C.). Secondo alcuni studiosi, inoltre, sarebbero esistiti due poeti tragici a nome Sosifane, uno dei quali, di poco posteriore al Sosifane siracusano vissuto ad Atene, sarebbe stato il Sosifane incluso fra i poeti tragici della Pleiade. Augusto Rostagni aveva sostenuto che Sosifane di Siracusa sarebbe stato confuso con Sositeo, incluso sempre fra i poeti della Pleide.
Di tutti i drammi scritti da Sosifane, Meleagro è l'unico titolo noto. A parte la storia del protagonista eponimo, si può dire ben poco sulla tragedia.
Frammenti rinvenuti negli scoli all' Epitalamio di Elena di Teocrito ci informano, poi, che Sosifane aveva scritto anche un'opera in cui si menzionavano i figli di Elena e Menelao. È difficile stabilire quale fosse il reale argomento della tragedia, poiché il riferimento potrebbe essere stato puramente incidentale. Ciononostante, è significativo che Sosifane indichi Nicostrato e Iolmo come figli della celebre coppia. Mentre Nicostrato è menzionato altrove come uno dei figli di Menelao (talvolta ritenuto nato da una schiava), il nome Iolmo non si trova in nessun'altra fonte.
Ancora, una citazione negli scoli alle Fenicie di Euripide ci informa che Sosifane aveva scritto una tragedia, altrimenti non identificata, basata sui miti dei Labdacidi. Non conosciamo l'argomento esatto del dramma di Sosifane, ma il frammento superstite indica che la sventura della famiglia dei Labdacidi derivava da un crimine commesso dagli antenati di Edipo, ossia l'uccisione di Meneceo, padre di Giocasta, da parte del genero Laio. Lo scoliasta nota che nell'opera di Sosifane l'assassino è la Sfinge; pertanto, Sosifane aveva compiuto una scelta significativa nella selezione delle varianti mitiche.
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