| Spratto | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Superclasse | Gnathostomata |
| Classe | Actinopterygii |
| Ordine | Clupeiformes |
| Famiglia | Clupeidae |
| Genere | Sprattus |
| Specie | S.sprattus |
| Nomenclatura binomiale | |
| Sprattus sprattus Linnaeus, 1758 | |
| Sinonimi | |
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Clupanodon phalerica Risso, 1827 | |

Lo spratto o papalina (Sprattus sprattus (Linnaeus, 1758)) è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Clupeidae.
Si tratta di una specie settentrionale, presente nell'oceano Atlantico orientale tra la Norvegia settentrionale e il stretto di Gibilterra, nel mar Baltico, nel mar Nero e in parti del mar Mediterraneo settentrionale. L'areale mediterraneo è limitato al mar Adriatico del nord, al golfo del Leone e, pare, a una piccola popolazione non riproduttiva nel mar Egeo settentrionale. Nel resto del Mediterraneo è rarissimo.
È una specie pelagica che vive in genere piuttosto al largo ma può avvicinarsi alle coste e perfino, data la sua eurialinità, penetrare nelle lagune. Effettua diversi tipi di migrazioni stagionali: in inverno si sposta in acque più profonde e più vicine alle coste mentre in estate sta al largo e in superficie. Inoltre, almeno nei settori più settentrionali dell'areale, si ha una migrazione invernale verso sud. Nel Mediterraneo in estate i banchi si spostano in profondità, dove le acque mantengono una temperatura più idonea a questa specie boreale.
Lo spratto è molto simile alla sardina, tanto da essere quasi indistinguibile se non per alcuni particolari. Il corpo è allungato, fusiforme, abbastanza compresso ai lati. L'occhio è abbastanza grande, dotato di una palpebra adiposa. La bocca è relativamente grande, con mandibola sporgente e dotata di denti minuscoli. La pinna dorsale ha 15-19 raggi, la pinna anale 17-22, le pinne ventrali 6-8. Tutte le pinne sono composte esclusivamente di raggi molli. Le scaglie non sono così facilmente caduche come nella sardina.
Le principali differenze rispetto alla sardina consistono nelle pinne ventrali che sono inserite alla stessa altezza della pinna dorsale mentre nella sardina sono inserite più caudalmente, per la robusta carena di squame dure sul ventre, per l'opercolo nel quale mancano le striature tipiche di S. pilchardus. Inoltre il corpo è più compresso lateralmente, le scaglie cadono meno facilmente e la colorazione è blu vivo anziché verdastro sul dorso e bianco argenteo sul ventre, senza le caratteristiche macchie sul fianco e con la delimitazione tra il dorso blu e i fianchi argentati molto netta.
Non supera normalmente i 12 cm di lunghezza, si conoscono esemplari eccezionali di oltre 25 cm ma si tratta di casi rarissimi.
La longevità massima nota è di 6 anni, normalmente vive circa 4 anni.
Vive in fitti banchi, anche molto numerosi.
Sostanzialmente zooplanctofaga, basata su crostacei copepodi. Si nutre anche di uova di altri pesci, incluse quelle del merluzzo.
Avviene in inverno nel Mediterraneo e in primavera-estate nell'Atlantico settentrionale, in acqua a temperatura tra 7 e 12°C. Le uova sono pelagiche ma sprovviste di una gocciolina oleosa, il loro diametro va da 0,9 a 1,5 mm. La schiusa avviene in 4-5 giorni e la larva che ne nasce misura circa 2,25 mm. La maturità sessuale viene raggiunta a un anno di età.
Lo spratto è un componente importante della rete trofica dei mari nordici ed è un'importante fonte alimentare per numerosi predatori. Tra i pesci ossei i predatori noti alla scienza vi sono il merluzzo, il merlano, il merluzzo carbonaro, il nasello, il merluzzetto bruno, la palamita, l'aringa, lo spratto, la gallinella e il capone gorno. Tra i pesci cartilaginei e gli agnati vi sono la razza chiodata, Raja montagui, Leucoraja naevus e la missine. Tra gli uccelli viene predato dal gabbiano tridattilo mentre tra i mammiferi marini è preda del tursiope, della focena e della foca comune. Infine fra i cefalopodi si conoscono casi di predazione da parte di Loligo forbesii.
Lo spratto è una specie di rilevante valore commerciale, soprattutto nel mare del Nord, nel mar Baltico e in Norvegia. Viene pescato soprattutto con reti da circuizione e con reti a strascico, con tecniche del tutto simili a quelle impiegate per la sardina. Viene impiegato soprattutto come esca e per la produzione di mangimi e di farina di pesce. Una quota minoritaria è impiegata per il consumo umano dato che le sue carni sono più oleose e meno apprezzate di quelle della sardina. Viene anche utilizzato per la produzione di pesce in scatola o affumicato. Viene comunemente consumato soprattutto in Russia e nei paesi dell'Europa settentrionale e nelle isole britanniche.
Lo spratto è diffuso su un vasto areale ed è soggetto a una pesca intensiva. Pare comunque che le popolazioni siano in genere in buono stato e che non si evidenzino declini, eccetto che nei fiordi norvegesi dove si è avuto un decremento modesto ma di entità stabile a partire dagli anni '80 e terminato nel 2017 con l'adozione di misure di protezione degli stock. Le popolazioni del mar Nero sono gestite in maniera sostenibile ma sono state soggette a un'ingente sovrapesca per decenni. Sulle popolazioni mediterranee non si hanno dati precisi ma la situazione non sembra preoccupante. La IUCN classifica S. sprattus come "a rischio minimo".
Le sottospecie S. s. balticus (che in passato ha avuto anche il rango di specie) e S. s. phalericus, in uso fino a tempi recenti, sono ormai cadute in sinonimia con la sottospecie nominale.