
L'occupazione di terreni o edifici, nota anche con il termine inglese squatting, è l'atto di occupare un terreno o un edificio (di solito a uso abitativo) abbandonato o inutilizzato, di cui l'occupante (in inglese squatter) non è proprietario né locatario e che non ha comunque il diritto di utilizzare. Si verifica di norma quando delle persone trovano edifici o terreni vuoti da occupare per abitarvi.
Nei paesi in via di sviluppo e nei paesi meno sviluppati le baraccopoli nascono spesso come insediamenti abusivi: in città africane come Lagos gran parte della popolazione vive in baraccopoli, mentre in India e a Hong Kong vi sono persone che vivono sui marciapiedi e baraccopoli sui tetti degli edifici. In America Latina gli insediamenti informali hanno nomi come villa miseria (Argentina), pueblos jóvenes (Perù) e asentamientos irregulares (Guatemala e Uruguay); in Brasile vi sono le favelas nelle grandi città e movimenti per l'occupazione delle terre nelle aree rurali.
Nei paesi industrializzati sono frequenti sia le occupazioni a scopo abitativo sia i movimenti di occupazione di sinistra, di orientamento anarchico, autonomo o socialista, ma esistono anche occupazioni di destra. I movimenti di opposizione degli anni sessanta e settanta crearono «spazi liberi» in Danimarca, nei Paesi Bassi e, in Italia, nei centri sociali autogestiti. Il contesto varia da luogo a luogo: in Inghilterra e Galles si stimava che alla fine degli anni settanta vi fossero 50.000 occupanti abusivi, ad Atene vi sono occupazioni di rifugiati, mentre in Spagna e negli Stati Uniti gli anni 2010 hanno visto molte nuove occupazioni in seguito alla crisi finanziaria del 2007-2008. In molti ordinamenti l'occupazione abusiva è un illecito civile o un reato; in Italia è punita principalmente come invasione di terreni o edifici.
L'occupazione di terreni o edifici è un fenomeno presente in tutte le epoche. Nella maggior parte dei casi ha carattere abitativo e riguarda persone povere o senza casa che si servono di immobili o terreni abbandonati. Secondo una stima del 2003 del Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (UN-Habitat), nel mondo circa un miliardo di persone viveva in insediamenti abusivi e baraccopoli. Secondo la ricercatrice Kesia Reeve, studiosa delle politiche abitative, l'occupazione abusiva è «in gran parte assente dal dibattito politico e accademico e raramente concettualizzata, come problema, come sintomo o come movimento sociale o abitativo».
Nei paesi più poveri vi sono vaste baraccopoli, sorte di solito ai margini delle grandi città e costituite quasi interamente da abitazioni autocostruite senza il permesso del proprietario del terreno. Con il tempo questi insediamenti possono essere riqualificati, ma spesso nascono come occupazioni con infrastrutture minime, prive di allacciamenti regolari alle reti fognaria, elettrica e idrica. Insediamenti di questo tipo esistono anche nei paesi industrializzati, come la Cañada Real alla periferia di Madrid.
L'occupazione può essere legata a movimenti di sinistra, anarchici, autonomi o socialisti; può servire a conservare edifici o essere una forma di protesta. Gli immobili occupati possono essere utilizzati dalle comunità locali come negozi gratuiti, caffè, locali per concerti, radio libere o centri sociali autogestiti polivalenti. In alcuni ordinamenti l'occupazione prolungata può condurre all'acquisto della proprietà: l'istituto dell'adverse possession, talvolta definito «diritto degli occupanti» (squatters' rights), consente di acquisire il titolo di proprietà attraverso il possesso protratto per un periodo stabilito dalla legge e a determinate condizioni, ed è presente in paesi di common law come l'Inghilterra e gli Stati Uniti.
Lo scrittore anarchico Colin Ward ha affermato: «L'occupazione è la più antica forma di possesso della terra al mondo, e discendiamo tutti da occupanti abusivi. Questo vale per la Regina [del Regno Unito], con i suoi 176.000 acri (712 km²), come per il 54 per cento dei capifamiglia britannici che sono proprietari della casa in cui vivono. Sono tutti, in ultima analisi, destinatari di terra rubata, perché considerare il nostro pianeta una merce offende ogni concepibile principio di diritto naturale». L'atteggiamento dell'opinione pubblica varia a seconda degli aspetti legali, delle condizioni socioeconomiche e del tipo di immobile occupato: mentre l'occupazione di edifici comunali può essere trattata con indulgenza, quella di proprietà private suscita spesso reazioni fortemente negative da parte del pubblico e delle autorità.

In paesi africani come la Nigeria gli insediamenti informali nascono dalla migrazione dalle aree rurali verso le città; tra le cause dell'occupazione abusiva vi sono la mancanza di alloggi a basso costo, la disoccupazione e l'impossibilità di accedere al credito. Nel 1995 quasi il 70% della popolazione di Lagos, la principale città nigeriana, viveva in baraccopoli. La Città dei morti, al Cairo, è una nota comunità di occupanti abusivi. Tra il 1955 e il 1975 le autorità del Cairo costruirono 39.000 alloggi pubblici, ma nella città si trasferirono due milioni di persone, che finirono per lo più in abitazioni informali; ad Alessandria, la seconda città egiziana, gli alloggi pubblici erano appena lo 0,5% del totale, contro il 68% di quelli informali. Circa 3.500 persone vivono nel Grande Hotel di Beira, in Mozambico. In Zambia gli insediamenti informali, in particolare intorno a Lusaka, sono detti komboni; nel 2011 il 64% degli zambiani viveva sotto la soglia di povertà, mentre le Nazioni Unite prevedevano un aumento della popolazione del 941% entro il 2100.

In Liberia l'occupazione è uno dei tre modi di accedere alla terra, insieme alla proprietà documentata da un atto e alla proprietà consuetudinaria. Il quartiere di West Point, a Monrovia, sorto negli anni cinquanta, ospita secondo le stime tra 29.500 e 75.000 persone. Durante le due guerre civili (1989-1997 e 1999-2003) molti liberiani dovettero lasciare le proprie case e alcuni finirono per occupare abusivamente immobili a Monrovia. Il Ducor Hotel, caduto in rovina, fu occupato prima di essere sgomberato nel 2007. Nel 2020 è emerso che oltre 9.000 cittadini del Burkina Faso occupavano terreni remoti nel paese, e la Liberia Land Authority ha annunciato la registrazione dei titoli di tutte le terre del paese.
