| Tifone | |
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| Lingua orig. | Τυφῶν, Typhôn o Τυφάων, Typháōn |
| Caratteristiche immaginarie | |
| Sesso | Maschio |
Tifone, anche detto Tifeo (in greco antico Τυφῶν?, Typhôn o Τυφάων, Typháōn), Tisifeo o Crozio, il cui nome vuole dire "fumo stupefacente" (da τύφειν, "fare fumo") era un mostro della mitologia greca, figlio minore di Gea e Tartaro.
Fu sovrapposto al dio egizio Seth o identificato come il suo animale, portatore di caos, tempeste e venti impetuosi (da cui il termine odierno tifone).
Secondo una versione, Tifone era figlio di Gea e Tartaro (letteralmente la Madre Terra e l'Abisso), quest'ultimo descritto quindi non soltanto come il regno sotterraneo ancora più in profondità dell'Ade, ma come una delle entità primordiali nate molto prima degli dèi e dei Titani.
Secondo un'altra versione, Gea, addolorata per la sconfitta dei suoi figli, i Titani e i Giganti, per opera di Zeus, si lamentò di lui presso Era. La regina degli dèi credette alle sue parole e, decisa a vendicarsi contro il suo consorte, si rivolse al padre Crono, che Zeus aveva precedentemente spodestato, e lo pregò di aiutarla. Deciso a vendicarsi del figlio-rivale, il re dei titani e del tempo si masturbò su due uova, che affidò alla dea, aggiungendo di sotterrarle in modo che, al tempo prestabilito, si aprissero per dare alla luce un mostro capace di spodestare lo stesso Zeus. Era ascoltò i suoi suggerimenti e, dopo un certo periodo, da quelle uova nacque il mostro Tifone.
Un'altra versione narra che Tifone fosse nato da Era senza la collaborazione di Zeus e che ella lo avesse affidato alla dragonessa Delfine.
Si unì ad Echidna da cui ebbe come figli Ortro, Cerbero, la Sfinge, l'Idra di Lerna, la Chimera, il Leone Nemeo, la scrofa di Crommione, l'avvoltoio di Prometeo, Porcete e Caribea (i due serpenti che assalirono e uccisero Laocoonte e i suoi figli), il Drago della Colchide (che custodiva il Vello d'Oro) e Ladone (che sorvegliava il Giardino delle Esperidi).

Una volta cresciuto, Tifone salì fino al Monte Olimpo e indusse una tale paura agli dèi che questi si trasformarono in animali e si rifugiarono in Egitto (dove avrebbero dato vita al culto locale degli dèi animali). Così si trasformarono gli dèi:

Ma Zeus fu aspramente redarguito dalla figlia Atena, che gli ricordò come da lui dipendesse il destino dell'umanità. Le due divinità assunsero così anch'esse proporzioni gigantesche ed affrontarono il mostro sul monte Casio, ai confini dell'Egitto. Nel primo, durissimo scontro Atena fu messa fuori combattimento in pochi istanti, ma subito dopo Zeus riuscì a respingere Tifone con un potente fulmine e quindi ad abbatterlo a colpi di falce. Quando però il re degli dèi si avvicinò per scagliare il colpo decisivo, Tifone gli strappò l'arma dalle mani e lo ferì gravemente, imprigionandolo poi in una caverna della Cilicia.
Ermes e Pan accorsero allora a salvare Zeus: Pan distrasse il mostro con il suo flauto magico, mentre Ermes liberò Zeus dalla prigione e lo curò. Il re degli dèi raggiunse dunque l'Olimpo, prese la guida del suo carro trainato da cavalli volanti e cominciò ad inseguire il gigante, colto di sorpresa dalla sua reazione. Una prima violenta battaglia si ebbe sul Monte Nisa e una seconda in Tracia, dove Tifone, ormai privo di controllo, cercò di fermare Zeus lanciandogli addosso intere montagne, ma ogni volta il dio lo colpì implacabile con le folgori. Alla fine Tifone fuggì verso occidente e, giunto in Sicilia, tentò una disperata difesa sollevando l'intera isola per gettarla contro il Re dell'Olimpo. A questo punto, Zeus scagliò contro il gigante un ultimo, potentissimo fulmine che lo colpì in pieno. Tifone perse la presa e rimase schiacciato sotto l'isola che gli crollò addosso.
Tifone impersona allegoricamente le forze vulcaniche e anche per questo fu considerato il padre dei venti impetuosi (tifoni).
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