Urbanistica di Grosseto

Voce principale: Grosseto.

L'urbanistica di Grosseto riguarda la conformazione urbana del comune e le trasformazioni che hanno interessato il capoluogo maremmano sul piano architettonico e antropico nelle diverse epoche storiche, dall'epoca alto-medievale al XXI secolo.

Con un'estensione territoriale di 473,5 km² Grosseto è il più vasto comune toscano e il nono comune italiano. Nonostante la città sia storicamente situata a pochi chilometri dal mar Tirreno, al centro della piana alluvionale del fiume Ombrone, il territorio comunale si estende fino alle propaggini collinari di monte Leoni a nord-ovest e fino al Parco naturale della Maremma e i monti dell'Uccellina a sud. All'interno di un territorio così vasto troviamo pertanto molte tipologie urbanistiche differenti, che dalla città compatta lasciano il passo alle zone industriali, alle località di periferia, alla campagna urbanizzata fino a vere e proprie frazioni e parchi naturali.

Storia

Formazione e sviluppo del centro urbano

Lo stesso argomento in dettaglio: Centro storico di Grosseto.

Il centro urbano di Grosseto nacque nel VII secolo nella piana alluvionale dell'Ombrone, in prossimità del lago Prile, come insediamento stabile in posizione leggermente sopraelevata rispetto al livello del mare, per sfuggire alle frequenti inondazioni. I primi edifici, documentati nell'area di piazza della Palma, erano capanne e case in terra, ma già nel IX secolo le strutture più rilevanti, come le chiese, erano in pietra. Il villaggio medievale si sviluppò con una chiara distinzione tra la zona abitata e quella fortificata del castrum degli Aldobrandeschi, poi unite sotto un'unica cinta muraria solo nel XII-XIII secolo.

Nel corso del Medioevo, soprattutto tra il XIII e il XIV secolo, la città conobbe una prima strutturazione urbana organica, con il consolidarsi del potere comunale e l'avvio dei grandi cantieri religiosi (cattedrale, convento di San Francesco). La sottomissione alla Repubblica di Siena portò alla costruzione del Cassero Senese e a un ordinamento urbano a pianta cruciforme con quattro porte.

Nel XVI secolo, con l'avvento del Granducato di Toscana, il centro urbano fu profondamente trasformato: le vecchie mura furono abbattute e sostituite dalle fortificazioni medicee, progettate da Baldassarre Lanci, con sei bastioni a forma di punta di freccia. Questo portò a un riordino urbanistico interno, con il rialzo dei piani stradali, nuove pavimentazioni in laterizio e la costruzione o il restauro di edifici religiosi e civili.

Nella seconda metà del Settecento, sotto gli Asburgo-Lorena, la città visse una fase di rilancio grazie alle bonifiche della Maremma, che incentivarono la crescita demografica e la costruzione di nuovi edifici. Si rinnovarono strade e piazze e si introdussero miglioramenti igienici (come l'abolizione delle sepolture intra moenia).

La città fuori le mura e i primi strumenti urbanistici

A partire dal 1828, con l'avvio della bonifica per colmata promossa dal granduca Leopoldo II di Lorena, si assiste a un'intensificazione dei flussi migratori verso la città e a una progressiva trasformazione del tessuto urbano. In questa fase, le mura cittadine vengono parzialmente privatizzate o convertite in giardini, mentre si realizza un primo anello viario esterno (via degli Spalti, poi via Circondaria), parallelo agli antichi bastioni. Di particolare rilievo è anche la costruzione del canale diversivo (1828–1829), destinato a diventare un elemento strutturante dello sviluppo urbanistico.

Solo nella seconda metà del XIX secolo, in epoca post-unitaria, emergono i primi veri sobborghi: Portavecchia a sud, Portanuova a nord. Nel 1866 viene abbattuta Porta Nuova, sostituita da una barriera in ferro e ghisa, e davanti a essa si apre una nuova piazza circolare, snodo di importanti assi viari. L'urbanizzazione in quest'area avviene inizialmente in modo spontaneo, ma a partire dal 1876 si introducono soluzioni più sistematiche, come il "Nuovo viale della Stazione" progettato da Giovanni Clive, che collega la stazione ferroviaria (aperta nel 1864) alla viabilità preesistente.

