| Sun Ship album in studio | |
|---|---|
| Artista | John Coltrane |
| Pubblicazione | 16 aprile 1971 |
| Durata | 42:28 |
| Dischi | 1 |
| Tracce | 5 |
| Genere | Free jazz |
| Etichetta | Impulse! Records |
| Produttore | Bob Thiele Alice Coltrane |
| Registrazione | 26 agosto 1965 |
| Note | n. 186 |
| John Coltrane - cronologia | |
Sun Ship è un album discografico del musicista jazz John Coltrane, registrato il 26 agosto 1965, ma pubblicato postumo dalla Impulse! Records nel 1971.
L'album è costituito da cinque brani indipendenti, a differenza di molti altri lavori di Coltrane di questo periodo (per esempio Ascension, First Meditations, Om, Meditations) che sono suite o singole opere di ampio respiro. Nelle note di copertina, Wild afferma: «È probabile che le cinque composizioni fossero più che altro degli abbozzi, piuttosto che arrangiamenti completi; Coltrane si affidava solitamente alla capacità del gruppo di comunicare in modo quasi telepatico per dare corpo alle sue idee. "Con John, potevamo arrivare, lui ci dava due note e noi riuscivamo a suonare un'intera composizione basandoci su quelle due note", ricordò Tyner. "A volte non portava un brano, ma una scala; noi suonavamo la scala e tutto prendeva forma naturalmente. C'era grande sintonia tra noi e un livello musicale elevatissimo". Quel grado di creatività è ben documentato qui, in una serie di esecuzioni che, nel loro insieme, mettono in luce le doti di ciascun membro del quartetto».
Si tratta fondamentalmente di un album di "transizione", in esso infatti è palese la transizione stilistica di Coltrane. La critica concorda sul fatto che Sun Ship documenti il momento in cui il musicista si muove tra due mondi: l'eredità spirituale e modale di A Love Supreme (1965) e le derive più aspre, libere e d'avanguardia del free jazz (che di lì a poco si sarebbero radicalizzate in opere come Ascension e Om). Nonostante la tensione verso strutture metricamente più libere e atonali, la telepatia e l'energia fisica del gruppo rimangono straordinarie. Sono da sottolineare la batteria muscolare di Elvin Jones e gli assoli tellurici di McCoy Tyner al pianoforte, che assecondano le spire e le invocazioni del sassofono tenore di Coltrane.
Sun Ship: The Complete Session, una compilation in due CD che permette di approfondire le sessioni di registrazione che produssero l'album, è stata pubblicata nel 2013. In questa pubblicazione, Amen è l'unico brano identico alla sua take definitiva; gli altri quattro brani compaiono in forma modificata, ai quali si aggiungono take alternative di tutti e cinque i brani, false partenze, interruzioni, dialoghi in studio e take incomplete.
La registrazione in studio ebbe luogo il 26 agosto 1965, poco dopo una significativa esibizione del quartetto – arricchito dall'aggiunta di Archie Shepp come secondo sassofonista tenore – al DownBeat Jazz Festival presso il Soldier Field di Chicago; un evento che Ben Ratliff descrisse come "un celebre punto di rottura: un momento paragonabile a Dylan a Newport o a Le Sacre du printemps di Stravinskij", con musica da lui così descritta: «Aspra e fragorosa... Infastidì gran parte del pubblico, provocando, secondo alcuni testimoni, un esodo di massa».
Sun Ship fu uno dei pochi album incisi dal quartetto di John Coltrane senza la presenza in sala d'incisione dell'ingegnere del suono Rudy Van Gelder, probabilmente già impegnato altrove. Inoltre fu anche uno degli ultimi album (insieme a First Meditations (for quartet), registrato una settimana dopo) che John Coltrane incise insieme ai membri del suo quartetto classico prima di iniziare a sperimentare nuove sonorità con l'ausilio di una band allargata a più elementi. Il tenor-sassofonista Pharoah Sanders iniziò a suonare stabilmente nel gruppo nel settembre 1965, e sia McCoy Tyner che Elvin Jones lasciarono la band nel gennaio 1966 interrompendo un sodalizio durato anni.