In Sudafrica gli occupanti vivono per lo più in insediamenti informali o campi alla periferia delle grandi città, spesso ma non sempre vicino alle township. A metà degli anni novanta si stimava che 7,7 milioni di sudafricani, un quinto della popolazione, vivessero in insediamenti informali; nel 2004 la stima era salita a 15 milioni. A Città del Capo e a Durban vi sono stati prolungati conflitti tra le amministrazioni cittadine e il movimento degli abitanti delle baracche Abahlali baseMjondolo, che ha rappresentato gli occupanti in occupazioni di terre come quella di Macassar Village nel 2009 e quelle di Marikana a Città del Capo e a Durban nel 2013, così chiamate in ricordo del massacro di Marikana. Il movimento ha anche contestato con successo il KZN Slums Act, che prevedeva lo sgombero delle baraccopoli e fu infine dichiarato incostituzionale.
Uno dei casi più noti a Città del Capo fu lo sgombero degli occupanti delle case del progetto N2 Gateway nel sobborgo di Delft, durante il quale più di venti residenti, tra cui un bambino di tre anni, furono colpiti da proiettili; la legittimità dell'operazione è stata ampiamente contestata. Molte delle famiglie sgomberate occuparono allora Symphony Way, una strada principale della township di Delft, prima di essere trasferite in un campo chiamato Blikkiesdorp.
In Sudan l'occupazione abusiva è definita come l'«acquisizione e costruzione di terreni, entro i confini della città, a fini abitativi in contrasto con le leggi urbanistiche e fondiarie e con i regolamenti edilizi». Questi insediamenti informali sorsero a Khartum dagli anni venti e si ampliarono negli anni sessanta; negli anni ottanta il governo cominciò a sgomberarli a Khartum e a regolarizzarli altrove. Nel 2015 si stimavano 200.000 occupanti a Khartum, 180.000 a Nyala, 60.000 a Kassala, 70.000 a Port Sudan e 170.000 a Wad Madani.
Negli anni settanta, in quello che sarebbe diventato lo Zimbabwe, le occupazioni di terre venivano regolarmente sgomberate; solo quella di Epworth sopravvisse grazie alle sue dimensioni, circa 50.000 persone. Dopo la nascita dello Zimbabwe nel 1980, contadini e occupanti si contesero la distribuzione della terra e insediamenti informali sorsero alla periferia di città come Chitungwiza e la capitale Harare. Nel 2005 l'operazione Murambatsvina («Via la sporcizia»), voluta dal presidente Robert Mugabe, sgomberò circa 700.000 persone e ne colpì oltre due milioni.
Gli insediamenti israeliani sono comunità di cittadini israeliani stabilite nei territori palestinesi; la comunità internazionale considera illegali gli insediamenti nei territori occupati. Nel marzo 2018 alcuni coloni israeliani furono sgomberati da una casa che avevano occupato illegalmente a Hebron, in Cisgiordania: le quindici famiglie sostenevano di averla acquistata, ma la Corte suprema stabilì che dovevano lasciarla; le Forze di difesa israeliane dichiararono l'edificio zona militare chiusa e non era chiaro se i proprietari palestinesi avrebbero potuto rientrarne in possesso. I coloni avevano già occupato la casa ed erano stati sgomberati nel 2012. Nell'ottobre 2018 la procuratrice capo della Corte penale internazionale, Fatou Bensouda, dichiarò che la prevista demolizione del villaggio beduino di Khan al-Ahmar da parte di Israele poteva costituire un crimine di guerra.
In Turchia il termine gecekondu indica una casa costruita in fretta senza i necessari permessi, cioè una casa abusiva e, per estensione, una baracca. Dagli anni sessanta questi insediamenti hanno offerto un alloggio ai lavoratori poveri e ai nuovi immigrati giunti in città come Ankara e Istanbul; dagli anni ottanta molte aree di gecekondu sono state riqualificate da imprese immobiliari. Poco dopo le proteste di Gezi Park del 2013 fu occupato, nel quartiere di Kadıköy, l'edificio Don Kişot («Don Chisciotte»), presentato come il primo centro sociale occupato e autogestito della città; poco dopo, sempre a Kadıköy, fu occupata anche la Caferağa Mahalle Evi («casa di quartiere di Caferağa»), sgomberata nel dicembre 2014. Il 18 marzo 2014 fu occupato nel quartiere di Beşiktaş un edificio chiamato Berkin Elvan Student House, dal nome di un quindicenne colpito durante le proteste di Gezi e in seguito morto. Nel 2014 alcuni anarchici occuparono ad Ankara l'Atopya, presentato come il primo squat politico della città.
In Malaysia gli occupanti abusivi vivono su terreni sia privati sia pubblici; alcuni vivono da oltre cinquant'anni su terreni della società elettrica nazionale Tenaga Nasional. Anche in Indonesia le occupazioni riguardano terreni privati e pubblici: l'ex prigione di Kalisosok a Surabaya, usata come carcere per oltre cento anni, è occupata dagli anni 2000. In Thailandia, benché gli sgomberi ne abbiano ridotto la visibilità e il numero nelle aree urbane, molti occupanti vivono ancora lungo le ferrovie, sotto i cavalcavia e lungo i corsi d'acqua. È comune anche l'occupazione a fini commerciali: le attività occupano temporaneamente spazi pubblici vicini, come marciapiedi, bordi delle strade o spiagge, durante l'orario di apertura e li liberano alla chiusura, evitando così di pagare l'affitto di ulteriori locali. All'inizio degli anni 2000 il governo stimava che il 37% della popolazione vivesse in comunità urbane a basso reddito, più della metà delle quali occupava terreni pubblici o viveva in affitto in condizioni precarie; secondo la National Housing Authority oltre 100.000 famiglie erano a rischio di sgombero immediato.