Un primo regolamento edilizio cittadino viene approvato nel 1892, ma il primo vero strumento di pianificazione che cercò di regolare l'espansione urbana fu il piano regolatore generale di Corrado Andreini, redatto nel 1909. Questo primo strumento urbanistico, approvato nel 1912 ai sensi della legge 25 giugno 1865 n. 2359, fu concepito per accompagnare la crescita verso l'esterno della cinta muraria, soprattutto per connettere il centro storico con la stazione ferroviaria. L'espansione residenziale, prevista da quel piano, era dettata dal forte aumento di popolazione che richiedeva aree nuove per l'abitazione e servizi, e si concentrò principalmente nel sobborgo di Portanuova. Andreini progetta nuovi isolati e spazi pubblici, tra cui piazza Brennero e via Fucini, immaginando un quartiere residenziale di pregio. Il piano prevedeva inoltre infrastrutture funzionali, come un sottopasso ferroviario in via dei Macelli e alloggi per i dipendenti delle ferrovie tra viale Sonnino e via Saturnia.

Nel 1920 viene introdotto un nuovo regolamento edilizio che impone vincoli di altezza agli edifici in base alla larghezza delle strade, con l'intento di armonizzare sviluppo urbano e tutela del patrimonio storico. Tuttavia, le posizioni del soprintendente Gino Chierici, favorevole alla creazione di un'area di rispetto intorno alle mura, vengono superate dalle proposte di Lorenzo Porciatti, il quale, motivato anche da questioni economiche circa la possibilità di edificare in terreni di sua proprietà, suggerisce il riempimento del fossato e la costruzione a ridosso della cinta muraria, di fatto soffocando il monumento mediceo.

Dal fascismo alla ricostruzione post-bellica

Negli anni Venti e Trenta, l'espansione urbana prosegue in continuità con le previsioni del piano Andreini. Nascono nuovi quartieri residenziali, tra cui quello della cooperativa ferrovieri di Renato Della Rocca, caratterizzato da un impianto regolare e dalla presenza di piazze ottagonali. In questa fase si collocano anche gli interventi edilizi di via Trieste, via Buozzi (villini per invalidi civili) e la lottizzazione della Cooperativa Edilizia Grossetana (1929–1933), che comprende una serie di villette unifamiliari destinate alla borghesia cittadina, su progetto di Umberto Tombari.

Il tentativo dell'amministrazione fascista per un nuovo piano regolatore trova numerosi ostacoli negli interessi privati locali. Nel 1928 il podestà Ado Scaramucci indice un concorso nazionale che vede vincitori gli architetti Cesare Chiodi e Giuseppe Merlo. Nonostante questo, però, il piano non viene mai adottato, portando gli stessi professionisti e l'ordine nazionale degli architetti a criticare l'amministrazione comunale di Grosseto per l'inadempienza. Il Comune preferì affidare il piano regolatore all'ingegnere Giulio Sabatini, adottandolo nel 1937. Tuttavia, gli eventi bellici ostacolarono la sua attuazione. Fu solo nel 1948, con il piano parziale di ricostruzione dell'ingegnere Giovanni Cavallucci, che si iniziarono interventi concreti: ricostruzione e rinnovo delle parti danneggiate dentro la cinta muraria, secondo quanto definito nelle norme emergenziali post-belliche.

Nel 1959 viene adottato il secondo piano Sabatini, fra i primi strumenti italiani a conformarsi ai dettami della legge 1150/42. Questo piano stabilì perimetri precisi per il capoluogo e per le frazioni, delimitando le aree in cui ammettere nuova edificazione. Essenziale fu anche l'applicazione dell'articolo 18 della stessa legge, che obbligava le grandi proprietà fondiarie a sottoscrivere accordi con il Comune per realizzare le urbanizzazioni primarie e a cedere gratuitamente aree per quelle secondarie, introducendo così una prima forma di perequazione urbanistica nel tessuto della città. Sebbene questi strumenti consentissero di ampliare le aree edificabili per fare fronte al fabbisogno abitativo, favorendo lo sviluppo del quartiere di Barbanella, portarono anche a un'espansione urbana non guidata, con carenze nelle infrastrutture e nella coerenza spaziale e funzionale.

I piani regolatori Piccinato e Samonà

Negli anni Sessanta l'architetto Luigi Piccinato viene chiamato a occuparsi del nuovo piano regolatore, redatto fra il 1965 e il 1967, e adottato nel 1971. Il piano affrontava i limiti del precedente: promosse una riflessione sistematica sulla viabilità, sulla zona litoranea, sul rispetto dei vincoli paesaggistici, nonché sull'uso produttivo del territorio. Il piano Piccinato fu determinante per strutturare lo sviluppo urbano fuori dalla cinta muraria, stabilendo le linee guida per lo sviluppo territoriale: individuazione delle aree di espansione, definizione dei nuovi quartieri di Gorarella e Sugherella, delimitazioni del perimetro urbano, rapporti con la ferrovia, con il fiume Ombrone e con il canale diversivo.

