| Tiresia | |
|---|---|
| Nome orig. | Τειρεσίας |
| Caratteristiche immaginarie | |
| Specie | umana |
| Sesso | inizialmente maschio, poi femmina e poi nuovamente maschio |
| Professione | veggente |
Tiresia (in greco antico Τειρεσίας?, Teiresíās) è un personaggio della mitologia greca. Fu un veggente.
Tiresia è cieco, e sull'origine di questa sua condizione esistono tre tradizioni riportate dallo Pseudo-Apollodoro:
Nel corso dell'attacco degli Epigoni contro Tebe, Tiresia fuggì dalla città insieme ai tebani; sfiancato si riposò nei pressi della fonte Telfusa dalla quale bevve dell'acqua gelata e morì.
Un'altra versione fornita da Pausania attesta che Tiresia rimase a Tebe insieme alla figlia Manto e, catturati prigionieri dagli Argivi, furono inviati a Delfi per essere consacrati ad Apollo ma il vetusto indovino non riuscì a finire il viaggio poiché si fermò ad abbeverarsi ad una fonte e morì davanti alla stessa.
Nell'Odissea il suo spettro è consultato da Odisseo affinché gli indichi la strada del ritorno. Benché morto e residente nell'Ade, Tiresia conserva, a differenza degli altri spettri, una propria identità e le proprie capacità mentali (φρήν)
Dopo la sua morte, lo spirito di Tiresia fu evocato dagli inferi dall'offerta sacrificale di una pecora nera da parte di Ulisse e Tiresia rispose che lui ed il suo equipaggio sarebbero potuti tornare a casa solo se avessero evitato di mangiare il bestiame sacro sull'isola di Trinacia. Ulisse seguì il consiglio ma i suoi uomini no, e furono uccisi dai fulmini di Zeus durante una tempesta.

La storia di Tiresia è narrata tra gli altri da Ovidio nelle Metamorfosi e da Stazio nella Tebaide.
Dante Alighieri lo cita vicino al suo rivale in divinazione nella guerra di Tebe, Anfiarao, tra gli indovini nella quarta bolgia dell'ottavo cerchio dei fraudolenti nell'Inferno (XX, 40-45). Il poeta fiorentino tuttavia non fa accenno alle sue arti divinatorie ma al solo prodigio del cambio di sesso dovuto all'aver colpito i due serpentelli, azione che rese necessario colpirli di nuovo sette anni dopo. Probabilmente l'intento di Dante è limitato a deprecare le attività dei maghi, i quali talvolta adulterano le cose naturali con il loro intervento. Tiresia è condannato a vagare eternamente con la testa ruotata sulle spalle, che lo obbliga a camminare indietro in contrappasso con il suo potere "preveggente" avuto in vita. Anche sua figlia Manto si trova nello stesso girone.
La figura di Tiresia appare in molti miti classici;
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