In Cina gli insediamenti informali sono noti come «villaggi urbani». A Hong Kong sorsero insediamenti abusivi nel 1946, dopo l'occupazione giapponese; dopo che tra il 1949 e il 1950 700.000 persone emigrarono dalla Cina continentale, gli occupanti furono stimati in 300.000, che dormivano ovunque trovassero spazio. Un incendio a Shek Kip Mei nel dicembre 1953 lasciò senza casa oltre 50.000 abitanti delle baraccopoli; si svilupparono poi le baraccopoli sui tetti, con persone che vivevano illegalmente sulle coperture degli edifici. La città murata di Kowloon divenne un'area di occupazione abusiva che arrivò a ospitare fino a 50.000 persone.

A Mumbai, su una popolazione stimata tra 10 e 12 milioni di abitanti, sei milioni sono occupanti abusivi, che vivono in condizioni molto diverse: alcuni possiedono da anni case di due o tre piani in mattoni e cemento. Geeta Nagar è un villaggio abusivo sorto accanto a un complesso della marina militare indiana a Colaba; la Squatter Colony di Malad East esiste dal 1962 e i suoi abitanti pagano al comune un affitto di 100 rupie al mese. Dharavi è una comunità di un milione di occupanti, i cui negozi e le cui fabbriche sono per lo più illegali e quindi non regolamentati, ma generano secondo alcune stime affari per oltre un milione di dollari al giorno. Altri occupanti vivono sui marciapiedi, con pochissimi beni. Attivisti come Jockin Arputham, Prema Gopalan e Sheela Patel si battono per migliorare le condizioni di vita degli abitanti delle baraccopoli attraverso organizzazioni come Mahila Milan e Slum Dwellers International. Negli scontri di Mathura del 2016 i membri del gruppo Azad Bharat Vidhik Vaicharik Kranti Satyagrahi, che da due anni vivevano nel più grande parco pubblico della città, il Jawahar Bagh, furono sgomberati con una vasta operazione di polizia in cui morirono almeno 24 persone.
Dopo la seconda guerra mondiale molti abitanti delle Filippine rimasti senza casa costruirono abitazioni di fortuna, dette barong-barong, su terreni privati abbandonati. Il primo sgombero di massa documentato a Manila risale al 1951 e il più grande avvenne tra la fine del 1963 e l'inizio del 1964, quando furono allontanate 90.000 persone. Nel 1978 si stimavano due milioni di occupanti a Manila, distribuiti in 415 località diverse. Il loro numero crebbe all'inizio degli anni ottanta e il governo cercò di trasferirli in progetti di edilizia a basso costo, che però furono accolti male perché allontanavano le persone dal lavoro e dalle reti sociali. Tra questi progetti vi furono la riqualificazione dell'ex discarica di Smokey Mountain a Tondo, il progetto abitativo BLISS a Taguig e la creazione del barangay di Bagong Silang come area di reinsediamento per gli abitanti delle baraccopoli di Manila, che nel 1982 Imelda Marcos definì «occupanti professionisti [...] semplici accaparratori di terre che approfittano della società compassionevole». I media filippini usano per gli occupanti l'espressione «coloni informali» (informal settlers). Il Community Mortgage Program, avviato nel 1992 per aiutare le famiglie a basso reddito a passare dall'occupazione abusiva a un alloggio a prezzi accessibili, aveva consentito nel 2001 a circa 106.000 famiglie di ottenere un alloggio sicuro in oltre 800 comunità.

In Europa centrale e orientale l'occupazione abusiva ha seguito un percorso diverso da quello dell'Europa occidentale, perché fino a tempi relativamente recenti questi paesi facevano parte del blocco orientale e l'occupazione non vi è generalmente tollerata. La prima occupazione pubblica in Romania fu Carol 53 a Bucarest, occupata da artisti nel 2012; il progetto fu controverso perché gli artisti allontanarono una famiglia rom che già vi abitava abusivamente. In Moldavia i senzatetto vivono in ricoveri statali o in campi abusivi; gli occupanti del Centro 73, il primo centro sociale occupato e autogestito del paese, tentarono di impedire la demolizione dello storico edificio, ma furono rapidamente sgomberati e ricevettero un altro edificio per eventi artistici. La più antica occupazione della Polonia, Rozbrat, nacque nel 1994 in un'ex fabbrica di vernici a Poznań; vi sono occupazioni anche a Białystok, Danzica, Gliwice, Varsavia e Breslavia.
A Lubiana, in Slovenia, si trovano l'ex caserma occupata di Metelkova e l'ex fabbrica di biciclette Rog, poi sgomberata; in Croazia vi sono centri sociali come l'ex caserma Karlo Rojc a Pola e l'AKC Medika a Zagabria. In Serbia si costruiscono baracche come seconde case e famiglie rom occupano edifici; un grande insediamento informale rom, chiamato Cardboard City («città di cartone»), fu sgomberato a Belgrado nel 2009.
Nell'Unione Sovietica degli anni ottanta artisti e musicisti usavano acquisire stanze in appartamenti comunitari per poi estendersi nelle altre. Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica vi furono in Russia molte occupazioni abitative organizzate collettivamente da famiglie e profughi, che in alcuni casi cercarono di essere regolarizzate; vi furono anche occupazioni artistiche, come Puškinskaja 10, Na Fontanke e Synov'ja doktora Pelja a San Pietroburgo. All'inizio degli anni novanta il governo di Mosca avviò la ristrutturazione di molti edifici ma rimase senza fondi, così che immobili di pregio furono occupati: nel 1996 il 40% degli edifici di via Tverskaja era affittato illegalmente o occupato.
In Repubblica Ceca le occupazioni nella forma moderna iniziarono dopo la rivoluzione di velluto del 1989, quando attivisti anarchici e punk, ispirati dai movimenti di Amsterdam e Berlino, occuparono case abbandonate. La Ladronka (1993-2000) divenne famosa a livello internazionale come centro di attività controculturali e di organizzazione anarchica; lo squat Milada fu occupato nel 1997 e sgomberato nel 2009, e la sua longevità si dovette in parte al fatto che l'edificio non risultava al catasto; la Klinika fu un centro sociale occupato tra il 2014 e il 2019. Questi tre centri sociali, tutti a Praga, sono stati le tre più importanti occupazioni politiche della città.