Infine, il piano regolatore a firma di Alberto Samonà, Paolo Borghi e Giovanni Romano, adottato nel 1991 dopo una lunga fase preparatoria, rappresenta la versione moderna degli strumenti regolatori della città, subordinata alle nuove normative regionali di tutela paesaggistica e ambientale. Questa versione ha dovuto essere spesso adattata (mediante numerosissime varianti), in particolare per le fasce costiere e per il territorio aperto, al fine di recepire leggi come la variante costiera (DCRT 47/85) e la legge regionale sul territorio aperto (L.R. 64/95).

Quartieri

Centro

Centro storico

Il centro storico di Grosseto è completamente racchiuso entro una cinta muraria fortificata che, a livello urbanistico, lo isola quasi completamente rispetto al resto della città, fatta eccezione per l'area di Porta Nuova dove nel corso dell'Ottocento fu demolita la porta cittadina, riempito il terrapieno del fossato e abbattuto un piccolo tratto di cortina muraria. Il centro storico contemporaneo è il risultato della ricostruzione cinquecentesca delle mura, durante la quale assunsero un perimetro maggiore che allargò la superficie del centro cittadino rispetto al tessuto urbano medievale; tuttavia, la realizzazione delle mura medicee comportò l'abbattimento di molti edifici di epoca medievale, tra cui anche alcuni complessi religiosi, che sorgevano al di fuori del preesistente centro cittadino lungo il perimetro dove poi è sorta la cinta muraria bastionata di forma esagonale. Nonostante l'ampliamento di epoca rinascimentale, il centro storico di Grosseto risulta di dimensioni piuttosto raccolte e contenute che consentono di poterlo visitare facilmente, grazie anche alla pedonalizzazione totale di molte strade. L'area compresa entro il perimetro murario contava 1 457 abitanti nel 2015.

Sobborghi extra-murari

I sobborghi che si trovano nelle immediate vicinanze del centro storico, all'esterno delle mura medicee, sono i primi insediamenti sorti al di fuori del perimetro murario: il sobborgo di Portanuova a nord, borgo Tripoli a nord-est e Portavecchia a sud furono i primi a nascere, sulla fine del XIX secolo, per poi svilupparsi incessantemente a partire dagli anni venti del secolo successivo. Un sobborgo più piccolo, borgo Corsica, è invece stato edificato nel corso degli anni trenta tra la nuova porta Corsica, aperta nel 1933, e il tracciato della ferrovia a sud-ovest del centro storico. Da segnalare la peculiarità artistica del sobborgo di Portanuova, arricchito di palazzi, ville e palazzine in stile liberty.

Sobborghi semi-centrali

Alberino
La zona dell'Alberino si trova a est del centro storico e lambisce l'argine destro del fiume Ombrone. L'Alberino è diventata una zona urbana dopo l'espansione della città a est e la costruzione dell'area residenziale IACP tra viale Mascagni e via Leoncavallo. Negli anni novanta, dopo la costruzione dell'area PEEP Fosso dei Molini, è stato ultimata l'urbanizzazione della zona, e nel 2007 è stato inaugurato il parco urbano del fiume Ombrone, area verde di circa 10 ettari che ospita circa 750 piante e arbusti, una pista di pattinaggio, una piazza e percorsi ciclabili di 2 km. Nel sobborgo si trovano alcune fattorie che sono state inglobate nel tessuto urbano cittadino, come la fattoria Saracina, il podere Campini e il podere Vigna Fanucci.
Crespi
La zona dei Crespi si trova lungo l'Aurelia sud e porta questa denominazione dalla presenza della storica fattoria Crespi. Al momento è una zona periferica situata al confine con il perimetro urbano, ma dai primi anni duemila è in corso un processo di lottizzazione che porterà la costruzione di nuove abitazioni e quindi un'espansione. Nel 2006 è stato realizzato il complesso residenziale Il Glicine, oltre che al restauro dei complessi architettonici della fattoria Crespi.
Pace
Prende il nome di Pace il sobborgo semi-centrale della città che si sviluppa tra il viale della Pace e il viale Europa, a sud del canale diversivo, nato al termine della seconda guerra mondiale. Qui si trovano la basilica del Sacro Cuore e le cosiddette "Case del Fosso" costruite negli ultimi anni quaranta dopo l'interramento del fosso Beveraggio nell'area appartenuta alla fattoria delle Sinitraie che venne demolita. L'area meridionale della zona consiste in un reticolo di vie intitolate alle regioni italiane ed è per questo conosciuta come zona "Regioni".
Villaggio Europa
Il Villaggio Europa si trova nell'area compresa tra viale Europa e viale Monterosa. Tra il 1971 e il 1979 venne edificata una lottizzazione IACP composta da quattordici edifici, che avrebbe dovuto dare una nuova fisionomia a una zona non regolata da piani urbanistici e che sarebbe dovuto diventare una sorta di nuovo centro direzionale: qui nel 1982 venne infatti edificato il palazzo della Procura della Repubblica. Nei pressi del villaggio era già presente una delle prime aree artigianali di Grosseto risalente al dopoguerra, che nel corso degli anni duemila è stata progressivamente convertita in zona residenziale; ciò ha comportato nel 2012 la demolizione dello storico complesso architettonico del Foro Boario, costruito nel 1957.
Villaggio Curiel
Il Villaggio Curiel è un villaggio di edilizia popolare situato nell'area tra via Lago di Varano, la via Senese e il fosso del canale Diversivo. Fu costruito negli anni trenta del Novecento e inizialmente intitolato al gerarca fascista Costanzo Ciano, tanto da essere chiamato Villaggio Ciano, in un'area allora periferica della città a poco più di un chilometro dal centro, che doveva servire a dare un alloggio al proletariato dell'epoca. Nel 1945, il nome fu cambiato, come in uso in tutta Italia alla caduta del fascismo e la fine della guerra, e sostituito con quello del partigiano Eugenio Curiel. Tra il 2007 e il 2012 sono state realizzate nuove abitazioni che hanno permesso a questa zona un'ulteriore espansione.