Sun Ship uscì postumo nell'aprile 1971, a quattro anni dalla morte di John Coltrane, deceduto a 40 anni nel luglio 1967 a causa di un tumore al fegato. Fu la moglie Alice Coltrane ad assemblare ed editare il materiale per la pubblicazione su LP, coadiuvata dal produttore Bob Thiele.
Questo fu il secondo album di Coltrane ad entrare nella Billboard Top LPs, dove raggiunse la posizione numero 186 nel 1971.
| Recensione | Giudizio |
|---|---|
| AllMusic | |
| The Penguin Guide to Jazz | |
| The Rolling Stone Jazz Record Guide | |
| Piero Scaruffi | 6/10 |
Nella sua recensione del disco per AllMusic, Thom Jurek scrisse: "Dopo quasi quattro anni trascorsi insieme, questo gruppo aveva raggiunto un'identità collettiva vitale. Quando Coltrane si orientò verso stili ritmici e melodici metricamente liberi (con brani spesso basati su un singolo accordo o su una breve sequenza di note come tema), la pulsazione ritmica e l'interazione collettiva del quartetto si evolsero di conseguenza... Pur rappresentando una sintesi del percorso di questo quartetto, Sun Ship costituisce anche un preludio entusiasmante, seppur incompiuto, all'ultima fase di trasformazione di Coltrane". Nelle note di copertina dell'edizione in CD del 1995, David Wild descrive Sun Ship come "un quintetto di composizioni, cinque esecuzioni dalle molteplici sfaccettature, in cui quattro partner affiatati si uniscono per seguire le inquiete esplorazioni di uno di loro. Un incontro di menti, una collaborazione tra maestri musicisti che si spingono oltre, allargando i confini e sondando le possibilità più estreme del collaudato formato "tenore più sezione ritmica"... Registrazioni classiche del leggendario quartetto di John Coltrane: un tassello indimenticabile, sempre attuale ed essenziale dell'arte del jazz". Edward Mendelowitz definì Sun Ship "uno scorcio avvincente di una band che viaggia a velocità smodata, alternando frammenti di caos e bellezza, il calore incandescente di musicisti virtuosi nei momenti finali di una comunione quasi soprannaturale, tra estasi e prodezza".
Nel recensire Sun Ship: The Complete Session, Richard Brody scrisse: "Questo album... mette in luce il confronto teso e sempre più conflittuale di Coltrane con il proprio retaggio musicale, il proprio stile e il proprio materiale", e descrive il modo di suonare frenetico di Coltrane come "un vortice di sequenze ossessivamente involute di frammenti accordali, che lasciano il posto a grida e ruggiti furiosi, in cui il suono viene fatto a pezzi; il tutto suggerisce la volontà di superare l'ambito dell'indagine armonica per approdare al suono puro ed espressivo, trasformando i ritmi incalzanti e cadenzati in fluttuazioni mutevoli, quasi biologiche. È un approccio decisamente radicale, estaticamente musicale e intriso dello spirito della new thing". A proposito di alcuni dei passaggi più lenti, Brody ha scrisse: "Ho sempre considerato Coltrane un artista essenzialmente religioso, la cui spiritualità serafica appariva limpida e luminosa (sebbene spesso terrena e ruvida). L'adozione di un vibrato ampio e lento, nello stile di Ayler, unita a un timbro più stridente, dava l'impressione che egli stesse parlando in lingue, come se la sua luce fosse passata dall'essere brillante all'essere accecante, come se la sua purezza corresse il rischio di sfociare in una perdita di controllo sconsiderata, un abbandono di sé; come se, dal trasmettere lo spirito divino, fosse passato a esserne posseduto". In conclusione, Brody affermò che le "incisioni più tarde" di Coltrane "rivelano un Coltrane che, per così dire, è approdato dall'altra parte. Nella sessione di Sun Ship, egli è ancora in fase di superamento di un confine; si tratta di un momento chiave di transizione, di una trasformazione tanto personale quanto musicale. L'album Sun Ship cattura questo profondo mutamento musicale e morale; l'intera sessione lo documenta nel suo svolgersi, come un film documentario sonoro. È un tesoro, una gioia e una rivelazione".