Dopo la prima guerra mondiale vi fu un vasto movimento di occupazione nella neonata Repubblica dell'Austria tedesca: la carestia colpiva molte persone e si sviluppò il movimento dei Siedler («coloni»), che cercavano di procurarsi un riparo e una fonte di cibo. A Vienna l'Ernst Kirchweger Haus (EKH) fu occupato come centro sociale nel 1990 e regolarizzato nel 2008. Nel 2014 furono impiegati 1.500 agenti di polizia in tenuta antisommossa, un blindato, un idrante ed elicotteri per sgomberare un edificio occupato dal gruppo Pizzeria Anarchia.
In molti paesi dell'Europa occidentale esistono dagli anni sessanta e settanta sia case occupate a scopo abitativo sia centri sociali autogestiti, dove si svolgono attività sociali e culturali. In Belgio il villaggio di Doel, rimasto quasi disabitato quando i piani di espansione del porto di Anversa si arenarono, è stato gradualmente occupato da abusivi e usato da artisti di strada.
A Copenaghen la comunità indipendente di Christiania, che conta quasi 900 abitanti, fu fondata nel 1971 in un'area militare abbandonata. Come in altre città europee quali Berlino e Amsterdam, negli anni ottanta il movimento degli occupanti di Copenaghen era molto esteso: era un movimento sociale che offriva alloggi e cultura alternativa. Un momento di forte scontro fu la battaglia di Ryesgade nel 1986; un altro fu lo sgombero, nel 2007, dell'Ungdomshuset, un centro sociale frequentato dagli occupanti e più in generale dagli ambienti della cultura alternativa, divenuto tecnicamente un'occupazione solo il 14 dicembre 2006. Dopo un anno di proteste il comune concesse un nuovo edificio.
Nella Francia del XIX secolo l'occupazione fu promossa come pratica politica da gruppi anarchici come la Ligue des Anti-propriétaires e gli illegalisti Pieds plats, che teorizzavano il déménagement à la cloche de bois («trasloco alla chetichella»), cioè lasciare un'abitazione senza avvertire il proprietario e smettere di pagare l'affitto. A metà degli anni 2000 la città di Parigi regolarizzò alcune note occupazioni di artisti acquistando e ristrutturando gli edifici per i loro residenti, come nel caso di Les Frigos. Negli anni 2010 vi sono state diverse occupazioni di terre contro grandi opere infrastrutturali, note collettivamente come zones à défendre (ZAD, «zone da difendere»); la prima e più grande fu la ZAD di Notre-Dame-des-Landes, che si oppose con successo a un progetto di aeroporto vicino a Nantes.

Negli anni settanta, nel quadro dell'opposizione extraparlamentare, le occupazioni nelle città della Germania Ovest diedero vita a quella che la politologa Margit Mayer ha definito «una controcultura urbana sicura di sé, con una propria infrastruttura di giornali, collettivi autogestiti e cooperative abitative, gruppi femministi e così via, pronta a intervenire nella politica locale e generale». Il movimento degli Autonomen difese le occupazioni dagli sgomberi e partecipò ad azioni dirette radicali in città come Berlino; le occupazioni erano per lo più a scopo abitativo e sociale, e il fenomeno prese il nome di instandbesetzen, da instandsetzen («ristrutturare») e besetzen («occupare»). Tra le occupazioni più note vi sono il Køpi a Berlino e la Rote Flora ad Amburgo, mentre tra i progetti abitativi regolarizzati vi sono quelli della Hafenstraße ad Amburgo e della Kiefernstraße a Düsseldorf. Il Mietshäuser Syndikat fu fondato nel 1992 da persone che negli anni ottanta avevano occupato immobili a Friburgo in Brisgovia, con lo scopo di trasformare la proprietà privata in proprietà collettiva, anche nel caso di case occupate. L'occupazione è stata usata anche come forma di protesta, come nel progetto Anatopia contro una pista di prova della Mercedes-Benz.
Nell'aprile 2001 alcuni occupanti si insediarono nell'ex area industriale della J.A. Topf und Söhne a Erfurt, l'azienda che aveva costruito i forni crematori per i campi di concentramento nazisti, e vi rimasero fino allo sgombero da parte della polizia nell'aprile 2009; gli occupanti organizzarono attività culturali che richiamavano l'attenzione sulla storia dell'azienda. L'occupazione, nota semplicemente come Das Besetzte Haus («la casa occupata»), fu una delle azioni più note della sinistra radicale tedesca di quel periodo e nel 2012 le fu dedicato un libro, Topf & Söhne – Besetzung auf einem Täterort («Topf & Söhne – Occupazione di un luogo dei carnefici»). Dal 2012 la foresta di Hambach è occupata da attivisti che cercano di impedirne la distruzione da parte della società energetica RWE.
Benché la maggior parte delle occupazioni in Germania provenga da ambienti di sinistra, esistono anche occupazioni di destra. A Berlino, nel 1990, quando molte case dell'ex RDT erano vuote, alcuni neonazisti occuparono l'edificio di Weitlingstraße 122, adducendo come motivazioni problemi sociali simili a quelli degli occupanti di sinistra; l'edificio fu usato come abitazione e luogo di ritrovo, ma anche per produrre propaganda e pianificare attività terroristiche di estrema destra, finché l'occupazione si sciolse alla fine del 1990 per i contrasti all'interno del gruppo.

Dal dicembre 2012 la polizia greca condusse estese irruzioni in diverse occupazioni di Atene, arrestando e denunciando tutti gli occupanti, per lo più anarchici; tra le occupazioni sgomberate vi fu Villa Amalias. Una manifestazione a sostegno dei 92 arrestati raccolse tra 3.000 e 8.000 persone. Dopo Villa Amalias furono sgomberate Villa Skaramanga e Villa Lela Karagianni, occupata dal 1998 e in seguito rioccupata, che prende il nome dalla via, a sua volta intitolata a una figura della resistenza greca nella seconda guerra mondiale. Dal 2015 Atene ha visto nascere occupazioni di rifugiati, anarchiche e autogestite, in risposta alla crisi europea dei migranti; nel 2019 diverse occupazioni del quartiere di Exarchia furono sgomberate dallo Stato e alcuni dei migranti allontanati si accamparono davanti al Parlamento, in piazza Syntagma.