Quartieri urbani

Barbanella
Il quartiere Barbanella comprende la zona nord-occidentale della città e ha origine della storica fattoria acquistata dal barone Bettino Ricasoli nel 1855. Nel corso del Novecento, grazie all'incremento demografico di Grosseto e il processo di urbanizzazione della città, il quartiere si sviluppò come agglomerato indipendente oltre il tracciato della ferrovia, per poi essere unito all'area urbana cittadina nel secondo dopoguerra. L'intervento più significativo si ebbe negli anni cinquanta, con la costruzione del quartiere INA-Casa su progetto degli architetti Ilo Dati, Franco Mazzucchi ed Egisto Pierotti. Il quartiere comprende numerose zone che conservano una propria fisionomia dovuta alla propria differente origine: la zona di San Giuseppe, primo nucleo sorto oltre la ferrovia negli anni trenta del Novecento; il Villaggio Azzurro, nato per ospitare le residenze dei militari dell'Aeronautica; il Verde Maremma, area residenziale sviluppatasi nel decennio dal 1975 al 1985, la cui espansione è poi continuata negli anni novanta fino alla costruzione del complesso residenziale Le Gemme terminato nel 2006; e le più recenti zone del Tiro a Segno e del Vignaccio, che hanno urbanizzato a partire dagli anni novanta due aree occupate rispettivamente dalla palestra di tiro a segno nazionale e della fattoria del Vignaccio.
Gorarella
Il quartiere Gorarella si estende nel settore sud-occidentale della città, dove sorgeva in passato la tenuta di Vincenzo Ricasoli. Si tratta di un ampio quartiere a vocazione principalmente residenziale, regolato da un attento disegno urbanistico iniziato negli anni sessanta con la realizzazione della zona 167 Sud a opera dell'architetto Luigi Piccinato. Oltre agli edifici residenziali, intorno al polmone verde costituito dal parco urbano di via Giotto si trovano anche i maggiori impianti sportivi di Grosseto, come lo stadio di baseball Roberto Jannella, lo stadio di baseball Simone Scarpelli, il campo di cricket Massimo Falsetti e lo stadio di calcio Carlo Zecchini. Oltre all'area urbana consolidata, sono due le principali aree di espansione ai limiti della città: la zona del Casalone, in direzione di Principina a Mare sulla strada della Trappola, caratterizzata dalla presenza dell'omonimo ippodromo; e la zona di San Giovanni, che deve il suo nome alla presenza dell'ex chiesa di San Giovanni, caratterizzata da una serie di lottizzazioni nate a carattere sparso come l'Oliveto, il Villaggio Kennedy e il PEEP di Villa Pizzetti.
Sugherella
Il quartiere Sugherella comprende la zona nord-orientale della città, oltre il tracciato del canale diversivo, e deve il suo nome alla storica fattoria della Sugherella di età settecentesca. Prevista dal piano regolatore di Luigi Piccinato del 1971, tra il 1979 e il 1985 venne edificata la zona 167 Nord, prima opera di urbanizzazione a essere realizzata a nord del canale diversivo, che venne interrato e trasformato in parco. Qui si trovano inoltre il maggiore ospedale della città, aree commerciali, le chiese parrocchiali della Santa Famiglia e di Teresa di Calcutta, la sede di un reggimento Savoia Cavalleria e l'ex Parco materiali artiglieria del Ministero della difesa. Il quartiere è impropriamente noto anche come "quartiere Pace", poiché presso la 167 Nord in via Unione Sovietica ha avuto sede dal 1977 al 2011 la circoscrizione Pace (dal viale della Pace, che segnava il confine con la circoscrizione Centro).
San Martino
San Martino è situato al limite est del perimetro urbano di Grosseto, in direzione di Istia d'Ombrone e Scansano. Piccolo distretto industriale sulle rive dell'Ombrone, qui si trovano una centrale idroelettrica e la storica fornace San Martino, oltre che la diga della Steccaia ideata da Vittorio Fossombroni nel 1830 e ricostruita nel 1879, e il complesso monumentale del ponte Tura. Da sempre considerato come località abitata del comune di Grosseto, nel 2012 è divenuto quartiere della città dopo lo spostamento del perimetro urbano lungo la strada provinciale Scansanese prima dell'agglomerato di Casalecci.