Il Dublin Housing Action Committee (DHAC), attivo tra il 1968 e il 1971, occupò edifici per protestare contro la crisi abitativa in Irlanda; il Prohibition of Forcible Entry and Occupation Act del 1971 rese l'occupazione abusiva un reato. Gli occupanti possono acquisire la proprietà di terreni e immobili per adverse possession in base allo Statute of Limitations Act del 1957. Dagli anni novanta vi sono state occasionali occupazioni politiche a Dublino, come Disco Disco, Magpie e Grangegorman.

A Reykjavík esiste una piccola tradizione di occupazioni: nel 1919 alcuni anarchici occuparono un edificio, ma furono rapidamente sgomberati. Nell'aprile 2009 alcuni occupanti si insediarono in una casa vuota del centro, in via Vatnsstígur, dove aprirono un negozio gratuito e progettarono un centro sociale, ma furono rapidamente sgomberati dalla polizia, che arrestò 22 persone; l'edificio fu brevemente rioccupato il 7 maggio 2009 in solidarietà con l'occupazione Rozbrat in Polonia, minacciata di sgombero. Sempre nel 2009 un gruppo di graffitisti chiamato Pretty Boys occupò l'edificio di Hverfisgata 34 per allestirvi una galleria clandestina; non essendo stati sgomberati, regolarizzarono lo spazio, che chiamarono Gallery Bosnia. Quando nel novembre 2014 la Reykjavíkur Akademían fu sfrattata con breve preavviso dall'edificio di Hringbraut 121, che aveva ospitato conferenze e le biblioteche sindacale e anarchica islandesi, lo spazio fu occupato per protesta contro la sua trasformazione in pensione per turisti e vi fu organizzata una mostra d'arte, con una camera oscura, musica dal vivo e teatro delle ombre.

In Italia l'occupazione abusiva di terreni o edifici è un reato, punito principalmente come invasione di terreni o edifici (art. 633 del codice penale) e, dal 2025, come occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui (art. 634-bis). In mancanza di dati ufficiali, secondo uno studio di Giuseppe Portonera del 2019 gli immobili occupati nel paese sarebbero circa 50.000; i tribunali sono stati a lungo restii a tutelare i diritti dei proprietari, ma un più recente orientamento del Tribunale di Roma e della Corte suprema di cassazione ha condannato lo Stato a risarcire i danni quando le autorità non abbiano impedito o fatto cessare l'occupazione. Fra le ragioni delle occupazioni vi sono spesso stati bisogni concreti, come la carenza di immobili disponibili in locazione, la povertà e l'impossibilità di pagare un affitto.
Secondo lo storico Steve Wright, le prime occupazioni di edifici abbandonati iniziarono nel 1968 per iniziativa dei movimenti di sinistra Lotta Continua e Potere Operaio, dal cui scioglimento nacque Autonomia Operaia, composta da un'ala marxista-leninista e maoista e da una anarchica e più libertaria. Con il passare degli anni molti immobili occupati sono stati sgomberati, mentre le attività culturali e sociali sviluppate hanno permesso ad alcuni di essere accettati dalle autorità e regolarizzati, diventando centri sociali. Tra i più noti vi sono la Cascina Torchiera e il Leoncavallo a Milano, il Forte Prenestino a Roma, l'Isola nel Kantiere a Bologna e l'El Paso a Torino. A Roma ha sede anche un centro sociale di estrema destra, CasaPound, la cui sede è stata sottoposta a sequestro per ordine di un giudice nel 2020.

Nei Paesi Bassi il termine krakers indica chi occupa case per abitarvi, a differenza di chi si introduce negli edifici per vandalismo o furto. Tra le occupazioni note vi sono ACU e Moira a Utrecht, il Poortgebouw a Rotterdam, OCCII, OT301 e Vrankrijk ad Amsterdam, il Grote Broek a Nimega, la Vrijplaats Koppenhinksteeg a Leida, De Vloek all'Aia e il Landbouwbelang a Maastricht, mentre Ruigoord e Fort Pannerden sono occupazioni di terre. Il 1º giugno 2010 il Senato approvò la legge che vietava l'occupazione abusiva, entrata in vigore il 1º ottobre successivo; dopo diversi ricorsi, il 28 ottobre 2011 la Corte suprema dei Paesi Bassi stabilì che lo sgombero di un'occupazione può avvenire solo dopo l'intervento di un giudice. Nel 2015 il governo valutò l'efficacia della nuova legge con un rapporto sugli arresti e le condanne tra l'ottobre 2010 e il dicembre 2014: in quel periodo 529 persone erano state arrestate per l'occupazione di edifici abbandonati in 213 episodi distinti, 210 erano state riconosciute colpevoli e 39 condannate al carcere.

In Inghilterra e Galles l'occupazione ha una lunga storia. L'occupazione e la coltivazione di terre incolte furono tra i motivi della rivolta dei contadini del 1381 e del movimento dei Diggers nel XVII secolo. Nel XX secolo gli occupanti si rivolsero agli edifici abbandonati: a Londra furono organizzate occupazioni di massa di importanti edifici pubblici del centro, culminate nel 1969 con l'occupazione del 144 di Piccadilly da parte della London Street Commune, soprannominata «Hippydilly», che ebbe risonanza mondiale. Alla fine degli anni settanta si stimavano 50.000 occupanti in tutta la Gran Bretagna, in maggioranza (30.000) a Londra. Nel 2011 la BBC riferì che secondo le stime del governo vi erano nel Regno Unito «20.000 occupanti» e «650.000 immobili vuoti». Dal 1º settembre 2012, in base alla sezione 144 del Legal Aid, Sentencing and Punishment of Offenders Act 2012, approvato dal governo di coalizione di David Cameron e Nick Clegg, l'occupazione di immobili residenziali in Inghilterra e Galles è un reato punibile con la reclusione fino a sei mesi, con una multa fino a 5.000 sterline o con entrambe; nello stesso anno si ebbe la prima condanna, a dodici settimane di carcere. La sezione 61 del Criminal Justice and Public Order Act 1994 attribuisce inoltre alla polizia poteri aggiuntivi per allontanare gli occupanti quando vi siano danni a terreni o immobili, comportamenti offensivi, ingiuriosi o minacciosi, o più di sei veicoli sul posto.
Nel 2010 un rappresentante della società di ufficiali giudiziari UK Bailiff Company affermò che il numero di occupanti in Galles era il più alto degli ultimi quarant'anni: secondo i dati interni della società, nel 2009 vi erano stati 100 casi, in linea con le stime dell'Advisory Service for Squatters secondo cui le occupazioni in Inghilterra e Galles erano raddoppiate dal 1995; secondo alcuni esperti, la maggior parte degli occupanti vi era spinta da difficoltà economiche. Il gran numero di attività commerciali fallite ha reso l'occupazione un fenomeno crescente in città come Swansea e Cardiff, dove nel dicembre 2012 nacque il Cardiff Squatters Network, per mettere in rete gli occupanti della città e organizzare laboratori sull'occupazione legale di edifici commerciali.
Alla fine degli anni sessanta, in Irlanda del Nord, la povertà e la mancanza di alloggi dignitosi costringevano molte persone a occupare case, e nella contea di Tyrone vi erano accuse di assegnazioni discriminatorie degli alloggi per motivi politici e religiosi. Nel 1968, nel villaggio di Caledon, vicino a Dungannon, l'assegnazione di una casa a una giovane protestante, Emily Beattie, provocò proteste: la donna era segretaria di un avvocato che lavorava per il consigliere unionista che le aveva assegnato la casa, e due famiglie cattoliche escluse lamentarono che lo stesso consigliere aveva bloccato i progetti di case per cattolici nella zona. Pochi giorni dopo l'ingresso della donna furono sgomberati gli occupanti cattolici della casa accanto; il giovane politico Austin Currie protestò sia al consiglio locale sia a Stormont e occupò simbolicamente per alcune ore la casa della donna, prima di essere allontanato dalla Royal Ulster Constabulary (RUC). Uno degli agenti era il fratello della donna, che in seguito si trasferì egli stesso nella casa. L'episodio ebbe grande risonanza mediatica e in agosto il movimento per i diritti civili organizzò una delle sue prime marce, da Coalisland a Dungannon; seguì in ottobre una marcia a Derry, organizzata dal Derry Housing Action Committee e dalla Northern Ireland Civil Rights Association e repressa dalla RUC. Nel 2012 attivisti di Occupy Belfast occuparono un edificio della Bank of Ireland nel centro di Belfast, usandolo come spazio sociale. L'occupazione in Irlanda del Nord non è stata toccata dalla riforma di Inghilterra e Galles e resta una questione civile.
In Scozia l'occupazione abusiva è un reato, punibile con una multa o con la reclusione, in base al Trespass (Scotland) Act 1865; il proprietario o il legittimo occupante ha diritto di allontanare gli occupanti senza preavviso o di chiedere al tribunale un ordine di sgombero, ma senza violare la legge, ad esempio usando la violenza. Ciononostante, nel XIX e all'inizio del XX secolo vi furono vari land raids, con cui i cottar, piccoli coltivatori senza terra, cercavano di occupare terreni per l'agricoltura di sussistenza, e nel 1948 i cosiddetti «sette uomini di Knoydart» occuparono senza successo terre di proprietà di Lord Brocket, simpatizzante nazista. Vi sono state diverse occupazioni di terre contro la costruzione di strade, come quelle di Bilston Glen e del Pollok Free State; l'ex sede del Forest Café a Edimburgo fu occupata nel 2011 e nel 2021, durante la conferenza sul clima COP26, alcuni attivisti occuparono un ex ricovero a Glasgow.

Nella Spagna franchista i lavoratori immigrati vivevano in baraccopoli alla periferia delle città. Dopo la transizione alla democrazia le occupazioni abitative si diffusero in città come Barcellona, Bilbao, Madrid, Valencia e Saragozza. Secondo Info Usurpa, un'agenda settimanale degli attivisti, i centri sociali occupati di Barcellona passarono da meno di trenta negli anni novanta a circa sessanta nel 2014. L'influente Kasa de la Muntanya fu occupata nel 1989. Nel 2014 i tentativi, poi falliti, di sgomberare lo storico centro sociale di Can Vies provocarono gravi disordini. Un'altra occupazione di lunga durata è Can Masdeu, sopravvissuta nel 2002 a un tentativo di sgombero durante il quale undici occupanti rimasero appesi per diversi giorni alle pareti dell'edificio. Tra gli altri centri sociali vi sono l'Eskalera Karakola e La Ingobernable a Madrid. Nei Paesi Baschi i centri sociali sono detti gaztetxe; un esempio noto fu il Kukutza di Bilbao.

A metà degli anni novanta a Ginevra vi erano 160 edifici occupati illegalmente e oltre 2.000 occupanti. Il RHINO (Retour des Habitants dans les Immeubles Non-Occupés, «ritorno degli abitanti negli immobili non occupati») fu un'occupazione durata diciannove anni in due edifici del Boulevard des Philosophes, a pochi isolati dalla sede principale dell'Università di Ginevra; dopo ripetute vicende giudiziarie, gli abitanti furono sgomberati dalla polizia il 23 luglio 2007. A Zurigo l'occupazione della Binz fu sgomberata nel 2013 e gli occupanti si trasferirono in un altro edificio.