Frazioni

Frazioni Abitanti (2015)
Alberese 1 145
Batignano 784
Braccagni 1 513
Istia d'Ombrone 2 249
Marina di Grosseto 2 850
Montepescali 258
Principina a Mare 207
Principina Terra 688
Rispescia 1 126
Roselle 3 015

Località e centri rurali

Località Abitanti (2015)
Acquisti 83
Barbaruta 337
Bottegone 1
Casotto dei Pescatori 279
Casalecci 446
Cernaia 60
Fattoria Sterpeto 75
Grancia 30
Il Cristo 39
Il Terzo 2
Madonnino 7
Marrucheto 197
Nomadelfia 327
Ottava Zona
695
Posto Raccolta Quadrupedi
33
Pianetto
115
Poggetti Nuovi
5
Poggiale
107
Pollino
95
Querciolo
62
Rugginosa
210
Rugginosa Nuova
90
San Lorenzo
58
Spergolaia
6
Squadre Basse
3
Squartapaglia
89
Trappola
121
Vallerotana
179
Versegge
145

Ex circoscrizioni

Mappa delle ex circoscrizioni di Grosseto

Il comune di Grosseto è stato suddiviso amministrativamente in otto circoscrizioni dal 1977 al 2011.

Circoscrizione Abitanti (2010)
Circoscrizione 1 Barbanella 15 268
Circoscrizione 2 Centro 16 379
Circoscrizione 3 Gorarella 11 530
Circoscrizione 4 Pace 24 127
Circoscrizione 5 Alberese-Rispescia 2 865
Circoscrizione 6 Marina 3 638
Circoscrizione 7 Braccagni-Montepescali 2 194
Circoscrizione 8 Istia-Batignano-Roselle 5 918
Totale comune 81 919

Aree geografiche

Note

  1. 1 2 Farinelli, Francovich 2000, pp. 137-139.
  2. ↑ Celuzza, Papa 2013, pp. 18-22.
  3. ↑ Celuzza, Papa 2013, pp. 30-32.
  4. ↑ Celuzza, Papa 2013, pp. 32-35.
  5. ↑ Celuzza, Papa 2013, pp. 35-38.
  6. 1 2 3 4 5 Celuzza, Papa 2013, pp. 45–53.
  7. ↑ Porta Nuova 2009, pp. 21-24, 30-31.
  8. ↑ Porta Nuova 2009, pp. 40-46.
  9. 1 2 Porta Nuova 2009, pp. 47-57.
  10. 1 2 Porta Nuova 2009, pp. 32-34.
  11. ↑ Porta Nuova 2009, pp. 57-58.
  12. ↑ Parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici 10/7/1948, I sezione: piano parziale di ricostruzione di Grosseto, su rapu.it.
  13. ↑ Celuzza, Papa 2013, pp. 59-60.
  14. ↑ Celuzza, Papa 2013, pp. 62-64.
  15. ↑ Celuzza, Papa 2013, pp. 67-68.
  16. ↑ Bonifazi 2016, p. 110.
  17. ↑ Porta Nuova 2009.
  18. ↑ Celuzza, Papa 2013, p. 66.
  19. ↑ Celuzza, Papa 2013, pp. 68-69.
  20. 1 2 Bonifazi 2016, pp. 111-112.
  21. ↑ Bonifazi 2016, p. 108.

Bibliografia

Collegamenti esterni

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