In Canada esistono due sistemi di registrazione della proprietà fondiaria: nel sistema dei titoli fondiari (land title) i diritti degli occupanti, cioè l'adverse possession, sono stati aboliti, mentre in quello dei registri (registry) sono stati mantenuti; in quest'ultimo, se una persona occupa un terreno per il periodo previsto dalle leggi provinciali sulla prescrizione senza che venga intrapresa alcuna azione legale per allontanarla, la proprietà passa dal legittimo proprietario all'occupante. Le road allowance communities furono insediamenti fondati dai Métis dalla fine dell'Ottocento e per gran parte del Novecento sulle fasce di terreno riservate alle strade, ai margini della società dei coloni: privati delle loro terre alla fine del XIX secolo, i Métis occupavano spesso questi spazi marginali e non rivendicati.
Le Frances Street Squats di Vancouver, una fila di sei edifici occupati per nove mesi nel 1990, furono sgomberate con una vasta operazione e furono oggetto del film The Beat of Frances Street. Negli anni successivi vi sono state diverse occupazioni pubbliche che hanno unito i due principali motivi contemporanei dell'occupazione, la mancanza di casa e l'attivismo: tra queste lo squat Préfontaine nel quartiere di Overdale a Montréal (2001), il Woodward's Squat a Vancouver (2002), l'Infirmary Squat a Halifax (2002), il Pope Squat a Toronto (2002), il Seven Year Squat a Ottawa (2002), il Water Street Squat a Peterborough (2003) e il North Star Hotel a Vancouver (2006), organizzate da gruppi contro la povertà e in genere di breve durata. Dopo lo sgombero dal Woodward's, un ex grande magazzino rimasto vuoto per nove anni, duecento occupanti si accamparono in una tendopoli sul marciapiede antistante; all'azione si attribuisce l'avvio della successiva riqualificazione dell'edificio. La Peterborough Coalition Against Poverty occupò pubblicamente l'edificio di 1130 Water Street, rimasto vuoto dopo un incendio, offrendosi di ripararlo e restituirlo all'uso come alloggio per persone a basso reddito; le autorità cittadine accettarono le riparazioni, ma il consiglio comunale votò poi per la demolizione, che costò 8.900 dollari contro i 6.900 previsti per le riparazioni. Il North Star Hotel fu occupato temporaneamente dal Vancouver Anti-Poverty Committee per protestare contro gli edifici vuoti. Nel 2011 la «Occupy Toronto squat team» occupò un seminterrato al 238 di Queen Street West, offrendo di prenderlo in affitto per 99 centesimi all'anno, ma fu sgomberata dopo otto ore.
Negli Stati Uniti l'occupazione abusiva fu un fenomeno di massa durante la corsa all'oro californiana e la seconda guerra mondiale. Durante la grande depressione degli anni trenta sorsero in tutto il paese le Hooverville, accampamenti di senzatetto così chiamati dal nome del presidente Herbert Hoover. Durante il movimento hippy alcuni occupanti fondarono nel Nuovo Messico la comune di Tawapa, vicino alle Sandia Mountains, ma ne furono allontanati negli anni novanta perché non avevano diritti legali sulla terra. Durante la grande recessione (2007-2009) comparvero nuove baraccopoli e altre persone occuparono case pignorate.
Alcune organizzazioni di quartiere hanno aiutato gli occupanti a impadronirsi di edifici vuoti non solo come abitazione, ma anche nell'ambito di campagne per denunciare le disuguaglianze abitative e promuovere cambiamenti nelle politiche della casa e della terra. Nel 2002 l'amministrazione di New York accettò, con un accordo mediato dall'Urban Homesteading Assistance Board, di regolarizzare undici edifici occupati nel Lower East Side, a condizione che gli appartamenti fossero infine trasferiti agli inquilini come cooperative edilizie a basso reddito.
In America Latina e nei Caraibi gli insediamenti informali sono il risultato della migrazione interna verso le città, della mancanza di alloggi a prezzi accessibili e dell'inefficacia delle amministrazioni. Negli anni cinquanta e sessanta molte città latinoamericane demolivano gli insediamenti abusivi e sgomberavano rapidamente le occupazioni di terre. In Cile il governo di Eduardo Frei Montalva (1964-1970) cominciò a tollerare le baraccopoli e quello di Salvador Allende (1970-1973) le incoraggiò, ma sotto la giunta militare, dal 1973, gli occupanti tornarono a essere sgomberati rapidamente. Anche in Argentina la dittatura militare applicò una politica di tolleranza zero; ciononostante, nel 1981, spinti dalla fame e dalla disoccupazione, 20.000 occupanti si insediarono su 211 ettari di terreni privati inutilizzati alla periferia di Buenos Aires, formando sei nuovi insediamenti. Resistettero collettivamente ai tentativi di sgombero e nel 1984 erano sopravvissuti alla dittatura, mentre l'elezione di un governo democratico rese le amministrazioni locali più disposte a negoziare.
Più di recente i governi sono passati da una politica di sradicamento a una di assegnazione agli occupanti dei titoli di proprietà, nell'ambito di programmi per far uscire le persone dalle baraccopoli e ridurre la povertà. Ispirati dalla Banca Mondiale e da economisti come Hernando de Soto, questi programmi mirano a migliorare le condizioni abitative e a promuovere l'imprenditorialità, poiché gli ex occupanti possono usare la casa come garanzia per ottenere prestiti; gli ex occupanti hanno però riscontrato difficoltà a mantenere nel tempo il titolo di proprietà in caso di decessi o divorzi, e le banche hanno modificato i requisiti per i prestiti in modo da escluderli. In Nicaragua vi furono occupazioni dopo il terremoto del 1972. In Perù le zone occupate sono chiamate pueblos jóvenes («città giovani»): negli anni ottanta oltre 300 pueblos jóvenes circondavano la capitale Lima e ospitavano più di un milione di persone. In Argentina sono note come villas miseria («insediamenti della miseria») e in Uruguay e Guatemala come asentamientos.
La popolazione di Quito, capitale dell'Ecuador, si moltiplicò per sette tra il 1950 e il 2001. Nella città vi sono tre tipi di baraccopoli: i barrios periféricos ai margini della città, i conventillos, caseggiati fatiscenti nel centro, e le baraccopoli rurali da cui gli abitanti si spostano per lavorare in città; nel 1992 si stimava che vi vivessero 170.000 persone. A Guayaquil, la più grande città e il principale porto del paese, all'inizio degli anni ottanta circa 600.000 persone vivevano in strutture autocostruite su terreni paludosi o in baraccopoli del centro. Gli insediamenti illegali nascevano spesso da invasioni di terre, in cui grandi gruppi di occupanti costruivano strutture sperando di evitare lo sgombero grazie al loro numero.
In Bolivia la migrazione interna dalle aree rurali verso città come Cochabamba portò i migranti, già nel 1951, a impadronirsi di terreni e a costruire insediamenti informali; le occupazioni proseguirono nonostante i frequenti sgomberi e tra il 1945 e il 1976 il 10% dello sviluppo urbano di Cochabamba fu illegale. Dagli anni settanta il governo ha cercato di regolarizzare gli insediamenti abusivi, ma i programmi sono in gran parte falliti a causa della corruzione, e una nuova iniziativa avviata nel 2002 non ha impedito nuove occupazioni. Negli anni novanta a La Paz vi erano 48 cimiteri abusivi, in cui i poveri seppellivano i propri morti su terreni occupati, senza alcuna registrazione del numero delle sepolture. Nelle pianure forestali vi sono anche occupanti che praticano il taglio illegale degli alberi. Nel 2015 alcune popolazioni indigene occuparono una miniera d'oro a Tacacoma, che ritenevano sorgere sulle loro terre ancestrali; quando 200 agenti tentarono di sgomberarli, quattro furono presi in ostaggio e uno morì.

In Brasile gli insediamenti informali sono chiamati favelas; un esempio celebre è Rocinha, a Rio de Janeiro, che ospita fino a 180.000 persone. Le favelas sono abitate per lo più dagli strati più poveri della società e in genere sono prive di molte infrastrutture e servizi pubblici, anche se in alcuni casi hanno raggiunto la struttura di una città; nel 2004 vi vivevano in tutto il Brasile 25 milioni di persone. Dopo i falliti tentativi degli anni sessanta e settanta di eliminare le baraccopoli con le ruspe, le autorità passarono a una politica di tolleranza. A San Paolo le favelas venivano di solito demolite fino al 1972; da allora furono tollerate, e nel decennio successivo il numero degli occupanti salì a un milione. La più grande favela è Heliópolis, con oltre 200.000 abitanti nel 2018, riconosciuta ufficialmente come quartiere regolare della città. Nel centro vi sono anche diversi edifici occupati, il più noto dei quali era il Prestes Maia, un edificio di ventidue piani i cui abitanti ricevettero l'ordine di lasciarlo nel 2006. Gruppi come il Movimento dos Trabalhadores Sem Teto (MTST) e il Movimento Sem Teto do Centro (MSTC) hanno guidato diverse occupazioni di edifici e aree inutilizzate nelle grandi città, mentre nelle aree rurali movimenti come il Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST) organizzano occupazioni di terre: a Pontal do Paraná, nello stato del Paraná, ne sono state compiute 112, che ospitano 6.500 famiglie.
La Costituzione colombiana del 1991 riconosce l'abitazione come un diritto umano universale. Nel 2010 la Colombia era il secondo paese al mondo per numero di sfollati interni, circa 4 milioni, a causa di un lungo conflitto civile tra guerriglieri, paramilitari, narcotrafficanti e Stato, che aveva lasciato il 40% dei terreni rurali senza titolo legale. A Bogotà l'occupazione non è stata tradizionalmente il principale modo di acquisire terreni: di solito le persone acquistano legalmente un terreno e poi lo frazionano o vi costruiscono illegalmente, creando i cosiddetti «quartieri pirata»; nel 1970 il 45,9% della popolazione di Bogotà viveva in questi quartieri, contro l'1,1% che viveva in insediamenti occupati.
Dopo la rivoluzione haitiana (1791-1804) gli occupanti abusivi ad Haiti acquisirono piccoli appezzamenti in tutto il paese. Cité Soleil, fondata nel 1958 per ospitare i lavoratori, crebbe rapidamente fino a 80.000 abitanti negli anni ottanta e a 400.000 negli anni novanta, diventando la più grande baraccopoli di Haiti, dove trovavano casa persone sfollate da altre zone; ha poche infrastrutture e viene spesso allagata. Dopo il terremoto di Haiti del 2010 gli sfollati furono 1,5 milioni; un anno dopo 100.000 occupanti avevano lasciato i campi di accoglienza e occupavano i terreni accanto a un campo ufficiale chiamato Corail.
Negli stati insulari come le Figi, Kiribati e Samoa gli insediamenti informali sono chiamati squatter settlements. A differenza della maggior parte dei paesi delle isole del Pacifico, a Kiribati è possibile vendere o acquistare terre consuetudinarie, mentre le norme urbanistiche non sono applicate dal governo né ampiamente riconosciute dalla popolazione; sull'isola di Kiritimati gli occupanti vivono sia nei villaggi sia nelle vecchie piantagioni di copra della Burns Philp. A Rarotonga, la più grande delle isole Cook, tre insediamenti informali sono abitati da persone provenienti da Manihiki, Penrhyn e Pukapuka: i loro 3.000 abitanti sono detti squatters, benché abbiano il permesso di vivere sulle terre consuetudinarie.
Nel XIX secolo il governo britannico rivendicò la proprietà di tutta l'Australia e cercò di controllarne la distribuzione delle terre; i ricchi allevatori che si appropriavano di terreni furono perciò chiamati squatters. Alla fine degli anni quaranta l'occupazione di centinaia di case vuote e di campi militari costrinse i governi federale e statali a predisporre alloggi di emergenza, in un periodo in cui in Australia mancavano oltre 300.000 abitazioni; in tempi più recenti vi sono state occupazioni a Canberra, Melbourne e Sydney. La Aboriginal Tent Embassy, istituita nel 1972, è un'occupazione di protesta permanente. Nel 2016 la vertenza di Bendigo Street, a Melbourne, vide gli occupanti contestare con successo un progetto stradale. La Midnight Star, un ex cinema usato come centro sociale autogestito, fu sgomberata dopo essere stata usata come punto di ritrovo durante la riunione dell'Organizzazione mondiale del commercio del 2002.
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